Cosa vedere a Massa Marittima

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Cosa vedere a Massa Marittima

Massa Marittima nonostante sia al centro della Maremma Toscana, fortunatamente ancora non è invasa dai tour di turisti frettolosi "mordi e fuggi ed è un luogo molto piacevole per passarci un fine settima o usarlo come comoda e raffinata base per visitarne i dintorni, sia verso la Maramma e il Tirreno, sia verso il senese. La visita della parte vecchia della città può esser fatta ruotare interamente intorno alla Piazza Garibaldi, vera "piazza dei poteri" del libero Comune medioevale, dove la città si offre in un solo colpo d’occhio con la totalità delle sue strutture pubbliche.

Quando si arriva da queste parti si ha davvero un bell'impatto visivo davanti agli occhi, con lo splendore del Duomo duecentesco come prima immagine dell'abitato, eretto sopra un podio a gradoni a dominare la monumentale Piazza Garibaldi, su cui si affacciano a loro volta i luoghi del potete cittadine, il Palazzo vescovile, quello del Podestà e del Comune.

Cattedrale di Massa Marittima

Massa Marittima - Duomo di San CerboneIl Duomo, dedicato a San Cerbone venne costruito nella prima metà del XIII secolo (o secondo alcuni anche nel XII secolo) ad opera di un architetto pisano sul luogo di una chiesa precedente. La facciata, a due ordini, è sormontata da un timpano-loggia del quale le tre colonne centrali poggiano su elementi di statuaria. Il fianco sinistro è percorso da una fuga di archi ciechi, chiusa dal campanile, che con la sua collocazione accentua l’effetto di profondità del sagrato triangolare compreso fra la chiesa e il Palazzo vescovile. Nel fianco destro, non visibile dalla piazza, la decorazione ad arcate si interrompe nel tratto mediano. La parte dell’edificio al di là del campanile, fino all’abside, appartiene ad un ampliamento realizzato fra il 1287 e il 1304, che risente delle influenze ogivali d’Oltralpe. Dell'interno, oltre alle imponenti navate su colonne di travertino, dai capitelli scolpiti con inconsueta finezza, si devono segnalare alcune opere d’arte e d’arredo di straordinaria importanza: nel muro interno della facciata un raro bassorilievo dell’XI-XII secolo, forse appartenente alla chiesa originaria; il Battistero (di Giroldo da Lugano, 1267), grande vasca rettangolare d’un solo masso di travertino, con rilievi che celebrano accanto a scene del Nuovo Testamento i fatti della vita di San Cerbone (il tabernacolo superiore è invece del XV secolo); ancora, la splendida acquasantiera della fine del XIII secolo.

Nella Cappella del Sacramento si trova un Crocefisso su tavola, forse di Segna di Bonaventura, e nella Cappella della Madonna una pala raffigurante la "Madonna delle Grazie", ascrivibile all’ambito di Duccio di Buoninsegna. In un ambiente sotterraneo, al disotto dell’abside, si può vedere l’Arca di San Cerbone (firmata da Goro di Gregorio, con impressa la data del 1324), grande urna marmorea d’altare, scolpita in altorilievo...Continua a leggere sulla Cattedrale di San Cerbone.

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Piazza Garibaldi

Massa Marittima - Duomo di San CerboneDella piazza Garibaldi sono soprattutto gli edifici posti sul lato occidentale a restituirci abbastanza fedelmente l’immagine trecentesca (a causa dei restauri, rispettivamente del 1873 e del 1914, la loggia e il Palazzo Vescovile possono testimoniarci soltanto l'impianto complessivo): cioè il Palazzo Pretorio (1230; oggi sede dei Musei: nel settore della pittura, pregevole tavola di Ambrogio Lorenzetti, e opere del Sassetta e di Sano di Pietro), tutto in travertino locale, un tempo merlato, al quale si accede da una scalinata a due rampe non coeva al resto della costruzione. Poi il Palazzo Comunale, dove invece la merlatura è aggiunta recente, e che rivela la sua storia di edificio nato dal riadattamento e dalla fusione di tre case o case-torri. Infine la Casa dei canti di Biserno (n. 7), del XIII secolo, poi rimaneggiata nel XV, con la vicina tonfi merlata.

