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passati più di 2000 anni da quando Virgilio scrisse l'Eneide, uno dei
libri più importanti nella storia della letteratura. Il poema
epico, diviso in 12 libri, rimase incompiuto per la sopraggiunta morte
dell'autore. In questa lungo articolo, ve ne daremo una sintesi, una
analisi, le tematiche principali, i simboli, lo stile e la struttura
insieme a
un sommario di tutti e dodici i libri che formano il poema.
di Massimo Barbero
Ottaviano
Augusto fondò l'impero romano nel 23 a.C. e
offrì a Virgilio l'incarico di creare
un'opera che celebrasse le sue conquiste. Invece di
scrivere direttamente su Augusto, Virgilio creò l'Eneide
in cui paragonò Augusto ad Enea come nuovo fondatore
di Roma e incluse la famiglia di Augusto nelle
descrizioni della futura gloria di Roma. I romani
istruiti conoscevano l'Iliade e l'Odissea
di Omero. Virgilio si propose di scrivere
un'epica che avrebbe rivaleggiato con i poemi
omerici. A volte sembra imitare Omero - l'Odissea
parla delle peregrinazioni dell'eroe greco Ulisse
(o Odisseo), simile alle peregrinazioni di
Enea, e l'Iliade tratta della guerra di Troia, che è
ripresa nella guerra di Enea al Lazio. Ma Virgilio
oppone il mondo semplice ed eroico di Omero ai
problemi moderni di Enea: responsabilità civica
(obbedire alle leggi), decisioni morali e
personali complesse (la decisione di Enea di
abbandonare Didone per il bene del suo paese).
Virgilio contrappone il passato al futuro, mostra il
dovere dei personaggi nel presente, e sposta la
storia dall'Est (Troia) all'Ovest (Italia). Mentre
Ulisse ritorna alla sua casa d'infanzia, Enea lascia
Troia per sempre. Ulisse è aiutato dalla fortuna, ma
Enea è controllato dal destino. Ulisse arriva a casa
da solo, mentre Enea arriva nella sua nuova città
con tutti i suoi uomini.
Sintesi della storia prima del
sommario dei 12 Libri
L'eroe Enea fugge da Troia, distrutta dai
greci, con altri troiani e con Anchise, il
padre, Ascanio, figlio e la moglie Creusa,
che muore durante la fuga. Il gruppo si imbarca in
cerca di un nuovo luogo dove vivere. Il loro viaggio
durerà 7 anni, sopratutto a causa della
contrarietà di Giunone, che cercherà di farlo
fallire. I troiani raggiungeranno prima Cartagine,
dove Enea conoscerà Didone, che si innamorerà
perdutamente di lui. Il gruppo di esuli si troverà
bene nella città nordafricana, ma Enea insisterà per
partire perché sa che è l'Italia la sua metà finale
ed è la che fonderà un nuovo regno. Didone, dopo la
loro partenza, si suiciderà per il dolore della
partenza dell'amato, maledicendolo e facendo giurare
vendetta al suo popolo perché combatta e distrugga i
suoi futuri discendenti (i romani). Anchise muore,
ma Enea lo incontra nuovamente negli Inferi.
Il padre durante l'incontro predice al figlio che
fonderà un potente impero. L'eroe troiano arriva
finalmente nel Lazio, dove regna Latino. La
figlia del re, Lavinia, è promessa sposa a
Turno, il capo dei Rutuli, nonostante un
oracolo abbia profetizzato a Latino che sarebbe
andata diversamente, e che avrebbe sposato un uomo
venuto dal mare (Enea), il quale avrebbe fondato un
impero. Questo porta a uno scontro tra Turno e Enea
che sfocia in una guerra. L'eroe troiano è aiutato
da Venere, Turno dalla nemica di Enea,
Giunone. Giove, non si schiera. La guerra si protrae
fino a quando Enea non uccide Turno in battaglia,
ottenendo la mano di Lavinia. Insieme fondano un
regno che in seguito diventerà Roma.
Temi e idee principali dell'Eneide
1. Una profezia è un messaggio parlato
che predice il futuro, mentre i presagi sono segni
che indicano la volontà degli dei. Le profezie
dicono ad Enea che fonderà Roma, che Roma avrà un
futuro brillante. Un esempio di presagio: un maiale
simboleggia Roma, i 30 maialini simboleggiano 30
città del Lazio che saranno alleate di Roma.
