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Lourdes: quello che ho visto (1927)
Arnaldo
Cipolla - Luglio 1927
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Sono
a Lourdes da qualche giorno e mi sembra di aver veduto
quasi tutto - tutto, voglio dire, che vedono i pellegrini o i
turisti che arrivano qui - ma provo un'invincibile difficoltà a
riprodurre quel che penso, forse perché i miei sentimenti si
sono inconsciamente semplificati ad un punto che mi sembra
infantile tentarne la sincera confessione. Durante questo tempo
due grandi pellegrinaggi hanno invaso la cittadina, uno olandese
e un altro lionese, con il loro straziante ingombro di infermi,
di piagati, di paralitici, di ciechi, di morenti.
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Ho
seguito le loro processioni diurne e notturne, ho assistito ai
loro trasporti di fede, alle loro invocazioni ardenti di grazia;
e all'ingenua domanda di qualcuno che mi ha chiesto se credevo
ai miracoli di Lourdes, ho risposto semplicemente di sì.
Quando sono entrato
la prima volto nel parco del Gave, nel cosiddetto e "dominio
della Grotta" e mi son trovato dinanzi all'armoniosa e
grandiosa sublimazione della Vergine di Bernadette,
espressa dalle tre chiese sovrapposte, mi sentivo nella
condizione d'animo del poeta afgano Mirza, che, per
scrivere il Libro degli Iddii, ha peregrinato vent'anni
attraverso i maggiori santuari del mondo. Mirza cercava il segno
e la presenza della divinità e non l'aveva trovati ne sotto i
bagliori delle cupole d'oro moscovite, nè sull'ardente spianata
della moschea di Jama a Delhi, nè intorno alla
Kasba della Mecca, e neppure dinanzi all'incubo multicolore
di Benares, o sotto la mole romana di San Pietro,
o nell'affastellamento settario del Sepolcro gerosolimitano, o
ai piedi delle gigantesche statue dorate dei Budda
dell'Irawaddi, o nel giardino dove dorme Confucio e
la sua lunga discendenza.
Anch'io ? ad eccezione della Mecca
dove un seguace di Cristo non può andare ? ho veduto tutti
cotesti luoghi e solo sulla riva del Lago di Galilea ho
sentito Iddio nel mistero del paesaggio. Ma là, sulla rovina
della Sinagoga di Cafarnaum, pascolano fra gli sterpi i
cammelli beduini; voglio dire che nessuna folla si aduna e
riesce con la preghiera ad ottenere che la carezza di un
intermediario di Dio la sfiori. Si dice: nessun miracolo di
Lourdes è riuscito mai a restituire ad un infelice un arto
mutilato, a ridar la vita ad un trapassato. Ma quel che vi
accade è sufficiente a provare inconfutabilmente l'intervento
del soprannaturale, ed è nell'ordine armonioso delle cose create
che la grazia non debba rappresentare un sovvertimento tale da
inclinare gli uomini a rifiutare in massa il loro destino
terrestre.
Lourdes è, per ora,
la più sicura lenitrice e riparatrice del dolore degli uomini
nel mondo. Altre ne potranno sorgere nell'avvenire, in altri
luoghi, forse più potenti di questa, ma è indubitato che qui la
divinità, compiacendosi di apparire e di esprimersi sotto la
forma e nei modi accessibili allo spirito più umile e limitato,
com'era quello della villanella analfabeta Bernadette
Soubirous, ha messo il Cielo in comunicazione con le
creature di Dio viventi sulla Terra. Incredulità,
contraddizione, sarcasmo hanno tentato di abbattere l'inconscia
messaggera; la scienza, che sta per rivelare le influenze degli
astri sul nostro organismo, l'ha combattuta in tutti i modi,
chiamandola mentitrice, folle, allucinata; ma l'oltraggio non è
riuscito neppure a sfiorarla. Vide le sue predizioni avverarsi
come ordini venuti dal cielo e, da settanta anni, scrive a
Lourdes pagine paragonabili soltanto alla storia del popolo
eletto.
La Spianata
degli Eletti
Una partecipazione
alla funzione più grandiosa dei pellegrinaggi di Lourdes ? la
Processione del Sacramento ? e sua sosta dinanzi alle
piscine e alla Grotta costituiscono gli atti essenziali del
pellegrino a Lourdes. Le tre del pomeriggio. L'immensa spianata
dinanzi al castello gotico delle basiliche sovrapposte brucia
sotto il sole, nella buca di Lourdes. Il riflesso della pietra
bianca delle chiese è abbacinante, il verde del pareo intorno
attenua appena il quadro ardente della scena che va
preparandosi: la processione del Sacramento.
