Cosa vedere in Basilicata - Cosa visitare in Basilicata

Ann.

Cosa vedere in Basilicata - Cosa visitare in Basilicata

Avolte, non nelle carte geografiche, ma in quelle mentali, spariscono interi territori, oppure li collochiamo in una posizione territoriale e con coordinate del tutto scollegate dalla loro effettiva locazione geografica. È questo il caso della regione Basilicata, che pochi possono dire (forse nemmeno qualche lucano) dove si situi e quali siano i suoi tratti salienti. Su questo equivoco hanno giocato gli autori del Film Basilicata Coast to Coast (2010).

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MateraQuando hanno parodiato il classico gran tour dei giovani americani da una costa all'altra, con un omologo 'giro' da una costa all'altra dei due mari, il Tirreno e lo Ionio, che bagnano questa regione: un totale di poco superiore al centinaio di chilometri che potreste percorrere in nemmeno un'ora imboccando la statale 653 della Valle del Sinni. Gli amici musicisti/performer del film, invece, la percorrono con un carretto a cavallo, a piedi, e ci mettono dieci giorni.

Noi non propaganderemo questo tipo di soluzione, anche se certo ne siamo nostalgici, qualche tappa del viaggio di Papaleo e soci, dovrà certamente rientrare anche in questa modesta proposta di vagabondaggio consapevole, non partiremo però da Maratea (ma, curiosamente, vi arriveremo come tappa finale). Poniamo che abbiate soggiornato in Puglia, e dirigetevi senz'altro verso Ovest, percorrendo da Canosa di Puglia la SS93 verso Venosa, la nostra prima tappa. Già conosciuta ai tempi dei Romani, che la strapparono ai Sanniti, l'antica Venusia era già Municipium nel 291 a.c. Forse fondata in onore di Venere, la dea dell'amore, oppure acquistando il nome dall'abbondanza, anche qualitativa, dei suoi vini (vinosa), la sua posizione su un altopiano racchiuso tra due valli, favorì lo sviluppo della coltivazione della vite, e sfruttò per il commercio di quel nettare la collocazione sulla Via Appia, che collegava Roma a Brindisi. Testimonianze di quel periodo si possono rintracciare nel "Parco Paleolitico" di Notarchirico, mentre la vicina collina della Maddalena, con sepolture alla maniera cristiana e alla maniera orientale, ci confermano che si insediò già anticamente nella città una delle prime comunità ebraiche.

Durante il Medioevo, la città fu sottoposta a ripetuti saccheggi, fino ad arrivare a Federico II che nel 1133 vi fece costruire un Castello, su un precedente edificio Longobardo. Dal 1200 l'edificio divenne convento dei Frati, prima Agostiniani, poi Salesiani e infine, come risulta ancora oggi, dei Padri Trinitari.

Dopo gli Svevi, si successero i Signori Feudali, fino ad arrivare alla Aragonesi della famiglia Gesualdo, nel 1561. In questo periodo visse nel feudo Carlo Gesualdo, forse il più importante madrigalista del suo tempo, ma anche figura controversa e pluriomicida. Il succedersi dei nobili come feudatari portò, dopo le rivoluzioni del 1848, ad un durissimo scontro, nell'anno successivo, tra possidenti terrieri e favorevoli alla cessione della terra ai contadini. Il Castello fu adoperato come segreta per gli sconfitti nel conflitto. I briganti di Carmine Crocco la conquistarono nel 1861 (in questa circostanza fu ucciso Francesco Nitti, nonno del politico Francesco Saverio Nitti) e, anche dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1846, i monarchici superarono in voti i repubblicani, confermando la tradizione in qualche modo revanscista della sua popolazione.

Oggi rimangono molti resti, come il Complesso della Santissima trinità, che comprende la chiesa vecchia, di epoca paleocristiana, con la tomba degli Altavilla e della moglie ripudiata di Roberto il Guiscardo, e la chiesa incompiuta, dell'XI secolo, innalzata con materiali sottratti all'anfiteatro romano e con l'edificazione mai terminata. La Chiesa del Purgatorio, in stile Barocco, fu edificata nel 1679 per volere dei "Confratelli del Monte dei Morti", contiene all'interno un bel polittico del seicento e tele di Carlo Maratta del 17° secolo.