2. Il Fato e gli Dei. Il destino ha un
corso di eventi già tracciato: Enea è destinato a
fondare Roma; ha una "chiamata", o vocazione. Ma
alcune cose (come il tempo e le circostanze in cui
fonderà Roma) sono variabili (cioè possono essere
cambiate dagli uomini). Giove ha sempre le stesse
idee del Fato. Gli altri dei sono motivati dai
propri desideri: Giunone odia Enea, Venere lo ama,
ecc. Gli umani sono impotenti contro il Fato e
gli dei: le preghiere sono spesso pronunciate
nell'Eneide ma quasi mai esaudite. Il destino indica
non solo che il futuro di Roma si verificherà, ma
anche che le speranze umane sono inutili e non
cambieranno nulla.
3.
L'Oltretomba. Regno delle anime e degli
spiriti morti, sia buoni che cattivi. L'Acheronte,
fiume del dolore, sfocia nel Cocito, fiume
del lamento; un terzo fiume, lo Stige,
rappresenta il giuramento infrangibile su cui
giurano gli dei. Da lì, il traghettatore Caronte fa
navigare le anime dei morti dall'altra parte del
fiume, fino alla porta del Tartaro,
custodita dal cane a 3 teste, il Cerbero, che
permette agli spiriti di entrare, ma non di uscire.
All'arrivo lì, gli spiriti sono giudicati da tre
giudici; le anime malvagie sono mandate all'inferno,
quelle buone ai Campi Elisi. L'intero mondo
sotterraneo dell'Oltretomba (spiriti buoni e
cattivi) è spesso chiamato Ade, da non
confondere con l'inferno cristiano.
4.
Odio per la guerra. Contrario alle guerre e alla
violenza, Virgilio era motivato dall'amore per la
giustizia e dall'impegno per il dovere (pietas);
coglieva ogni occasione per mostrare il bisogno di
pace dell'umanità (ad esempio, quando i Troiani
entrano nel Lazio, tutto è pacifico e bello, ma
quando scoppia la guerra, tutto crolla).
5. Storia di Roma. I Romani non
facevano una chiara distinzione tra mito (finzione)
e storia (fatto); per loro, l'Eneide
riguardava un evento storico: la fondazione di Roma.
Virgilio crea un senso di storia in due modi: (a)
costumi: scene di feste religiose, sacrifici,
procedure del Senato che riflettono le pratiche
romane correnti; (b) analogie (confronti):
varie scene che mettono in parallelo gli eventi del
tempo di Virgilio. L'analogia più importante è tra
Enea (che ha fondato Roma) e Augusto (che ha
fondato l'impero romano).
6. Enea lascia Troia portando sulle spalle il
padre (che simboleggia il passato eroico) e tenendo
per mano il figlio (simbolo del futuro
predestinato). Padri e figli sono immagini
strettamente legate in scene profondamente emotive:
ci sono due amorevoli coppie padre/figlio (Mezenzio/Lauso,
Evandro/Pallade) dove il padre è impotente ad
impedire la morte prematura del figlio e tutte le
speranze future sono distrutte. Il sentimento tra
Enea e Ascanio (chiamato in seguito anche
Iulo, per nobilitare l’origine della gens Iulia,
la famiglia di Augusto e del suo padre adottivo
Cesare) non è una relazione amorevole; Ascanio è
descritto solo brevemente. Questo dà una visione
scoraggiante del futuro per il quale è stato
sacrificato così tanto.
7. Perdita. Nel libro 1, quando Enea
vede la costruzione di Cartagine e ricorda la
distruzione di Troia, è sopraffatto dal dolore. In
tutta l'Eneide, Virgilio sottolinea il costo del
progresso umano. La pace del Lazio viene distrutta,
molte persone buone o promettenti vengono uccise (Didone,
Pallade). E il costo per Enea è alto: perde suo
padre, Didone, e la sua moglie troiana; i suoi
rapporti con il figlio e la madre sono distanti e
poco affettuosi. A Roma viene promesso un grande
futuro, ma nulla viene promesso ad Enea
personalmente; egli non capisce veramente per cosa
sta lottando.