I « brancardiers
»
Il flusso della
marea umana montante e discendente che attraversa la spianata
per recarsi o tornare dalla Grotta si è arrestato. Gran
movimento di volontari trainatori di vetturette per infermi, di
portatori di barelle, allo scopo di disporre i bisognosi di
grazia materiale tutto intorno alla spianata. Cotesti volontari
vengono designati a Lourdes con il nome di "brancardiers"
e sono in generale signori di tutti i paesi d'Europa che vengono
a Lourdes per prestarsi al pietoso ufficio del trasporto degli
infermi dalla stazione agli ospedali ed agli asili, da questi
alla Grotta ed alle piscine, e viceversa. Il loro servizio dura
un mese: un mese dedicato al prossimo più infelice e più
bisognoso di soccorso, un meritorio mese di cui la Vergine di
Lourdes terrà certamente conto. Poiché, a quanto vedo, ini
tratta, per la massima parte, di gentiluomini autentici, di
ricchi, necessariamente vigorosi, che amando probabilmente i
piaceri della vita, sentono di quando in quando il bisogno
spirituale di infliggersi una penitenza. Sono anche i regolatori
delle grandi funzioni di Lourdes; quelli che immergono i piagati
nelle piscine, in una parola, coloro che si assumono la bisogna
più faticosa ed ingrata nel colossale movimento di masse di
infermi che qui arrivano, sostano, ripartono, senza tregua.
Una lunghissima
teoria di carrozzine contenenti ciascuna un paralitico, un
dilaniato nella faccia dal lupus, un malato d'occhi incurabile,
un cieco, uno storpio, un infermo, insomma, in condizioni di
star seduto su di una poltrona movibile, invade la spianata e
vien disposta su due, su tre file, perpendicolari alle chiese.
Poi, avvicinandosi l'ora della processione, arrivano le
auto-lettighe e le barelle degli ammalati più gravi, e anch'esse
sono allineate nello stesso ordine ai piedi e innanzi alle
vetturette, poiché non si deve perdere un centimetro di terreno
sull'immensa piazza dove tante miserie si adunano; e le barelle
così non impediranno ai maIati seduti di vedere, poiché son de
poste sulla terra, nel fango quando piove, sul suolo ardente
quando, come ora, il sole dardeggia. La barella e i parenti
dall'alto, sulle terrazze della basilica superiore, l'occhio
contempla lo spettacolo dell'inverosimile riunione. Sono
migliaia di persone straziate dal dolore gettate là, sotto il
sole, e non una si lamenta non una grida, nessuna muore.
La speranza è
così forte che trattiene persin l'ultimo soffio di vita nel
corpo degli agonizzanti. Poiché molti sono assolutamente
presso a morire: ne ho veduti discendere dalle auto-lettighe di
coloro che per l'immobilità stecchita, lo sguardo spento negli
occhi semichiusi, le condizioni miserevoli del corpo, facevan
dire agli assistenti: Ma questo è morto! Un "brancardier"
toccava il polso dell'infelice, faceva un segno negativo e la
barella veniva adagiata sulla terra, accanto alle altre. La
morte! È strano, ma il particolare che maggiormente par
fuori di posto in questo ambiente, dove si riunisca un così
grande numero di infelici colpiti da mali fisici incurabili, di
uomini presso a morire, è la vista di un funerale. Squallide
esequie quasi sempre, che chi muore qui è più sovente uno
straniero, un pellegrino infermo che ben pochi accompagnano al
cimitero. Ma come Lourdes è la più veemente, spesso la più
assurda invocazione per il prolungamento dell'esistenza, la
preghiera di vari brandelli di popoli ai poteri soprannaturali,
perchè la vita riprenda la sua normalità sana armoniosa felice,
così, nulla sembra tanto lontano, in questa adunata permanente
di agonizzanti, della morte.
Nella spianata
formicola ancora una folla senza coesione. I volontari si
mettono in fila, e prendendosi per mano avanzano per farla
sgombrare. Si fa il vuoto, e allora, dall'alto, le file serrate
delle vetturette vi riportano il pensiero ad un paese lontano,
in Estremo Oriente, dove gli uomini usano farsi trascinare dai
loro simili più umili, nei leggeri e "risciova"; e nei
giorni delle grandi cerimonie buddistiche, migliaia di
vetturette che ricordano queste si assiepano nei parchi in ore
incendiarie come queste. Poche decine di metri di distanza
bastano per fare assumere a spettacoli diametralmente opposti lo
stesso aspetto. La folla s'addensa dietro gli infermi, mentre
vicino si serrano gli intimi, i più interessati alla
risurrezione degli infelici: il padre, la madre, lo sposo, la
sposa, i fratelli, le sorelle. Circondano i miseri con tenerezza
maggiore del consueto, li dispongono al pensiero del miracolo,
si chinano sulle barelle con gli occhi pieni di lacrime,
domandandosi se il loro caro sarà il privilegiato, se le
probabilità del prodigio non sono diminuite per il numero così
grande degli imploranti.