Poi, Palazzo Calvini, con una tavola su cui sono incisi i nomi di magistrati romani, e oggi sede del municipio. La "casa" di Quinto Orazio Flacco, del II secolo d.C., probabilmente ambienti di un termario, ricostruita secondo criteri di archeologia sperimentale. Quindi, Palazzo del Capitano, vicino al vallone Ruscello, contiene parte delle antiche mura cittadine. Delle numerosissime fontane che arricchivano i rumori di fondo della cittadina, rimangono oggi poche significative, tra le quali la Fontana Angioina, eretta nel 1298, con due leoni in pietra che artigliano un ariete, con ventidue pioli in pietra che separano la piazza del Castello dalla Fontana. La Fontana di Messer Oto, omaggio all'allora sovrano Roberto d'Angiò, già lavatoio pubblico. La Fontana di San Marco, di fine 500, adoperata un tempo come abbeveratoio per i cavalli. Il Castello Aragonese, che contiene anche il Museo Archeologico. Un Parco Archeologico, che contiene frigidarium e calidarium. Quindi l'Anfiteatro Romano, privato degli ornamenti che sono ora collocati in altri monumenti della cittadina.

Prima di partire, fate scorta del vino Aglianico del Vulture, dei dolci Pizzicannelli, e proseguite verso ovest, fermandovi a guardare l'ora all'Orologio del Rione Costa a Rionero in Vulture (una sorta di Big Ben in proporzioni e modalità lucane), per poi salire a nord, verso Melfi, dove potreste voler visitare lo stabilimento della Fiat, uno degli stabilimenti automobilistici più produttivi d'Europa. Naturalmente non mancano le belle chiese, da citare senza dubbio la Chiesa rupestre di Santa Margherita, del 1200, tutta scavata nel tufo; piena di interessanti affreschi, tra i quali un memento mori nel motivo di Federico II che si imbatte in tre scheletri oppure, per i più avventurosi, la chiesa rupestre dello Spirito Santo, anch'essa scavata nella roccia, a 900 metri di altezza nei boschi del Monte Vulture, con una statua della Madonna portata in processione durante la festa della Pentecoste in memoria della battaglia tra francesi e spagnoli a Melfi. Immancabile, la visita al Castello, di epoca medievale, edificato dai normanni. Qui Federico II vi promulgò le Costituzioni, è rimasto di proprietà del principe Andrea Doria fino al 1950. Bei palazzi ad uso civile adornano la città, ma il centro storico, interamente circondato da mura turrite, tra i pochi esempi di fortificazione del sud Italia, anch'essa di origine normanna, non va assolutamente tralasciato, coi suoi vicoli, più o meno grandi e le gradinate della piazza con rilievi, portali, pozzi e fregi in pietra, La piazza del mercato, riqualificato in base ad un progetto vincitore di un concorso di idee, sul luogo fuori dalle mura dove anticamente si teneva il mercato, merita almeno un po' di tempo per la visita. Se capitate il giorno di Santa Lucia, il 13 Dicembre, potreste vedere le piazze dei vari quartieri accese dai falò che scacciano le tenebre della notte più lunga dell'anno.

Satolli di Maccuamar (i maccheroni quadrati al sugo del luogo), riprendete il viaggio, a sudovest, lungo la SS401 per arrivare poi a Muro Lucano, arroccato su un pendio che guarda la gola dove Annibale combatté contro il Console Marco Claudio Marcello nel 210 a.C., nel corso della Seconda Guerra Punica. Sia il Castello che la Cattedrale (forse del IX secolo) meritano una visita, tra le mura del primo si consumò l'omicidio di Giovanna I d'Angiò, allora Regina del Regno di Napoli. Se volete, potreste anche dare un'occhiata al Museo Archeologico Nazionale della Basilicata Nord-occidentale. Prima di avviarvi verso Potenza, fermatevi a Baragiano, dove troverete sia reperti archeologici che resti delle mura del VI secolo. Un antico castello monumentale, con statue lignee e crocifisso della fine XVII secolo, costituisce l'orgoglio di questo paesino collinare, a soli 30 km da Potenza, meta della nostra prossima tappa.

