Storia
di Possagno
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Difficile appare l'individuazione dell'esatta derivazione del
toponimo di Possagno, su cui diversi studiosi hanno fatto
una serie di ipotesi. Qualcuno sostiene che derivi da "Pozzo
di un Anio (vecchio colono)", altri propendono per l'etimo "Pausaneus",
aggettivo latino di norma affiancato a "vicus" o "locus" con il
significato di borgo o luogo di Pausaneus (forse personaggio di
rilievo o proprietario di un fondo), ma l'origine
più probabile della parola "Possagno" deriverebbe
dall'unione di "poss" e "agno", ossia pozza
dell'agnello .Di certo l'uomo è presente a Possagno
e in generale nella Valcavasia da tempi molto
remoti. |
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Esistono testimonianza dell'esistenza di antichi insediamenti umani
in territorio del paese, risalenti al neolitico, per il
ritrovamento di materiali litici (punte di frecce, lame, grattatoi), rinvenuti in località "Marcò", nella primavera del
1965. Ben più consistenti sono invece i reperti archeologici
risalenti ad epoca romana. Gli scavi condotti dall'Università di
Padova sul colle del Castellar, hanno consentito di accertare
l'esistenza di un antico asse viario, largo circa tre metri e
mezzo, che, in territorio di Possagno, transitava sul passo di
Sanys Giustina, in prossimità dell'omonima chiesa.
Antichissimo sacello fu questo di Santa Giustina,
che assurse al rango di pieve ancora in epoca precedente alle
invasioni barbarcihe, particolarmente di quella
longofenisa. La giurisdizione ecclesiastica di SantaGiustina fu
eccezionalmente estesa sulle chiese sparse dal torrente
Astego alla Via Cavasia fino a resistere ancora nel primo
Trecento nelle sue funzioni di "pieve civile" quindi svuotala
delle sua originarie funzioni.
Rover, il luogo dove sorgeva l'antica chiesa plebana di
Possagno, è centro abitato sin da tempi molto antichi, comunque
fin dall'epoca romana. Le ricerche dell'Università di Padova
ricerche, hanno permesso di ricomporre un quadro
sufficientemente attendibile della dislocazione degli edifici
civili e religiosi su questo colle. In primo luogo, come già
lasciava supporre il toponimo, sulla collina del "Castellar" è
stata accertata resistenza d'un antico castello, le cui
fondamenta sono state portate alla luce, recintato, da un grande
muro dello spessore di circa un metro.
Sul sagrato della Chiesa di Santa Giustina furono
scoperti due scheletri interrati a modesta profondità, la cui
datazione è approssimativamente coincidente con il periodo di
maggior fulgore di questa pieve (XI-XIII secolo). Rare, e più o
meno direttamente tutte riferite alla dominazione di Ezzelino
da Romano, sono le notizie su Possagno in età medievale. Nel
1076, il Codice Ezzeliniano (raccolta di documenti attinenti la
storia di questa famiglia) nomina per la prima volta il paese,
nella forma attualmente in uso: tale Giovanni "de loco Pussagno"
funge da testimone ad una donazione in favore dell'abate del
monastero vicentino di Campese. Ancora nel 1125, "Ugo et Lenise
de Possagno" acquistarono beni da Ecelo figlio di Arpone.
Da un documento del giugno 1224 si deduce che, tra i molti
possessi che il vescovo di Treviso annoverava nel territorio
della Marca, v'era l'intero monte Archeson. Il codice
narra l'investitura, avvenuta per mano del vescovo Tisone, con
la volontà ed il consenso del Capitolo Trevigiano, della
comunità di Possagno, del nominato monte per un censo annuo, da
pagarsi in luglio nella festa di San Giacomo, di 550 libbre di
formaggio duro, stagionato, di monte, ciascuna pezza del quale
doveva essere del peso di 20 libbre e più, e da consegnarsi a
Treviso nel guardaroba del Vescovado, e da pesarsi con la
stadera del Comune Trevigiano.