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Palazzo Pretorio

Massa Marittima - Palazzo PretorioTra gli altri monumenti architettonici di Massa Marittima è da segnalare in Piazza Garibaldi il Palazzo Pretorio, anche noto come Palazzo del Podestà,  o Palazzo del Capitano di Giustizia. L'edificio appartiene alla prima metà del Duecento, anche se molto restaurato con rifacimenti nel corso dei secoli. Vi si riscontrano i caratteri dell'architettura romanico-lombarda; in origine terminava con una merlatura ghibellina, del tutto scomparsa, mentre le bifore del primo piano furono riaperte e ricostruite

Qui oggi si trova il Museo Comunale, con scala anteriore e facciata in travertino ornata di stemmi. Di graziosa architettura è la Palazzina dei conti del Biserno, già appartenuta alla famiglia pisana dei Della Gherardesca, costituita da un palazzetto su cui si aprono eleganti bifore a tutto sesto, e da una torre, alquanto modificata nell'Ottocento, il cui coronamento merlato è dovuto al rifacimento.

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Palazzo Comunale

Massa Marittima - Palazzo ComunaleAnche il complesso di edifici che costituisce il Palazzo Comunale (al centro del quale campeggia un grande stemma mediceo di marmo), la cui fronte è dotata di vari ordini di bifore, è frutto di un restauro ottocentesco inteso in senso «romantico». All’interno, nel gabinetto del Sindaco che già ospitava la pala con la Maestà di Ambrogio Lorenzetti (ora collocata nel rammentato Museo comunale), è da notare una decorazione affrescata con soggetti tratti dall’Antico Testamento, eseguita alla maniera del pittore Bartolomeo Neroni detto "il Riccio", attivo nel primo Cinquecento.

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Fonte Pubblica e l'Albero della Fecondità

Fonte Pubblica e l'Albero della Fecondità a Massa MarittimaSarà anche per la vista del bellissimo Duomo di San Cerbone  e della Piazza Garibaldi, che la stragrande maggioranza dei visitatori che arriva a Massa Marittima avanza come attirate dalla calamita della bellezza architettonica e difficilmente note la Fonte Pubblica nel Palazzo dell'Abbondanza che rimane sotto e di lato costruita nel 1265 su tre archi ogivali, e in seguito rialzata da un primo piano con funzioni di magazzino del grano (da cui il nome di palazzo dell'Abbondanza)...E persino tra chi si sofferma davanti al grande affresco, un po' scolorito per via dei settecentocinquant'annì circa di acqua passate nei lavatoi, sono pochi quelli che colgono nel "dettaglio" la singolarità della scena: un immenso albero dai rami che si irradiano sulla parete ad arco, a sovrastare un nutrito gruppo di donne intente...A prima vista, sembrano lavare i panni e spettegolare del più e del meno, invece, sì stanno prodigando a raccogliere i "frutti" dell'albero e a usarli in vario modo: frutti che risultano essere spropositati falli con tanto dì testicoli rigonfi...Continua a leggere sulla Fonte Pubblica e l'Alberto della Fecondità.

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Chiesa di Sant'Agostino

Massa Marittima - Chiesa di Sant'AgostinoNella cosiddetta "città nuova", la parte alta di Massa Marittima troviamo la Chiesa di Sant'Agostino, con annesso chiostro conventuale in parte ricostruito. Il tempio ha una semplice facciata a capanna; l’interno, in cui un restauro ha eliminato le aggiunte secentesche, presenta una copertura sostenuta da sei grandi archi ogivali con abside poligonale e conserva una notevole serie di dipinti di scuola senese e fiorentina del Seicento (una Annunciazione di Jacopo Chimenti, detto l’Empoli, una Visitazione e una Madonna in gloria coi SS. Michele, Leonardo, Giuseppe e Bernardino da Siena di Rutilio Manetti, una Fuga in Egitto di Lorenzo Lippi) che documentano esaurientemente l’arredo degli altari demoliti. Alcuni affreschi nella cappella a destra della maggiore, con un soggetto incerto (la Promulgazione del codice minerario di Massa?), sono stati attribuiti al sangimignanese Vincenzo Tamagni (1492-circa 1520), aiuto di Raffaello nelle Logge Vaticane. Sono ancora da ricordare un’Adorazione del Bambino di Pietro degli Orioli (pittore senese fino a poco tempo fa confuso con Giacomo Pacchiarotti) e una tela con soggetto analogo del pressoché sconosciuto pittore cinquecentesco Bartolomeo Ponti (1527).

