FANO

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La città di Fano, in provincia di Pesaro e Urbino, si trova lungo la costa adriatica marchigiana, ed è conosciuta come importante meta marina. Tuttavia è molto più di una semplice cittadina balneare. Mentre vanta ampie spiagge sabbiose che attirano turisti da tutta Europa, Fano è un luogo storico di assoluto valore e tra le città della provincia la più ricca di monumenti. Venne fondata infatti da Giulio Cesare nel 49 a. C., fu chiamata Fanum Fortunae, dal nome di  un tempio chiamato Tempio della Fortuna costruito in ringraziamento per la vittoria romana sulle truppe cartaginesi di Asdrubale nella battaglia di Metauro.

I soldati romani reduci dalla vittoria ricevettero come ricompensa degli appezzamenti di terreno dove oggi si trova la città. Cesare Augusto fece costruire per la nuova colonia un sistema di mura. In seguito vennero aggiunte altre fortificazione romane e il grande Arco d'Augusto, la principale porta di accesso a Fano e limite della Via Flaminia, che è ancora oggi il simbolo della città. Si possono ancora vedere parti delle mura monumentali romane.

Arco di Augusto a FanoLa colonia augustea (Julia Fanestris) ebbe grande splendore. Posta al termine della via Flaminia, che congiungeva Roma all’Adriatico, grazie alla felice posizione divenne, nei primi secoli dell’Impero, assai ricca. Oltre ai suoi importanti monumenti romani, grande fama ha la Basilica che Vitruvio eresse e poi descrisse nel suo trattato come esempio di architettura civile. Purtroppo non ne sono stati identificati i resti, non corrispondendo alle misure vitruviane quelli ritrovati al di sotto della Chiesa di Sant'Agostino. Del resto la realtà di Fano romana è in continua evoluzione; e si devono tuttora risolvere questioni fondamentali, soprattutto relative alla sua topografia. Imponente è l'estensione delle mura augustee: esse sono ancora in luce dall'Arco di Augusto alla Rocca Malatestiana (altre parti sono interrate) e sono articolate in cortine e torrioni circolari: mostrano quali fossero i principi costitutivi dell'architettura militare romana, come lo stesso Vitruvio descrisse nel suo De Architectura.

È stato recentemente esplorato l'intero condotto massimo delle fognature romane: la rete di Fano è tuttora pressoché integra e si è rivelata elemento fondamentale per l'identificazione e la precisazione del tracciato viario romano.

Piazza XX SettembreIl cuore di Fano è Piazza XX Settembre con il Palazzo del Podestà, un palazzo romanico-gotico costruito nel 1299 che i signori medievali della città usavano. L'edificio è stato trasformato in un teatro sontuoso, il Teatro della Fortuna. L'omonima Fontana della Fortuna spruzza acqua al centro della piazza, con la sua statua in bronzo dedicata alla dea bendata. La Rocca Malatesta, i palazzi e i cortili esaltano lo splendore della città. Il complesso monumentale della chiesa e della loggia di San Michele è un gioiello architettonico e l'Eremo del Monte Giove ha un aspetto spirituale nel suo parco e nel tranquillo suo chiostro .

Chiesa di San Michele ArcangeloA destra dell'Arco di Augusto di trova la quattrocentesca Chiesa di San Michele Arcangelo. Per la costruzione di questo edificio furono utilizzati i materiali dell’attico, forse del periodo dell'imperatore Costantino (lo dimostrerebbe un'iscrizione), distrutto nel 1463 nella battaglia che vide opposti Sigismondo Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro. Anche Fano, come Pesaro, fu rasa al suolo dai Goti (538 d.C.). Fece parte in seguito della Pentapoli marittima (con Ancona, Senigallia, Pesaro e Rimini). Come tutte le città marchigiane fu prima conquistata dai Longobardi, poi dai Franchi.

Nel 999 Ottone III la donò a papa Silvestro II. Fu alleata di Federico Barbarossa e subì le vicende del breve impero di Federico di Svevia. Fu poi dilaniata dalle lotte interne, in cui due famiglie si contrastarono acerbamente: i Dal Cassero e i Carignano. Ma fu ben presto presa di mira dalla famiglia Malatesta che già dal 1285 si erano impadroniti di Pesaro. Fu da Fano che il cardinale condottiero Egidio Albornoz, convocato il Parlamento della Marca, promulgò, nel 1357, le "Costituzioni Egidiane fanesi", che regolarono i rapporti, sulla base della Libertas ecclesiastica tra il papato e i numerosi signori dell'Italia centrale. A Fano i Malatesta furono nominati vicari pontifici.

La città fu, in epoca medioevale, teatro di grandi attività in campo urbanistico e architettonico. Si ampliò il nucleo romano con la cosiddetta Addizione malatestiana, a sud, riconoscibile dal tessuto viario angusto e tortuoso, tipico dell'urbanistica medioevale. Furono al contempo costruiti ricchissimi edifici religiosi.

