Storia di Abano Terme

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Storia di Abano Terme

Abano Terme ha una storia molto antica, che si perde nella notte dei tempi.  Sorge ai piedi dei Colli Euganei cantati da Foscolo, alture che si sono formate circa 34 milioni di anni fa in seguito alle alluvioni della pianura Padana e a fenomeni di vulcanesimo sottomarino. Da sempre è conosciuta per le sue sorgenti termali. Il suo nome romano deriva dall'acqua, e non potrebbe essere stato altrimenti, Aponum o Aquae Pataviniae. "Ap", radice associata al dio Aponus, nume tutelare delle fonti termali in età paleoveneta e romana.

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 Le origini delle cure termali nell'area dell'attuale di Abano Terme risalgono all’VIII secolo a.C., quando gli antichi abitanti di allora cominciarono a recarsi al vicino lago sacro per compiere riti legati al recupero della salute. Gli studi dei benefici della idroterapia di Sebastian Kneipp sarebbero arrivati solo un paio di millenni dopo, ma gli antichi avevano intuito i benefici che le acque termali potevano dare.

A partire dal I secolo d. C., ritrovamenti archeologici attestano sul colle Montirone di Abano la presenza di un tempio dedicato al dio Aponus e, nei pressi, un emporium di vasellame destinato a rifornire i visitatori che molto probabilmente utilizzavano il recipiente per bere l’acqua terapeutica. L’antica frequentazione delle terme, se pur con momenti di relativo abbandono è documentata fino a tutto il V secolo d. C. Le virtà terapeutiche dei fanghi "aporensi" erano ben conosciute all'epoco di Roma: le terme erano molto frequentate da patrizi e militari e il poeta romano Marco Valerio Marziale le raccomandava ai suoi contemporanei come "luogo di cura e di svago" e furono citate tante altre colte da numerosi scrittori latini, tra cui Plinio il Vecchio, Tito Livio l'autore della Storia di Roma (che, sempre secondo di Marziale, sarebbe nato qui e non a Padova), Svetonio, Cassiodoro, Claudiano. Le acque termali del bacino euganeo sono di origine "geotermale" e non vulcanica, come si era creduto un tempo accumunandole alla stessa orignine eruttiva dei colli, di cui erano considerate una residua manifestazione di attività. In realtà le acque ipertermali che scaturiscono ai piedi dei Colli Euganei, provengono, come si scoprì in seguito, dalla zona, lontana un centinaio di chilometri, delle piccole Dolomiti, del Pasubio e degli altipiani vicentino-trentini; s'infiltrano attraverso un'estesa frattura nel sottosuolo all'altezza di Schio, fino a una presubile profondità di 3 mila metri, e vengono risospinte in superficie, surriscaldate e arricchite di sostenze minerali. L'antico centro della città si trovava nel territorio dell'attuale comune di Montegrotto Terme. Sempre secondo Marziale, qui sarebbero nati anche i poeti Gaio Valerio Flacco e Arrunzio Stella.  Svetonio, riferisce che l'imoeratore Tiberio, recandosi in guerra in Illiria, l'attuale Dalmazia, si fermò al tempio di Aponus per consultare l'oracolo circa l'esito della guerra: avuto un responso favorevole, gettò nella fonte alcuni dadi d'oro. Fu in quegli anni che Padova ed i territori limitrofi diventarono un municipio romano e la nobiltà locale, ad imitazione di quanto accadeva a Roma, diede grande importanza alle cure termali, sviluppandone l'attività e le relative infrastrutture.

Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, le terme cessarono di esistere come tali. Vani risulteranno gli sforzi del re degli Ostrogoti Teodorico che, tramite il suo ministro Cassiodoro, agli inizi del VI secolo inviò una lettera all'architetto padovano Aloisius, perché provvedesse al restauro dei palazzi del complesso termale. Dopo secoli di invisibilità la cittadinani piano piano si riprese. Ad Abano ebbe i natali, nel 1257, il celebre medico, filosofo, astrologo ed alchimista Pietro d'Abano amico di Marco Polo e insegnante nelle università di Parigi e Padova, che tanto contribuì alla diffusione della filosofia aristotelica ripresa e rivista da Averroè.

Dopo essere entrata nel 1318 nel dominio dei Carraresi, signori di Padova si vide in mezzo alle lotte tra città vicine. Più volte distrutta prima dagli Ezzelini di Onara e poi dagli Scaligeri, di Verona Abano seguì le sorti di Padova passando, nel 1405, sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Il patriziato veneziano prese possesso dei territori confiscati ai nobili padovani che si erano opposti alla Serenissima. La nobile famiglia Malipiero si insediò ad Abano, facendo interventi di bonifica del territorio e alla fine del 1500 realizzò una splendida villa in stile palladiano, tutt'oggi presente e apprezzabile nella sua notevole struttura architettonica. Successivamente un'altra famiglia veneziana ebbe un ruolo fondamentale nella valorizzazione del territorio: quella dei Mocenigo tra i cui esponenti ci furono dogi, ambasciatori e gran capitani. Principalmente durante il XVIII secolo i suoi membri si prodigarono per bonificare il territorio. I Mocenigo realizzarono anch’essi una villa, ancora oggi presente.

Con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, la nobiltà veneta fu costretta a vendere i propri beni ad alcune famiglie della ricca e vivace borghesia ebrea padovana (Trieste, Sacerdoti, Luzzatti e Sette). Queste famiglie investirono forti capitali per migliorare la ricettività alberghiera e diedero impulso ai primi studi scientifici sulle proprietà terapeutiche delle acque termali, ponendo così le basi della città moderna, la cui economia ruota sulle cure termali.

Nella zona delle fonti del Montirone fu avviata la costruzione di diversi stabilimenti termali, impreziositi dall'intervento dell'architetto Giuseppe Jappelli. Tra i vari edifici, venne realizzato anche un ricovero per malati. A metà dell'Ottocento si contavano otto stabilimenti termali.

Storia di Abano TermeNel dopoguerra la tradizionale attività legata alle cure termali conobbe un formidabile sviluppo dovuto alle nuove conoscenze tecnologiche che permisero l’apertura di pozzi artificiali nei pressi dei quali furono realizzati molteplici stabilimenti termali. L'incremento delle presenze aumentò in modo vertiginoso. La città conobbe un rapido sviluppo urbanistico: alla fine degli anni cinquanta gli stabilimenti segnalati erano 54, vennero costruite due nuove chiese: Sacro Cuore alle Terme e Santa Maria a Giarre per soddisfare le esigenze della accresciuta popolazione.

Le proprietà terapeutiche dei trattamenti termali e l'abilità degli imprenditori turistici locali (nel 1990 gli stabilimenti erano 90), hanno reso possibile un continua crescita della città che oggi si sviluppa lungo un viale sul quale si affacciano giardini e raffinati negozi, collegando l'antico insediamento termale, oggi parco del Montirone, con l’antico centro urbano.

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