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Menaggio è un antico
borgo che si affaccia sul Lago di Como che un tempo è stato un importante
centro mercantile, situato in una posizione cruciale sullo sbocco
della Val Menaggina che collega il Lario al Ceresio. Nel tempo
la sua vocazione commerciale ha lasciato il posto a una spiccata vocazione
turistica, che beneficia delle bellezze inconfutabili del luogo e di una
propensione della gente del luogo all'accoglienza dei visitatori.
Il clima mite dovuto alla centralità dell'abito al centro
del lago insieme a una vista stupenda sullo stesso lago dal caratteristico
porticciolo, ne fanno una meta di soggiorno adatta ad essere visitata tutto
l'anno.
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Il centro storico di Menaggio è diviso in una parte alta, dai vicoli
medievali, e in una parte bassa affacciata sul lago, turistica e
dall’architettura ottocentesca. Percorrete la via Calvi, oltrepassate la
Chiesa di Santa Marta e ammirate la bella Chiesa di Santo Stefano,
con la torre campanaria e gli affreschi del Tagliaferro, imboccate la salita
del Castello e raggiungete i resti dell’antica fortificazione dove troverete
anche la Chiesa di San Carlo Borromeo, una delle prime intitolate al santo
meneghino dopo la sua morte. Sulle alture nella frazione di Loveno si
trova una delle più belle residenze del lago di Como, Villa Mylius Vigoni,
circondata da un bellissimo giardino all’inglese. Da Loveno si sale fino
alla frazione di Plesio e da qui si arriva fino ai 1400 metri del
Rifugio Menaggio, da dove si gode una vista sul lago davvero unica.
Tra le gli edifici e le attrazioni principali di Menaggio citiamo:
Chiesa di Santo
Stefano
La
Chiesa di Santo Stefano si affaccia su via Regina, tratto urbano
della statale 340 e, sebbene d'impianto romanico, deve l'aspetto attuale a
una ristrutturazione seicentesca; interessanti, all'interno diviso in tre
navate, alcuni dipinti tra il XVI e il XVII nella seconda cappella destra,
nelle testate delle navate laterali e ai lati del presbiterio. La chiesa fu
affrescata nel 1899 da Luigi Tagliaferri. L'affresco del martire Santo
Stefano é abbastanza degno di nota e si trova nella volta dell'abside. Tra
le caratteristiche della chiesa una torre campanaria dell'80 e una
croce astile in argento del 1539, dipinti del '500 e del '600, tra cui, una
copia dell’affresco di Bernardino Luini la Madonna con Gesù ed un
angelo (Madonna di Menaggio). Il dipinto originale fu dato alla
Francia quando questa parte d'Italia era sotto il dominio francese, con la
promessa che la corte distrettuale sarebbe stata portata dalla località di
Tremezzo a Menaggio; l'opera originale si trova oggi al
Museo Louvre di
Parigi. Nel
presbiterio si trovano due opere del pittore Castelli da Menaggio.
L'altare è circondato da medaglioni in rame raffiguranti scene della vita
della Madonna. Al centro della navata destra si trova un grande dipinto di
San Giorgio, ma l'artista è sconosciuto. L'altare del Sacro Cuore è impreziosito da stucchi del
XVII secolo da parte di maestri Intelvesi (famosi
scultori e artigiani della Val d'Intelvi che passavano la loro esperienza di
padre in figlio e hanno lavorato in tutta Europa). Nelle navate minori sono
collocate due grandi tele di Scuola Fiamminga (sulla sinistra la nascita
della Madonna e sulla destra la Pietà). Caratteristico il campanile a
vela in stile spagnolesco visibile però dal centro paese. A
Borgo Antico
Al
termine della strada che costeggia il fianco sinistro della Chiesa di Santo
Stefano si seguono via Leone Leoni e il tratto inferiore di via Castellino
da Castello, salendo alla parte di Menaggio dove risultano più leggibili la
struttura urbana e il tessuto edilizio di origine medievale. Ne sussistono
interessanti tracce nella trasversale via Fabbri: un frammento di figura a
mezzo busto in marmo, probabilmente duecentesco, a coronamento della fontana
del Salvatore, e un elemento decorativo zoomorfo in corrispondenza del N.
28, ascrivibile al XII secolo. Per via Fabbri si contorna il muro in pietra
residuo del castello di Menaggio e, dal punto più alto del paese, si
ridiscende lungo il tratto superiore di via Castellino da Castello,
lasciando a destra. la seicentesca Chiesa di San Carlo, con campanile a vela
(nell'interno, al primo altare destro, Compianto su Cristo morto e
donatore di Giuseppe Vermiglio Chiesa di San Giacomo che sorgeva nella
vicinanze.