Cattedrale di FanoIl Cristianesimo nella città, secondo la tradizione, venne importato da San Patemiano; sembra che la primitiva Cattedrale avesse sede nella piccola Chiesa di San Pier Vescovile. Nel 1140 un certo Maestro Rainerio (di lui si sa poco o nulla) ricostruì il tempio, che è quello attuale. Esso conserva ancora, del rifacimento del XII secolo, il portale nelle più pure forme del Romanico lombardo e, all'interno, un pulpito costituito dai frammenti di un importante ambone smembrato. L'edificio ha subito nel corso del tempo varie trasformazioni e vere e proprie manomissioni. Nel suo interno sono presenti ancora oggi, a testimoniare la passata grandezza, bei dipinti di scuola bolognese del secolo XVII. Importante è soprattutto la Cappella Nolfi, decorata con stucchi e affreschi. A questi, raffiguranti Episodi della vita di Maria, purtroppo molto deperiti, lavorò, Domenico Zampieri detto il Domenichino tra il 1617 e il 1623. La tela dell’altare maggiore (Santi in gloria) è di Andrea Lilli, il pittore anconetano che diede una versione morbosa e inquietante dell'ultimo Manierismo romano.

Chiesa di San Francesco a FanoAnche le altre chiese medioevali di Fano non ci sono giunte nella loro veste originaria; interventi, spesso dissennati, ne hanno causato il degrado. Della Chiesa di Francesco è stato ricostruito in stile gotico il portico, ornato da stemmi malatestiani, nel quale, già dal Seicento, erano stati murati i sepolcri dei Malatesta, voluti dai signori fanesi nell'abside dell'antica chiesa. Il monumento funeraria di Paola Bianca Malatesta, morta nel 1398, per quanto malamente assemblato, mostra caratteri tipicamente veneziani. Ornatissimo, è opera dello scultore Filippo di Domenico.

Tembe dei MalatestaAttribuite a Leon Battista Alberti, ma senza riscontri documentari, è il monumento che nel 1460 Sigismondo Pandolfo Malatesta volle per il padre Pandolfo III. In effetti quest’opera è pienamente rinascimentale sia nelle partiture dello spazio che negli elementi decorativi, desunti da un repertorio rigidamente classico. Nel portico è conservata anche l’arca sepolcrale di Bonetto da Castelfranco, medico dei Malatesta. L'attiguo convento, completamente rifatto nel XVIII secolo da Francesco Maria Ciaraffoni, è ora sede del Municipio.

Chiesa di San DomenicoAnche la Chiesa di San Domenico, edificata nel secolo XIV, fu rimaneggiata nel Settecento. Alcuni affreschi trecenteschi di riminesi ed altri di Ottaviano Nelli sono testimonianza del primitivo edificio. Di origine medioevale è la Chiesa di Santa Maria Nuova, la cui facciata è ornata dal bel portale rinascimentale di Bernardino di Pietro da Carona. Ma il motivo per cui  è conosciuta è la presenza di una monumentale pala di Pietro Perugino. Questultima, composta da una grande tavola raffigurante la Madonna col Bambino, i SS. Maddalena, Paolo, Pietro, Francesco e Giovanni Battista, sormontata da una lunetta con la Pietà, poggia su una predella che mostra, in piccoli riquadri, Episodi della vita della Vergine. Perugino dipinse questa tavola nel 1497, quando accanto a lui fu messo nella sua bottega, il giovanissimo Raffaello, al quale è stata attribuita, con un diverso senso dello spazio, la predella. Nella chiesa sono conservati altri dipinti importanti: da segnalare sono un'altra tavola di Perugino (l'Annunciazione) e la Visitazione di Giovanni Santi, il padre di Raffaello.

Palazzo della RagioneIn epoca malatestiana, anche l'edilizia civile ebbe importanti realizzazioni. Sulla piazza maggiore di Fano, quella che ora si chiama XX Settembre, si trovava il Palazzo della Ragione, costruito nel 1299 da un certo maestro Paoluccio. É attualmente in gran parte restaurato, a seguito dei danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu tra l'altro abbattuto il campanile del Vanvitelli, ora sostituito da una costruzione moderna.

Palazzo della RagioneAl suo interno è di grande bellezza il Teatro della Fortuna, ricostruito da Luigi Poletti nel periodo 1845-63 nel luogo in cui si trovava la settecentesca sala di Giacomo Torelli, grande scenografo di Fano. Il teatro polettiano è certamente uno degli ambienti più affascinanti delle Marche, in cui con un attardato neo classicismo, forse suggestionato dalle immagini vitruviane, l’architetto ideò una soluzione del tutto anticanonica per gli ordini di palchi. Questi, separati dai fusti scanalati di classiche colonne, sono coronati infatti da un attico sormontato da statue.

Palazzo della RagioneAccanto al Palazzo della Ragione sorgono le Case Malatestiane, unite con un arco costruito nel 1761. Il complesso di edifici ha subito notevoli danni nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, ma aveva già visto pericolose trasformazioni seguite al consistenti restauri condotti tra la fine dell'Ottocento e i primi tre decenni del Novecento.