Intanto la folla ha
occupato tutto lo spazio intorno alla spianata, si è arrampicata
a grappoli sugli alberi, si è stipata sull'immenso peristilio
della chiesa inferiore, il Rosario, sulle scale,
sull'immenso terrapieno che domina il Rosario, sulle rampe
monumentali, sulla strada del Calvario. La moltitudine
appare come un immenso corpo disteso con la testa appoggiata
alla basilica, i piedi al Calvario dei bretoni e le braccia che
cingono la spianata.
La suggestione
del luogo
Ora Lourdes si
spiega nella sua impareggiabile armonia biblica, nella
magnificenza dei suoi elementi naturali, che ne fanno il
palcoscenico ideale delle supreme funzioni liturgiche. Dinanzi
alla visione del Dominio della Grotta occupato dai
pellegrinaggi, vien fatto di domandarsi se l'apparizione di
Bernadette avvenuta in un altro luogo avrebbe avuto il
prodigioso sviluppo che Lourdes le ha offerto. In faccia
s'ergono le triplici chiese sovrapposte, le scale, le rampe,
così meravigliosamente adatte ai movimenti, agli spiegamenti,
alla contemplazione delle folle di cui sembran secondare
l'istinto mistico; alla sinistra, la montagna del Calvario che
chiude l'orizzonte; alla destra l'impetuoso Gave, il torrente
sceso dai perenni nevai dei Pirenei, che passa via
inacquetabile, avvertimento della vita che urge anche nelle ore
d'estasi ; e al di là del fiume, la dolce collina, i prati, la
pianura; dietro la grande statua della Vergine incoronata fra i
cespi di rose e, nello sfondo, l'antico castello di Lourdes
sulla sua rocca.
Non si vede la
città ed è bene che così sia; è bene che quel microcosmo
d'interessi, di alberghi, di botteghe, intitolate a tutti i
santi del calendario, di banalità, manchi nel qua-[incoronato di
fiori, nella speranza che dro. Invisibile pure è la grotta che
rimane in basso, lungo il torrente, sul fianco delle basiliche,
recesso ineffabile ed intimo di Colei che vide e intese e
comprese, sola, fra migliaia di occhi di orecchie di anime. La
folla attende, gli infermi attendono. Aspetta il fanciullo
incosciente, paralitico dalla nascita, disteso nella barella
troppo ampia e lunga per lui. La mamma l'ha vestito di bianco,
l'ha incoronato di fiori sperando che la Vergine lo distingua
nella moltitudine.
La spianata
degli infermi
Attende il grande
mutilato della guerra con le sue medaglie sul petto; attende
l'idiota che scuote l'enorme testa da una parte e dall'altra;
attende il vecchio inchiodato sulla poltrona. Da molto tempo,
ogni anno, egli viene a Lourdes, ha fatto dieci pellegrinaggi; e
benché non speri che di essere ormai alla fine delle sue
sofferenze, continua a venire. Aspettano pregando, gemendo, i
piagati in tutto il corpo, tramandano il fetore della
putrefazione, i dilaniati nella faccia che non osano mostrare, i
rattrappiti in pose orrende e strazianti, i mostri; e in quella
successione a perdita di vista di visi già preda della morte,
qualche dolce viso di donna che dall'apparenza non denuncia il
suo male, è pure in attesa.
La processione i
"miracolati" la Grotta nata, senza affrettarsi, cura la
moltitudine dei suoi fiori brucianti, regola i pistilli cioè i
lucignoli, consente lo sboccio completo dei fiori maggiori,
monda- rami e ramoscelli cioè ceri grossi e piccini, rimuove da
terra le radici spente e le getta in modo che possano consumarsi
per intero nei piatti di ferro dove agonizzano, vale a dire
finiscon di bruciare. Poiché a Lourdes si brucia tutto
onestamente. Ogni
La processione è
incominciata.
Partita dalla
Grotta la processione si snoda. Costeggia il Gave, il ricovero
dei pellegrini, passa dinanzi alla Vergine coronata, gira verso
la spianata, la barriera umana s'apre e i portatori di ceri
s'avanzano per raggrupparsi dinanzi al Rosario con le bandiere e
gli stendardi, agitati dal vento della montagna. Sono passate le
confraternite femminili vestite di bianco, uomini e donne di
tutte le condizioni e di tutte le età; ora sopraggiunge il clero
del pellegrinaggio, vecchi preti cadenti, giovani sacerdoti
pieni di santo entusiasmo; e i canti dell' "Ave Maria" e
del "Salve Regina" salgono altissimi nell'azzurro, nella
chiarità del miraggio che investe le cose e le persone di una
luce indefinibile, sino alla croce sulla più alta montagna.
