CAMMINO DI SANTIAGO, ESPERIENZE, COMMENTI, CONSIGLI

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Il Cammino di Santiago, esperienze, commenti, consigli

Il Cammino di Santiago è sempre stato presente nella mia lista delle "Cose da fare", insieme alla Via Francigena. Mi ha sempre affascinato l'idea. Una di quelle idee che ti entrano in testa e subito mettono le radici e non ti abbandonano finché non le trasformi in realtà. Con la differenza che in questo caso è servito molto più tempo del normale per realizzare questa trasformazione.

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Un po’ perché dovevamo partire in quattro: quattro persone con differenti impegni, quattro teste, quattro vite, quattro esigenze diverse e quindi già difficili da combinare. E un po’ perché, a livello oggettivo, si devono tenere in conto innumerevoli variabili: il percorso, il tempo, il periodo dell'anno in cui partire, l'altimetria del percorso, e poi soli o in compagnia? Cosa mettere nello zaino? ecc.


Santiago de CompostelaIniziamo dal percorso di Santiago de Compostela: quanti chilometri fare, da dove partire. Il Cammino di Santiago per antonomasia è il Cammino Francese. 738 km con teorica partenza da St. Jean Pied-de-Port, in terra francese e conclusione a Santiago, Galizia, Spagna. Però quest’ultima potrebbe non essere la meta finale (parziale) perché sono in molti quelli che decidono di fare il cammino a singhiozzo, ovvero di suddividerlo in tappe da fare in periodi diversi.


Santiago de CompostelaEd ecco qui che entra in gioco una seconda variabile, ovvero il tempo da dedicare al cammino. Generalmente il cammino completo richiede un mese, a piedi (c’è poi l’opzione della bicicletta, di cui non posso dire molto per inesperienza, ma che comunque comporta manutenzione e rischi maggiori su strade ostili). Tutto dipende da come si suddividono le tappe giornaliere, ovvero "quanti chilometri fare al giorno?" e dalla resistenza fisica e velocità della persona, che allungheranno o diminuiranno di qualche giorno questa durata media. Quindi, siccome non tutti riescono ad avere a disposizione un mese consecutivo da dedicare al Cammino, è opportuno suddividerlo in modo da riprenderlo più volte fino a completarlo, oppure si può scegliere di fare il cammino solo nella parte conclusiva ... il mio caso! Io sono dovuta partire da Leon e quindi percorrere solamente la seconda metà del cammino. Questo perché avevo solo un paio di settimane a disposizione e non mi piace l’idea di lasciare aperto e inconcluso qualcosa! Però con il senno di poi consiglio di iniziare il cammino da dove si deve iniziare e fare tutte le tappe fino alla fine. Non importa quanto si impiegherà. Non si dovrebbe pensare in termini quantitativi perché non è una gara, conta di più la qualità, il raggiungimento di un obiettivo e la calma, perché è questo che il Cammino ci chiama a fare: meditare e riflettere in termini religiosi o laici. Ci invita ad un cammino che probabilmente più che quello segnato dalle famose frecce gialle, è quello interno a noi.


Santiago de Compostela, consigli sul CamminoParlando di tempistiche è necessario prendere in considerazione il periodo dell’anno, ecco che sbuca un'altra variabile! A livello turistico con la bella stagione i pellegrini iniziano a spuntare come funghi, arrivando al culmine nel periodo estivo che per molti corrisponde a quello delle ferie. Questo vuol dire che c’è molto affollamento, molti ciclisti che sfrecciano a destra e sinistra e molti pellegrini che impediscono questi sorpassi; in una sola parola: traffico. Traffico che toglierebbe, a mio avviso, un po’ del fascino e del senso del Cammino stesso.
Bisogna tener conto che gli albergue pubblici hanno posti letto limitati, per cui se si volesse usufruire della convenienza dei loro prezzi ridotti bisognerebbe arrivare a destinazione in tempo e questo comporterebbe l’alzarsi molto presto d’estate. Altrimenti accontentarsi di quelli privati (comunque non tutti sconvenienti) o accamparsi! D’inverno il problema è l’opposto pochissimi pellegrini, tratti del percorso deserti, alcuni albergues chiusi (la lista qui Ostelli a Santiago de Compostela).
 

L’ideale sarebbe sfruttare le stagioni intermedie. Comunque oltre al tempo, quello scandito dai secondi, meglio tenere in considerazione anche e soprattutto quello atmosferico. Alcuni pellegrini mi hanno raccontato di essere stati costretti a ritirarsi dal Cammino dal sole estivo insopportabile, che raddoppiava la fatica, aumentava la sudorazione e il bisogno costante d’acqua e di quanto fosse persino difficile trovare l’ombra!!