Corte Malatestiana a FanoAttraverso il rinascimentale Arco Borgia-Cybo (costruito nel 1491)  si accede alla Corte Malatestiana, ora adibita a sede di manifestazioni teatrali. Il lato di fondo è occupato da due corpi di fabbrica contigui, l'uno delXV secolo, aperto in un loggiato al pianoterra e ornato da bifore, opera di Filippo di Domenico, l’altro con una loggia tipicamente rinascimentale, fu edificato nel 1544 ed è attribuito tradizionalmente al Sansovino. Oggi è la sede del Museo Civico. La parte degli edifici sede della Cassa di Risparmio è stata ampiamente rimaneggiata e conserva soltanto,  al suo interno, alcuni soffitti lignei.

Corte Malatestiana a FanoLa centralità della Piazza Maggiore, sulla quale si trovano gli edifici della vita civile, e il richiamo alle antiche origini della città, sono simbolicamente sottolineate dalla Statua della Fortuna, dalle membra allungate e dai volumi tondeggianti, prodotto raffinato della scultura tardomanieristica. La statua, in bronzo, fu realizzata da Donnino Ambrosi nel 1593. Per motivi di conservazione è ora esposta nel Museo Civico e sostituita da una copia. Si deve ai Malatesta la costruzione di una imponente Rocca, prospiciente il porto. Quadrangolare, con poderosi rinforzi angolari, fu voluta da Sigismondo Pandolfo Malatesta e terminata nel 1452. È attribuita a Matteo Nuti.

Chiesa di San Paterniano a FanoNel secolo XVI Fano ebbe vicende diverse da quelle dei territori circostanti. Fermissimo fu infatti il rifiuto dei Fanesi a far parte del Ducato di Urbino dei Della Rovere. Ma la città non ebbe particolare fortuna politica ed economica: non si ricordano infatti avvenimenti, anche architettonici, degni di rilievo, tranne, forse, la costruzione della Chiesa di San Paterniano. Le condizioni migliorarono progressivamente nei secoli successivi; alcuni importanti monumenti continuarono a testimonianare il legame culturale della città con Roma.

Chiesa di San Paterniano a FanoNel XVII secolo divenne ingente l'attività edilizia, soprattutto quella religiosa. Particolarmente importante è la Chiesa di San Pietro in Valle. L'esterno, incompiuto, non prelude alla ricchezza dell'interno. La chiesa, di fondazione molto antica, fu completamente ricostruita da Giovan Battista Cavagna, tra il 1610 e il 1613, per i Filippini ai quali l’antico edificio era stato ceduto. Ai Filippini è legata nelle Marche l'evoluzione dell'edilizia religiosa e la diffusione delle forme barocche. Salvo il cupolino di Lauro Buonaguardia (1696), non si può ancora definire barocca l'architettura della chiesa, a navata unica con cappelle laterali; ma certamente la ricchezza delle decorazioni, le dorature degli stucchi, l'esuberanza dei marmi dipinti, ne preludono la fastosità. La volta fu affrescata, con Episodi della vita di San Pietro, da Antonio Viviani, pittore di Urbino con influenza di Federico Barrocci. Importanti sono alcune tele degli altari; quella dell'altare maggiore, Gesù consegna le chiavi a San Pietro di Guido Reni e fu rubata dai francesi durante l'occupazione napoleonica. È ora sostituita da una copia eseguita dall'interessante pittore di Fano, grande autore di nature morte Carlo Magini.

Chiesa di San Paterniano a FanoFano, distinguendosi in questo dalle altre città marchigiane, è ricca di opere di pittori bolognesi. Evidentemente rispondeva al gusto dei committenti il classicismo dell'Accademia dei Carracci. Del resto anche la classe dei committenti era diversa da quella delle altre città della regione. Infatti, a Fano, fu trainante un potente ceto nobiliare locale: fu quindi una committenza privata che sopperì alle carenze di un governo politico e religioso quanto mai debole. Anche la grande fioritura di palazzi è da collegare a questo fenomeno: essi furono quasi tutti edificati dal XV al XVIII secolo. Sono le dimore degli Arnolfi, dei Borgogelli-Ottaviani, dei Castracane, dei Marcolini, dei Martinozzi, dei Nolfi, solo per citarne alcuni. Per lungo tempo Palazzo Montevecchio, dal mosso portale e dallo scenografico scalone, fu attribuito a Luigi Vanvitelli. È invece opera del marchigiano Arcangelo Vici, allievo del Vanvitelli e suo collaboratore.

Fano subì in seguito le vicende della Rivoluzione Francese e dell’invasione napoleonica. L’essere posta sulla linea di confine tra la Repubblica Romana e la Repubblica Cisalpina fu fonte di notevoli danni per il patrimonio della città. Così come le due guerre mondiali hanno causato gravi lacerazioni nel tessuto urbano, il quale rimane comunque sostanzialmente immutato nella definizione cinquecentesca e secentesca del centro storico, e ha subito, con vicende comuni alle altre città della costa, un ampliamento, mediante la costruzione di nuovi quartieri, verso il mare.

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