L'attesa del
prodigio
Il Santissimo,
portato da un vescovo sotto il baldacchino, si avvicina, è
dinanzi alle prime barelle. I canti taciono, un silenzio
sovrumano quello della folla nell'attesa del prodigio, domina la
spianata. Nel mezzo di essa, ritornato ancora deserto, un prete
ha incominciato le invocazioni che la folla ripete: Signore,
noi speriamo in tei Signore noi ti amiamo. Signore, noi ti
adoriamo . Tu sei il Cristo, il figlio di Dio. La
formidabile preghiera rimane senza eco, nessuno degli infermi si
leva, il Santissimo procede. Allora gli uomini pensano che
bisogna forzare la volontà divina, costringere Iddio al
miracolo. Essi hanno fatto quel che la radiosa Dama bianca
cinta di azzurro, dalle rose posate sui piedi ignudi, apparsa
diciotto volte alla contadinella nello scavo della roccia di
Massabielle, ha comandato di fare. Sono venuti in penitenza dai
paesi più lontani, hanno bevuto alla fontana, hanno creduto e
credono alla Vergine con ferma fede, sanno che nei 69 anni da
che essa è apparsa i miracoli furono innumerevoli, hanno veduto
che i maestosi templi sono un'infinita enciclopedia di
gratitudine, che ciascuna delle pietre che li forma porta
incisa a lettere d'oro la prova ed il ricordo di una grazia
ricevuta, e vogliono vedere il miracolo e son sicuri che se la
loro fede saprà manifestarsi con il più intenso fervore,
verranno esauditi. H prete solitario, in mezzo al deserto
luminoso, fa qualche passo verso il Santissimo e levando braccia
al cielo grida: Osanna, osanna al figlio di Davide!. E la
folla, con eco di tuono, risponde: Osanna, osanna al figlio
di Davide!. E gli osanna si ripetono, si succedono, si
accavallano sempre più forti, sempre più imperiosi Ma la
risposta divina non giunge ancora. L'eletto d'oggi non è qui; il
vescovo può continuare il suo cammino, benché la pietà per tanta
miseria che va passando in rassegna lo trattenga spesso dinanzi
agli infermi che gli sembrano più meritevoli di grazia, dinanzi
agli occhi che più a lungo lo implorano e su quelli fa con
l'ostensorio un lungo, un interminabile segno di croce, come se
volesse dare alla Vergine il tempo di accorgersi di cotesta
miseria. E passa via. Ma dopo un momento, come preso dal
rimpianto, ritorna per ripetere ancora il segno della salvezza.
La processione. Per una eterna ora, per due, il vescovo
continuerà a benedire, sino a che scomparirà con l'ostensorio
dietro la pesante porta del Rosario, e per quel giorno gli
osanna si spegneranno con la speranza.
Ed ecco, in un
punto... Un altro sacerdote ha sostituito il direttore
dell'implorazione, nel centro della spianata. È un giovane
frate nordico. Con voce tremante intona l'umile preghiera del
centurione: Signore, noi crediamo, ma aumenta la nostra fede.
La folla ripete, e poiché il miracolo non di scende ancora,
corre sulla folla, passa sulla schiera degli infermi delusi,
lacrimanti, morenti, un'onda di impazienza, una ventato ribelle,
un fremito di delusione. Ma che cosa ha detto la Vergine alla
fanciulla? Essa non promise già delle grazie, disse, al
contrario: "Non vi prometto di rendervi felice in questo
mondo, ma nell'altro!". Ora il frate si è messo con le
braccia in croce, si è gettato in ginocchio, la folla imita i
suoi gesti e con lui intona altissimo il «Parce domine».
Ed ecco che in un punto dell'immenso cerchio un infermo esce
dalla sua vetturetta ed un altro dalla parte opposta sorge sulla
barella, in piedi...
I "miracolati"
avanzano per un poco barcollando nel sole nessuno dei vicini
osa, nel primo istante accorrere, sorreggerli; ma prima ancora
che la folla, in ginocchio, si sia accorta del prodigio, prima
ancora che abbia potuto interpretare la risposta di Dio, i
rigenerati sono scomparsi, portati di peso là, dietro, oltre i
cancelli dell'asilo dei pellegrini, fra il gruppo dei medici in
scettica attesa. La novella che Iddio è passato sulla spianata
si diffonde sulla folla dolcemente, senza provocare tumulto,
senza destare eccessivo stupore. Rimane sulla terra una così
vasta pena, una disperazione così immisurabile nelle migliaia di
delusi.
Ufficio delle
Constatazioni
C'è il cosidetto "Ufficio
delle constatazioni", i medici del quale vi spiegano
sottilmente la complessa psicologia del miracolato. Ma questo,
per sua natura discreto, ben difficilmente va a raccontare il
suo caso all'"Ufficio". Esso come tutti sanno, è
antimimiracolista per partito preso e non esprime un
verdetto favorevole all'intervento del soprannaturale che molto
tempo dopo avvenuto il miracolo e quando tutte le circostanze,
provate irrefragabilmente, dimostrino che si tratta veramente di
fatti che la scienza non riesce a spiegare. In questo modo su
50 o 60 miracoli all'anno esaminati a fondo dai medici, soltanto
una decina ricevono il riconoscimento incondizionato. La
grande massa dei miracoli di Lourdes rimane incontrollata ed
incontrollabile (parlo di miracoli fisici, poiché quelli di
natura morale che riflettono i colpiti dalla grazia, i
convertiti, le anime guaste che, illuminate improvvisamente,
lasciano il sentiero del peccato, sono prodigiosamente
innumerevoli).