Chiesa di San
Carlo
La
Chiesa San Carlo Borromeo, che sorse sulle rovine del castello
distrutto durante l'invasione dei Grigioni dal vicino cantone svizzero, fu
fatta erigere dal nobile Cinzio Calvi, affinché servisse da sepolcro
per lui e la moglie Caterina Camozzi. Fu una delle prime chiese
dedicate al Santo milanese, trent’anni dopo la sua morte e a soli quattro
anni dalla sua canonizzazione, forse come omaggio all’amicizia che aveva
legato il Santo ad un altro menaggino, il sacerdote Castellino da
Castello che terminò la sua vita nel capoluogo lombardo. Calvi donò
inoltre parte dei propri beni al monastero di Santa Maria della Passione a
Milano appartenente ai Canonici Regolari Lateranensi, affinché si
assumessero l’obbligo di officiare nella nuova chiesa e di risiedere
nell’annesso convento in numero di otto, quattro sacerdoti, un chierico, due
conversi e un servitore.
Pur ridotti nel numero, per oltre centocinquant’anni i Canonici vissero
nella casa adiacente, dedicandosi al servizio non solo della chiesa, ma di
tutta la comunità: tra l’altro, fecero costruire di fronte al loro chiostro
un pozzo cui potevano attingere gli abitanti della parte alta del paese,
sino allora sprovvista d’acqua. Il 5 settembre 1771 la canonica fu soppressa
dall’imperatore asburgico Giuseppe II; la chiesa passò sotto
l’amministrazione della Chiesa di Santo Stefano.
La semplice facciata in pietra a vista, ornata da tre fasce in mattoni in
cotto e aperta da un’ampia finestra termale, prospetta sul piccolo e
raccolto sagrato, stretto tra le mura di antichi edifici in pietra a vista,
tra cui, quello sulla sinistra, era la casa dei Canonici. L’interno, a
navata unica, presenta due cappelle laterali. Quella di destra porta sopra
l’altare una tela con La Pietà tra Santi, opera di Giuseppe
Vermiglio, pittore che lavorò a lungo per i canonici del monastero di
Santa Maria della Passione di Milano. La cappella di sinistra è invece
dominata da un dipinto raffigurante San Fermo tra le Sante Apollonia e
Agata, sempre di Giuseppe Vermiglio; sul muro laterale c’è anche una
vetrina che accoglie la mozzetta e lo zucchetto rossi appartenuti al
cardinale Andrea Carlo Ferrari, un altro elemento di legame con la
Diocesi Milanese. La chiesa conserva alle pareti altre interessanti tele
seicentesche: sulla sinistra il Transito di San Giuseppe, e la
Crocifissione con i Santi Pietro e Andrea, firmato Giuseppe Antonio
Castelli; sulla destra invece La Guarigione di un’ossessa. Nel
presbiterio vi è un altare in marmi policromi; alle sue spalle, in una
nicchia, spicca una statua in gesso di San Carlo. Sul pavimento, sulla
destra davanti all’altare, si trova la lapide sepolcrale della famiglia
Calvi, dove sono sepolti Cinzio Calvi e le due mogli Caterina Camozzi e
Marta Piperelli.
Lungolago
Giunti al piano, vi porta la strada in asse col prospetto della
Parrocchiale, e, partendo dal porticciolo turistico, fronteggia dapprima il
nucleo antico con caratteristiche case porticate, prosegue al margine di
parchi e giardini di ville e vecchi alberghi, e, costeggiato oltre la foce
del Torrente Sanagra il Lido, sbocca nella statale Regina all'altezza della
seicentesca chiesa di San Rocco. La passeggiata del lungolago di Menaggio,
con i grandi alberghi e il lido è una delle più eleganti di tutto il Lario e
offre una vista unica sul centro dello stesso. Un percorso che offre spazi
diversi, diseguali: tra strette piazzette, slarghi con accoglienti porticati
sotto i quali avvertire l'atmosfera del lago, vie di accesso a piazze più
arretrate dalle quali diramano strette strade di antico impianto.
Santuario della
Madonna della Pace
Il Santuario della Madonna della Pace si trova nella frazione di
Nobiallo a Menaggio. La struttura della chiesa ha forma ottagonale ed è
sormontata da una cupola e da un cupolino a vetri, davanti alla porta
centrale si trova un elegante pronao con archi a tutto sesto. Sulla
piazzetta antistante, quattro secolari cipressi rendono caratteristico il
luogo e fanno corona al suggestivo panorama del centrolago. L’edificio fu
aperto al pubblico culto con solenne cerimonia il giorno 26 luglio 1660
(festa di Sant’Anna) e ancora oggi la ricorrenza viene celebrata in quel
giorno. Nel Santuario si venera l’immagine di Santa Maria della Pace
riprodotta in bassorilievo, opera della scultore Matteo De Stopanis
datata 1-5-1484. Narrano le cronache dell’epoca che il nove giugno 1658
alcune donne giunte davanti alla cappelletta lungo la via Regina ?
nella
quale allora era collocata la sacra immagine ?
videro scendere dagli occhi
della Madonna abbondanti lacrime. Venne chiamata Madonna della Pace, poiché
il miracolo avvenne dopo le distruzioni della Guerra dei Trent'anni
che interessarono anche questa zona della Lombardia, in particolare dopo la
Pace dei Pirenei tra Francia e Spagna, che si erano a lungo
combattute in Italia.
