Storia di Taormina

Storia di Taormina

Taormina è un borgo ricco di storia. Sin dai tempi antichi l'Italia meridionale era considerata una sorta di Eldorado. Ancor prima dei Greci e dei Romani e fino a giorni nostri, passando per Saraceni, Arabi e Normanni, Svevi e Borboni. Una unione di culture tale da costituire lo specchio perfetto agli avvenimenti che hanno plasmato la Sicilia intera nei secoli.

Storia di TaorminaTaormina fu originariamente abitata dai Siculi, un popolo indigeno le cui tracce tornano indietro al 396 a. C., anno di probabile fondazione di un primo nucleo abitato, Tauromenion. Le notizie sono tuttavia incerte. Gli scritti di Diodoro Siculo, storico vissuto nel I secolo a.C., risultano in contrasto con altri suoi stessi spunti nel Bibliotheca Historica (opera di 40 libri). Il fenomeno della colonizzazione greca è documentato in tutta l'isola e in gran parte del sud Italia, migliaia di uomini che spinti da interessi commerciali e sociali si spinsero oltre la madrepatria allo scopo di fondare nuovi insediamenti. Gli studiosi ritengono che infatti l'antica Taormina abbia avuto origine dai messinesi, e nello specifico dai Zanclei, mentre altri ancora attestano che fu fondata dai coloni della vicina Naxos. Si trattava nello specifico di colonie greche, fondate rispettivamente dagli Ebei intorno al 729 a.C. e da coloni di Calcide nel 734 a.C.

Gli assedi da parte del tiranno di Siracusa, Dionigi il Vecchio sono dati per certi, così come la presenza del tiranno locale Andromaco, a cui viene attribuita la riedificazione del nucleo abitato intorno al 358 a.C. Fu questo un periodo di maggiore sviluppo per Taormina, che contava 12 mila abitanti, aveva come lingua dominante quella di dialetto dorico e un ordinamento pubblico inciso su tavole di marmo (di cui  alcune ancora oggi custodite nel piccolo Museo del Teatro antico).

Qualche anno più tardi, il territorio venne occupato da Timoleónte, un generale greco. Costui salpò

per la Sicilia con sette navi, e riuscendo ad eludere i Cartaginesi 'guardiani' dello Stretto di Sicilia, sbarcò nella costa dell'odierna Taormina: fu ben accolto da Andromaco, che gli offrì un luogo sicuro dove riposare; in cambio, il tiranno non fu privato del proprio potere, a differenza degli altri despoti nel resto della Sicilia. Tempo dopo il territorio cadde sotto l'avvicendamento di diversi altri tiranni, tra cui quelli di Siracusa, quando non di quelli locali. Tra questi vi fu Tindarione, un patriota ellenico, il quale preoccupato delle ostilità di Siracusani e delle incursioni dei mercenari Mamertini, invitò nel 278 a.C. Pirro, re dell'Epiro, a raggiungere Taormina. Di quest'ultimo scrisse anche Timeo di Tauromenio, figlio del tiranno Andromaco e uno dei maggiori storici del suo tempo. Con l'avvento in città di Agatocle, tiranno di Siracusa, Timeo venne esiliato ad Atene, dove morì nel 261 a.C.

Nel frattempo nel 264 a.C. Siracusa fu distrutta e saccheggiata dall'esercito del Console Marco Claudio Marcello e nel 271 a.C. dopo aver combattuto Pirro (accorso a difesa di Siracusa contro i Cartaginesi, che in quel frangente erano alleati dei Romani), Roma assunse il controllo della Magna Grecia. Nel 212 a.C. la Sicilia è ridotta a provincia romana. Sotto i Romani, Taormina poté usufruire dei privilegi propri di una città alleata (cosiddetta 'civitas foederata'), tanto da restare in un qualche modo indipendente. Verranno ripresi i lavori agli edifici costruiti dai Greci e realizzati di nuovi, le cui tracce architettoniche si ammirano ancora oggi (vedi la sezione Cosa vedere a Taormina per maggiori informazioni). La storia della Taormina romana si concentra in un periodo che arriva fino al 476 d.C. Il decadimento arrivò tra innumerevoli crisi economiche, a cui seguirono disordini in gran parte della Sicilia (tra cui quelli conosciuti come rivolte degli schiavi). Nel 40 d.C. Pancrazio da Antiochia arrivò a Tauromenium in una missione d'evangelizzazione della Sicilia, restandoci per per più di mezzo secolo.

