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Cosa
vedere a Montona
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Montona è uno sguardo aperto
sull'Istria più autentica. Su quella parte di storia
culturale che in qualche modo appartiene ai paesi di confine, e
che oggi rivive più preponderante che mai tra Croazia e
Italia. Il suo nome in croato è Motovun e si riscopre
come piccolo borgo appollaiato su un altura di quasi
300 metri, a dominare una delle più fertili valli
del territorio. |
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Il miscuglio quasi decadente di case d'epoca, romaniche e gotiche e anche
rinascimentali, sembra auto proteggersi da se, con i due
anelli di cinta muraria che da millenni caratterizzano il borgo.
Tutt'attorno è un misto di boschi, uliveti e prati. Ed oltre il
mare.
Il nucleo urbano di Montona si è
sviluppato sul luogo di un antico castelliere celtico e si concentra
sulla sommità di un colle, con il sobborgo chiamato per l'appunto Borgo
posizionato sul pendio a sud, quello dorsale ad est (quartiere Gradisiol),
e con quello più recente, Laco (in croato Kanal) originatosi
nell'Ottocento, ai piedi dell'altura.
In passato furono tanti gli artisti che
restarono affascinati da questa piccola acropoli istriana, uno tra
tutti
Andrea Palladio, ben conosciuto cittadino dell'allora potente
Repubblica veneziana ed uno dei più influenti architetti rinascimentali di
tutto l'occidente, oggi conosciuto in particolare per le famose Ville
palladiane, patrimonio UNESCO. Ebbene di Palladio si dice che abbia
probabilmente progettato quel possente edificio in pietra già visibile dalla
distanza, la Chiesa di Santo Stefano.
Non è l'unico monumento storico presente ed è
facile curiosare per qualche altra ora tra edifici più piccoli e gallerie
d’arte, concludendo la giornata magari gustando un bel bicchiere di vino
nella terrazza panoramica del bastione.. al calar del sole lo sguardo si
perde tra i vigneti di Malvasia e Terrano e i boschi ricchi di
tartufi, e tutto si dipinge di colori caldi e incantati.
* Lo sapevate? A Montona fu ritrovato il più
grande tartufo bianco da record, era il 1999 e il suo peso era di ben
1,31 kg.
Montona è davvero una bella città medievale,
con una cinta muraria eccezionalmente unica, piuttosto piccola e con un
numero esiguo di abitanti. A visitarla si fa presto, ma consigliamo di
approfondire la visita non solo ai suoi monumenti principali, ma anche tra i
negozi di souvenir che offrono prodotti locali (vini, grappa e tartufi in
particolare), i bar e i ristoranti, benché pochi, e senza tralasciare i
dintorni. Vediamo quindi come strutturare la visita a Montona con una
breve lista di cose da vedere e da fare:
Mura di
Montona
Montona possiede il sistema murario meglio
conservato di tutta l'Istria croata, composto da due serie di anelli
circolari di 436 metri, alte dai 9 ai 15 metri e dominanti la valle del
fiume Mirna (o fiume Quieto, come è anche chiamato). Sono
visibili dalla distanza, e bene lo sa chi attraversa in bici il tratto della
ciclabile Parenzana, che da
Trieste arriva fino a
Pola passando lungo
Parenzo e che, spingendosi poco più all'interno, presenta una
successione ininterrotta di borghi medievali dai panorami esaltanti. Certo è
che sin dall'antichità i popoli capirono bene i benefici di abitare le zone
più interne della penisola, comunque a breve distanza dal mare, distante
poche decine di chilometri.
Lo sviluppo del borgo è documentato sin dal IX
secolo, informazione che ci arriva dal Placito del Risano, un
documento d'arbitrato giuridico d'epoca feudale, e che ci fa comprendere
quanto le mura difensive fossero anche un segno di potere economico, tanto
da porre la località in termini di prestigio accanto ad altre città come
anche
Rovigno.
Parte integrante del patriarcato vescovile
della potente Aquileia (oggi in provincia di Udine) e in seguito dei
Conti di Gorizia, risultava essere già fortificata nel XIII secolo e
quindi protetta da nuove mura nel XIV secolo. Nel secolo successivo Montona
divenne acclamata fortezza di confine, situata tra la Repubblica di
Venezia ed il vicino Principato di Pisino, e questo accrebbe lo
status commerciale ed economico del borgo, che di conseguenza amplierà
notevolmente lo sviluppo edilizio e architettonico. Tra il XVI ed il XVII
secolo vennero edificate nuove chiese, rimpiazzata l'antica Collegiata e
ampliato l'intero nucleo urbano centrale, con conseguente rafforzamento
delle mura urbane, che risulteranno parte di un sistema di fortificazione
più stratificato: una cinta centrale interna con porta occidentale e
torrioni attrezzata di una passeggiata panoramica; una seconda più esterna a
comprendere i nuovi quartieri sviluppatisi più recentemente; una terza,
parziale, che completava il nuovo quartiere. Lo splendore economico
di Montona subisce un lento declino al crollo della Repubblica di Venezia,
alla fine del Settecento; oggi restano chiari i frammenti di un passato di
prestigio che ha saputo donare al borgo un'atmosfera rimasta ferma nel
tempo.
