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Merano
Art Nouveau
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Al volto
medioevale di Merano si aggiunge quello liberty
o
Art Nouveau,
richiamando un altro periodo felice, che dopo secoli
di oblio fece della città, sul volgere del 1900, un
famoso centro di cura di livello europeo. Fu un
medico viennese, Giuseppe Huber, che nel 1836
pubblicò uno scritto sulle facoltà curative del
clima meranese e sulla "cura d’uva". Tra i primi
ospiti illustri figura Maria Luisa d’Austria,
seconda moglie di Napoleone, che qui arrivò nel 1818
e nel 1823 per la pericolosa strada del Passo Giovo.
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Nel 1881, la ferrovia del Brennero giunse fino a Merano con un tratto
laterale, favorendo l'afflusso degli ospiti che nel 1914 si aggirava intorno
alle 40.000 persone, grazie anche alla felice politica di sviluppo della
seconda metà dell'Ottocento che aveva portato alla creazione di valide
infrastrutture. La casa di cura, fondata nel 1880, precedette quella di
Arco di Trento (Riva
del Garda) del 1898. In un angolo tranquillo del parco, vicino al ponte
centrale della Posta, si trova il Monumento all’imperatrice Elisabetta
d’Austria, meglio conosciuta come Sissi (o meglio Sisi con una "s" sola),
eseguito dallo scultore Hermann Klotz nel 1903. Tra la fine
dell’Ottocento e gli inizi del nuovo secolo, Merano ebbe un rapido sviluppo
economico. In questo periodo prese l’aspetto odierno una delle vie
principali, il Corso della Libertà, che lungo il fiume Passirio si
affianca all’antica via dei Portici. Vi si affacciano case, negozi e
caffè, con un’impronta dell’architettura Art Nouveau nei fregi decorativi di
gusto floreale stilizzato che la ornano. Qui si trova anche la casa di cura
(Kurhaus), inaugurata nel suo tratto mediano nel 1914. La sala
centrale fu progettata dall’architetto Friedrich Ohmann, appartenente
alla
Secessione Viennese,
e influenzato dal grande Otto Wagner.
Membro della Secessione Viennese fu anche il pittore Rudolf Yettmar
che, insieme all’artista meranese Horatio Gaigher, eseguì gli
affreschi nella sala centrale. La ristrutturazione urbana intorno al 1900 si
estese fino alla Stazione Centrale di Merano, altro bell’esempio di
architettura "liberty", costruita intorno al 1905 dall’ingegnere Chabert,
con chiari richiami alle innovazioni ideate da Otto Wagner per le stazioni
tranviarie di Vienna. Sempre su questa arteria principale, l’ex via Asburgo,
si affacciano i più importanti edifici dell’epoca. Di particolare importanza
è il Teatro Puccini, opera dell'architetto Martin Dülfer,
che insieme al famoso Richard Riemerschmid fu uno dei promotori del
movimento innovatore della Secessione a
Monaco di Baviera.
Inaugurato nel 1900, il teatro è un raro esempio di architettura Art Nouveau
che ancora oggi, dopo l’accurato restauro, rispecchia il gusto "fin de
siecle". Lo spirito razionalistico di una nuova architettura funzionale ha
dato all’edificio un’impronta di lineare bidimensionalità. La struttura a
semplici blocchi è sottolineata dal ritmo delle aperture e da pochi elementi
decorativi su ampie pareti semplicemente intonacate. Elementi di stile
ancora accademico, come i fregi classicheggianti e il protiro, sono
impiegati in modo chiaramente anticlassico e si presentano mescolati con
motivi d’impronta innovatrice. L’interno del teatro, ricco di stucchi
decorativi, era originariamente arredato con mobili, tappezzerie, lampade e
pavimenti di gusto "Jugendstil", disegnati dallo stesso Martin Dülfer
e in parte oggi recuperati. Nel suo insieme l’edificio rispecchia
quest’epoca a cavallo di due secoli che in un teatro non vede più un
edificio puramente rappresentativo, ma un esempio di architettura
funzionale.
Di architettura liberty è anche il padiglione di accesso alla
Passeggiata Tappeiner nel quale furono allestite mostre importanti alla
fine dell'800. Tra gli espositori figurano i nomi di Friedrich Wasmann
(1805- 1886), noto esponente del romanticismo tedesco che visse ed operò per
lungo tempo a Merano, quello di Franz von Defigger (1835-1921), e
quelli del meranese Leo Putz ( 1869-1940) e di Eduard Thòny (
1866- 1950), ambedue pittori famosi e membri della Secessione di Monaco di
Baviera.
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