Il miracolo
fisico si manifesta a Lourdes nelle condizioni più diverse,
nelle guise più stupefacenti. Vi sono "guariti" senza nessun
soccorso di preghiere collettive o particolari, quelli che
migliorano dopo l'immersione nelle piscine e finiscono per star
bene del tutto alla processione del Sacramento, gli altri ancora
che risanano nel modo inverso. Taluni ottengono la salute
perduta irremissibilmente lungi dalla preghiera, lungi dalla
Grotta, dalle processioni e dall'acqua, nella loro cameretta
d'albergo o all'asilo, durante il dormiveglia notturno; oppure
in treno, ritornando ai loro paesi pieni dello sconforto della
delusione; o ancora, parecchi giorni dopo aver lasciato Lourdes.
Taluni, per guarire, soffriranno durante qualche secondo il
martirio delle ossa che si ricompongono facendoli orribilmente
soffrire; altri sentiranno senza dolore la vita fluire nelle
membra e proveranno un indicibile benessere, come se un
anestetico facesse scomparire le loro sofferenze e saranno
risanati senza saperlo. Finalmente ne esistono di quelli che
dovranno bagnarsi nelle piscine parecchie volte; la loro
guarigione avverrà progressivamente, il miglioramento sarà
lento, ma tuttavia abbastanza sollecito per non riuscire a
spiegarlo naturalmente.
L'antro sacro
Piova o non piova,
a Lourdes tutti sono sempre fuori. Si sale e si scende dal
Dominio della Grotta per le due strade che adducono alla parte
alta della città e sulla stessa pista, oltre a volti pieni di
speranza, non vedete che statuette di Vergini con gli occhi
levati al cielo, vestite di bianco e cinte di azzurro; in tutte
le mille botteghe si vedono in mostra, con le Madonne, medaglie,
ceri, rosari, scapolari, pubblicazioni che raccontano i
miracoli. La vecchia Lourdes e la nuova ne rigurgitano, gli
stessi alberghi ne vendono, e questo commercio dilaga di strada
in strada, lungo chilometri di percorso. Nella vecchia città,
che ricorda molto Recoaro, è la roba di poco prezzo che
si vende, i poveri rosari a catenella che non costano che un
franco, le croci di metallo ordinario, le medaglie di rame, le
cromolitografie di Bernadette inginocchiata con il cero in mano
in sottana rossa e grembiule blu, così brutta da farla parere
una vecchia beghina, le statuine della Vergine ancora più
brutte. Ma mano mano che ci si avvicina alla città nuova, le
statue crescono di dimensioni e pur rimanendo orride divengono
enormi; le stampe migliorano trasformando in "soubrette"
la figlia del mugnaio Soubirous, le medaglie cambino metallo,
l'oro e l'argento compaiono e finalmente nell'"Avenue" della
Grotta, la paccottiglia di lusso esplode, i rosari non pendono
più a fasci allo stipite delle porte, ma riposano nelle vetrine
adagiando su letti di ovatta rosa i loro grani di lapislazzuli,
di corallo, di ametista, con tutta la varietà dei gingilli nei
diversi marmi dei Pirenei.
E qui la
concorrenza più sfrenata si manifesta sotto le insegne di negozi
intitolati ai santi ed alle sante più impreveduti, di tutti i
paesi e di ogni indole: santi soavi, anti guerrieri, santi
martiri, e frammezzate da frequenti avvisi di parentela del
venditore con la fanciulla che ha reso Lourdes celeberrimo e
santo. E in questo bazar si va e si viene, per sboccar
sempre per una strada o per l'altra alla Grotta.
Gli ex-voto, la
«posta celeste»
La Grotta è il
centro della vita di Lourdes, è il luogo dove convergono tutti i
cuori. Appena entrati nella città, ci si sente irresistibilmente
trascinati verso di essa e non si può indugiare a raggiungere il
vasto spazio conquistato sul torrente, sul Gave, che serve
d'atrio all'antro sacro. Passate le arcate delle rampe della
basilica, è anzitutto il Gave che assorbe l"attenzione, con il
frastuono delle sue fuggevoli acque verdi. Sull'atrio, una
lapide di marmo incastrata nel selciato, indica il luogo dove
Bernadette s'inginocchiava nelle Sue estasi, È ancora presto e
c'è poca gente dinanzi alla Grotta e questi pochi,
inginocchiati, assorti nel gran silenzio, pare che abbian fretta
a cercare di ottenere dalla Madonna le proprie grazie
particolari, perchè fra poco, quando arriverà il pellegrinaggio,
il luogo diventerà tumultuoso e sarà impossibile raccogliersi.
