|
|
Sei qui:
Giovani arte cultura
> Libri
che salvano la vita > Viaggio intorno alla mia camera
"Viaggio intorno alla mia camera" è un libro insolito, scritto
dal conte francese Xavier de Maistre mentre era in prigione
per duello. Pubblicato nel 1794, il libro è una sorta di esplorazione
della sua stanza, dove il protagonista si avventura in un viaggio
immaginario attraverso i dettagli della stanza, scoprendo mondi
interi nelle cose più comuni. Con la sua prosa vivace e ingegnosa,
de Maistre ha creato un'opera che sfida la nozione tradizionale
di viaggio, portando il lettore in un viaggio immaginario attraverso
le strade della sua immaginazione.
   
Il cielo in una stanza,
o forse più? Chissà cosa direbbero i nostri padri, e i padri
dei padri, abituati com’erano a vivere all’aria aperta, a camminare
scalzi, a sentir la pioggia sulla pelle e il sole, così caldo
da bruciare i pensieri e lasciare la mente incapace di ragionare.
Chissà cosa penserebbero di questo nostro tempo sospeso e tracciato
da un orizzonte a tratti visibile, eppure intangibile, rinchiusi
da colori che con l’arcobaleno poco hanno a che fare, forse.
Il tempo vissuto ora, nel nostro presente, si concentra tutto
all’interno di un perimetro definito, per lo più necessario,
probabilmente, arrivato per combattere nemici invisibili che
si espandono in una propagazione devastante. Questo nostro secolo,
nella storia dei secoli che verranno, sarà ricordato per questo
"status quo", che ha preso tutti con sorpresa, con stupore e
incredulità. Uno status che ancora oggi, dopo mesi che iniziano
a diventare incalcolabili, si fa sempre più concreto e allo
stesso tempo più effimero. Sarà un limite, una prigionia fisica,
o mentale, a trasformare, ancora di più, le vite di questa nostra
grande umana presenza su questa terra?
Quante sono state nei secoli e nei millenni le "prigioni"?
Impossibile calcolarle ed elencarle. Quei tempi remoti, spesso
raccontati, osservati e testimoniati, vengono lasciati ai contemporanei
e ai posteri quasi a monito di una vita non sperata eppur presente
e in qualche modo utile. L'uomo non è nuovo a tale tipo
di 'esperienza', la ‘quarantena’ come la chiamano, essere prigionieri
all’interno di quattro mura. Mura più o meno sconosciute, quelle
di un tempo, o conosciute, come quelle attuali, pure amate e
decorate, o odiate, sfuggite, eppur presenti a segnare un limite.
Quale è questo limite, come identificarlo e misurarlo? Come
capire consapevolmente, o meno, ciò che permette all’uomo di
andare oltre: oltre le proprie sconfitte, oltre il proprio sguardo?
A guardar le ‘prigioni’ del passato, vengono in mente alcuni
personaggi famosi, gli italiani Silvio Pellico o Antonio Gramsci,
tra tutti. Eppure, è un nome quasi sconosciuto, sicuramente
ai più, che balza in mente, e un periodo, fuori dai confini
italiani, ma così importante per l’umanità, non solo quella
europea. Il nome è quello di
Xavier de Maistre e il periodo considerato è quello
che va dalla Rivoluzione francese al periodo romantico. Lui,
Xavier, piemontese di origine savoiarda, a volte anche citato
come Saverio de Maistre, un casato illustre alle spalle,
nato poco prima della Rivoluzione francese, era un militare
di carriera quando decise di dar sfogo ad una innata passione
per le arti e le lettere. Vissuto in quei territori ben tracciati
dai Savoia, la sua fu una professione presa quasi con obbligo,
visto che l’alternativa sarebbe stata quella di indossare l’abito
talare e abbracciare il protocollo ecclesiastico, come l’usanza
comandava alle famiglie nobili e a chi non fosse primogenito
(e lui era infatti il penultimo di dieci figli). Il maggiore
dei figli era Joseph, di dieci anni più grande, già conosciuto
scrittore, nonché politico, giurista e reazionario (il genio
di famiglia insomma, si direbbe). Certo è che lo stesso Joseph
avrebbe fatto un passo indietro di fronte a quel fratello -
minore - tanto amato, il tenente Xavier, il suo preferito, il
ribelle appassionato alla vita, capace di vivere tutte le sfumature
che "l’andare oltre può dare", tanto da spingersi a provare,
come pochi prima, un viaggio in mongolfiera e arrivare a quasi
duemila metri da terra. Da lassù sicuro riusciva ad andare oltre
l’orizzonte, e vedere oltre il suo limite.