Simboli principali
1. Gli inferi come simbolo politico.
Gli inferi sono l'immagine più importante del poema.
Viene al centro del libro e rappresenta sia la morte
del passato eroico che la rinascita nel complesso
mondo della nuova Roma di Augusto. Nel "vecchio"
mondo, gli aristocratici avevano il potere, ma
quando Augusto divenne imperatore, solo lui aveva il
potere. La scena degli inferi è un simbolo del
vecchio mondo (cioè la repubblica, dove le
preoccupazioni individuali e l'eroismo erano più
importanti del dovere verso lo stato) che si sposta
nel nuovo mondo (cioè l'impero, dove il dovere verso
lo stato era più importante della gloria
individuale).
2.
Il ramo d'oro. Per entrare nel mondo
dell'Oltretomba, che si trovava in una grotta, Enea
deve strappare il ramo d'oro, che all'inizio gli
resiste. Le foglie del ramo sono metalliche, non
vive; esso "cresce" in un albero denso e vivo. Come
il vischio, è semi-parassita (cioè dipende da una
pianta viva per la sua esistenza); simboleggia la
morte e la rinascita, il passaggio di Enea vivo
(vita) attraverso gli inferi (morte); il ramo mostra
il legame inseparabile tra vita e morte. Enea parte
attraverso la Porta d'Avorio dei falsi sogni, che fa
sembrare come se ciò che ha visto negli inferi sia
falso; la porta è bella, ma non così bella come
dovrebbe essere; allo stesso modo, la Roma di
Augusto è una città meravigliosa, ma ci sono cose
che non vanno.
3. Fiamme. Rappresentano la futura
gloria di Roma: Ascanio e Lavinia
manifestano il presagio dei capelli fiammeggianti;
la pira funeraria di Didone illumina la partenza
sicura dei Troiani da Cartagine.
4.
Venere non riconoscuta. Quando la madre di Enea,
Venere, appare sotto mentite spoglie (Libro 1), Enea
non la riconosce. Questo simboleggia la sua
ignoranza del suo futuro e di quello di Roma;
evidenzia anche il suo sacrificio di sé e la sua
cieca fiducia nel Fato.
5.
Serpenti. Presagi comuni che rappresentano il
male, la corruzione e la distruzione mandata dal
cielo.
6.
Storme. Rappresentano minacce quasi
devastanti per i valori e la leadership di Enea: una
tempesta marina lo spinge a Cartagine in preda alla
disperazione; una tempesta fa incontrare lui e
Didone, minacciando la sua missione.
7.
Cervi. Rappresentano l'innocenza e la perdita
di qualcosa di prezioso: Didone in amore è
paragonata a un cervo ferito; la guerra inizia
quando Ascanio spara a un cervo domestico.
Stile e struttura
Invocazione
L'Eneide inizia con una tradizionale invocazione
(preghiera) alle Muse (dee della poesia e della
musica); essa focalizza l'attenzione del lettore
sugli eventi che seguiranno e definisce i temi del
poema: "Canto la guerra e un uomo in guerra....
Venne in Italia per destino (la volontà degli
dei).... Crudeli perdite furono la sua sorte in
guerra finché non riuscì a fondare una città e a
portare i suoi dei nel Lazio."
Stile
Il ritmo della poesia di Virgilio è equilibrato,
sobrio, ed evita pause estreme nei versi e nelle
frasi. Virgilio usa parole quotidiane ma include
parole arcaiche e superate per creare un senso del
passato eroico. Il linguaggio semplice esprime idee
complesse: quando Virgilio contrappone la nostalgia
della patria troiana alla prosperità di Cartagine
(Libro 1), usa le parole latine lacrimae rerum
("lacrime sulle cose") per esprimere il
dolore di Enea. Ci sono molti riferimenti letterari
(Omero) e un forte messaggio patriottico, il cui
scopo è quello di insegnare una lezione morale e
filosofica, oltre che a narrare una storia.
Parole chiave
Il tratto principale di Enea è la pietas o
pius (cioè la devozione agli dei, ai genitori,
alla patria; il dovere; la forza morale; il pius era
una caratteristica essenzialmente romana). Questo è
in contrasto con il furore di Didone (cioè la
passione, la follia), che era anti-romano,
irrazionale, distruttivo.