La chiesa di Sant'Agostino fu edificata a partire dal 1299: gli Agostiniani, ormai stabilmente insediati all'inteno della città, dettero avvio all'edificazione in sostituzione della vicina chiesa di San Pietro all'Orto, insufficiente per una popolazione in costante crescita. La prima parte dei lavori fu terminata nel 1312, mentre la costruzione dell'abside e delle cappelle laterali risale alla metà del XIV secolo. Particolare è la cappella laterale di Santa Lucia, edificata nel 1348 dall'Arte degli Argentieri, di cui era la patrona. Il complesso conventuale si definisce agli inizi del XV secolo con la costruzione dell'adiacente chiostro. Nella chiesa sono conservate le reliquie (in particolare il suo saio) di San Bernardino,  conosciuto come "da Siena", ma nato a Massa Marittima nel 1380.

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Chiesa di San Pietro all'Orto

Massa Marittima - Chiesa di San Pietro All'OrtoLa Chiesa di San Pietro all'Orto si trova nella parte alta della città, a fianco alla chiesa di Sant'Agostino ed è una delle più antiche chiese di Massa Marittima. La chiesa fu costruita nel 1197 dal vescovo Giovanni vicino ad un suo orto, da cui il nome, ma la prima attestazione che ne documenta l'esistenza è del 1247 quando il Comune si impegna a costruire la sede parrocchiale della Civitate Nova, la parte alta della città. La nuova chiesa in travertino doveva provvedere alla cura d'anime e alla sepoltura della popolazione in aumento, poiché la vicina Chiesa San Bartolomeo, già anticamente denominata Ecclesia de Castello, non poteva svolgere tali funzioni su tutta l'area. L'interno è a una sola navata con tetto a capriata e finestre a tutto sesto nelle pareti laterali. Nel 1273 la chiesa fu ceduta agli Eremitani di Sant'Agostino, per favorire lo stanziamento dei frati in città. Con la costruzione dell'adiacente Sant'Agostino l'edificio fu adibito a convento, e successivamente, tra le due chiese, nel luogo dell'antico cimitero, fu edificato il bel Chiostro che ancora oggi si può ammirare.  Nel '300 il suo interno fu affrescato; purtroppo le successive modifiche hanno lasciato solo poche tracce di questi affreschi attribuiti alla scuola senese di Ambrogio Lorenzetti. Attualmente il complesso di San Pietro all'Orto ospita il Museo d'Arte Sacra, la Collezione d'Arte Contemporanea "Angiolino Martini" e il Museo degli Organi Meccanici Antichi.

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Il Palazzotto della Zecca

Massa Marittima Dalla parte opposta della fonte, prendendo la discesa a fianco del palazzo Pretorio, si incontrerà la via Parenti (asse del "borgo"), e sulla destra si potrà scorgere lo stretto edificio medioevale della Zecca, anche nota come Zecca di San Cerbone. Il palazzo è così chiamato perché dal 1317 fu utilizzato per coniare il Grosso, la moneta della Repubblica di Massa di cui abbiamo già accennato in altre pagine della nostra guida della città toscana. Fu proprio all’apice della sua potenza che il libero Comune di Massa di Maremma decise di aprire una zecca. Da un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Siena, si apprende infatti che l’11 aprile 1317 venne firmato un contratto tra alcuni componenti della famiglia Benzi, ricchi mercanti senesi dell’Arte della Lana, e il Comune di Massa, per dar vita a una società avente lo scopo di battere moneta. Il contratto riporta tutta una serie di patti e condizioni. I Benzi, ad esempio, avrebbero dovuto fornire opportunamente l’officina monetaria di tutto il necessario mentre il Comune di Massa Marittima si impegnava ad acquistare un edificio da mettere a disposizione della nascente zecca. Con la fine della Repubblica, l'edificio fu comprato dai Signori della Sassetta. Nel 1401 fu acquistata dal Vescovo Beruto di Massa che lo utilizzò per ampliare la sede vescovile, prima posta nel Palazzo dei conti di Biserno. Oggi la Palazzina della Zecca ospita la sede della Società dei Terzieri Massetani.

Al primo piano, al suo ingresso, troviamo due archi a sesto acuto, in uno dei quali si vede il giglio fiorentino e nell’altro una rosa. Il primo simbolo è riconducibile all’opera del primo ed unico sbozzatore di moneta Nicoluccio di Iacomino di Benzi, di Firenze, che nel Palazzo Comunale, in data 11 Aprile 1317 firmò il contratto con il rappresentante del Comune, Nuccio di Bonaventura, con il quale si impegnava a venire a Massa con tre compagni per sbozzare monete, fornendo la zecca di ferri ed arnesi necessari.

Venne stabilito in quel momento anche il valore della futura moneta Massetana, prevedendo che il grosso d’argento valesse 20 denari, quello piccolo 6, secondo il peso e la lega senesi, a patto che i proprietari delle miniere massetane si servissero solamente del maestro fiorentino per coniare monete, mente il guadagno sarebbe stato diviso tra di lui ed il Comune.

