80 anni di Tempi moderni

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80 anni di Tempi Moderni

 

80 anni fa, nel 1936 usciva Tempi Moderni (Modern Times) di Charlie Chaplin, Charlot, una grande satira, sempre attuale, e anticipatrice sulla tecnologia (non necessariamente positiva), sull'industria che si automatizzava facendo sempre di più a meno dell'uomo (con il fresco ricordo dei milioni di disoccupati dopo la crisi del 1929) e sul sistema del profitto, che poteva creare alienazione e diseguaglianza sociale. Chaplin, in un’epoca nella quale il cinema sonoro iniziava a spopolare, decise di andare in controtendenza e stupire il pubblico proiettando un film muto, per assaporare qualcosa di autentico, che si stava perdendo.

 

Tutti hanno in mente alcuni momenti salienti di questo film, scolpiti nella memoria collettiva: Charlot che mette in crisi la catena di montaggio, gli operai sorvegliati dal circuito televiso interno, la mostruosa "macchina per mangiare", e l'omino che si allontana da Paulette Goddard alla ricerca di un mondo migliore.

Il primo film sonoro "Il Cantante di Jazz" era già stato proiettato da diversi anni e tutte le case cinematografiche, oramai andavano alla grande con la nuova tecnologia che permetteva di "sentire" gli attori come se fossero vivi. Solo un personaggio ormai famoso in tutto il mondo, del calibro di Charlie Chaplin poteva continuare a credere nella potenza del cinema muto. Solo lui poteva credere fino in fondo nel potere della gestualità e ideare un film nel quale i gesti erano più importanti delle parole. Nel suo film "Luci della città" troviamo solo alcuni suoni dovuti alle musiche di sottofondo. In "Tempi Moderni" volle riprovare a creare quell’atmosfera surreale che può offrire una sala cinematografica silenziosa.

"Tempi Moderni" è una pellicola ambientata durante la Grande Depressione, con scene di fabbriche pronte alla chiusura, scioperi, poveri che camminano per le strade. E’ questa povertà dilagante che lo stesso Chaplin volle descrivere con una minuziosità assoluta, con una profondità di sentimenti, tale da far diventare l’operaio un automa, senza emozioni, che non riesce ad opporsi neppure alle ingiustizie sociali che lo stanno affogando.

80 anni di Tempi ModerniRiuscirà quest’uomo a riprendere in mano il proprio destino? Il finale a sorpresa, quando tutti avrebbero scommesso sulla sconfitta della razza umana, ci riposta un protagonista speranzoso, che crede ancora nel futuro e nella possibilità di modificarlo, proprio come se in scena ci fosse la rappresentazione del sogno americano di Roosevelt.

Ciò che ha sempre stupito di questo film è la sua capacità di contenere temi così differenti tra loro, come il potere ideologico, la deriva della società, l’idea di un vivere malsano, il tutto legato da un solo filo conduttore, la speranza, quella stessa speranza intrinseca nell’essere umano, che non verrà mai sconfitta da niente e da nessuno.

Fin dalle sue prime proiezioni, Charlot riuscì a richiamare in sala centinaia di spettatori. Era lo stesso Chaplin che pensava che in America andasse di moda le legge del più forte e così succedeva anche per i suoi film. In Europa la pellicola suscitò un grande successo di pubblico, dovuto anche ai sentimenti degli spettatori, che non conoscevano a fondo la grande industria americana e che erano moralmente devastati dagli orrori della Prima Guerra Mondiale.

Sono passati ben 80 anni da "Tempi Moderni" ma ancora oggi, questa pellicola riesce ad essere una rappresentazione reale di ciò che è stato il XX secolo. Questo film ha rappresentato, allo stesso tempo, un punto di unione e uno di divisione con i precedenti filoni cinematografici.  Si descrivono sentimenti forti e contrastanti; da un lato troviamo la paura per le macchine, dall’altro il mondo ideale, quello prossimo, il mondo interamente meccanico.

Charlot qui si mostra essenzialmente uomo ed essenzialmente indifeso, come non lo era mai stato. Un personaggio che si innamora della sua Monella e si prende cura di lei, conducendola in una realtà diversa, in un mondo migliore. Ha rappresentato un’epoca e lo stesso Charlie Chaplin ha voluto "disegnarlo" in maniera diversa, per poterlo distinguere dalla massa, affinché i suoi baffi, i suoi pantaloni e il suo cappello diventassero degli elementi, simbolo solo ed esclusivamente di quel personaggio e di nessun altro. Charlot si sa distinguere ed è un eversivo che è stato in prigione, che ha conosciuto la droga, che riesce a sconfiggere con la sua ironia i potenti ed i capitalisti. E' fondamentalmente un eroe moderno, fuori dagli schemi, al quale tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto riferimento.

In un’epoca moderna come la nostra, dove le banche ed i giochi di potere governano il mondo, dove le macchine si stanno trasformando e ci stanno trasformando, ci rendiamo conto che "Tempi Moderni" non è poi un film così lontano, la sua modernità non passa mai, anzi, quei tempi riescono a rivivere quotidianamente nelle azioni di chi non può e non deve accettare una realtà fatta di stereotipi e di una povertà tangibile sia a livello economico che sentimentale. 80 anni e non sentirli.

 

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