Similitudini
Le lunghe similitudini di Virgilio evidenziano idee
importanti, portano dettagli vivaci alla narrazione,
coinvolgono le emozioni del lettore, prefigurano
eventi futuri. Ad esempio: il dio del mare Nettuno
che calma una tempesta è paragonato al buon politico
che calma la folla arrabbiata; la similitudine
mostra l'importanza delle preoccupazioni sociali
nell'Eneide.
Voce narrativa e ambiguità
La scrittura di Virgilio può essere distante e
distaccata (come, per esempio, quando parla
della scelta di Enea per Roma) o coinvolta
(per esempio, la voce personale di Didone),
diretta o ambigua. Il poema è dominato da
una voce epica impersonale: sia la trama che la
narrazione sono inclinate verso la visione romana
del progresso e del destino. Ma una voce
personale narra le scene più commoventi: la
follia di Didone, la morte di Mezenzio e
Lauso. Le due voci creano un senso di
ambiguità e sottolineano l'idea che il progresso e
la vittoria romana non sono questioni chiare. È la
voce personale che mostra l'importanza dell'amore e
della perdita individuale.
Sommario dei 12 libri
Troia, un'antica città dell'Asia Minore, fu
saccheggiata dai Greci nella omonima guerra di
Troia (1200 a.C.). Enea, un troiano, vaga per i
mari per sette anni con i suoi compagni troiani nel
tentativo di fondare una nuova città, ma ogni volta
che ci provano, qualcosa va storto. I loro viaggi
portano a un naufragio a Cartagine. L'Eneide
inizia al momento del loro naufragio, con il ricordo
del saccheggio di Troia.
LIBRO 1
La flotta troiana, catturata da una tempesta mandata
da Giunone, regina degli dei, sbarca vicino a
Cartagine, una nuova città prospera in Nord Africa.
Giunone odia Enea perché sa che la città che lui
fonderà - Roma - un giorno distruggerà la sua
amata Cartagine. Temendo che Enea venga distolto dal
suo destino di fondare Roma, Venere (sua
madre, dea dell'amore) fa appello a Giove, re
degli dei, che le assicura che Roma un giorno
dominerà il mondo. Venere appare ad Enea sotto
mentite spoglie e lo manda a Cartagine per ottenere
aiuto per la sua flotta. Vedendo la nuova città di
Cartagine prosperare, Enea è sopraffatto dal dolore
e dalla nostalgia della sua casa di Troia, che fu
distrutta dai Greci. La bella regina di Cartagine,
Didone, appare e accoglie i Troiani con un
banchetto, al quale Venere manda il suo figlio
immortale, Cupido (dio dell'amore), che
ispira a Didone ad innamorarsi appassionatamente di
Enea.
LIBRI 2-3
Al banchetto, Enea racconta la storia degli eventi
che hanno portato al suo naufragio a Cartagine. A
Troia, i nemici greci avevano ingannato i
troiani portando un enorme cavallo di legno
(il Cavallo di Troia) all'interno delle mura della
città. I guerrieri greci uscirono dal ventre cavo
del cavallo e saccheggiarono la città. Enea li
combatté furiosamente finché Venere gli disse di
dimenticare la vendetta e di salvare la sua
famiglia. A casa, due presagi (segni degli
dei) convinsero Enea che doveva fuggire: i
capelli di suo figlio Ascanio brillavano di luce
(un segno che gli dei avevano in mente uno scopo
serio per lui) e la presenza una stella cadente
nel cielo (un segno di speranza e gloria
futura). Salvò suo figlio, suo padre Anchise
e i penati (divinità della casa), ma sua
moglie fu uccisa. Il giorno dopo, Enea raccolse i
troiani senza casa e salpò per trovare una nuova.
Negli anni successivi apprese dalle profezie
(predizioni del futuro) che era destinato a fondare
una città gloriosa, Roma, ma che ciò sarebbe
avvenuto solo dopo molte prove ed estenuanti
peregrinazioni. Suo padre morì in Sicilia poco prima
che i Troiani arrivassero a Cartagine.
LIBRO 4
Didone è profondamente innamorata di Enea, e un
giorno mentre sono a caccia, una tempesta mandata da
Giunone li spinge in una grotta, dove fanno l'amore.