Il feudo vescovile dell'Archeson, nei secoli successivi, fu
oggetto di contestazioni tanto che, nel 1441, il vescovo di
Treviso, Ludovico Barbo, elesse come suo procuratore il
notaio Guglielmo di San Zenone per la difesa dei diritti sul
monte e per vigilare che "el Comun e huomeni de Possagno"
consegnassero "de formayo dolge bon e ben facto L. 550 annuatim".
Un breve passo indietro nella storia (1297), ed uno sguardo al
"Quaderno delle decime", cioè delle imposte che le chiese locali
avevano l'obbligo di versare alla Santa Sede, ci rivela che "presbiter
Nassinguerra" versa dieci soldi, ma, soprattutto ci consente di
scoprire un fatto nuovo: la "Capella San Theonisti de Possagno"
rientra nella giurisdizione ecclesiastica della "plebs S.Maria
de Cavasio" (Pieve di Santa Maria di Cavaso).
Ciò significa che l'antica "plebs de Roverio" (Pieve di
Rover),
sulle soglie del Trecento, aveva completamente perduto le sue
caratteristiche di matrice di numerose chiese della Pedemontana.
Resisteva pur sempre nelle sue funzioni esclusivamente civili,
amministrative e fiscali. Secondo un documento del 1314,
delineante l'assetto territoriale del Pedemonte, al comune di
Rover spettava il rango di "capopieve" civile. La pieve di
Rover,
insomma, abbracciava approssimativamente l'attuale area del
comune di Possagno, quasi tutta quella del comune di Cavaso, e,
forse, il bordo orientale dell'odierno territorio di Fietta.
Nei primi anni del Trecento dominava a Possagno una ricca
famiglia, i Rover, che forse prese il nome dal citato
borgo, dove ebbe casa e possedimenti. I membri di questa casata
furono protagonisti di importanti eventi politico-militari nella
storia trevigiana, non ultimo quello verificatosi nel 1317 con
Nicolò Rover, detto la Volpe, a fianco di Cangrande della
Scala, signore di Verona, impegnato ad occupare i territori
di
Asolo
e Montebelluna contro trevigiani e veneziani.
Nel 1338 e definitivamente nel 1388, Possagno passò in dominio
alla Serenissima ed i Rover, dopo aver occupato alcune
importanti cariche, decaddero. La distruzione del fortilizio di
Rover e la conseguente nascita dell'attuale centro abitato di
Possagno ai danni dell'antico borgo sono da ascrivere a
quest'epoca. Dalla relazione della visita pastorale effettuata
dal vescovo di Treviso nel 1566, il 12 maggio, si evince che la
"pieve curata" di San Teonisto esercitava giurisdizione su tre
cappelle campestri:
San Michele, Santa Giustina e San Giacomo.
Il Seicento fu un secolo contrassegnato da alcune gravi
catastrofi. Nel 1631 la grande peste fece a Possagno numerose
vittime e nel febbraio del 1695 un disastroso terremoto
sconvolse i borghi della Pedemontana. Delle trecento case del
paese centosessantatre furono diroccate e le l'altre
rimaste quasi inabitabili. Di otto chiese tre risultarono
inagibili, le altre aperte e rovinate. Molto importante in
questo periodo era l'attività legata allo
sfruttamento della nota argilla di Possagno. Ugualmente viva era l'arte laniera (la "fabbrica dei
panni"), che a Possagno aveva uno dei centri più attivi
dell'intero Pedemonte, area sulla quale, nel 1712, ben trenta
erano i borghi protagonisti di questa pratica "antichissima e
immemorabile senza che possa ritrovarsi l'origine".
Durante il primo conflitto mondiale vennero
combattute alcune delle battaglie più sanguinose sul
massiccio del Grappa, con gravi conseguenze per le popolazioni,
costrette prima alla fuga e poi private di ogni avere, comprese
le abitazioni, devastate dalle granate che non avevano
risparmiato ovviamente neppure il Tempio e la Gipsoteca canoviani.
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