Loveno
Loveno anticamente era un comune autonomo. Nel 1929 fu aggregato al
comune di Menaggio, che ha in questa località (m 320. a circa 2 km dal
centro, deviando dalla strada per Portezza) il suo privilegiato sobborgo
residenziale, con ampie e belle ville altoborghesi, tra cui spicca villa
Vigoni già Myllus (oggi sede di un centro culturale
Italo-tedesco) e uno scenografico parco creato nel 1840 da Giuseppe
Ralzaretto, ricco di essenze esotiche e impreziosito da statue
neoclassiche. Da Loveno parte la passeggiate che si addentra per la val
Sanagra, dove, lungo le sponde dell'omonimo torrente, in un ambiente
ecologicamente ben preservato, si trovano testimonianze delle attività
preindustriali - mulini fornaci. una fabbrica di chiodi - legate allo
sfruttamento dell'energia idrica. Sempre da Loveno la strada sale fino a
Plesio (m 595), comune sparso alle pendici del monte Grona, ricco di
pascoli e boschi. Dalla frazione di Breglia (m 797) in particolare si
raggiungono, in poco meno di 2 ore di cammino, 11400 metri del rifugio
Menaggio, meraviglioso 'balcone' sull'Alto e il Centro Lario.
Villa Mylius Vigoni
La
Villa Mylius Vigone è la dimora più prestigiosa
di Loveno fu lasciata in eredità da Ignazio Vigoni
alla Repubblica Federale di Germania, ora sede di un
centro di promozione della cultura. Un vasto parco
all’inglese, circonda la villa. Nel febbraio 1983 don
Ignazio Vigoni lasciò in legato testamentario alla
Repubblica Federale di Germania le sue proprietà di
Loveno di Menaggio: terreni, rustici e due dimore
ottocentesche: Villa Mylius Vigoni e Villa Garovaglio
Ricci. Tre anni dopo nasceva Villa Vigoni, associazione
italo-tedesca che organizza e ospita convegni, seminari,
manifestazioni artistiche e bandisce borse di studio. Lo
stupendo paesaggio, la bellezza e l’eleganza degli
edifici, la storia delle famiglie che li hanno abitati,
l’importanza e la varietà delle raccolte d’arte rendono
questo centro uno dei più affascinanti d’Europa.Situata
in una posizione meravigliosa, Villa Garovaglio Ricci
offre una splendida vista sul lago di Como fino alla
penisola di Bellagio. Il complesso risalente al secolo
XVIII, ospitava in origine una filanda. Per un certo
periodo di proprietà del compositore Francesco
Pasquale Ricci (1732-1817), passò all’inizio del XIX
secolo alla famiglia Garovaglio. Alfonso Garovaglio
(1820-1905) archeologo di fama, trasformò la vecchia
filanda in una prestigiosa residenza, divenuta nel giro
di pochi anni un ricco museo grazie ai molti reperti che
vi raccolse, oggi conservati presso il Museo Giovio
di Como. Frequentata a lungo da Antonio Fogazzaro,
ispirò allo scrittore uno degli scenari del famoso
romanzo “Piccolo mondo antico?. A villa Garovaglio Ricci
un’ampia sala conferenze, progettata secondo i più
moderni concetti, è il cuore di ogni iniziativa.
Caratterizzata da un design all’avanguardia ha una
perfetta acustica. La villa e il suo parco sono
visitabili con guida il giovedì pomeriggio su
prenotazione tel. 0344 361232. Dirimpetto Villa
Garovaglio Ricci 14, sede di uffici del centro Italo
Tedesco.
Porto Antico di
Menaggio
Il
Porto Antico di Menaggio, da svariato tempo, tiene al riparo le
barche dalle capricciose acque del Lago di Como. Dal Porto di Menaggio
gli storici battelli, solcando le acque del Lario e raggiungono le località
turistiche più famose. Da qui da sempre si partono imbarcazioni che arrivano
in tutti i punti del lago, da Como a Lecco fino a Dongo
e Gera Lario. Un punto panoramico speciale sia per gli abitanti di
Menaggio sia per i tanti turisti che provengono da tutto il mondo. Le linee
di navigazione sul Lago di Como, sono dotate di battelli, traghetti ed
aliscafi che consentono facili spostamenti tra le opposte sponde del Lario.