Potenza, capoluogo della regione, con gli oltre 800 metri di altezza, è il più alto capoluogo di regione in Italia, con il centro storico, come sovente capita, nella parte più elevata della città. Di origini incerte, ma certo molto antiche, si caratterizzò per schierarsi sempre contro Roma, anche al tempo del passaggio di Annibale per queste terre. Le fortune della città, susseguenti alla battaglia di Canne, durarono fino alla Battaglia del Metauro, dopo fu anche ucciso Asdrubale Barca, il fratello del generale sconfitto, che dovette ritirarsi in Africa. La vendetta dei Romani su Potenza fu terribile, e ne venne mutato anche il nome in Potentia Romanorum. Per favorire una maggiore integrazione, vista la posizione strategica dell'insediamento, venne collegata con molte strade militari al resto della regione, fino almeno al periodo delle invasioni barbariche, quando infine i Bizantini, che hanno dato anche il nome alla regione grazie ai basilici (governatori) che l'amministrarono, furono sostituiti dai Normanni i quali unirono in un regno coeso la Basilicata alla Calabria e alla Sicilia. Potenza si caratterizzò come città vescovile. Sospettata sempre di ribellismo e ambiguità, fu devastata sia dagli Svevi che dagli Angioini. Nel 1600 era divenuta provincia spagnola, e subì lo scempio ulteriore di un violentissimo terremoto nel 1694. Dopo i Borbone, la città venne annessa al Regno d'Italia, per arrivare, infine agli anni Ottanta del secolo scorso, quando un nuovo terremoto mise a scompiglio la pace sociale della città.

I resti storici e monumentali hanno dovuto superare il vaglio di queste innumerevoli prove, ne è un esempio la Cattedrale di San Gerardo, dedicata al Santo patrono della città, con una facciata in pietra del 1200 e vari affreschi e statue devozionali, che passò da basilica romanica ad edificio neoclassico sul finire del XVIII secolo, secondo il volere del vescovo Andrea Serrrao. Poi, la Chiesa -convento di Santa Maria del Sepolcro, del XII secolo, costruita dai Cavalieri dell'Ordine dei Templari, al ritorno dalla Terza Crociata, legata storicamente al sepolcro di Cristo. Ha al suo interno delle belle tele e un monumentale altare Barocco della Reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo. La città vedeva, al tempo, anche la presenza dei Cavalieri di S. Giovanni, gli Ospedalieri o Giovanniti, che si dedicavano tanto alle cure degli ammalati che alla protezione dei pellegrini e dei luoghi santi. Di questa presenza medievale, rimane un evidente segno nella Porta S. Giovanni (Via Caserma Lucana), la quale, insieme alla Porta San Luca (Via Manhes) e Porta San Gerardo (largo Duomo) segnano visibilmente le antiche entrate al muro di cinta che racchiudeva il centro storico; le sue strette vie e le sue belle piazze meritano una visita approfondita.

San Gerardo La Porta, piacentino, fu vescovo di Potenza dal 1111 al 1119, ed è raffigurato nella statua presente nell'Edicola (ma i potentini la chiamano Tempietto), in Piazza Matteotti, costruita secondo un sobrio stile neoclassico. Tra le particolarità dell'insieme, l'iscrizione sulla sinistra ricorda due episodi storici fondamentali della città: l'invasione dei briganti nel 1809 e la rivolta del 18 Agosto 1860. Ma il pezzo forte del manufatto è la sua posizione, rivolto sia verso la piazza che verso la valle, ergendosi sul muraglione sottostante, da dove potrete godere di un vasto panorama che ricomprende tutta la zona edificata in tempi recenti, fino alla zona industriale della valle del Basento. In occasione della festa patronale (30 Maggio), nella piazza viene innalzata la cassa armonica, dove si esibisce la banda musicale. Capitando in città il giorno precedente, invece, potreste assistere alla Parata dei Turchi, che termina al Duomo, che lungo gli anni ha visto numerose creative interpretazioni (non ultima, il nome, che si dovrebbe far risalire ad un'improbabile invasione turca nel Basento). Negli ultimi anni, è ripresa l'usanza di trasportare a braccia la Iaccara, guidati dal Capoiaccara, appunto; se avrete modo di assistere all'evento vedrete che il pesante fascio di canne e legna viene innalzato a braccia, scalato dal Capoiaccara e incendiato in onore di San Gerardo: una simbologia tipica dei riti pagani che è molto diffusa nei paesi lucani, specialmente durante le varie sagre patronali.

Nel vicino quartiere dell'Europa Unita (ma qui la damnatio nominis dei Potentini riaffiora, e in pratica tutti lo conoscono come quartiere del Poggio Tre Galli) , in una traversa di Via Parigi, potrebbe godere della visita all'unica villa romana recuperata in questo territorio, quella di Malvaccaro , forse del Primo Secolo d.C., a più livelli, presenta, nella sala del triclinium, un medaglione con l'immagine delle tre Grazie e un'aula ad abside con vari ambienti. Dagli antichi signori (i Romani) fate un balzo temporale di quasi 1000 anni, all'antico castello di Potenza, probabilmente di origine longobarda, di cui, dopo l'ultima guerra, rimane solo il maschio, la Torre Guevara (non si tratta di un omaggio al Che, ma degli ultimi proprietari del castello, la famiglia Aragonese dei Guevara ). Adibita a Galleria d'arte, ospita l'associazione lucana di Astronomia, e se salite i suoi 86 gradini avrete modo di godere di un altro Belvedere cittadino.