La stessa cosa accadrà dinanzi all'invisibile sorgente, l'acqua
della quale esce dai dodici rubinetti a sinistra della Grotta.
Tutti i presenti si sforzano a bere più che possono e dopo aver
bevuto si lavano il viso, gli occhi, le orecchie.
Nell'attesa
dell'assalto delle folle, ci si abbandona alla seduzione di
Lourdes semideserta, alla dolcezza di una città divenuta
compiacente a furia di lucrare sui suoi innumerevoli visitatori.
Bastan due giorni per conoscere Lourdes «permanente» a
menadito, per sapere che i parenti di Bernadette sono diventati
ricchi a furia di vendere nei loro negozi rosari e medagliette,
per fare amicizia con della gente che è qui da molto tempo per i
motivi più insospettati. Non si riesce, del resto, a far due
passi senza incontrarli da per tutto, sulla spianata, nella
basilica, alla Grotta, lungo il Gave, nella funicolare che
conduce alla croce del Jer e nell'unica birreria dove, sino alle
undici di sera, suona un concerto.
Il bazar
Perchè Lourdes,
com'è facile immaginarselo, è morigerata ed economa: è di
pessimo gusto ostentarvi il minimo lusso, vestirsi di nero per
il pranzo, anche nel primo albergo; meravigliarsi dei modesti
prezzi della vita. La Grotta di forma irregolare, larga sette
metri, alta altrettanto, profonda non più di quattro, è
integrata dalla nicchia dell'Apparizione, dove è incastrata la
statua della Vergine. Molti vorrebbero che la statua fosse tolta
poiché in verità è misera, ma oramai l'umanità è così avvezza a
ritrovarla nella sua ogiva che è divenuta alla lunga meno
disarmonica. La si guarda, ma gli occhi vedono altre cose. La
parete di sinistra della Grotta è coperta di ex-voto di ogni
sorta, ma specialmente di stampelle carbonizzate, che il vento
muove, attaccate alla volta con del filo di ferro; e
nell'interno vi è un altare dove i vescovi celebrano la messa ed
una specie di vagoncino a ruote nel quale finiscono i residui
dei ceri.
Le stampelle son
così numerose che fanno pensare ad un'accolita di cattivi
vampiri abbarbicati alla pietra. A sinistra, vicino alla fonte,
sorge un ricovero quadrato, in pietra, che serve da sacristia e
quindi una bottega dove si vendono ceri; a destra, quasi sotto
all'incavo a forma ovale della Madonna, un pulpito dove salgono
i sacerdoti a dirigere le preghiere col lettive delle folle.
Affumicata dall'ardere sempiterno dei ceri, coperta come la
cappa d'un camino da uno spesso strato di nero fumo, la
Grotta di Massabielle, con il suo braciere che mai si
spegne, è straordinariamente curiosa ad osser varsi. Vicino alla
cancellata che la separa dall'esterno, si drizzano desi alti
sostegni metallici per candele irti di punte sulle quali
s'infiggono ceri; nel fondo, a poca altezza dal suolo, lungo la
roccia, tre sbarre d ferro munite di anelli per collocarv i
grossi ceri, quelli che durano a bru ciare per intere settimane;
e da un lato una reticella dove si buttan le lettere indirizzate
alla Vergine, le lettere che molti le scrivono raccon tandole le
loro pene, esponendole loro casi, domandandole aiuto e
consiglio.
Le levate di questa
posta celeste sono naturalmente fatte da mani umane: qualcuno le
legge e trova persino delle oneste invocazioni alla Madonna di
ragazze in cerca di marito, o la squallida situazione
finanziaria di un povero impiegato carico di famiglia che ha
urgente bisogno di un aumento di stipendio. La fioritura di
fuoco versioni e terrori e smarrimenti sono, l'espressione del
momento. E i ceri piangono seuza tregua lacrime desolate,
offrendo il simulacro esatto dello stato d'amino degli
offerenti, bruciando, alcuni precipitosamente a calde lacrime,
altri stillando lentamente il loro dolore a goccia a goccia; e
tutti, prima di spirare, si torcono più violentemente gettando
l'ultimo grido del loro ardore dinanzi alla Vergine.
E non c'è' dubbio,
le più umili devono essere la più persuasive, la pietà divina va
certamente più volontieri verso qualcuno, le povere candelette
che vengono messe accanto ai ceri, le offerte dei più umili,
introduce in uno degli anelli del fondo. I ceri disponibili sono
innumerevoli. Ve n'è in permanenza una riserva imponente, interi
vagoncini colmi che aspettano di andare a consumarsi sotto la
volta nera. La stagione dei pellegrinaggi accumula "fabbisogno"
per i mesi dell'anno nei quali Lourdes rimane deserta; la Grotta
è un pozzo di fiamme senza fondo: dalle provincie francesi, da
tutti i paesi cattolici, da ogni luogo del mondo, dai
pellegrini, le offerte affluiscono prodigiose di numero, e il
problema è di cercare di bruciare almeno le offerte giornaliere
di coloro che vengono a Lourdes, ma non ci si riesce e i ceri
s'ammucchiano.
