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  LA GIOCONDA DI LEONARDO DA VINCI
 

 

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LA GIOCONDA DI LEONARDO

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La Gioconda è una donna con espressione pensosa e un delicato, appena accennato sorriso, spesso interpretato come enigmatico o criptico. Può dirsi di certo il dipinto più famoso del mondo, emblema della disciplina stessa della pittura, o delle arti visuali in generale. Poche altre opere sono così conosciute e riprodotte (Duchamp l’ha fatta coi baffi, Andy Warhol in technicolor,Botero grassissima ecc.).

Si tratta di un olio su legno di pioppo; misura 77×53 cm (stupisce subito la piccolezza del quadro, specie considerando quanto lo si immaginava grande per valore e bellezza prima di vederlo dal vivo).

 

Il dipinto mostra una bravura esecutiva che lo pone tra i massimi capolavori di Leonardo insieme all'Ultima cena, suo lavoro più grande per dimensioni, seppure molto danneggiato dal tempo e dalle imperfezioni tecniche.

L'ambiguità dell'espressione del viso è in gran parte dovuta all'uso dello sfumato, che rende “sfocate” le parti più espressive del volto (gli angoli degli occhi, la bocca) conferendo al quadro un'aria di mistero.

 

L'identità della donna non è certa, anche se di recente lo studioso fiorentino Pallanti, forte anche delle antiche teorie vasariane, ha affermato con certezza che trattasi di Monna Lisa Gherardini, donna della piccola nobiltà rurale fiorentina, seconda moglie di Francesco Bartolomeo del Giocondo (da cui il nome di "Gioconda").

Vasari però ha lasciato una descrizione del dipinto che non corrisponde a questo: egli esalta le fossette sulle guance (che invece non ci sono), parla della perfetta resa della peluria delle sopracciglia (che la Gioconda non ha), descrive la lunghezza delle ciglia (che invece sono corte).

 

Precedenti ricerche sostenevano d’altro canto che si trattasse della benestante signora fiorentina Madonna Lisa del Giocondo, da cui deriva l'altro nome del quadro, “Monna Lisa”.

 

Altra ipotesi possibile è che Leonardo non abbia dipinto una persona precisa. Alcuni sostengono si tratti di un autoritratto dove Leonardo si è raffigurato in versione femminile.

 

Secondo un'ipotesi più recente la Gioconda potrebbe raffigurare Bianca Sforza, primogenita del lombardo Ludovico il Moro, morta avvelenata nel 1496 (o comunque una donna lombarda).

 

Il dipinto è stato tante volte oggetto di restauro: analisi ai raggi X hanno mostrato che ci sono tre Monna Lisa sotto quella attuale. Secondo studi del settembre 2006 (Centro Nazionale di Ricerca e Restauro dei Musei di Francia) la donna, per loro Lisa Gherardini, era ricoperta da un sottile velo di mussolina, all'epoca indossato dalle donne in attesa o da poco mamme.

La vernice finora aveva nascosto questo particolare, che può ora spiegare l'enigmatico sorriso con lo stato della donna: dunque il sorriso alluderebbe al mistero ed alla consapevolezza proprie della maternità?

Dietro il dipinto è emerso anche lo schizzo inciso sul legno da Leonardo, il quale prima di iniziare il quadro ne avrebbe abbozzato la forma.

Tra i cambiamenti in corso d’opera, l’eliminazione della cuffia, presente nel primo progetto.


Il quadro di Leonardo fu uno dei primi ritratti a rappresentare il soggetto davanti a un panorama ritenuto, per lo più, di fantasia. Caratteristica interessante del panorama: non è uniforme.

La parte sinistra è più in basso della destra. Questo ha portato a ritenere che sia stata aggiunta successivamente.

Lo sfondo sembra infinito: per la prima volta un pittore ha dipinto l'aria, fatto confermato dai noti studi di Leonardo sull’atmosfera.

