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"Novecento" è un romanzo breve scritto da Alessandro
Baricco e pubblicato nel 1994. La storia è ambientata
sul transatlantico Virginian durante la prima metà del
Novecento e segue la vita di un pianista eccezionale,
Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, che ha passato
tutta la sua vita a bordo della nave senza mai mettere
piede sulla terraferma. Raccontata attraverso il
monologo del suo amico e collega trombettista, la
narrazione tocca temi come l'arte, la solitudine,
l'amore e la ricerca della propria identità. "Novecento"
è una riflessione sulla vita e sulla bellezza dell'arte,
ed è considerato uno dei capolavori di Baricco.
Perché
ti ha cambiato la vita?
La risposta che più ci è piaciuta è stata "Questo
romanzo parla della difficoltà e dell'importanza di scegliere. Del fatto che
dipende solo da noi se viaggiare o meno, restare immobili o cercare di
crescere, stare saldi nel nostro quotidiano o salire su una nave che porta
lontano, cercare l'anima d'amare o accontentarsi di percorrere una strada
insieme. Novecento mi ha insegnato che si costruisce partendo dalle
piccolissime decisioni, mattone dopo mattone, ho capito che la vita è
davvero mia è che non c'è scelta peggiore di non scegliere. Non delegherò
più le mie decisioni ad altri per paura di sbagliare".
Il romanzo di cui vi parleremo è tutto chiuso in
sole 51 pagine. Scrittura semplice e scorrevole,
contenuto eccezionale! Mi sembra un buon inizio…
Molti già conoscono il film "La leggenda del pianista
sull’oceano", di Giuseppe Tornatore; uscito nel 1998, 165
minuti di film che ottenne subito un gran successo, ma forse
non tutti sanno che quella bella storia che ci ha
incantati e commossi sulle poltroncine del cinema o sui
divani delle nostre case, è ispirata da un libricino
minuscolo, talmente modesto (esteriormente) che quasi
sembra non valga la pena d’esser comprato e tanto meno
letto, pubblicato quattro anni prima del film da
esso ispirato. Solitamente i film tratti da romanzi non
sono in grado di sviluppare al meglio le trame dei
personaggi ed i loro caratteri, ma non è questo il caso,
infatti l’opera di Tornatore è sicuramente ben curata,
attenta ai particolari e leggendone la storia cartacea,
vi ritroverete davvero molto, ma, come sempre, non
tutto!
Novecento è il titolo del
romanzo di Alessandro Baricco, molto più del racconto di
un viaggio dal vecchio al nuovo mondo, questa è la
storia di una "
scelta", e le decisioni ci fanno sempre
un po’ penare, a maggior ragione quando sono belle e
grandi. La scelta di intraprendere un viaggio ignoto
oltre un viaggio già effettuato tante volte, questa è
l’amara e surreale favola che ci narra Baricco, potrei
esporvi tante interpretazione di queste splendide 51 paginette, ed altre letture me le potreste suggerire
Voi. In realtà, se è vero che "
un classico è un libro
che non ha mai finito di dire quel che ha da dire"
(Italo Calvino), è ancora più vero che questo libro
toccherà tutte le corde della vostra mente, facendovi rivivere
tante fra quelle emozioni intime con le quali
tutti noi conviviamo, ma che difficilmente riusciamo ad
esprimere od anche solo a focalizzare.
Cantano i Tre Allegri Ragazzi
Morti "
Quando la decisione si fa così vicina/sarebbe
bello potesse fare tutto sola…"; quante volte
avremmo desiderato che a "
scegliere" fosse stato un
altro? Un nostro automa, una nostra proiezione oppure il
nostro alter ego improvvisamente materializzato e
cosciente. "
Scegliere" significa decidere cosa e come
essere, quale percorso intraprendere e questo è un
evento in cui tutti ci imbattiamo tante volte nella
Vita, e non è mai una cosa semplice! Vi sentite più
appagati sapendo in quale spazio potete muovervi,
scorgendone il limite all’orizzonte oppure non sarete
mai sereni fin quando a portarvi non sarà esclusivamente
il vento? Comunque Voi siate, vi troverete nell’impasse
di fronte allo strano uomo di cui leggerete la vita in
questo romanzo, libero da canoni e convinzioni scontate,
eppure come dentro un guscio di noce nella sua immensa
nave. Questo di Baricoo è un testo per chi è pronto a
rivalutare ogni cosa: gli occhi sono lo specchio
dell’anima e svelano ciò che siamo? No… non più ora. "Negli occhi della gente si vede quello che
vedranno, non quello che hanno visto".