Eppure, il viaggio più importante e più grande di Xavier
de Maistre non fu quello fatto ‘sopra in cielo’, bensì quello
intrapreso tra le quattro mura di casa: una ‘prigione’ domestica,
dettata dal confinamento obbligatorio arrivato a seguito di
condanna. L’esperienza venne sapientemente riportata nella sua
opera scritta nel 1794, Voyage autour de ma chambre
- Viaggio intorno alla mia camera: erano gli anni subito
seguenti la grande rivoluzione di Francia, tempi duri, caotici,
imprevedibili e terribili, che certo sconvolsero gli animi ma
che tanto fertilizzarono le speranze di nuove nascenti epoche,
forse migliori, per quante sperate.
Il giovane ufficiale, da irrequieto e ribelle qual era, venne
condannato a quarantadue giorni di confinamento domiciliare,
per aver infranto le regole militari (un duello d’onore, allora
proibito dal regolamento militare piemontese). Quale migliore
occasione di riflessione e divagazione gli era stata concessa!
Quella imposizione giunta dall'alto e quelle regole dettate
dai suoi governanti, non furono per lui una soffocante limitazione,
ma un'inedita opportunità da valorizzare: percorrendo la sua
camera in lungo e in largo, una stanza quadrata che consentiva
36 passi, o poco più se fatti in diagonale o zigzagando, come
afferma, provocò in lui un ‘volo’ molto più entusiasmante di
quello che provò affacciato alla 'balconata' della mongolfiera.
Sul filo dei ricordi e dell'immaginazione evocata dai mobili
e dagli oggetti presenti nella stanza, pronunciò aneddoti, osservazioni,
speranze. Ogni giorno, moltiplicato per quarantadue volte, creò
un piccolo diario di confinamento, quasi un manuale di sopravvivenza,
un piccolo ‘fai da te’ filosofico e motivazionale, ironico
e disincantato, che nel suo tempo, e nel tempo, assunse le dimensioni
di un piccolo classico. Scritto sotto forma di dialogo tra due
elementi, quello del proprio corpo (la bestia, come la definisce),
e quello della propria anima, viene presentato il vissuto che
circonda, possa essere questo un quadro, una poltrona, una sensazione,
da cui tutto diparte, inizia. Un viaggio invitante capace di
mietere più di uno spettatore.
«Ho impreso e compito un viaggio di quarantadue giorni
intorno alla mia camera. Le osservazioni importanti che in esso
m’è avvenuto di fare, il piacere continuo che da esso ho tratto,
mi movevano a desiderare di pubblicarne la descrizione, la certezza
d’esser utile a molti mi vi ha determinato. Il mio cuore prova
una soddisfazione inesprimibile, quando penso all’infinito numero
di sventurati, a cui offro un espediente sicuro contro la noja,
un sollievo contro i mali che soffrono. Il diletto di viaggiare
nella propria camera è immune dall’inquieta gelosìa degli uomini
e indipendente dalla fortuna». Scrisse nel primo dei suoi
capitoli.