Tutti gli
abitanti di Lourdes vendono ceri o meglio falsi ceri, poiché
quelli di cera autentica pare che siano una privativa del
magazzino vicino alla Grotta. Ma ogni sotterfugio scompare nello
splendore della fornace che divora indifferentemente le
paraffine e le cere. Palpitano durante il giorno le mille
fiamme, gettano il loro riflesso sin sulle fuggenti acque del
Gave durante la notte; e quante tremanti speranze contengono, di
quante infermità e malattie e dolori intimi e disperate
preghiere e con desideri e le loro fiamme, che si uniscono in
suppliche comuni come la gente del popolo che si aiuta; anziché
verso quelle presuntuose colonne di stearina, quegli
aristocratici ceri che bruciano separati.
L'ondata dei
pellegrini Fuoco perenne nella Grotta 1 Materializzazione dei
sentimenti, espressione ideale e veicolo del voto. La maggior
parte delle guarigioni avvengono» dinanzi alla fontana o
nell'interno delle piscine: si incomincia dalla Grotta e si
finisce con la sorgente. Èper questo che Lourdes potrebbe
esser, riassunta in questa frase: Quel che si chiede con il
fuoco, s'ottiene con l'acqua.
Ed ecco che le
moltitudini sopraggiungono alla Grotta facendo palpitar l'aria
di cantici le cui eco si spengono soavemente. Un'ondata di
popòlo occupa la spianata dinanzi alla Grotta. Anche dinanzi
alle piscine la folla è densa: c'è gente dappertutto, seduta
sulle panchette, in piedi, nelle carrozzine, sulle barelle.
Infermi, sofferenti o semplici penitenti sani, aspettano di
entrare per compiere il precetto della Vergine a Bernadette:
Andate a bere e a lavarvi alla fontana! "Vogliamo il
miracolo!" È entrata poc'anzi la barella di un disgraziato
la cui guarigione sembra essere attesa con particolare ansietà
da un gruppo di pellegrini capitanati da un prete in cotta
foderata esteriormente da una lista di petit-gris. In ginocchio
sulla pietra, con la testa scoperta e le braccia in croce, alla
guisa dei templari, il sacerdote recita il rosario lentamente,
come un incantesimo, in una mezza estasi: lo si direbbe un
parsi salmodiale il Vandidad.
I pellegrini
dapprima rispondono sommessi, poi le voci salgono clamorose,
quasi minacciose e tutti fissano le porte misteriose. Il delirio
sacro aumenta sino a trasformare la preghiera rituale in una
cacofonia di grida disordinate, di esplosioni d'entusiasmo,
inframmezzate da scoppi di pianto da parte di coloro che vedono
la scena per la prima volta. Le invocazioni sono oramai arrivate
al parossismo, si urla: « Vogliamo il miracolo! ». Poi,
forse perchè gli imploranti hanno esaurito ogni energia vocale,
succede un silenzio durante il quale si odono gli uccelletti
cinguettare sugli alberi del parco che sovrasta la roccia e si
prolunga lungo il Gave. La calma tuttavia dura poco, la
preghiera ricomincia a salire, sorda dapprima, ma ripetuta con
l'ostinazione di bambini che vogliono qualche cosa che non
riescono ad ottenere l'esaltazione rinasce di nuovo sotto
l'incitamento del prete. Fede veramente sublime, poiché vedo che
qualcuno giunge a sostener con le mani e le braccia del
sacerdote levate al cielo ? come accadeva per Mose per il timore
che esse non caschino di fatica. Si invoca il miracolo per un
povero idropico, ma la grazia viceversa scenle su di un
paralitico che non era -incora entrato nelle piscine, che stava
lì, tra la folla, disteso sulla sua barella e che si è levato
improwisanente, mettendosi a gridare: «Magnificat anima mea
Dominum!», elettrizzando la folla, tirandosela addosso,
suscitando l'indescrivibile tumulto del miracolo realizzato.
