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N"Niente di
nuovo sul fronte occidentale" di Erich Maria Remarque è un romanzo
antimilitarista che racconta la vita di un giovane soldato tedesco
durante la prima guerra mondiale. Pubblicato nel 1929, il libro mostra
la realtà cruda e disumana della guerra attraverso gli occhi del
protagonista, Paul Bäumer, che condivide la vita quotidiana e la morte
con i suoi commilitoni. Il romanzo denuncia la propaganda nazionalista
che ha spinto milioni di giovani a combattere e morire in una guerra
senza senso. "Niente di nuovo sul fronte occidentale" è un classico
della letteratura mondiale che ha influenzato il pensiero pacifista e la
cultura del dopoguerra.
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La Prima Guerra Mondiale
fu caratterizzata dalle trincee, che erano stretti fossati
scavati nella terra, per circa due metri di profondità e
altrettanti di larghezza, e che si estendevano per diversi
chilometri lungo il territorio. I soldati vivevano letteralmente
nelle trincee. La vita in questi ambienti era molto dura,
difficoltosa e soprattutto priva di condizioni igieniche
accettabili. |
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Tutto questo viene raccontato nel romanzo Niente di nuovo sul
fronte occidentale (Im Westen nichts Neues) scritto da Erich Maria Remarque,
nel 1929, sotto forma di romanzo – diario. Il romanzo è una protesta
contro la guerra e la distruzione; si conclude con una nota tranquilla,
ossessionante. Remarque voleva vedere la fine della guerra; sperava che
le cose rimanessero per sempre "tranquille" sul fronte occidentale e su
ogni altro fronte. Il suo pacifismo (opposizione alla guerra) si
concentrava sul dolore umano e sul nostro istinto di sopravvivenza, non
su idee economiche o politiche. L'idea fondamentale del romanzo è che la
guerra distrugge tutto ciò che ha valore nella vita umana. Il titolo è
un'antica formula di comunicazione militare. (Era usata, per esempio,
nella guerra civile degli Stati Uniti).
Dal momento della pubblicazione, questo romazo fu oggetto di un
aspro dibattito, specialmente in Germania, dove molti critici
attaccarono Remarque per aver tradito la memoria di coloro che si erano
sacrificati per il loro paese e per quello che consideravano il suo
travisamento delle condizioni di battaglia. Eppure molti veterani di
guerra e civili tedeschi sostennero che Remarque aveva ritratto
onestamente e accuratamente gli orrori della battaglia. Remarque notò in
un'intervista che stava solo cercando di dare "una visione da verme"
della guerra.
La storia descrive gli avvenimenti che accadono sul fronte
tedesco in terra francese: il Fronte Occidentale appunto. Questo libro,
uno dei capolavori del XX secolo vuole certo esprimere un messaggio di
pace parlando appunto della crudeltà, dell'inumanità, della durezza
della guerra. L'autore non esprime però la sua posizione, racconta
semplicemente, in modo crudo e non tralasciando nessun particolare, la
vicenda del soldato Paul, il protagonista e voce narrante, vittima delle
atrocità della guerra di trincea.
Il protagonista, Paul Bäumer, e i suoi
compagni di classe della scuola superione, sono prelevati direttamente
dai banchi di scuola dall’esercito tedesco per essere spediti al fronte,
dove vivranno sulla loro pelle una vita fatta di distruzione e morte; lì
la loro esistenza diverrà solo sopravvivenza: niente più pudore né
disgusto, in trincea si bada solo a sopravvivere il resto non conta, non
contano i topi, le grida dei feriti, i rumori della guerra, ciò che
conta è solo mangiare, evitare le granate e stare al caldo. Paul Bäumer
è il narratore del libro e racconta anche l’esperienza nella Grande
Guerra di Remarque.
Nel libro ci sono profonde riflessioni del
protagonista sulle condizioni disumane durante la guerra di trincea, attaglie e il manifestarsi dello svuotamento della personalità
dei soldati. Alcuni non riescono a sopportare questa vita all'inferno e,
in preda al panico, vogliono uscire dai rifugi e, nonostante i tentativi
dei compagni di impedirlo, escono e muoiono immediatamente colpiti. Le
condizioni disumane quotidiane sono ben narrate nel sesto capitolo del
libro:
"Fuoco tambureggiante, fuoco d’interdizione, cortina di fuoco,
bombarde, gas, tanks, mitragliatrici, bombe a mano: son parole, parole
ma abbracciano tutto l’orrore del mondo. Abbiamo i volti incrostati di
fango, le teste vuote, siamo stanchi morti: quando viene l’attacco
certuni bisogna svegliarli a suon di botte perché camminino: gli occhi
infiammati, le mani graffiate, i ginocchi sanguinanti, i gomiti
contusi."
E chi è poi questo nemico? Il nemico ucciso, visto da vicino ha solo il
volto di un poveraccio, un ragazzo come tanti che non farà più ritorno
a casa. Tutti i compagni di scuola di Paul Bäumer muoiono nel fango
delle trincee, asfissiati dai gas tossici, trivellati dallo shrapnel (un
tipo di proiettile per artiglieria). Si sa che si può morire da un
momento all’altro e allora si compiono gesti di estremo egoismo, ma c'è
posto anche per l'altruismo, per il gesto eroico. L'indifferenza verso
l'altro è una difesa estrema, ma l'amicizia, la necessità di
condivisione, di sentimento sono descritti in modo davvero commovente e
coinvolgente; la fratellanza che nasce dal dolore e dalla disperazione
ha radici molto profonde. I soli fratelli sono i camerati, i soli
a conoscere gli orrori della vita in trincea.
L'epilogo del romanzo non è felice, lo si intuisce, ma ciò che conta è
che Remarque riesce a descrivere, in modo stupendo, sia la durezza e
la tristezza della guerra, sia la profonda e sincera amicizia
che nasce tra camerati in un momento così disperato della loro vita; è
soprattutto quest'ultima la parte del libro che più affascina,
l'amicizia del protagonista con i suoi compagni di (s)ventura, che viene
narrata in un modo particolarmente coinvolgente. Chi non l'ha vissuta
non potrà mai capire cosa sia stata una guerra, ma senza dubbio il modo
migliore per rendersene conto è leggere un libro come questo.
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