Si suggerisce di acquistare i biglietti di libera circolazione, reperibili
presso le biglietterie della Navigazione Laghi, con i quali è possibile
sostare in più località; ad esempio il biglietto Centro Lago comprende i
paesi di: Menaggio, Varenna, Bellagio, Cadenabbia, Tremezzo e Lenno,
comodamente visitabili utilizzando sia i battelli che i traghetti (l’uso
dell’aliscafo prevede invece un supplemento).
Antica Via Regina a Menaggio
La Via Regina indica l’antico percorso che, seguendo la riva
occidentale del Lario, in età romana univa Como, e prima ancora, la
pianura milanese, con la Valchiavenna, dove poi, attraverso la
Via Francigena,
sua naturale prosecuzione, raggiungeva Chiavenna, "punto base" per i valichi
verso la Rezia (i territori alpini e subalpini compresi fra l'odierno
Alto Adige, la Baviera meridionale, parte della Svizzera, dell'Austria
occidentale e del versante alpino italiano, corrispondenti all'omonima
regione storica che deve il suo nome all'antico popolo pre-indoeuropeo dei
Reti). Il nome di "Strada" Regina (ovvero "strada regia",
via selciata ?
strata ?
principale, pubblica) ?
molto più tardo ?
risulta
documentato per la prima volta nel 1187. Insieme, la via d’acqua, cioè il
Lario, via dei naviganti, dei soldati e dei mercanti, e la Via o Strada
Regina era adibita ai traffici locali. Nel corso dei secoli la strada vide
crescere la propria importanza e per tutto il Medioevo fu accudita in forza
di appositi Statuti dalle comunità rivierasche. La via di terra rimase
comunque sempre sussidiaria al lago, perché la difficile morfologia delle
sponde lariane ne ostacolava un adeguato ampliamento. Dal secolo XVI il
passaggio del Milanese alla Spagna e poi all’Austria segnò il progressivo
spostarsi dei grandi traffici alla sponda orientale del Lario, in forza
della necessità di collegamenti più rapidi fra l’impero asburgico e Milano.
Oggi l’antica Via Regina è ricostruita e in parte percorribile. Tocca alcuni dei paesaggi lariani più belli e attende una adeguata
valorizzazione come itinerario culturale di valenza europea. A Menaggio
presumibilmente entrava da meridione, seguendo l’attuale via Como, la prima
parte di via Castellino da Castello, quindi percorreva via Strecioun, passando sotto la rupe del Castello, per raggiungere l’antico ponte
situato alla fine della forra del Sanagra. Da qui, con una salita abbastanza
ripida portava a Loveno, da dove, attraverso il sentiero della Ghidolda,
scendeva a Nobiallo.
Nobiallo
Nobiallo
è un pittoresco borgo di pescatori, dove le stradine e le scalinate
degradano verso il lago. È raggruppato intorno alla Chiesa dei Santi
Bartolomeo e Nicola che presenta un insolito campanile romanico pendente
del XIII secolo. Nella chiesa sono da segnalare dipinti rinascimentali,
barocchi ed un singolare confessionale settecentesco di fattura
valtellinese. Nella piazzetta si scorge sulla facciata di una delle
case un’Annunciazione, interessante esempio di arte popolare. Nobiallo è
attraversato dall’antica strada romana Regina, di cui abbiamo
accennato sopra, che era una delle più importanti vie di transito, poiché
permetteva un rapido collegamento tra la Pianura Padana e l’Oltrealpe.
Anticamente il percorso saliva a Breglia e scendeva attraverso i
monti di Carcente a Rezzonico, prima che venisse aperto il tracciato
attraverso. Dal Santuario della Madonna della Pace si inerpica sul
Sasso Rancio per arrivare a San Siro. La scritta Via Regina, oltre che
sulla segnaletica, compare sulla facciata della Chiesa dei Santi Bartolomeo
e Nicolò. Percorrendo il vicolo principale del borgo si giunge nella
piazzetta in cui è ancora leggibile, seppur non integro, un affresco murale.
Il viottolo che lascia l'abitato attraversa orti e terrazzamenti coltivati
per salire verso il Santuario della Madonna della Pace, ben visibile da
lontano per la sua posizione elevata: fu edificato nel 1658, come già
accennato, per celebrare la firma del trattato di pace tra Francia e Spagna.
Un antico ponte permette di superare il torrente che scende dalla valle del
Miro e salire alla chiesa posta all'inizio della mulattiera del Sasso
Rancio così chiamato forse per il colore rossiccio delle rocce
ferruginose. Il sentiero, citato negli statuti del 1335, fu utilizzato sino
agli inizi del Novecento quando venne costruita la statale litoranea.
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