Storia dell'Abetone in breve

Storia dell'Abetone

 

L'Abetone nella Preistoria e nell'Antichità

I primi insediamenti umani nell'area dell'Abetone risalgono al Paleolitico, come testimoniano i ritrovamenti di utensili in pietra e i resti di antichi villaggi. Durante l'età del bronzo, la regione fu abitata da popolazioni di stirpe ligure, che si dedicavano principalmente all'agricoltura e alla pastorizia. In epoca romana, l'Appennino Tosco-Emiliano divenne un'importante via di comunicazione tra l'Etruria e la pianura padana: le tracce di un'antica strada consolare e di un ponte romano sono state rinvenute nei pressi del passo dell'Abetone.

Il Medioevo e l'età moderna: le vie di comunicazione e le comunità montane

Nel Medioevo, l'Abetone e le sue montagne furono oggetto di contese tra i signori locali e le città-stato toscane ed emiliane. La zona, tuttavia, rimase un territorio prevalentemente rurale, abitato da piccole comunità dedite all'agricoltura, alla pastorizia e all'attività silvo-pastorale. Durante il XVI secolo, il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena intrapresero un ambizioso progetto per la costruzione di una strada che collegasse la Toscana alla pianura padana attraverso l'Appennino: il risultato fu la "Strada del Duca", che passava per l'Abetone e favorì lo sviluppo delle attività commerciali e artigianali nella zona.

L'attuale via modenese che parte da Pistoia, costruita sotto il Granduca Pietro Leopoldo per unire il territorio toscano e in particolare il porto di Livorno agli stati austriaci del nord Italia, evitando il passaggio attraverso lo Stato della Chiesa, fu sicuramente una delle realizzazioni più significative promosse dal sovrano lorenese. Con un costo superiore ai due milioni di lire del tempo, l'opera doveva consentire il transito di carri e merci durante tutto l'anno fino al Ducato di Modena.

Per realizzare il progetto, fu necessario superare notevoli dislivelli, mantenendo la strada con pendenze ragionevoli, costruire numerosi ponti, dotarla di colonnine miliari, di comodi luoghi di sosta per le poste dei cavalli. Tra le opere più significative si annoverano il ponte sul torrente Sestaione, con due campate ellittiche sostenute da un alto pilone centrale, e il ponte sul fiume Lima, ad un solo arco, oltre alle numerose fontane che dovevano agevolare il percorso per uomini e animali.

I lavori iniziarono nel 1766 e proseguirono per oltre un decennio, incontrando le maggiori difficoltà soprattutto nell'ultimo tratto, quello che, oltrepassato il torrente Lima, conduceva al passo. Per questo tratto fu necessario tracciare numerosi tornanti. La nuova strada, chiamata anche Giardini-Ximenes in onore dei due progettisti modenese e toscano, portò alla nascita del paese di Abetone, vicino alla foresta di Boscolungo. La strada venne aperta ufficialmente il 1º maggio 1781 e assunse un ruolo cruciale nel mettere in comunicazione la Toscana non solo con Modena, ma anche con Mantova e l'Austria. Al confine, furono erette due piramidi realizzate con blocchi di pietra, impreziosite dagli stemmi dei due ducati.

Furono istituite due dogane: quella modenese presso la località Serrabassa, proprio vicino alle piramidi, e quella toscana poco distante, nella località Boscolungo. Accanto alla dogana toscana, venne costruita anche una piccola chiesa, che diede origine alla parrocchia di San Leopoldo, così denominata in onore del granduca di Toscana.