La pioggia è anch’essa molto limitate. Al di là di questo bisogna in ogni caso fare i conti con le condizioni climatiche del periodo e del luogo. In dieci giorni ho sopportato il gelo e la neve, mi sono inzuppata di pioggia, scottata dal sole, confusa dalla nebbia. Si attraversano zone diverse e soprattutto ad altezze diverse. Quella dell’altimetria dei luoghi è una variabile che non andrebbe mai sottovalutata. È una delle più importanti: sarebbe opportuno dividere i chilometri e formare le tappe giornaliere basandosi su questo; un sentiero di montagna, ma anche la risalita di una semplice collina possono rallentare e anche di molto le previsioni quando si ha uno zaino in spalla. (qui le mappe altimetriche del Cammino: mappa altimetrica Cammino Santiago 1 - mappa altimetrica Camino Santiago 2).

A tal proposito, lo zaino è importantissimo. Questo l’ho imparato a mie spese. Non l’ho riempito molto, ma più del dovuto! Il trucco è che il suo peso non deve superare il 10% di quello della persona che lo porta. Consiglio di lavare gli stessi indumenti più volte, piuttosto. Non sembra ma fa davvero la differenza. I tre ragazzi che erano con me avevano uno zainetto ciascuno che messi insieme raggiungevano a malapena il mio! Ricordo che ogni tanto mi davano il loro bastone e camminavano da parte a me per alzarmi lo zaino e quindi togliermi il peso dalle spalle; la differenza era enorme. Acceleravo, mi sembrava di volare! Per non parlare poi dei postumi all'ora di sera: spalle indolenzite e gambe appesantite doloranti per colpa del carico. Dolori limitabili, ma comunque non inevitabili. Lividi, ginocchia gonfie, muscoli infiammati, vesciche e calli sui piedi sono i simboli del pellegrino. Un antidolorifico, medicamenti e creme vanno sempre portati. Sono l’acquasanta. Una sera in cui ho dimenticato di farne uso, mi sono immediatamente ricordata ed accorta della mancanza la mattina seguente! Ovvero il giorno che ricordo come quello più traumatico e difficile per colpa dei fortissimi dolori alle gambe che mi bloccavano e impedivano nei movimenti. Ricordo di come, in quell’occasione, avevano fatto capolino nella mia testa le idee di chiedere un passaggio in auto o di fermarmi un giorno od addirittura d’abbandonare il Cammino! Sistema nervoso sottopressione e lacrima facile a parte, ora quel momento lo ricordo come uno tra quelli più significativi e soddisfacenti, perché superato.


Riassumendo: importantissimi medicinali e primo soccorso, zaino non troppo grande, scarpe da trekking e lo stretto necessario d’indumenti (meglio adottare il classico abbigliamento a cipolla per disporre di tutte le opzioni di fronte ai cambiamenti climatici e di temperatura), impermeabile (anche per lo zaino), sacco a pelo. Questi sono i must.


Detto questo, invito te che stai leggendo ad abbandonare la sedia e metterti in Cammino. È sicuramente un’esperienza che consiglio. Unica, da provare. Un’esperienza che ti cambia, che ti mette alla prova, che ti fa conoscere limiti e punti di forza. Un’esperienza che arricchisce. Non importa l’età e/o il sesso. E non bloccatevi alla domanda: soli o in compagnia? Io avevo progettato di partire con amici italiani. Poi all’ennesimo rinvio, con un’occasione buona in tasca, ho deciso di partire da sola. Questo mio stato è durato davvero pochissime ore, perché già dalla prima sera ho conosciuto un ragazzo spagnolo e successivamente altri due. Così abbiamo creato un gruppo improvvisato e abbiamo camminato insieme. Davvero bellissimo! Poi uno ha abbandonato per i dolori e dopo qualche giorno gli altri due son dovuti rientrare al lavoro. Così io ho continuato per tutti. Ed ho sperimentato l’altra faccia della medaglia. I pregi sono che ho condiviso tratti chiacchierando con gente sempre diversa, che probabilmente non avrei conosciuto se fossi stata chiusa in un mio gruppo. E la cosa non mi è pesata, anzi erano gli altri a ricordarmela con la ricorrente domanda "Ma sei da sola?". A mio avviso questo è uno dei "viaggi" in cui non è importante la compagnia iniziale. Anzi, è quasi consigliabile partire da soli per fare un lavoro su se stessi. E comunque di pellegrini in solitaria ce ne sono centinaia.


Il Cammino è possibile per tutte le tasche perché è relativamente economico con albergues e menù fissi speciali, pensati apposta per il pellegrino. Con una donazione si può ricevere la Credenziale prima della partenza (da riempire con i vari timbri delle tappe effettuate) e la Compostela poi (con minimo 100km percorsi per i pellegrini e 200 per i ciclisti).


Comunque senza prezzo è arrivare e vedere la famosa Cattedrale, il miraggio materializzatosi finalmente davanti ai nostri occhi. Un’emozione indescrivibile che racchiude tutta l’essenza del pellegrinaggio (toccante anche la Messa del Pellegrino, a mio avviso anche per i non credenti). Direi che vale la pena intraprendere il Cammino solo per provare questa sensazione finale, se il percorso intero non fosse così suggestivo, mutabile (basta solo pensare le varie regioni spagnole attraversate con la loro cultura, cucina e lingua), caratteristico e Patrimonio dell’UNESCO! Che altro aggiungere se non concludere con l’augurio che gli spagnoli fanno ai pellegrini che incontrano: BUEN CAMINO!

 

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