Storia di Recanati

Storia di Recanati

 

La storia di Recanati va indietro nel tempo. Il territorio fu certamente frequentato e abitato in epoca preistorica come è testimoniato dalla necropoli eneolitica di Fontenoce-Cava Kock. La zona fu quindi abitata in epoca romana ed oltre, allorché con l’invasione dei Goti, agli inizi del V secolo, le popolazioni più vicine al mare si riversarono nelle colline, dando vita a nuovi nuclei urbanizzati, tra cui Recinetum, nome latino dell’odierna Recanati. Di questo scrisse lo stesso Monaldo Leopardi, che fu storico e letterato, nonché padre del più famoso Giacomo, quando negli Annali di Recanati, documentò:

Chiunque va da Milano a Roma passando per la via di Loreto, incontra sulla pubblica strada fra Recanati e Macerata, le rovine di un'antica città. Questa città fu Ricinia, colonia dei romani…?.

Nel tardo XII secolo le notizie diventano più certe. I vicini castelli di Monte Volpino, Monte San Vito e Monte Morello, situati a poche centinaia di metri l’uno dall’altro lungo il crinale che volgeva verso il mare, decidono di unirsi per gestire in modo più incisivo e difensivo il proprio territorio. Questi ‘castelli’ corrispondono oggi alla parte più antica di Recanati. La prima testimonianza dell’esistenza di un primo nucleo urbano unitario risale al XII secolo, mentre nel 1240 al piccolo borgo fu assegnata la sede vescovile; nello stesso periodo ebbe avvio la costruzione della cattedrale di San Flaviano. Diventato un libero Comune sotto la direzione di un podestà, durante il periodo delle lotte per l’investitura, in riferimento allo scontro tra papato e Sacro Romano Impero, Recanati si schierò dapprima a favore dei ghibellini, e quindi dell’imperatore, appoggiando gli Svevi e Federico II. Nello stesso periodo, l’imperatore concesse il permesso di costruire la località oggi nota come Porto Recanati.

I primi decenni del Trecento furono fra i più cruenti della storia recanatese, con le lotte tra fazioni di guelfi e di ghibellini, assalti, saccheggi, congiure, scomuniche e carneficine: nel 1322, le fortificazioni, il Palazzo dei Priori e le case dei ghibellini più in vista andarono completamente distrutte. In seguito, Recanati diventò città guelfa, in appoggio al Papato e al suo entourage politico-vescovile. Nel 1393, papa Bonifacio IX autorizzò Recanati a battere una propria moneta e dal 1450 e fino al 1600 il borgo poté orgogliosamente fregiarsi di una propria Zecca. Dallo Stato Pontificio la città sostanzialmente dipese fino al 1860, anno della proclamazione dell’Unità d’Italia. Nel Cinquecento la città diventò un importante centro mercantile con una propria fiera, grazie agli scambi commerciali del vicino suo porto, intrapresi con la potente Venezia e con l’Oriente. Nell’antica fiera di Recanati circolava la moneta recanese e venivano scambiate merci di produzione e manifattura locale, come ceramiche, lana, a cui si aggiunse nel tempo, quella delle pipe di radica, delle armoniche, delle calzature. Nel frattempo, la vicina Loreto, a quel tempo parte del territorio recanese, diventava una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, dando prestigio e ricchezza all’intera zona. La produzione commerciale assunse una tale importanza che alla fine del XV secolo Recanati contava ben oltre duecento punti vendita. Di questa ricchezza erano un tempo testimoni alcuni degli edifici più antichi, con gli ampi porticati e i loggiati che davano alla strada, in parte demoliti negli ultimi due secoli e di cui purtroppo oggi restano poche tracce.  I lavori della cattedrale portarono inoltre in città numerosi artisti, come Caravaggio, Guercino, i fratelli Lombardi, Giuliano da Maiano. Lo sviluppo del porto di Ancona provocò in contemporanea il declino di Porto Recanati e in conseguenza anche della fiera mercato. Nel giro di poco tempo Recanati passò da un’economia prevalentemente mercantile e artigianale ad una economia essenzialmente agricola, con conseguente trasformazione dell’edilizia urbana, che andò a consolidarsi nel Seicento e nel Settecento. Nell’Ottocento, il nome della città divenne patrimonio nazionale grazie a Giacomo Leopardi, che qui nacque nel 1798. Oggi, i luoghi leopardiani sono il punto focale di visita. Si aggiungono ad altri, come quelli di Beniamino Gigli, uno dei più celebri tenori del Novecento.

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