L'Ottocento: la nascita della località turistica e la valorizzazione delle risorse naturali

Dopo l'inaugurazione della strada, emerse la necessità di popolare questa parte di montagna pistoiese per garantire la manutenzione e i servizi associati (stazione di posta, dogana, ecc.). Oltre a un reparto di Dragoni (una sorta di cavalleria leggera) che si turnavano per brevi periodi nelle caserme, si stabilì anche la popolazione civile, principalmente costituita da spalatori di neve e boscaioli. Durante l'inverno, si rendeva necessario rimuovere la neve dal passo e, dalla tarda primavera, quando l'ultima traccia di neve scompariva, fino all'autunno, gli abitanti erano impegnati a riparare i danni che la strada aveva subito a causa delle intemperie. Anche le donne partecipavano attivamente, lavorando fianco a fianco con gli uomini nei compiti più gravosi.

I tratti di strada da tenere liberi dalla neve erano gestiti a forfait da una figura chiamata stradino, una sorta di esattore che affidava la pulizia della strada alle persone che vivevano sulle montagne. Si stipulavano contratti formali, completi di penali nel caso in cui non fossero stati rispettati.

La storia dell'Abetone come località turistica ebbe inizio nel XIX secolo, grazie all'opera di valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche promossa da Leopoldo II, Granduca di Toscana. Nel 1830, fu inaugurato il "Gran Albergo dell'Abetone", uno dei primi esempi di albergo di montagna in Italia, che divenne presto meta di villeggiatura per l'aristocrazia e la borghesia dell'epoca. Parallelamente, fu realizzato un programma di rimboschimento forestale e di promozione delle attività agro-silvo-pastorali, che contribuì a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali e a preservare l'equilibrio ambientale dell'Appennino.

L'Abetone attirava turisti sin dalla metà dell'Ottocento. Tra questi, è degna di nota Francesca Alexander, un'americana di Boston, scrittrice, traduttrice e illustratrice, figlia di un pittore e di una facoltosa ereditiera. Fin da giovane, insieme ai suoi genitori, trascorreva le estati sulla montagna pistoiese. Interagiva con la popolazione locale e aiutava i poveri montanari a sopravvivere. Divenne grande amica di Beatrice di Pian degli Ontani, la pastora poetessa analfabeta le cui ottave stupirono i letterati dell'epoca. Ci ha lasciato una sua testimonianza nell'opera Christ's Folk in the Apennines. Pubblicato nel 1909, il libro racconta le storie e le tradizioni del popolo delle montagne appenniniche. Attraverso le sue illustrazioni e le sue descrizioni dettagliate, l'autrice dipinge un quadro intimo e affascinante della vita rurale italiana di quel tempo. La sua profonda empatia e il suo amore per la cultura e la spiritualità delle persone locali sono chiaramente evidenti nel suo racconto.

Il Novecento: l'affermazione dell'Abetone come stazione sciistica

Tra coloro soggiornarono all'Abetone, che cominciava a diventare una località turistica ci fu  Giacomo Puccini, che acquistò quella che poi sarebbe diventata il Villino Puccini, dove accoglieva amici e ospiti illustri. L'Abetone conobbe un ulteriore sviluppo come località turistica nel corso del XX secolo, grazie all'affermazione degli sport invernali e alla costruzione delle prime piste da sci e degli impianti di risalita. La località divenne ben presto una delle mete preferite per gli appassionati di sci, sia italiani che stranieri, e conobbe un periodo di grande espansione urbanistica e infrastrutturale. Zeno Colò, uno degli sciatori italiani più forti di tutti i tempi, nacque da queste parti, a Cutigliano, nel 1920.

 

Copyright © Informagiovani-italia.com. La riproduzione totale o parziale, in qualunque forma, su qualsiasi supporto e con qualunque mezzo è proibita senza autorizzazione scritta.

Se questa pagina ti è piaciuta e ti è stata utile, per favore prenota con noi un hotel o un ostello ai link che trovi in questa pagina, è un servizio di Booking, non spenderai un euro in più, ma ci aiuterai ad andare avanti, per quanto possiamo e a scrivere e offrire la prossima guida gratuitamente. Oppure se vuoi puoi offrirci un caffè (ma non ci offendiamo se ci offri una pizza :) ) con una piccola donazione:.:  Paypal

 

 
FacebookYoutubeScrivi a Informagiovani Italia