La moneta ha nel diritto la figura di San Cerbone, mentre nel retro ha una croce con due "emme" agli angoli, e la scritta "De Massa". Due coni di tali monete sono conservati presso il Museo di Volterra. Il peso delle monete era molto piccolo: il grosso era di 29 grani, corrispondente a g. 1.262, mentre il piccolo conio era di 14 grani, ovvero g. 0.745.

 

Torre del Candeliere e arco-ponte

In una visita a piedi ci si dovrà portare verso la città nuova attraverso la via Montini, il cui tratto estremo a gradoni si impenna suggestivamente verso la Porta alle Silici. Oltre la doppia scansione della porta, corrispondente in questo caso alle due cortine parallele della Fortezza Senese, si leva il robusto perno della Torre del Candeliere (che oggi vediamo più bassa di quasi due terzi rispetto all’altezza originaria), con l’arditissimo arco-ponte di raccordo alla fortezza.

Palazzetto delle Armi

Sulla piazza Matteotti il primo edificio sulla sinistra, all’imbocco del corso Diaz, è il Palazzetto delle Armi, costruito nel 1443 e in seguito trasformato.

Museo storico della Miniera

Si può concludere l’itinerario di visita all'interessante Museo storico della Miniera, che la città ha allestitoper fare onore alla sua storia di capoluogo del bacino minerario delle Colline Metallifere (nella periferia meridionale, sotto il parco di Poggio, presso la via Corridoni).

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Colline mettallifere

Il suolo ed il sottosuolo nei dintorni di Massa Marittima, seppur nascosti da una fitta boscaglia, nascondevano importanti risorse minerarie già al tempo degli Etruschi. Siamo in uno dei patrimoni più interessanti anche sotto l'aspetto di alcuni "monumenti" industriali italiani. Nella zona, precisamente in località Serrabottini, tra scorie e detriti vari, si trovano ancora i noti pozzi minerari detti "bottini", alcuni addirittura medioevali. Le frazioni di Fenice Capanne e di Forni dell'Accesa, sempre nel comune di Massa, dovevano essere ricche di filoni minerari: in particolare di rame, ferro, argento e successivamente di pirite. Massa Marittima, ha conservato e valorizzato a lungo la cultura della miniera.

La disponibilità di argento era tale che nel 1300 il Comune decise di battere moneta, ed in quegli anni venne emanato il primo codice minerario del mondo, che dettava norme e modalità di lavoro in miniera. Tutto ciò non poteva che portare alla fondazione, in epoca recente, della miniera-museo: circa 800 metri di gallerie dov'è possibile osservare, in sequenza cronologica, i vari metodi di coltivazione dei giacimenti, di armamento delle gallerie e di estrazione della pirite. Con estrema fedeltà sono stati ricostruiti gli ambienti di lavoro dei minatori e per concludere una vasta esposizione di minerali e rocce.

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Museo di Storia ed Arte della Miniera

Un passeggiata romantica tra vicoli illuminati da terrazzi e balconi fioriti - zeppi di gerani, viole e bocche di leone - conduce all'ex palazzetto delle Armi di piazza Matteotti dove, per volontà del locale gruppo mineralogico, è stato creato un Museo di Storia ed Arte della Miniera: quattro sale in cui si espongono attrezzi di lavoro e di carte minerarie del luogo. Una testimonianza dell'attività mineraria sin dal tempo degli Etruschi. Oltre ad essere esposta una ragguardevole raccolta di minerali di varia provenienza, è possibile visionare una copia del Codice Minerario del XIII secolo.

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Abitazioni etrusche

Sulla pendice di una bassa collina situata a sud-est del Lago dell’Accesa e a poca distanza da questo, si stendono numerose abitazioni etrusche di pianta rettangolare, ognuna di due o tre vani (una sola ne ha sette) disposte apparentemente senza una impostazione urbanistica sul pendio della collina; di esse rimangono ben conservate tutte le fondamenta in lastroni di alberese sulle quali si alzavano le pareti certamente in mattoni crudi, ormai scomparse da tempo. Sotto una di queste sono stati riconosciuti i resti di una tomba databile al VII secolo a.C., e pertanto è sicura la datazione — peraltro testimoniata dai reperti stratigrafici — dell’insediamento al VI secolo a.C. Le abitazioni mostrano anche nelle loro fondamenta tracce di modifiche e riadattamenti: la vita di questo villaggio deve essere durata circa tutto il VI secolo a.C., e deve esser stata sicuramente in relazione allo sfruttamento delle miniere di minerali vari in atto fin da questo periodo nelle vicine Colline Metallifere.