Porte
fortificate di Montona
Montona era un tempo fortificata da doppie mura
e il suo ingresso avveniva attraverso due porte principali, sopra le quali
fu eretta la torre nel XVI secolo, Porta Nuova, ancora oggi la porta
di accesso alla nucleo urbano. La cinquecentesca alta torre venne eretta
sopra le porte principali della città e ristrutturata nel 1607, durante il
dominio del podestà Marco Pasqualagia. Una volta parcheggiata l'auto
fuori dalle mura, si entra nel borgo da questo torrione, che si riversa
immediatamente in una bella piazza terrazzata e acciottolata, piazza
Josef Ressel, costruita su un terrapieno tra il palazzo comunale ed il
muro alto del secondo anello di mura. Da una parte quindi troviamo uno
spettacolare panorama sulla valle, dall'altra l'edificio d'epoca.
Al passaggio, nell'arcata sotto la torre, si
noterà la parete con un lapidario caratterizzato da iscrizioni a
rilievo originarie dal primo medioevo. Oltre, e lungo la via, si affacciano
un ristorante con dei tavoli sulla terrazza panoramica e dei negozi di
artigiani. E poco oltre ancora, possono prendersi due direzioni: una si
dirige verso la Loggia e arriva alla passeggiata lungo le mura della
città, per godere di un altro belvedere, un punto panoramico che con lo
sguardo arriva lontano. Opposta, si percorre invece il tratto che arriva
alla Porta Castellana, dalla quale si accede al cuore interno del
borgo antico, quello che ospita la piazza di Andrea Antico, con la chiesa di
Santo Stefano, il palazzo comunale e il palazzo Polesini a delimitarla, di
cui parliamo di seguito.
La Loggia
di Montona
Nella parte occidentale della piazza Josef
Ressel, appena entrati, e poco prima di entrare nella porta interna che da
sulla cittadella, si trova la Loggia, in antichità nota con il nome
di Lobia Maior, che rimane aperta a tre lati con delle colonne e che
offre una vista panoramica mozzafiato verso la valle e l'orizzonte lontano.
Poco oltre troviamo diversi edifici abitativi d'epoca. La struttura venne
menzionata per la prima volta nel 1331 ed un tempo qui si tenevano le sedute
del consiglio comunale e venivano comunicate ai cittadini le decisioni
importanti al bene pubblico o le sentenze pronunciate dai giudici e rese
operative. É uno dei luoghi più belli e romantici di Montona,
sicuramente un tratto urbano da non perdere nella visita, e da preferire se
non siete tra coloro che scelgono di sedersi al tavolo del ristorante poco
più indietro. Prendersi qualche minuto per ammirare la vista panoramica è
d'obbligo, il relax e l'energia che la vallata emana è a dir poco magnifica,
soprattutto al tramonto e nelle chiare giornate di sole.
Piazza
Andrea Antico
La piazza principale di Montona (Trg Andrea
Antico, in croato) la troviamo quasi con le sembianze di una via larga,
di fattura antica, lastricata da grosse pietre. Separa la chiesa di Santo
Stefano dal palazzo comunale (in stile romanico e indicato come il più
grande edificio storico del periodo in Istria), posizionati uno di fronte
all'altra con chiara separazione di poteri civici da quelli ecclesiastici.
Un tempo qui era funzionante la grande cisterna che riforniva d’acqua
potabile l’intera città e di cui oggi rimane testimone una vera da pozzo
del '400, come nella foto accanto, la quale conserva scolpito lo stemma
cittadino a cinque torri e il leone di San Marco, simbolo
dell'appartenenza alla Serenissima Repubblica di Venezia.
Certo è che di leoni alati della
Repubblica veneziana ne troviamo sparsi un po' per tutto il borgo, poco
più di una decina, e curiosamente tutti rivolti ad est dell'orizzonte,
sentinelle preziose a guardia degli aggressori orientali.