Carni piagate
Ora quattro persone
sono intente a spogliare un infermo, il quale ha la schiena
coperta di un'unica immensa piaga, dalla quale emana un fetore
di cadavere che prende alla gola: l'uomo piegato in due geme
smorfieggiaudo orribilmente, mostrando le gengive. I quattro gli
mettono una salvietta sul ventre per salvare il pudore, una
fascia sotto le reni e, facendo del loro meglio, lo immergono
nella piscina. Al contatto dell'acqua gelida la pelle
dell'infermo corre in onde sul corpo, il poveretto soffoca,
rovescia la testa.-Lo tiran subito fuori e senza asciugarlo gli
rimettono i vestiti e lo portan via. Durante l'operazione, tutti
gli astanti e anche gli infermieri, presi dal loro penosissimo
ufficio, mormorano delle proghiere ; ma evidentemente bisogna
contare sulle invocazioni più libere che vengono dal di fuori,
l'eco delle quali, continuo e veemente, invado le piscine tutte
le volte che la tenda si leva, per cadere su di una nuova
barella che porta un essere rattrappito su sé stesso con una
faccia spaventosa. Gli levan di dosso la coperta, la flanella,
la camicia, e appare uno scheletro in traspirazione. Anche lui è
calato dolcemente nell'acqua, rantola e dopo un istante è
rimesso sulla barella, ed è la volta di un altro. Questo ha gli
occhi che sembran due fiamme accese nell'orbite d'un teschio. Ha
la camicia maculata di sangue e quando gliela tolgono appaiono
due enormi piaghe aperte nei fianchi. La immersione gli distacca
i fiocchi di cotone che gli eran rimasti appiccicati sul
corpo... È la volta di un povero prete che si spegne per
malattia di cuore. E sacerdote non viene immerso: il signore del
taccuino ordina dì fargli soltanto delle bagnature sul petto.
Ora l'ambiente risuona delle grida di un piccino che non vuole
che gli facciano il bagno. Dinanzi a questo massa ardente di
cera che brucia, di giorno, di notte, d'estate, d'inverno,
quando la neve copre le rive del Gave e dinanzi alla Grotta non
c'è un solo orante, come nei mattini di primavera quando l'antro
non risuona che del canto degli uccelli, si intuisce la
misteriosa alleanza dei due elementi fuoco e acqua, I'aocordo
della fiamma e dell'onda consacrati nella miracolosa Lourdes.
L'enorme fioritura ignea ha necessariamente qualcuno che la cura
e ohe sembra proprio un secchio giar- La prima sorpresa entrando
nelle Piscine è di trovarle completamente liverse dalla
descrizione che ne fa Zola : me le figuravo assai vaste,
immaginavo degli ambienti areati e comodi con ampie vasche
attorno alle quali bagnanti ed infermi potessero muoversi a loro
agio. Niente di tutto questo : si tratta di piccole camere da
bagno che hanno per porta ur.a cortina. Sul muro del fondo una
vetrata che non rischiara, dove è dipinta una Vergine, con sotto
una statuetta della Madonna di Lourdes. Nel mezzo una vasca poco
profonda, nella quale si discende per qualche scalino e come
unica suppellettile una sedia. In questo oscuro e umido ridotto
la Madonna opera, vale a dire guarisce con dell'acqua opaca,
stagnante, marcia. Si è parlato assai di modernizzare le
piscine, ma ricordandosi delle parole austere della Vergine non
si è voluto che Lourdes diventasse una stazione balneare. La
Madonna ha detto a Bernadette la parola c penitenza » e si è
finito per lasciar le piscine in modo che il bsgnarvisi
rappresenta un atto sovente penosissimo. Se gli infermi
dovessero provare qualche piacere ad immergersi In un'acqua
pulita e riscaldata, probabilmente la Vergine non farebbe nessun
miracolo. E i miracoli avvenuti qui sono talmente insigni ed
innumerevoli che non c'è da attentarsi a modificare le tristi
condizioni del luogo. Lo stretto corridoio che fa da anticamera
delle piscine e da spogliatoio è ostruito da barelle occupate.
I miracolo della
non infezione
Passo nelle altre
cabine: lo spettacolo è il medesimo, l'acqua è dappertutto
coperto di residui di medicazioni. E miracolo permanente di
Lourdes è qui: si gettano nei bagni contaminati degli ammalati
senza aspettare che abbiano finito la digestione, delle donne in
certi periodi nei quali il più elementare buon senso dovrebbe
impedir loro di prendere un bagno (e in questo caso, spesso
l'acqua si arrossa), e nessuno è colpito da congestione, nessuno
risente gli effetti dell'immersione nell'acqua ghiaccia e la
mancanza di qualsiasi operazione per asciugarsi. Gli impacchi
antisettici, tanto vantati dalla chirurgia, sono a Lourdes
sostituiti semplicemente da compresse fradicie di questa acqua.
La medicina insomma non è stata mai derisa come accade qui in
permanenza; e non si verificano infezioni di sorta e le
infermità, se non guariscono, non si aggravano; e la stessa cosa
avviene negli ospedali dove gli infermi," benché estenuati dalle
fatiche del viaggio, muoiono raramente. Su mille infermi che
durante quattro giorni (il tempo della permanenza dei
pellegrinaggi a Lourdes) darebbero negli altri ospedali una
mortalità di venti, non bì verificano che uno o due decessi. Ed
è così da mezzo secolo. Come spiegare questa immunità nella zona
protettrice della Vergine di Lourdes senza credere ad un
intervento soprannaturale? «Si nom verbo credia, rebus erede
».
Arnaldo Cipolla (Como,
1877 -
Roma, 23 febbraio 1938) è stato un giornalista,
esploratore e scrittore italiano.
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