Qui vi ri-troverete, perché il
linguaggio del romanzo è diretto: è il narratore che vi
parla e richiede l’attenzione se nota una vostra
distrazione, intrattenendovi con una comicità sempre
determinata ed audace, con quella rozzezza
sapiente della gente di mare che vive nelle caldaie ed
attraverso confessioni tanto private quanto
imbarazzanti, come quando un amico non troppo conosciuto
vi spiazza raccontandovi proprio quella cosa di cui non
ha mai parlato a nessuno e voi, prima vi sentite a
disagio, poi comprendete la bellezza di quel gesto di
fiducia. Da questo momento nascono le grandi amicizie.
Come quella che Novecento ci regala. Leggere per
credere!
In realtà, ciò che vi sto
consigliando di leggere, è un monologo per teatro,
scritto come fosse il racconto di un simpatico
vecchietto, non tanto anziano e pieno di storie da
narrare, felice di raccontare ciò che ha visto, sentito
e provato, perché sa che dal momento in cui la storia
finirà e dalla sua bocca sarà uscita anche l’ultima
parola, allora sarete Voi a portarvi dentro questa
"
favola", sentendo l’insolito bisogno di raccontarla ad
altri, di far vivere tramite le vostre parole la musica
che Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, il protagonista
della storia, suonava al centro dell’oceano, una musica
che dicevano non esistesse da nessun’ altra parte se non
nel suo pianoforte. Proprio perché a parlare è un uomo
"
comune" e non uno scrittore, abbiate "
pietà" per la sua
dialettica, per le virgole poste dopo i punti
interrogativi, per quella semplicità dei sinonimi, per
l’inquieto passaggio dal dialogo in terza persona a
quello diretto, per qualche stonatura grammaticale, ma
anche questo rientra nella magia delle storie di certi
anziani. Almeno è così che immagino io il Nostro
cantastorie.
Questo è un romanzo sul senso
della narrazione, sul significato dell’avere sempre
qualcosa di buono da raccontare, perché "Non sei
fregato veramente finché hai da parte una buona storia,
e qualcuno a cui raccontarla", ed avere sempre
qualcosa da raccontare, a ben pensarci, significa
proprio Vi-ve-re, giorno dopo giorno trovare in questo
(o in un altro!) mondo qualcosa per cui vale la pena
esistere, e se ne vale la pena, ci sarà sempre qualcuno
a cui raccontare tutto ciò. No? Che poi Danny Boodman
T.D. Lemon Novecento avesse deciso di vivere o meno, beh …
è questione sulla qualche potremmo discutere a lungo, ma
non prima di averne letto direttamente da Alessandro
Baricco, perché il tema della scelta, della follia,
dell’arte musicale e del senso comune (del tutto
assente!) qui si mischiano ad una follia che è più un
sogno. Ed i sogni non sono né pazzia né stupidità, solo
qualcos’altro. In questo qualcos’altro potrete leggere
la storia di Novecento, perché uno con un nome così…
andrà lontano!
Io mi limito a citarvi un
piccolo pezzo, quasi una parentesi motivazionale, di
questa storia, poche righe apparentemente insensate e
fuori posto nella narrazione, ma ricordate che nel
praticare un giudizio, bisogna scavare. E scavare a
lungo.
<< E lì, a quel punto, cadde il quadro.
A me m’ha sempre colpito
questa storia dei quadri. Stanno su per anni, poi senza
che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono.
Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma
loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel
silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non
una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione,
perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è
che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne
può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende
delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro,
erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere,
da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto,
un istante, è quello, fran. O lo sapevano già
dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io
mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora
intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo le
sei meno un quarto, d’accordo, allora buona notte,
‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto:
fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio
che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un
quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più.
Quando apri il giornale e leggi è scoppiata la guerra.
Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui.
Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei
vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo
sguardo dal piatto e mi disse: "
A New York, fra tre
giorni, io scenderò da questa nave ".
Ci rimasi secco.
Fran. >>
Se questo estratto vi lascia con una lievissima
tachicardia addosso, qualsiasi frase al suo interno vi
trapassi di più, se sia più vicina al vostro cuore la
sensazione di un amore finito una mattina, un treno che
porta via la vostra ansia, la rabbia di una guerra
insensata, la paura di trovarsi improvvisamente vecchio,
se tutto ciò vi riguarda, o, semplicemente, se vi
incanta un po’, allora vi consiglio quest’operetta,
perché dipenderà da voi scendere o meno da questa nave,
dipenderà da voi scegliere su quali altre navi salire e
quale anima amare, se i vostri giri di vita li
condurrete in due oppure sempre soli; dipenderà da voi
ogni singolo spostamento della vostra esistenza e,
qualsiasi sia il vostro viaggio, sarete voi a scegliere
di raccontarlo o meno, quando ed a chi, perché certe
cose non sono mai cambiate dal primo gennaio del 1900
sino ad oggi.
Buona Lettura!!!
Introduzione scelta da Vanadia Cantaro per
Informagiovani Italia
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