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Palazzo Vescovile a Parma
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Il
Palazzo Vescovile di Parma sorge nella centralissima Piazza
del Duomo della città. Dopo l’ultima invasione barbarica, quella degli Ungari,
Parma tornò a
rifiorire, per cui si avvertì sempre più limitante l’antica cinta muraria
tradizionalmente detta teodoriciana. Alla metà dell’XI secolo i vescovi
conti posero la propria sede al di fuori delle antiche mura, ormai superate,
per erigervi il Vescovado. Con Cadalo, vescovo di Parma ed
antipapa filoimperiale (1045-1072), l’edificio fu eretto in forma turrita,
espressione del duplice potere che egli deteneva.
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Il suo nome è tutt’oggi
legato alla torre dell’angolo nord-ovest, detta appunto Torre di Cadalo,
nella quale a lungo furono incarcerati i sacerdoti (come dimostrano
interessanti graffiti collocabili dal XVII al XIX secolo). Su questo lato,
che presenta anche un’ampia porta con grosse pietre squadrate, si trovava
l’antico xenodochio del Palazzo vescovile (ospizio per i pellegrini).
L’edificio, di forma quadrata, doveva avere torri angolari e misurava 54
metri per lato.
Un primo radicale rifacimento fu operato dal vescovo Bernardo II, tra
il 1172 e il 1175. Nel 1232-1234 il vescovo Grazia fece ampliare
l’edificio, mentre una nuova facciata veniva progettata dall’architetto
Rolandino o Rolandello. Questa soluzione è quella ripristinata dal restauro
effettuato tra il 1922 e il 1930, allorché si recuperarono le trifore
duecentesche e gli altri segni medioevali, dopo aver eliminato la
riscrittura barocca della facciata, operata intorno al 1730 sotto
l’episcopato di Camillo Marazzani (1711-1760). Fu rimesso in vista
pure il loggiato del piano terra, un tempo portico aperto, chiuso nel XV
secolo dal vescovo Sagramoro. Elementi originari (eleganti bifore,
ornamenti ad archetti e merlatura) si vedono anche sul lato nord. Il cortile
interno, invece, nel corso del restauro del 1957-1959, fu riportato alla
forma in chiave umanistica che gli era stata data dal vescovo Sangiorgio
(1499-1509), pur mantenendo sul lato nord le colonne duecentesche.
Molti, all’interno, gli interventi rinascimentali attuati per adattare il
Vescovado a prima residenza ducale. I Farnese, infatti, dopo l’uccisione di
Pier Luigi (1547) dovettero abbandonare Piacenza e fare di Parma la
propria capitale; provenendo dal Lazio, essi non avevano però una sede degna
del loro status, per cui Ottavio, dal 1553 al 1568 risedette in questo
edificio. Affreschi gotici e resti di colonne medievali sono stati rinvenuti
all’interno del palazzo, nel corso di lavori di restauro.
L’edificio ospita l’archivio vescovile ed una ricca collezione di dipinti di
varie epoche, che ornavano gli ambienti curiali e che, in parte, provengono
da una raccolta formatasi intorno al 1910 per costituire un museo diocesano
non realizzato, progetto del quale ogni tanto si ritorna a parlare.
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