Storia di Abbadia San Salvatore

Situata nel cuore della Toscana, Abbadia San Salvatore offre un viaggio affascinante attraverso le epoche. Scoprite come questo antico borgo è passato da insediamento medievale a comunità moderna, mantenendo intatto il suo fascino storico.

 

La storia di Abbadia San Salvatore  ha radici antiche, che risalgono all'epoca etrusca e romana. Tuttavia, il periodo più importante per questo borgo, com'è testimoniato ancora oggi dalle sue pittoresche archittetture, fu quello medioevale, quando il comune divenne un importante centro religioso e culturale.

La storia di Abbadia San Salvatore è caratterizzata da diverse fasi di prestigio, che sono legate all'omonimo monastero, fondato nella seconda metà del VIII secolo per volere del re longobardo Rachis. Nel Medioevo, l'abbazia benedettina e successivamente cistercense, esercitò un potere di rilievo su ampi territori posti sul versante orientale e su quello occidentale dell'Amiata, anche se ebbe fortune alterne, dovute ai frequenti scontri sia con la potente casata degli Aldobrandeschi di Santa Fiora, sia con gli Orsini e in genere con gli alleati degli imperatori, soprattutto quando questi mantenevano rapporti conflittuali con il Papato di Roma. L'abbazia rimase strettamente legata all'autorità dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, godendo comunque di autonomia completa sul piano civile, penale e religioso.

Nel corso del XII secolo, il potere dell'abbazia fu ridotto dagli stessi abitanti del borgo del San Salvatore, che rivendicarono l'autonomia dal monastero. Nel 1228 il monastero passò all'ordine dei Cistercensi, ma nel 1265 le terre del San Salvatore vennero occupate da Siena, che costrinse abbazia e comunità badenga a firmare un atto formale di sottomissione. Nel XIV secolo i territori badenghi furono sottomessi ad Orvieto, ma caddero rapidamente in mano aldobrandesca a seguito della crisi del comune umbro. Nel 1347 vi fu l'annessione definitiva alla Repubblica di Siena e ciò pose definitivamente fine alla sovranità del borgo del San Salvatore.

Durante l'epoca moderna, Abbadia San Salvatore rimase sostanzialmente immutata e isolata dopo essere stata annessa alla Repubblica di Siena e successivamente al Granducato di Toscana fino al XVII secolo. Il borgo si trovò in una situazione di povertà, basando la propria economia su attività semplici come lo sfruttamento del legname, l'artigianato del legno, la pastorizia e l'agricoltura. Solo tra il 1782 e il 1784, il Granduca di Toscana Leopoldo II d'Asburgo-Lorena decise di sopprire il monastero e privatizzare i terreni dell'abbazia al fine di rilanciare l'economia del paese. Questa decisione fu basata sulla visione del giurisdizionalismo, che considerava il monastero come una entità socialmente inutile ed economicamente non interessata allo sviluppo delle proprie terre. I terreni furono quindi acquistati dai capifamiglia del paese, che costituirono la società "Macchia Faggeta". Nel XVIII secolo, il borgo conobbe una lieve espansione economica, urbanistica e sociale, con la nascita di realtà culturali come la Filarmonica. Nel 1860, Abbadia San Salvatore fu annessa al Regno d'Italia attraverso un plebiscito, in cui il 100% dei votanti si espresse a favore dell'annessione. Nel 1867, il Regno d'Italia sottrasse gran parte del territorio del comune, compresi i borghi di Campiglia, Bagni di San Filippo e Caselle, che furono aggregati al comune di Castiglione d'Orcia.

Solo agli inizi del XX secolo Abbadia San Salvatore conobbe un periodo di notevole svolta grazie allo sfruttamento minerario del cinabro e alla raffinazione del mercurio, che rese il paese un ricco centro industriale. Gli abitanti migliorarono rapidamente la loro qualità di vita, grazie alla disponibilità di energia elettrica, telefono e servizio idrico, e la città si sviluppò urbanisticamente con la costruzione di nuove aree residenziali, monumenti, fontane e servizi pubblici, come l'ospedale e il municipio. Nel 1920, Abbadia San Salvatore fu teatro di un violentissimo scontro tra opposte fazioni politiche che causò la morte di diverse persone. Durante il fascismo, il paese continuò a prosperare, furono costruite le strade di raccordo con la vetta del monte Amiata, gli impianti sportivi, lo stadio e furono eseguite ulteriori espansioni urbane. Nel 1939, i monaci furono reinsediati nell'abbazia, che era stata abbandonata e cadente. Tuttavia, negli anni '70, le miniere di mercurio subirono un lento declino a causa della concorrenza internazionale e della ridotta applicazione del minerale a livello industriale, portando alla chiusura definitiva della società mineraria che occupava la maggioranza della popolazione. Da allora, Abbadia San Salvatore ha visto un decremento demografico costante e un lento ma continuo sviluppo del turismo, diventando uno dei centri maggiormente ricettivi del Monte Amiata.

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