Senza dimenticare di recare omaggio alle piante secolari della Villa Comunale di Santa Maria (l'ex orto botanico), rimettetevi in viaggio verso il Raccordo Autostradale Potenza " Bisignano, dove troverete, tra Via Marconi e Via Vaccaro, il Ponte Musmeci, o Viadotto dell'Industria, quest'opera imponente, ma segnata, dell'Ing. Sergio Musmeci è del 1969, fa della sua forma un'espressione artistica: vi sono assenti, difatti, i pilastri, sostituiti da ramificazioni con una singola volta di 30 cm di spessore e quattro archi contigui: evidente il tentativo di unificare l'ispirazione scultorea con la razionalità architettonica, aumentando solamente la scala dell'opera che si presenta, così, alla visione di tutta la città e non solo allo sguardo del singolo visitatore.

Dirigendovi verso Tricarico, incontrerete lungo la strada le indicazioni per Pietrapertosa e per Castelmezzano, paesini con circa 1000 abitanti, rispettivamente, nel cuore delle Dolomiti Lucane,

Anche qui, come nelle omonime maggiormente conosciute, le cime assumeranno tinte rosate al tramonto, ma sono i paesi, incastonati e costruiti sulla roccia, a costituire un vero gioiello: il Castello di epoca romana, l'arco naturale, l'Arabata, i canali delle acque meteoriche per Pietrapertosa; la Festa del Maggio, le tante belle chiese, la Sagra della Cuccia per Castelmezzano. Ad unire queste belle cittadine, da non molto tempo è stata istituita una sorta di prova di coraggio, costituita dal Volo dell'Angelo, due semplici cavi di acciaio, ad un'altezza di 400 m, che uniscono i due paesi; i più coraggiosi, sperabilmente a stomaco vuoto, possono lanciarsi, imbracati e con doveroso caschetto, a 120 km orari (circa un minuto di viaggio) e ammirare, se vi riescono, il bellissimo paesaggio della vallata circostante. Ottimo come mezzo per stupire eventuali fidanzate e sconsigliabile ai deboli di cuore.

Ora, attraversando scenari adatti ad un film western di Sergio Leone, ma tornando ancora con il pensiero ai Cavalieri dell'Ordine di Malta, che era insediati presso questi territori, raggiungete, bianca in cima ad un alto colle desolato, come una Piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto, Matera. Carlo Levi mi scuserà per l'orribile utilizzo di una citazione dal Cristo si è fermato a Eboli, ma le suggestioni del film La Passione di Cristo di Mel Gibson, che ha utilizzato i Sassi di Matera per molte delle scene del suo film, probabilmente ispirate dalla lettura di quel libro, in qualche modo tendono a fuorviarci.