La piazza porta il nome di Andrea Antico da
Montona, che qui nacque nel 1480 e che fu rinomato, se non
il primo, editore musicale, compositore e miniatore del periodo
rinascimentale italiano (a quel tempo, molti istriani viaggiarono nel resto
della penisola italiana, per studi e apprendistato, e molti di loro
divennero apprezzati artisti). Andrea Antico inventò i primi tasti mobili,
in legno, per la stampa di spartiti musicali e avendo ottenuto
autorizzazione papale, iniziò a pubblicare musica a Roma nel 1510.
Oltre alla chiesa e al palazzo civico, la
piazza è circondata da altri edifici storici, come il cinquecentesco
palazzo Polesini (che oggi ospita un albergo). Nella piazza è anche
presente l'Ufficio di informazione turistica di Montona.
Chiesa di
Santo Stefano a Montona
La chiesa principale di Montona (Sveti
Stjepan in croato) è datata XVII secolo, ma fu costruita sopra le
fondamenta di un sito ben più antico e da cui probabilmente prese avvio
l'intero nucleo urbano. É riconoscibile già da chilometri di distanza per
via del suo alto campanile dalla cima merlata e che appartiene alla
struttura più antica, che è del Duecento. Si posiziona nella piazza Andrea
Antico, di fronte all'antico palazzo comunale. Lo stile romanico-gotico si
affianca così a quello tardo-rinascimentale dell'edificio principale,
ricostruito tra il 1580 ed il 1614. Secondo la tradizione nella parte più
antica sarebbero custodite le tombe del margravio Enghelbert III e
della moglie Matilda di Sulzbach, due feudatari del periodo
medievale.
Per fortuna, borghi e monumenti come questi
sono passati quasi indenni alle guerre e sono sopravvissuti ai tristi
esodi istriani che per secoli hanno caratterizzato la Croazia e la parte
che dalla fine della Seconda guerra mondiale non è stata più italiana. Anche
questo piccolo borgo è stato testimone del crocevia di culture Veneziane
e Slave, capaci di aggiungere unicità all'odierno patrimonio
artistico croato. Oggi, le testimonianze culturali e artistiche di
Montona le troviamo non solo nel disegno architettonico della struttura
della chiesa meno recente, che viene attribuito proprio all'architetto
veneziano per eccellenza, Andrea Palladio, ma anche nell'interno, che
splende di una serie di doppie colonne marmoree disposte nelle tre navate e
culminanti in dieci arcate.
Tra le opere d'arte presenti troviamo delle
sculture in marmo di uno scultore veneziano, Francesco Bonazzo,
e raffiguranti i SS. Stefano e Lorenzo, una croce astile in
argento dorato, un altarolo portatile della metà del Trecento e
diversi dipinti di un ignoto artista veneziano.
Palazzo
comunale di Montona
Il palazzo comunale fu eretto tra il XII ed il
XIII secolo e si presenta su due lati, una prima vasta parete riversa nel
bastione panoramico, immediatamente a ridosso della porta d'accesso e ad
includere la Porta Castellana, quella che dà l'accesso alla cittadella più
interna. L'altro lato, la facciata, che dà invece sulla Piazza Andrea
Antico, posiziona l'edificio quindi di fronte alla chiesa di Santo Stefano.
Nel XIII secolo Montona era una fiorente cittadina, con tanto di
fortificazioni e prospero commercio. Alcuni anni fa la parte esterna
dell'edificio risultava sicuramente trasandata, ora una nota di bianco
colore le ha donato l'antico prestigio, mettendo in risalto le finestre in
stile romanico e le bifore. Ad oggi il palazzo è indicato come la
struttura pubblica in stile romanico ancora operante più grande e meglio
conservata dell'Istria.
Altre
chiese di Montona
La chiesa di San Giovanni Battista,
meglio nota come chiesa della Madonna delle Porte, si posiziona
all'entrata del quartiere conosciuto come Borgo, verso la piazza inferiore
del nucleo urbano e davanti alla porta gotica. Venne costruita nella prima
metà del XVI secolo su una preesistente chiesa, al suo tempo fuori dalle
mura cittadine, con l'affiancato un campanile di 15 metri edificato alla
fine dell'Ottocento. L'interno della chiesa si apprezza per il dipinto
della Madonna con bambino, che secondo la tradizione sarebbe stato
posizionato su un albero di fico da un angelo, albero che oggi
vediamo incluso nella scalinata che porta allo stesso altare. Il trittico
recentemente restaurato è opera di Paolo Campsa, un artista
rinascimentale originario dell'odierna Albania.