Lo scenario è dinamico e coinvolgente, capace di cogliere
la vera sostanza, sottesa, di un itinerario, di un viaggio lontano,
tanto che sembrerà di scordare d’essere confinati in una stanza,
una ‘prigione’. Un libro scritto e pensato, come egli stesso
avverte nel ventinovesimo capitolo (il ventinovesimo giorno),
non perché non ci fosse altro da fare, assicurando «… per
dissipare un dubbio, che potrebbe essersi introdotto nello spirito
de’ miei lettori… giuro ch’io avea l’intenzione di farlo assai
tempo innanzi all’avvenimento, che mi tolse per quarantadue
giorni la libertà. Il mio forzato ritiro non fu che un’occasione
di mettermi in via più presto». Il "Viaggio", con quella
sua atmosfera leggiadra e disinvolta, edito inizialmente a Torino
nel 1794 grazie al fratello Joseph, e uscito una seconda volta
a San Pietroburgo, città d’adozione, in Russia, nel 1812, divenne
il libro culto della Restaurazione. Preferito dalla generazione
sopravvissuta al precedente sconvolgimento rivoluzionario, ironica
e disincantata, come i versi scritti che leggiamo.
Oggi, questo ‘Viaggio’ si adatta ai nostri tempi, donando
un senso a queste nostre esperienze contemporanee. Alla termine
dei suoi giorni, della sua ‘condanna’, de Maistre scrisse: «Oggi
alcune persone dalle quali io dipendo pretendono di restituirmi
la mia libertà. Come se me l'avessero mai tolta. Come se fosse
in loro potere togliermela per un solo istante e impedirmi di
correre a mio piacere il vasto spazio sempre aperto davanti
a me!». Certo il piemontese non fu il primo a raccontare
di un viaggio immaginario, lo stesso Ariosto, qualche secolo
prima, immaginò un viaggio sulla luna, e in altra occasione
scrisse «Chi vuole andare a torno, a torno vada:/vegga Inghelterra,
Ongheria, Francia e Spagna;/a me piace abitar la mia contrada...
Questo mi basta». Ma più di ogni altro Xavier de Maistre
fu testimone del fatto che tutto ciò che esiste fuori di noi,
in realtà è nella nostra mente. Egli fu capace di attestare
e soprattutto condividere dell’importanza di difendere la propria
libertà e felicità interiore, anche se questo vuol dire rifugiarsi
nella propria intimità e in se stessi. Più di ogni altro fu
capace di comunicare con eleganza e sensibilità di linguaggio,
proprio del Romanticismo, di un "oltre che tutto muove", che
dà speranza, e che per la chimica del mistero, riaccende energie
e leggi metafisiche, che vanno oltre l’orizzonte temporaneo
dei nostri limiti. Oltre l’impazienza delle chiusure, fisiche
o mentali che siano.
Nel suo esile volumetto di un centinaio di pagine, l'autore
ripercorre tutti gli oggetti della stanza – dalla poltrona,
al letto, alle stampe e ai quadri, la sedia, la scrivania, lo
specchio – usandoli, con fantasia, come mezzo per evadere verso
l'immaginario e la parte più illuminata della sua anima, verso
quel "Incantevole paese dell’immaginazione, che l’Essere
benefico per eccellenza ha concesso agli uomini per consolarli
della realtà". L'ozio diventa in lui produttivo: da quel
suo 'viaggio immaginario', da quel suo confinamento agli
arresti domiciliari nella sua stanzetta di 36 metri quadri nella
cittadella militare torinese, viaggerà ancor di più, dal Piemonte
all'Italia intera, e poi Francia e Russia, Georgia e Caucaso,
Polonia e Slesia. Rientrato in Russia, morirà a San Pietroburgo
ultranovantenne.
«Mi hanno vietato una città [disse] ma mi hanno
lasciato l’universo intero».
Copyright © Informagiovani-italia.com.
La riproduzione totale o parziale, in qualunque forma, su qualsiasi
supporto e con qualunque mezzo è proibita senza autorizzazione
scritta.
Se questa pagina ti è piaciuta e ti è stata utile, per favore prenota con noi un hotel o un ostello ai link che trovi in questa pagina, è un servizio di Booking, non spenderai un euro in più, ma ci aiuterai ad andare avanti, per quanto possiamo e a scrivere e offrire la prossima guida gratuitamente. Oppure se vuoi puoi offrirci un caffè (ma non ci offendiamo se ci offri una pizza :) ) con una piccola donazione:.:
Paypal
☕
Torna su
|