In verità, la città è molto antica, l'attuale Civita, sulla riva destra della Gravina (il nome generico di questi canyon carsici che avrete già visto nel corso dell'itinerario), che è il primo insediamento urbano, risale all'età del metallo. Ma già nel paleolitico, approfittando della relativa semplicità di scavare abitazioni e cisterne nella calcarenite, a ridosso del burrone, era molto popolata (i Sassi nascono così). Il suo essere all'incrocio di due mari la rese spesso terra di profughi e di dominatori, fino a finire distrutta da Ludovico II, imperatore dei Franchi che tentavano di respingere l'invasione dei Saraceni. Qualche secolo prima, in un'impossibile fuga dalla città, in quello che venne chiamato il periodo del monachesimo, molti monaci benedettini e bizantini si stabilirono lungo le Grotte della Gravina ricavandone così delle chiese rupestri (ad oggi ne sono state accertate 155 tra eremi, cripte, basiliche ipogee e similari). Molte tra esse risultano affrescate, come vi accorgerete visitando la Cripta del Peccato Originale, con le sue meravigliose scene della Genesi e la Madonna regina, dai tratti somatici lucano-bizantini per così dire; oppure la Madonna della Croce, di grande fascino architettonico; il Parco dei Monaci, lo si percorre lungo un sentiero con strapiombo, con solo rupe e grotte che fanno da compagnia; S. Maria de Idris, la patrona dell'acqua, la guida del cammino, collegata con un passaggio sotterraneo, sempre affrescato, a San Giovanni Monterrone, lega il tema dei suoi affreschi a quelli della vicina S. Lucia alle Malve, la prima sede delle laure, le celle scavate nella roccia, tutte distinte, che si uniscono solo nella chiesa. Se proseguite lungo il Parco Naturale, in particolare lungo la via Appia (SS7) vedrete come le attività dell'uomo hanno modificato il paesaggio, le cave di tufo hanno spianato colline e, soprattutto, fatto sparire i boschi, che caratterizzavano un tempo la Murgia, anche se la natura, in alcune zone meno accessibili, ha modo di conservare una bella presenza di flora e fauna che meritano una visione. Prendendo per via Casalnuovo, troverete le altre chiese rupestri di S. Barbara, del Cappuccino Vecchio e del Cappuccino Nuovo, prendendo a destra, in via Ridola, dove vi fermerete a visitare il Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola�?, affacciatevi dalla Piazzetta Pascoli dove riuscirete anche voi a godere, sul far della sera, dello spettacolo delle mille luci che aveva già fatto colpo su molti tra i suoi visitatori: siete nel centro della città. Apprezzerete che la città, in definitiva, costruisce una rocca nel suo sviluppo complessivo e capirete come, pur non potendole visivamente apprezzare, le cisterne, le conche e i sistemi di canalizzazione dovunque presenti (e recentemente sottoposti a profondo restauro) rispondano a questa logica dell'assedio: gli abitanti dovevano raggiungere, chiaramente, l'autosufficienza. Le tecniche di costruzione, quella che potremmo chiamare, con termine contemporaneo, la bio-architettura, si sono purtroppo perse, ma risultano quasi prodigiose al turista e, senza dubbio, impressionanti.

Non trascurate una visita alla Cattedrale, all'incompiuto Castello Tramontano, dove il conte Giovan Carlo, che gli dette il nome, venne assassinato per l'elevata imposizione fiscale che aveva imposta alla città (una lezione per l'oggi?), e al Palazzo Lanfranchi, dove potrete visitare il Museo Nazionale d'arte della Basilicata.

Rimessi in marcia, dirigetevi verso sud, verso il mare, passerete Bernalda, dove i cinefili potranno fare qualche foto al Palazzo Margherita, proprietà di Francis Ford Coppola (suo nonno Agostino era di queste parti), il regista viene a fare i bagni al vicino Lido di Metaponto. Imitatelo, per quanto potete, approfittando della lunga striscia litoranea che si affaccia sullo Ionio, le scelte sono le più varie, e anche le accoglienze turistiche, Policoro ha lunghe spiaggie, molte libere; Marina di Pisticci ha strutture organizzate, arrivate fino a Nova Siri Scalo, riprendete la strada verso l'interno, direzione Francavilla in Sinni, sarete nella zona del Pollino, dove è consigliabile la visita al Parco, così da poter sognare di volare con i falchi alla Grancia (attenti al re dei briganti). Se non vi perderete nei boschi, come è capitato a chi scrive, riuscirete a dirigervi verso il mare orientale, il Tirreno, verso Maratea, l'unico comune lucano che si affaccia su questo mare.

Il contrasto tra l'entroterra e la marina, evidente sin da subito, si manifesta al massimo nella Statua del Cristo Redentore, dono dell'industriale Stefano Rivetti di Val Cervo alla città, forse il suo monumento più famoso, oltre che una delle statue più alte del mondo, coi suoi 22 metri: se la si osserva da lontano sembra che guardi il mare, invece il Cristo guarda verso i monti vicini. La pianura sembra assente in questo luogo, i contrasti si fanno forti tra i rilievi in calcare dolomitico e l'azzurro terso dello splendido mare. Il paese merita una dettagliate visita, tra le sue 44 chiese; il Palazzo Eredi Picone; il Palazzo De Lieto; i Castelli, come quello di Castrocucco, e le Mura cittadine, non sono in splendido stato di conservazione e lasciano più che spazio alle possibilità di immaginazione; mentre le vecchie Torri di avvistamento e di guardia, sono state restaurate, tra di esse la curiosa Torre Apprezzami l'Asino, che deve il suo nome all'episodio dei due contadini che si incrociano in una strettoia, costretti a sacrificare quello che aveva il minor prezzo (ma non erano due veri contadini, uno dei due sarebbe tornato indietro certamente, non l'avrebbe mai lanciato in mare, l'Asino è l'animale simbolo della zona). Nel mare, invece, lanciatevi voi, scivolando in parapendio su Acquafredda (almeno farete riposare i vostri piedi).

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