A Montona sono inoltre presenti, la
cinquecentesca chiesa dell'Immacolata Concezione o dei Servi (dal
nome del convento dei frati Serviti); la chiesa del cimitero di Santa
Margherita, che conserva ancora oggi delle antiche lapidi murate sulla
facciata posteriore. Il cimitero di Santa Margherita è situato nel
quartiere di Gradiziol, un sobborgo originatosi tra il Trecento ed il
Quattrocento ed oggi dall'aspetto più barocco. Nella zona di Borgo sono
invece presenti la chiesa di Sant' Antonio da Padova (ex chiesa di San
Cipriano), ricostruita dagli abitanti in occasione di un voto fatto al
santo durante un'epidemia di peste e quindi rimaneggiata più volte nel XVII
secolo e nel XIX secolo.
Palazzi
signorili di Montona
Il Palazzo Polesini è il più noto dei
palazzi patrizi di Montona. Si nota all'estremità di piazza Andrea Antico ed
è del XVIII secolo. Prende il nome da un'antica famiglia benestante del
posto. Nel palazzo vissero infatti generazioni e generazioni di una famiglia
patrizia montonese, la più ricca, che amministrava gran parte del patrimonio
terriero locale, arrivando fino a Parenzo. I Polesini diventarono marchesi e
diedero vita a diversi personaggi di prestigio. Si dice che un tempo il
palazzo era un Castello e che pure questo edificio ebbe qualche influenza
palladiana, o addirittura sia stato progettato dal Palladio. A questa che
era una delle famiglie più illustri dell'Istria nobilissima sono dovute
diverse ville – anche in stile palladiano - che troviamo sparse in tutta
l'Istria, come quella San Giovanni della Cisterna è un villaggio poco
distante da San Lorenzo del Pasenatico (Sveti Lovre?, in croato) o
quella eretta sull' isola di San Nicolò di fronte a Parenzo.
Oggi il palazzo ospita un rinomato albergo. Dal quartiere di Borgo, si
arriva ad una via che scende verso il basso e dove si possono vedere altri
edifici residenziali, oltre che alcune chiese e l'antico ospizio, già
presente nel 1331 e con tanto di medico e farmacista già nel 1622 (accolse i
mendicanti nei tempi più recenti prestando opera di supporto).
Foresta di
Montona
Un’antica leggenda istriana racconta che
un tempo nella valle del fiume Mirna vivevano dei giganti e
che erano talmente grandi da poter passare da un colle all'altro in pochi
passi. Furono proprio loro, secondo la tradizione, ad aver costruito Montona...
su una rocca cuneiforme dalla superficie piana. Quando l’Istria iniziò ad
essere abitata dagli umani, i giganti vennero perseguitati e costretti alla
sudditanza. Il più famoso di questi giganti fu 'Veli Jože' (“Il
grande Joze?) raccontato nell'omonimo romanzo di Vladimir Nazor,
il quale nel primo Novecento, studiò e scrisse di miti e leggende
popolari istriane, e nello specifico raccontò la storia di un gigantesco
contadino di Montona determinato a liberarsi dei soprusi inflitti dagli
umani grazie all'aiuto del giovane Elia, incontrato in un viaggio via mare
verso
Venezia.
La storia del gigante di Montona è del
tutto allegorica ed è legata più che altro al bosco di Montona, ben
conosciuto sin dall'antichità. Leggende a parte, altri racconti un po'
misteriosi parlano del ritrovamento di alcuni scheletri giganteschi durante
gli scavi per la costruzione di un punto navigabile lungo il fiume Mirna
durante il Medioevo. La dovuta immaginazione popolare ha fatto il resto.
Certo è che il bosco di Mirna è sempre stato conosciuto ed apprezzato
sin dall'antichità, perché abbondava di una legna particolare e la
Serenissima Repubblica di Venezia ha sempre fatto di tutto per acquisire
e mantenere la supremazia sul territorio.
Il legno della foresta di Montona
ricavato dalla quercia istriana era infatti usato per la costruzione
delle galee della flotta veneziana, e questo valse al territorio il
soprannome di “Perla della Marina?, tanto che dopo i veneziani anche
gli Asburgo, approffitarono della riserva di materia prima per la loro
industria navale.
La foresta in origine si estendeva per circa
1300 ha, oggi su 800 ha che sono comunque protetti e dichiarati riserva
speciale. Vi crescono alberi di farnia, frassino ossifillo e olmo campestre.
Oggi la “perla? vera e propria è costituita non più dal legno, che è anzi
oggetto di gestione e protezione, ma dal tartufo, e in particolare il
tartufo bianco, il più pregiato e che grazie a specifiche condizioni
climatiche, si apprezza per lo specifico aroma e gusto. Lungo la strada che
porta a Pisino è stato creato il Parco della Rimembranza di Cava
Cise, alla memoria dei giovani trucidati nel maggio del 1945 e i cui
corpi vennero ritrovati in una fossa comune alcuni anni fa proprio in questo
stesso posto.
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