Enea e i Troiani rimangono con Didone per diversi
mesi, ma alla fine Giove dice ad Enea di andare
avanti. Enea si prepara a salpare e Didone,
spinta alla follia dalla sua passione, lo
maledice come ingannatore. Anche se Enea vuole
confortarla, deve obbedire a Giove. Parte prima
dell'alba, e Didone, svegliandosi e trovando le sue
navi già partite, si uccide con la sua spada. Le
fiamme della sua pira funeraria forniscono la luce
per la partenza dei Troiani.
LIBRO 5 I Troiani arrivano in Sicilia ad
Acesta, dove è sepolto Anchise. Lì, tengono
giochi funebri atletici in suo onore: corse,
incontri di pugilato, gare di tiro con l'arco. Nel
frattempo, Giunone incita le donne troiane a
bruciare le navi di Enea, ma una tempesta spegne il
fuoco con poche perdite. Quella notte, Enea fa un
sogno in cui suo padre gli dice di visitare gli
inferi, poi di navigare verso l'Italia.
LIBRO 6 L'ingresso agli inferi si trova solo
a Cuma, dove la profetessa Sibilla
aiuta Enea ad entrare nella grotta oscura. Per poter
uscire dagli inferi, deve essere in possesso del
ramo d'oro. Enea cerca di raccogliere il ramo
dall'albero dove sta crescendo. All'inizio resiste,
poi si stacca. Mentre procedono nella caverna, sono
minacciati da mostri spaventosi ma innocui, finché
non raggiungono il fiume Stige, le cui rive
sono affollate di morti recenti. Il traghettatore
Caronte trasporta Enea e la Sibilla nell'Ade.
Passano la casa delle anime distrutte dall'amore e
incontrano Didone, che gli volta le spalle e se ne
va. Enea passa davanti alla casa dei guerrieri
morti, ancora sporchi di ferite. Poi arriva
l'inferno, dove i malvagi vengono puniti. Infine
raggiungono i Campi Elisi, dove il padre di
Enea, Anchise, gli mostra le anime dei futuri romani
che aspettano di nascere, famosi personaggi storici
dell'epoca di Virgilio, tra cui la famiglia
imperiale. Gli dei hanno deciso che è giunto il
momento per Enea di andare avanti e fondare Roma,
così egli parte attraverso la Porta d'Avorio
dei sogni ingannevoli e naviga poco a nord verso il
Lazio.
LIBRO 7 I Troiani arrivano nel Lazio, dove i
Latini vivono pacificamente da molti anni.
Dato che questa sarà la futura casa dei Troiani, si
accampano e si avvicinano ai vicini Latini con
un'alleanza amichevole. Latino, il loro
vecchio e saggio re, seguendo i recenti presagi,
accetta e offre sua figlia, Lavinia, in sposa
a Enea. Ma Giunone invia la furia Alletto
(dea della vendetta) per rompere il trattato di
matrimonio. Alletto suscita Turno, l'ex
pretendente di Lavinia (re dei Rutuli e un
eroe di una delle città vicine al Lazio, Laurento),
e Amata, sua madre, in un odio appassionato
contro i troiani. Il figlio di Enea, Ascanio
(Iulo), durante una battuta di caccia, ferisce a
morte accidentalmente la cerva domestica di un
giovane cortigiano del re, Almone; troiani e
latini passano dalle parole alle armi; Almone viene
colpito alla gola da una freccia e si accascia morto
al suolo. Il popolo latino costringe un riluttante
Latino a dichiarare guerra ai Troiani. Egli convoca
i suoi alleati, tra cui Mezenzio, il malvagio
re dell'Etruria, suo figlio Lauso e
Camilla, una bellissima giovane fanciulla
guerriera, regina dei Volsci.
LIBRO 8 Quella notte, il dio del fiume
Tevere appare in sogno al disperato Enea e gli
dice di risalire il fiume per cercare alleati, poi
fare la guerra. Dice anche ad Enea che troverà 30
porcellini. Enea si sveglia al presagio promesso di
un maiale con 30 maialini, che simboleggiano il
dominio di Roma sulle tribù italiche. Sapendo che
Giunone è dietro i suoi problemi, le sacrifica il
maiale nel tentativo di conquistarla. Poi risale il
Tevere fino all'Arcadia, popolata da coloni
greci. Lì, il re Evandro sta celebrando una
festa in onore di Ercole per aver salvato gli Arcadi
da un mostro ruba bestiame. Accetta di aiutare i
troiani e manda suo figlio Pallante con Enea,
che va a cercare alleati in Etruria. Sulla strada,
Venere porta ad Enea un'armatura fatta da suo
marito, Vulcano, il dio fabbro. Il suo scudo
è scolpito con scene che raffigurano l'illustre
storia futura di Roma. Enea solleva lo scudo sulla
sua spalla, e simbolicamente porta il peso del
futuro senza capire cosa ha fatto.
