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Storia di Avila
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Secondo
la leggenda Avila fu fondata da uno dei figli di Ercole, Alcideo,
il quale dedicò il nome della città a sua madre, Abyla. Storia e
leggenda sembrano essere spesso in contrasto in questo territorio della
Spagna centrale, e a differenza di una realtà fatta di guerre e
conquiste, a colpire è soprattutto il lato spirituale della città. Qui
nacque Santa Teresa di Avila, venerata da tutto il mondo cattolico, e
per questo Avila viene anche chiamata la 'città dei santi e delle Pietre'.
Avila è anche conosciuta per essere luogo di sepoltura di Torquemada,
il Grande Inquisitore. In un percorso fatto di miti ed eroi si intrecciano
realtà storiche ancora oggi leggibili nei monumenti più importanti della
città, così come negli angoli più nascosti dei quartieri urbani.
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A
raccontare la storia di Avila sono soprattutto le sue mura,
che si presentano a noi come un libro aperto. Raccontano la storia di una
città oggi conosciuta per essere il più alto capoluogo di provincia della
Spagna e per essere inclusa nel patrimonio UNESCO. A far parte di
questo patrimonio comune sono proprio le stesse mura innalzate a partire dal
XI secolo e rimaste intatte ai giorni nostri. Les Murallas de Avila
sono molto più di un antico strumento di guerra e di difesa, riflettono il
passato di questa città e la storia del suo popolo. Sono una delle cinte
murarie meglio conservate in Europa.
Lo
sviluppo urbano della città deriva dalle imponenti costruzioni circolari,
lunghe oltre 2 km e mezzo, alte 12 metri e provviste di 82 torri
semicircolari e 9 porte d'accesso. Lungo i secoli le mura hanno deciso la
distribuzione dello spazio urbano di Avila tra i diversi gruppi sociali
(artigiani, nobili, clero, ebrei, arabi, "mudéjares", cristiani e così via).
Da una lettura attenta di queste pareti si riesce a percepire il potere, la
ricchezza e l'onore di una città forte, cresciuta all'interno di circa 33
ettari di spazio e ampliatasi al di fuori in una serie di sobborghi.
Storicamente il nome della città, ?vila, deriva
dai popoli e dalle tribù che hanno abitato il territorio per diverso tempo
durante il periodo preistorico. Vi furono i Vetoni, che la chiamarono
Obila (alta montagna) e la innalzarono ad una delle fortezze più
importanti della regione. Ben presto il piccolo insediamento divenne
colonia fenicia e insediamento celto-iberico e quindi
possedimento romano.
L'interno
della città, conserva ancora la struttura tipica di una città romana
con forma rettangolare e due strade principali (cardine e decumano) che si
intersecano ortogonalmente al centro, dove si trovava situato il foro.
Attualmente questo percorso appare solo parzialmente modificato, comunque
facilmente riconoscibile lungo gli ingressi alle puerta de San Vicente
e puerta Gonzalo Dávila. Il cardine (Cardo máximo) oggi
corrisponde alla via di Calle de Vallespín, mentre il Decumano máximo
s'identifica con calle de los Caballeros e la calle de Bracamonte.
In seguito, la città divenne una delle roccaforti del regno dei Visigoti.
L'importanza di Avila in questo periodo storico è dovuto al suo carattere
religioso, ne è testimonianza il monastero di Santa Maria de la Antingua,
fondato nel 687.
La
storia di Avila durante l'Era musulmana è piuttosto limitata, la
tradizione popolare ritiene comunque possibile che lo stesso nome di Avila
possa derivare dal nome arabo di Ābila. La vera storia della città ha
inizio nel XI secolo, per l'appunto con la costruzione delle mura innalzate
per difesa nei confronti dei Mori. Sebbene l'inizio della sua urbanizzazione
risalga al I secolo d.C., la città conobbe i fasti di un'espansione
urbanistica di grande livello solo dopo la Reconquista da parte di
re Alfonso VI nel 1085. Pochi anni dopo ha inizio la costruzione della
muraglia, atta a difendere la residenza del Re di Castiglia e della
sua corte.
Nell'aspro confronto tra i regni cristiani del
nord e musulmani di Al-Andalus, il regno di Alfonso fu particolarmente
significativo, gli eserciti cristiani alla fine conquistarono importanti
città a sud del fiume Duero, come
Salamanca e
Segovia
e
Toledo. Erano
gli ultimi due decenni del XI secolo, i tempi di El Cid (Rodrigo Díaz
conte di Bivar), condottiero spagnolo e figura leggendaria della
Reconquista spagnola, nonché signore di
Valencia dal
1094 e fino all'anno della sua morte.
Dal 1135 in poi la città iniziò un processo di
consolidamento politico e prosperità economica. Nel Medioevo era
indispensabile per una città essere circondata da una solida cinta muraria e
non c'è dubbio che le mura di ?vila erano tra le più forti di tutto il
territorio: non vi è traccia alcuna che sia mai stata assediata da un
esercito. Avila divenne base di Crociati in partenza per la Terra
Santa, diventando in seguito una delle città più importanti della
Castiglia durante il XV secolo dei 're cattolici' Ferdinando e
Isabella di Castiglia. La città e la provincia prosperarono fino a
diventare culla di ambienti di religione e cultura: da una parte personaggi
come Santa Teresa de Cepeda y Ahumada (1515-1582) meglio conosciuta
come Santa Teresa de Jesus (Teresa d'?vila), fondatrice della
confraternita dei Carmelitani Scalzi e importante figura della Controriforma
cattolica; dall'altra Alonso Tostado (1455-1455), che fu vescovo di
Avila e anche apprezzato filosofo, accademico e scrittore spagnolo (nella
Cattedrale di ?vila si ammiri il suo elaborato sepolcro).
Con la diffusione dell'artiglieria dal XVI
secolo, le mura persero in utilità strategica e le sorti della città
incominciarono a declinare. Non servendo più come un tempo a scopi
difensivi, la cinta muraria si ritrovò ad espletare altre funzioni
originariamente impreviste, anche se non meno importanti: una barriera
contro la peste, una barriera fiscale, un posto di dogana. Con l'arrivo del
XIX secolo, il pragmatismo borghese mise a dura prova la
sopravvivenza delle mura; uno dei ministri dello sviluppo di quel tempo,
Pascual Madoz, ne raccomandava infatti l'abbattimento.
Nei decenni successivi aumentarono gli
investimenti e le infrastrutture (arrivò la ferrovia), prime indicazioni di
una sicura rinascita urbana e sociale. Nel 1936 dopo lo scoppio della
Guerra civile spagnola la città divenne ben presto parte della zona
occupata dalle truppe ribelli, mentre durante la dittatura di Franco
si assistete all'intensificarsi del processo di spopolamento della
provincia.
Nel 1985 il centro storico e le mura di
Avila divennero Patrimonio Mondiale dell'Umanità
dall'UNESCO.
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