Reykjavik - Il primo distributore a idrogeno

Reykjavik - Il primo distributore a idrogeno 

Era il febbraio del 2003 quando l'annuncio di una nuova rivoluzione ecologica faceva il giro di tutti i giornali del mondo. Era quella che partiva da Reykjavik, capitale dell'Islanda più all'avanguardia, ammaliatrice incontrastata di natura, società civile e stile di vita. Leggendo l'articolo pubblicato sull'edizione online di Repubblica.it (dall'inviato Emilio Piervicenzi) viene da chiedersi quali passi siano stati compiuti da allora, possiamo davvero parlare di rivoluzione? Una parola grossa spesso usata a sproposito, ma in Islanda i dati parlano da soli:

 oltre 80% del fabbisogno totale di energia primaria in Islanda deriva dalla produzione nazionale di fonti energetiche rinnovabili. Di queste, nel 2007, quasi il 70% era costituito da energia geotermica, la quota di energia energia idroelettrica era del 15%, di combustibili come il petrolio del 19%;

 l'intera quota di energia elettrica in Islanda è prodotta da energie rinnovabili; l'energia geotermica serve quasi il 90% del riscaldamento domestico, con il calore distribuito agli edifici e alle case attraverso ampi sistemi di canalizzazione;

 la prima centrale idroelettrica fu costruita nel 1904 da un imprenditore locale. Si trovava in un piccolo paese al di fuori di Reykjavík e produceva 9 kW di potenza. Oggi, alle soglie del secondo decennio del XXI secolo, l'Islanda è il primo paese al mondo a creare un'economia generata attraverso industrie alimentati da energie rinnovabili;

Sono dati importanti, che fanno riflettere su un futuro sostenibile più vicino di quanto si possa immaginare, basta crederci come fanno gli islandesi. Leggiamo insieme l'articolo di qualche anno fa e vediamo gli sviluppi che hanno seguito:. 

" ....Il primo distributore pubblico di idrogeno d'Europa sta sulla Vesturlandsvegur, una ampia strada a 5 chilometri dal centro di Reykjavik che conduce verso il Grande Nord. Gli islandesi ci passano davanti incuriositi solo dal fatto che nessuna auto ancora si ferma e "fa carburante". Per ora è una stazione di servizio come un'altra, con un piccolo bar che vende sigarette e caffè, qualche dolce e poco altro. 

Ma il prossimo 24 aprile, che in Islanda è una data importante perché coincide con il "primo giorno dell'estate", la Fuel Hydrogen Station erogherà il primo pieno di idrogeno. Saranno tre autobus pubblici a nutrirsi del gas del futuro. Uno di questi è il Fly Bus, la navetta che porta e prende passeggeri dal piccolo aeroporto di Reykjavik al costo di dieci euro a testa. Essere passeggeri su questo bus sarà un po' come viaggiare nel futuro: un futuro silenzioso, pulito, economico. Il futuro che l'Althingi, il Parlamento islandese, ha già disegnato per i suoi 285.000 cittadini: l'Islanda sarà il primo paese "no oil" del mondo.  

Hjalmar Arnason, presidente della Commissione parlamentare che ha la responsabilità politica del piano, illustra i tempi tecnici dell'"Hydrogen economic plane". "In coincidenza con l'inaugurazione del distributore, tre bus pubblici inizieranno il loro servizio. Costano circa 400mila euro ognuno, ma, mano a mano che verranno costruiti, contiamo di arrivare a 30 unità entro il 2005, il loro prezzo si abbatterà. In questo modo l'intero parco del trasporto pubblico islandese andrà a idrogeno. Inquinamento zero. Rumore zero. Ci piace molto pensare a Reykjavik come alla prima "città del futuro".

Piaceva anche a Jules Verne [Giulio Verne] che descrivendo nel 1874 una possibile Islanda in "L'isola misteriosa" fa dire a uno dei suoi personaggi che "un giorno l'acqua sarà impiegata come combustibile". È esattamente ciò che gli islandesi intendono fare. Il procedimento è semplice: energia idroelettrica e geotermica qui sono disponibili in grande ed inesauribile quantità, da esse si ottiene energia elettrica, [quella] ottenuta si utilizza per dar vita al processo di elettrolisi, la separazione dell'acqua in ossigeno e idrogeno. L'ossigeno viene disperso nell'aria, l'idrogeno viene condotto con dei tubi ai distributori. Verrà utilizzato per il trasporto (pubblico, privato e per i pescherecci, la pesca rappresenta la prima fonte di reddito dell'Islanda) e per i servizi cittadini. Il migliore dei mondi possibili, energeticamente parlando. Ma realizzabile? 