LIBRO 9 Nel frattempo, Ascanio è stato
lasciato a capo del campo nel Lazio e le cose non
sono andate bene. Turno ha attaccato i troiani e ha
cercato di bruciare le loro navi, ma Giove ha
trasformato le navi in dee del mare che hanno
nuotato via. Turno vede questo come un presagio
positivo, poiché sembra che Giove abbia tolto i
mezzi di fuga ai troiani. Ma in realtà è negativo
per Turno e i Latini, poiché significa che i Troiani
sono ora nel Lazio per rimanere. Turno cerca di
spingere i troiani a lasciare la loro fortezza, ma
Enea li aveva avvertiti di non farlo, quindi
rimangono fermi. Al calar della notte, però, Ascanio
offre premi spettacolari a Niso ed Eurialo
per una missione segreta. I due uccidono molti
alleati latini addormentati prima che gli uomini di
Turno li catturino e li uccidano. I Latini attaccano
di nuovo e danno fuoco alle fortificazioni.
LIBRO 10
Il giorno dopo, Venere e Giunone litigano sul monte
Olimpo per questa guerra. Alla fine Giove decide di
fare un patto con Giunone: nessun dio interferirà
nelle battaglie, e il Fato deciderà i
vincitori. I troiani sono intrappolati nella loro
fortezza fino all'arrivo di Enea e dei suoi alleati.
Enea e Pallade sono diventati molto amici, più di
Enea e Ascanio. Nella seguente battaglia cruenta,
Pallade combatte eroicamente, ma Turno lo uccide e
prende la cintura della sua spada come trofeo di
battaglia. Enea, rattristato e infuriato, si vendica
sanguinosamente sui Latini, ma Giunone, con il
permesso di Giove, salva Turno facendogli inseguire
un'immagine di Enea su una nave. Enea uccide
Lauso, e quando Mezenzio si precipita in
battaglia, Enea uccide anche lui.
LIBRO 11 Enea piange Pallade e concede una
tregua di 12 giorni per seppellire i morti. In
Arcadia, Evandro piange suo figlio. Una grave
battuta d'arresto si verifica nel Lazio: Diomede,
un alleato greco che aveva combattuto contro Enea
nella guerra di Troia, consiglia ai Latini di
cercare la pace con Enea. Latino è d'accordo, ma nel
Senato scoppia una lite tra Turno e un altro
consigliere. Improvvisamente un messaggero porta la
notizia che Enea ha ricominciato ad attaccare. I
Latini gli vanno incontro, guidati da Turno e
Camilla. La battaglia è feroce e Camilla viene
uccisa. Le truppe latine si ritirano, raggruppandosi
davanti alla città al calar della notte.
LIBRO 12
Nel Lazio, Turno rifiuta un trattato di pace e si
offre di incontrare Enea in un combattimento
singolo. Enea viene ferito e Turno respinge i
troiani. Ma Venere guarisce la ferita di Enea e il
corso della battaglia cambia. Quando Enea cerca di
bruciare la città di Latino, Turno decide di
combatterlo. Mentre Enea e Turno si affrontano nel
critico stallo, Giunone accetta la richiesta di
Giove di mettere da parte il suo odio per Enea, ma
solo a condizione che i Troiani rinuncino alla loro
cultura e adottino la lingua e i costumi latini.
Giove acconsente al piano di Giunone mandando un
demone per ostacolare il combattimento di Turno.
Turno cade, gravemente ferito, e si appella ad Enea
per abbandonare la lotta. Ma quando Enea lo vede
indossare il cinturone di Pallade, è sopraffatto
dalla rabbia e lo uccide. L'ultima immagine del
poema è quella dell'anima di Turno che fugge
nell'Ade.
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