La successiva dominazione Bizantina e la perdita di importanza della città di Siracusa, riportarono in auge Taormina, che durante la conquista araba della Sicilia divenne la capitale della provincia bizantina siciliana e l’ultima città dell'isola a cadere in mano agli Arabi nel 902 d.C. dopo un assedio durato ben sette mesi. In questo periodo Taormina verrà conosciuta con il nome di Al-Mu'izziyya, in onore del califfo al-Mu'izz. Nonostante la violenta e sanguinosa presa della città, il periodo arabo successivo fu caratterizzato da un importante sviluppo economico, grazie ad alcune innovazioni nel campo agricolo o in campi quali la  filosofia, la medicina e la matematica.

Nel 1073 Ruggero I di Sicilia diede avvio al periodo Normanno a Taormina, che riprenderà il nome originario di Tauromenium. Vennero riaperti gli edifici di culto cristiano e fu permesso agli arabi di restare nel territorio; furono inoltre promulgate nuove leggi in campo agricolo, amministrativo ed economico. La preesistente lingua parlata del territorio, un misto tra greco e arabo, acquisì nel frattempo nuove caratteristiche lessicali. Sotto Federico II di Svevia (l194-1250), uno dei sovrani più illuminati della sua epoca, Taormina poté godere di un periodo di prosperità. Alla caduta dei Normanni, Taormina seguì le sorti della Sicilia sotto gli Angioini e quindi gli Aragonesi.  Nel 1410 fu testimone dell'elezione del re di Sicilia a Palazzo Corvaja e alla presenza di Bianca di Navarra. Il dominio spagnolo diventerà evidente nei secoli successivi, soprattutto con l'avvento di Filippo IV di Spagna nel XVI secolo.

Nel XVII Taormina seguì le vicende della Sicilia, venne assediata dai Francesi che saccheggiarono gran parte della città. Con la Pace di Utrecht nel 1713

1713 la città fu assegnata ai Savoia. Successivamente per un brevissimo tempo venne occupata dagli Asburgo. Nel 1734 la Sicilia tornò alla Spagna, questa volta governata dai Borboni di Carlo III e Taormina divenne parte del  Regno delle due Sicilie. Lo stemma della casata borbonica posto nella parte superiore di Porta Messina, ricorda la visita a Taormina del re Ferdinando di Borbone, nel 1808. Il dominio spagnolo borbonico durò fino al 1860.

In una Sicilia già percorsa da frequenti sussulti antiborbonici, Garibaldi libererà l'isola dai Borboni aprendo la strada all'Unità d'Italia. Taormina e altre città siciliane risulteranno decisive nell'impresa garibaldina grazie a gruppi di volontari locali (come quelli capitanati da Luciano Crisafulli, determinanti nella ritirata dei Borboni del generale Tommaso Clary, che comandava uno degli ultimi presidi in quel di Catania). Poco tempo dopo la Sicilia e Taormina vennero annesse al Regno d'Italia.

Durante tutto l'arco del XVIII e XIX secolo si manifestò a Taormina un certo interesse da parte del turismo elitario, tra cui quello di artisti e letterati del Romanticismo (tra tutti Goethe, uno dei grandi della letteratura, che arrivato a Taormina il 7 maggio 1787 durante il suo Gran Tour-Viaggio in Italia, la definì “il più grande capolavoro dell'arte e della natura?), e quindi Florence Trevelyan, la cui testimonianza rivive ancora oggi nei palazzi e nei giardini più belli della località.

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