Nella zona circostante sono state trovate numerose tombe dello stesso periodo e probabilmente collegate con questo insediamento; altre tombe sono di periodo precedente. È da ricordare che intorno al lago dell’Accesa sono state esplorate in passato importanti necropoli dell'VIII-VII secolo a.C., con materiali di corredo di tipo vetuloniese, e che questa area faceva parte del territorio di Vetulonia fino in periodo arcaico.

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Valpiana e Tollo Albizzeschi

Il comprensorio comunale di Massa Marittima, uno dei più vasti della Toscana, offre numerose località di interesse storico e artistico. A Valpiana sono ancora visibili i segni della sua vivace attività siderurgica. Fu Tollo Albizzeschi, il padre del futuro San Bernardino (conosciuto come San Bernardino da Siena, ma nato e cresciuto a Massa, in via della Libertà), che dette inizio a tale attività chiedendo e ottenendo dal comune di Massa il permesso di costruire una officina "ad faciendum ferrum". Nove anni più tardi, nel 1386, alla morte del padre, l’officina, che aveva un valore di 1500 fiorini d’oro, passò in eredità a Bernardino. Il quale però, sentendo ben presto il richiamo della voce evangelica, si disfece di tutto il suo patrimonio e donò quell’attività alle monache clarisse di Massa (oggi l'ex Convento delle Clarisse nella cosiddetta Cittanuova è la sede della biblioteca pubblica). Nel 1885 il forno di Valpiana era ancora in attività, ma fu quello l’anno del suo smantellamento. Ora sono visibili soltanto alcuni ruderi.

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Lago dell'Accesa

Il lago dell'Accesa è un modesto bacino idrico ai piedi di Massa Marittima e a pochi chilometri dalla costa tirrenica. Nel corso del tempo su di esso sono fiorite numerose leggende. Si dice, per esempio, che il lago sia di origine vulcanica, che ospiti imprendibili pesci d’acqua salata, che in un punto abbia una profondità tale che nessuno ha mai potuto misurarla, che sia stregato a causa di una antica e misteriosa maledizione. Resta il fatto che il lago non ha immissari, per cui la sua sorgente si trova al di sotto dello specchio d’acqua; questa particolarità può forse essere all’origine delle tante leggende e dicerie.

Adesso le sue acque sono protette e pur essendovi consentita la pesca, essa è regolata da norme precise e severe. Anticamente il territorio intorno al lago era ricchissimo di minerali ed oltre al nome della località di Forni dell’Accesa, la presenza umana è attestata dai numerosi reperti di epoca etrusca e romana.

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Altri luoghi nel comprensorio di Massa

Tra le località che in passato raggiunsero una certa importanza nel territorio di Massa Marittima sono da ricordare Perolla, sede di una pieve presso la quale sorse un castello, dominato da un ramo dei Pannocchieschi, i cui resti sono visibili presso la casa colonica denominata "il Castello". Anche nella località di Prata si trovava una pieve (ma appartenente alla ma in diocesi di Volterra) in una zona dove vantavano ricchi possessi gli abati di Sestinga. Vi sorse poi un castello che fu di certi Lambardi che si sottomisero a Siena verso la fine del Duecento. Sorsero però vari contrasti, tanto che alla fine del XV secolo sembra che le fortificazioni siano state distrutte dai senesi a seguito di una ennesima ribellione alla Repubblica. Quest'ultima vendette in seguito gran parte delle terre allo Spedale di Santa Maria della Scala che vi organizzò una sua "graneia", un granaio. Poco resta ora delle strutture medievali.

Consistenti resti delle opere fortificatorie, tra le quali un imponente cassero, rimangono ancora di Tatti, ricordato già nel IX secolo, ma che nel Duecento era un castello della contea aldobrandesca, conquistato da Siena nel 1300. In quest’epoca vi aveva dominio la famiglia dei Pannocchieschi di Pietra, sì che Nello di Inghiramo lasciò nel 1322 i suoi diritti allo Spedale della Scala, finché nel 1404 passò definitivamente sotto il controllo della signoria senese. Infine ruderi rimangono ormai della Torre de' Botricoli, della Castellacela, di Poggio Castiglione, di Marsiliana, ricordata nel X secolo e che fu castello dei Tolomei, di Tricasi, ricordato addirittura nell’VIII secolo e inserito nel contado di Massa nella seconda metà del XIII secolo, ma abbandonato non molto tempo dopo.
 

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