Arnason sorride. Negli uffici della Iceland New Energy, il consorzio misto pubblico privato che governa l'impresa (51 per cento pubblico, il rimanente diviso fra Shell, Daimler Chrysler e Hydro, una grande compagnia norvegese di energia), il business plane non lascia spazio a incertezze. "La nostra prima tappa si chiama Ectos, ed è il funzionamento a idrogeno dei bus pubblici. Il costo è di circa 7 milioni di euro, tre dei quali finanziati dalla Ue, il resto da aziende domestiche e investitori stranieri. La seconda tappa (entro il 2007) è creare un mercato di auto a idrogeno, per trasformare l'intero parco auto islandese da benzina e gasolio a idrogeno. La terza tappa (entro il 2015) è alimentare a idrogeno i motori dei nostri pescherecci, che producono un terzo delle emissioni di gas inquinanti nel nostro paese. La quarta tappa (2030) è vendere il nostro idrogeno al resto d'Europa: l'Islanda spende circa 10 miliardi di euro all'anno per acquistare petrolio. L'obiettivo è diventare la prima nazione "no oil" del pianeta. Vorremmo e qualche volta ne parliamo fra di noi, tradendo un pizzico di presunzione, che l'Islanda possa essere definita la "Kuwait del Nord". Solo che al posto dell'oro nero, noi venderemo gas idrogeno".

Quando il prossimo 24 aprile scienziati, uomini d'affari, politici che si occupano di idrogeno arriveranno da ogni parte del mondo al Nordica Hotel di Reykjavik per partecipare al summit "Produrre idrogeno disponibile al pubblico", il Laboratorio Islanda riceverà la consacrazione internazionale. [Come nazione] ponte fra Europa e America, l'Islanda si assume il compito di trascinare idee e forza economica verso un mondo no oil. George Bush, nell'ultimo discorso sullo stato dell'Unione, ha affrontato il problema con chiarezza: "Obiettivo dell'America è guidare il mondo nello sviluppo di automobili pulite, con motori a idrogeno". E ha elargito 1,2 miliardi di dollari in cinque anni per la ricerca. I petrolieri non hanno commentato, i produttori di automobili che hanno diversi prototipi pronti a passare ai test su strada hanno esultato. Perfino l'Italia, dove certo gli investimenti sulla ricerca non hanno mai brillato per generosità, ha deciso di mettere mano al portafogli. Ministero per la ricerca scientifica e università ed il Ministero dell'Ambiente hanno messo a disposizione della ricerca sull'idrogeno 70 milioni di euro per i prossimi tre anni. Spiega Fabio Orecchini, docente di ingegneria all'Università La Sapienza di Roma, che andrà al summit di Reykjavik: "L'economia all'idrogeno non è un concetto virtuale, è un concetto concreto, che può essere realizzato in tempi brevi. Basta crederci, lavorarci".

Per l'Italia, che non ha risorse energetiche proprie, sarebbe la chiave di un nuovo sviluppo. Abbiamo grandi risorse di energia solare, possiamo attingere da qui l'energia necessaria per ottenere milioni di tonnellate di idrogeno, sufficiente a mandare a idrogeno fino a 35 milioni di veicoli, l'intero parco auto italiano".  …"

Tratto dal quotidiano la Repubblica

 

E dopo?

  Bragi Arnason propose per primo l'idea di utilizzare l'idrogeno come fonte di energia in Islanda negli anni 1970, periodo della grande crisi petrolifera internazionale;

 Nel 1999 venne istituito il progetto New Energy per testare la transizione dell'Islanda nella società ad idrogeno entro il 2050;

 Nel corso del progetto i ricercatori hanno studiato l'efficienza di utilizzo dell'idrogeno come fonte di energia;

 Il primo passo per diventare una società ad idrogeno è iniziato con il progetto dimostrativo ECTOS, che si è svolto dal 2001 al 2005 ed è stato di grande successo;

 La prima stazione ad idrogeno in Islanda venne aperta nel 2003 a Reykjavík, come riportato dall'articolo;

 Tutta l'energia utilizzata per produrre idrogeno proviene da energie rinnovabili, e l'intero ciclo produttivo di trasformazione, dall'acqua all'idrogeno in celle a combustibile, non emette CO2;

 Nel gennaio 2006 si è deciso di continuare a testare gli autobus ad idrogeno come parte di un nuovo progetto chiamato HyFLEET: CUTE, il quale si estende su altre 10 città in Europa, Cina e Australia ed è sponsorizzato dal 6° programma quadro della Commissione europea;

 Il progetto si è concluso nel gennaio 2007, e come risultato della ricerca è stato costruito un prototipo di autobus ad idrogeno. Designato Citaro O530BZ, simili ai conosciuti nuovi autobus lunghi londinesi, noti come 'bendy-bus'. Oggi esistono circa 35 di questi autobus in servizio in diverse città del mondo, al fine di testare la fattibilità di celle a combustibile a idrogeno in situazioni operative diverse, come anche condizioni atmosferiche. Il Citaro ad Idrogeno 0530BZ ha un'autonomia di 200 km e una capienza di 60-70 passeggeri;

 Nel giugno del 2011 secondo il sito greencarreports.com, il presidente della Daimler AG (uno dei più grossi produttori di automobili tedeschi) Dieter Zetsche, ha rivelato la produzione di massa di veicoli ad idrogeno entro il 2014 da parte della Mercede-Benz, un anno prima di quanto previsto dal piano aziendale;

la maggior parte delle case automobilistiche stanno annunciando anche la produzione di massa di auto elettriche nei prossimi quattro o cinque anni. L'autostrada circolare islandese, potrebbe inizialmente essere coperta da almeno 14 stazioni elettriche necessarie alla ricarica del veicolo.

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