 

Molti hanno osservato poi che la Gioconda è seduta a ridosso di un loggiato e si intravede un parapetto, oltre che le basi di 2 colonne di lato. Qualcuno ritiene di aver anche individuato il vero paesaggio che servì da sfondo per il quadro, che si troverebbe vicino ad Arezzo. Considerando la cura di Leonardo per i dettagli, molti pensano non si tratti di uno sfondo inventato, ma anzi di un punto preciso della Toscana, dove l'Arno riceve le acque della Val di Chiana.

C'è un indizio sulla destra, oltre la spalla della Gioconda: un ponte basso, a più arcate, a schiena d'asino di stile romanico, identico al ponte a Buriano che tutt'oggi attraversa l'Arno e venne costruito a metà del 1200, quando Arezzo viveva un periodo di grande ricchezza. Sopra le arcate passa l'antica via Cassia.

Leonardo conosceva bene questo ponte, poiché aveva studiato a lungo la zona, come testimonia un disegno oggi alla Royal Library di Windsor, in cui si intravede anche il ponte a Buriano; Leonardo conosceva dunque molto bene la geografia di quest’area. Inoltre i rilievi a sinistra sono verticali, aguzzi, come i calanchi che sorgono in quella zona, curiose formazioni rocciose, erose dagli agenti atmosferici e dal tempo.

Leonardo deve essere rimasto molto colpito da queste forme, come studioso, per la loro natura geologicamente unica, e come artista per la loro bellezza e stranezza. È un tipo di rilievi, verticali e frastagliati, che si ritrovano in altre opere di Leonardo, come la Vergine delle rocce, anch’essa al Louvre, collocata poco lontana dalla Gioconda.

 

Leonardo dipinse la Gioconda probabilmente a Firenze, quando era alloggiato nelle case accanto a Palazzo Gondi (oggi distrutte) vicino piazza della Signoria.

Leonardo portò il dipinto con sé in Francia dall'Italia nel 1516, quando Francesco I lo invitò a lavorare ad Amboise vicino alla sua residenza, il Castello di Clos-Lucé.

Qui, Francesco I gli comprò vari quadri tra cui la Gioconda; di conseguenza essa è legittimamente proprietà dello Stato francese.

 

Il dipinto inizialmente stava a Fontainebleau, poi a Versailles. Dopo la Rivoluzione venne portato al Louvre.

Napoleone lo fece mettere nella sua camera da letto, ma poi tornò al Louvre.

Durante la guerra franco-prussiana (1870-1871), venne tolto dal Louvre e nascosto.

Nel 1911 il furto della Monna Lisa venne scoperto; il 7 settembre il poeta Apollinaire venne arrestato, in quanto sospettato del furto, e anche Picasso venne interrogato, ma entrambi furono poi rilasciati. Si scoprì successivamente che un impiegato italiano del Louvre, Vincenzo Perugia, convinto che il dipinto appartenesse all'Italia, lo rubò uscendo dal museo a piedi con il quadro sotto il cappotto. Fu catturato a Firenze quando cercò di vendere il dipinto a un mercante d'arte; il quadro venne esibito in tutta Italia e restituito al Louvre nel 1913.

Durante la I e la II guerra mondiale il dipinto venne di nuovo rimosso dal Louvre e conservato al sicuro.

Nel 1956, la parte inferiore del dipinto venne gravemente danneggiata da un attacco con dell'acido; mesi dopo qualcuno gli tirò un sasso: ora è protetto da un vetro di sicurezza.

Nel 1962 il quadro venne prestato agli Stati Uniti e mostrato a New York e Washington. Nel 1974 venne esibito a Tokyo e Mosca.
Il 18 gennaio 2007 sono stati resi noti studi secondo i quali la Gioconda sarebbe davvero esistita; sarebbe morta a Firenze all'età di 63 anni il 15 luglio 1542 (nata nella stessa città il 14 giugno 1479) e sepolta nel convento di Sant'Orsola.
 

Articolo di Laura Panarese

 

 

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