Storia di Bosa

Storia di Bosa

 

La storia di Bosa ha origini molto antiche. Il primo documento databile di Bosa fu una epigrafe fenicia del IX secolo, andata purtroppo perduta che parlava per la prima volta del nome "Bs’n", riferito alla popolazione di questo luogo da cui il toponimo, nella forma appunto di Bosa. Tuttavia nulla di certo si conosce sullo stanziamento fenicio-punico, che presumibilmente si trovava più vicino alla foce del Temo più di quanto non sia l’attuale centro.

Dopo il periodo punico Bosa divenne un abitato romano il cui centro sorgeva più a monte rispetto all'abitato precedente. Il sito romano non fu mai essere abbandonato, al contrario di altre località sarde sul mare, nonostante le numerose incursioni arabe. Questo è anche testimoniato dal fatto che la costruzione della Cattedrale di San Pietro, avvenuta nel 1062. Mezzo secolo dopo, nel 1112 i marchesi Malaspina costruirono un munito castello in posizione strategica sulla sommità del colle Serravalle. Da questo momento ebbe inizio un lentissimo processo di trapianto urbano dal vecchio al nuovo sito.

Il dominio aragonese

All’inizio del XIV secolo la minaccia di un'invasione aragonese si faceva di anno in anno più concreta. Il Castello e il borgo sottostante non arrivarono tuttavia a essere un solo centro urbano e mantennero ciascuno la propria individualità giuridica. Il primo venne più volte ampliato e rafforzato, a partire dal Trecento, e Mariano d’Arborea giudice del giudicato di Arborea, ne fece la sua base operativa nella lotta contro gli Aragonesi, ma furono questi ultimi e i loro feudatari ad ampliarlo nel XIV secolo.

Nel 1388 la città deve avere acquisito una qualche forma di autonomia comunale dato che nell’atto solenne di pacificazione fra il regno d'Aragona e Arborea, insieme al podestà di Bosa firmano nominativamente 101 persone e, a parte, sottoscrivono il castellano e il sindaco delle università comprese nel feudo controllato dal Castello, nonché un rappresentante della comunità del Castello di Serravalle. A questa data, Bosa viene a trovarsi in una situazione giuridica unica nell’isola potendo partecipare a tutti e tre i bracci, o stamenti, del Parlamento sardo: quello ecclesiastico in quanto sede vescovile, quello reale in quanto città libera, e quello militare perché parzialmente posseduta da un feudatario.

Tale situazione derivava peraltro da una precisa forma di insediamento. L’attento esame dell’assetto urbano attuale, in mancanza di fonti scritte, porta a concludere che la parte dell’abitato di pertinenza del feudatario fosse fisicamente separata dalla città libera e composta da successive aggiunte edilizie che si uniformavano alle curve di livello della collina: ed è questo il rione "sa Costa" privo di chiese perché per esso poteva bastare quella del Castello.

La città reale

Nel 1499 Ferdinando il Cattolico dichiara Bosa città reale, con tutti gli onori e privilegi connessi a tale titolo, pur lasciando il Castello infeudato all’ammiraglio di Villamari. A quest’epoca la funzione del feudatario è quella di esercitare una specie di protettorato sulla città. In realtà si trattava di una funzione solo nominale perché, mentre la città cresceva e prosperava, l’interesse dei feudatari verso il loro possedimento diminuiva e il Castello iniziava la sua decadenza. Nonostante questo, la vitalità artigiana e commerciale dell'abitato continuò, anche senza incrementi demografici.

Dal XIX secolo a oggi

Nella prima metà dell’Ottocento la città si diede un volto dignitoso con un’edilizia di gusto anche nelle sue espressioni più modeste. L’incremento demografico fu comunque debole, pur se in questo secolo si realizzarono trasformazioni urbanistiche significative. Insieme all’acquedotto, infatti, venne realizzata la rete fognaria; intorno al 1870 venne costruito un nuovo porto, costituito in pratica da una scogliera che univa l’isola Rossa alla sponda sinistra del Temo. La popolazione non crebbe molto nemmeno nel corso del Novecento e fu proprio grazie a questa sua scarsa vitalità che Bosa poté mantenere, portandola fino ai giorni nostri, una fisionomia storica e d’ambiente del tutto sconosciuta in altre città della Sardegna.

 

 

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