Cosa vedere a Parma - Cosa visitare a Parma

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Cosa vedere a Parma - 40 luoghi da non perdere

 

La città di Parma possiede una grande tradizione storica e culturale, rispecchiata in una miriade di monumenti sparsi lungo la città e i suoi dintorni più prossimi. Tra edifici, castelli, piazze, musei e giardini, spiccano in particolare due tra i monumenti più interessanti d'Italia, il duomo di Parma e il Battistero, ambedue grandi esempi di architettura romanica.

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ParmaIl primo, la cattedrale di Parma dedicata all'Assunta, consta di una struttura duecentesca, caratterizzata da una cupola ottagonale, piuttosto inusuale nel periodo considerato. Di grande effetto visivo è il portico, con grandi leoni scolpiti a guardia e un campanile sormontato da un angelo in rame dorato. L'interno si arricchisce di preziosi dipinti e affreschi, come quelli del Correggio presenti sulla Cupola (l'Ascensione di Maria al cielo rimane tra i maggiori dipinti del Rinascimento italiano) e altri attribuibili al Parmigianino e al Antelami.

Il Battistero venne sempre edificato nel XII secolo ed è ubicato accanto al Duomo. Costruito interamente in marmo rosa, in una forma ottagonale, si ammira in particolare per le decorazioni in bassorilievo scolpite all'esterno e nelle porte. Da non perdere le sculture a tema presenti all'interno dell'Antelami, raffiguranti mesi, stagioni e segni zodiacali, di chiaro gusto bizantino.

Accanto a queste maggiori attrazioni si affiancano quelle di edifici come il Palazzo del Governatore, in Piazza Garibaldi, dalla bella facciata e dal campanile con un affascinante orologio astronomico. Un altro grande edificio d'epoca parmense è il noto Palazzo della Pilotta, oggi custode dell'altrettanto celebre Teatro Farnese, che fu già teatro di corte dei duchi di Parma e Piacenza (edificato nel 1617). All'interno, sono custodite opere di artisti come Beato Angelico, Cima da Conegliano, Leonardo da Vinci, Correggio, Parmigianino, Matteo Anselmi, Guercino, Lanfranco, El Greco, dei Carracci.

La maggior parte delle chiese di Parma, oltre al più celebre Duomo, meritano una visita approfondita, in particolare la chiesa di S. Giovanni Evangelista, datata XVI secolo e caratterizzata da una serie di celebri affreschi del Correggio, tra cui l'opera la 'Visione di S. Giovanni a Patmos'; la Basilica della Madonna della Steccata, degli Zaccagni (padre e figlio), realizzata tra il 1521 e il 1539; il Monastero benedettino di San Paolo, nel cui interno è ubicato l' affresco 'Camera di San Paolo' (anche noto come Camera della Badessa) del Correggio; la Chiesa di San Vitale, una delle più antiche del centro storico e ricca di opere interne di grandi artisti italiani.

Nella parte più antica di Parma, il quartiere di Oltretorrente, sono conservati altri edifici di storica importanza, solo per citarne alcuni: l'Ospedale vecchio e l'Oratorio di Sant'Ilario, il Palazzo ducale, il Palazzetto di Eucherio Sanvitale, la casa natale di Arturo Toscanini e altre antiche chiese (Santa Maria del Quartiere, Santa Croce, Santa Maria delle Grazie, Santissima Annunziata).

Non lasciate Parma senza aver visitato il Museo Diocesano e la Galleria Stuard, ospitata in un vecchio monastero, con collezioni d'arte che vanno dal XIV al XX secolo. Nei dintorni, la Certosa di Paradigna, nota anche come Abbazia di San Martino dei Bocci e Abbazia Cistercense di Valserena ed edificata nel 1298, pare sia stata la vera musa ispiratrice per la famosa opera di Stendhal, la Certosa di Parma. Una certosa con tale nome è tuttavia presente all'interno del confine cittadino, sulla strada che collega Parma con Mantova, e che fu sede per oltre mezzo millennio di una comunità monastica di certosini.

Tra le altre località della provincia, si segnalano Vicofertile, posta sulla Via Francigena e la sua chiesa di San Geminiano, la frazione di Gaione e il suo sito archeologico di Pieve di Gaione, il piccolo antico borgo di Compiano, noto in particolare per il suo castello medioevale, nel cui interno è anche ubicato il Museo Orizzonti Massonici, unico nel suo genere in Italia.

Ecco i luoghi principali da non perdere a Parma.

Piazza del Duomo

Piazza del DuomoLa visita a Parma deve cominciare dalla Piazza del Duomo, luogo suggestivo al di fuori dal marasma cittadino, che raccoglie i più significativi monumenti medioevali della città. Essa rappresenta ancora oggi, separata com’è dal tessuto urbano, un centro quasi a sé stante che rende molto bene il senso del potere vescovile, allorché questi esercitava anche funzioni temporali. Sulla piazza, cuore artistico di Parma, capolavoro architettonico del Medioevo...Continua a leggere sulla Piazza del Duomo a Parma.

 

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Duomo di Parma

Piazza del DuomoIl Duomo di Parma, Cattedrale di Santa Maria Assunta, è uno dei più insigni monumenti romanici in Emilia Romagna. Una prima costruzione, voluta dall’antipapa Cadalo verso il 1059, sorse in questo luogo, presumibilmente sui resti di una precedente "Mater Ecclesia" paleocristiana (IV-V secolo) di cui sono affiorati, nella piazza antistante, frammenti di mosaici, ora collocati nella cripta. Della chiesa medioevale, crollata per un violento terremoto nel 1117, si possono ritrovare tracce, esternamente, nei grandi volumi del presbiterio, del coro e delle absidi, dai ricchissimi capitelli popolati da mostri, animali e simboli biblici...Continua a leggere sul Duomo di Parma.

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Battistero di Parma

Piazza del DuomoIl Battistero di Parma è uno dei monumenti più significativi della città, il più grande esempio di transizione architettonica dallo stile romano allo stile gotico, per armonica fusione di elementi architettonici e scultorei, tra quelli edificati in Italia. La costruzione, dovuta a Benedetto Antelami, che vi incise firma e data, ebbe inizio nel 1196 e solo nel 1260 venne consacrata, sebbene già dal 1216 vi venisse amministrato il Battesimo...Continua a leggere sul Battistero di Parma.

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Camera di San Paolo

Camera di San PaoloLa "Camera di San Paolo" è il termine abitualmente usato per indicare le due sale dipinte da Alessandro Araldi e l'altra dal Correggio, nell'appartamento della badessa del Convento Benedettino di San Paolo, soppresso agli inizi dell'Ottocento. L'antico cenobio, le cui origini risalgono al X secolo, fu esente dal controllo episcopale per privilegio emesso da Gregorio VIII e subì nel tempo varie trasformazioni. La realizzazioni a questo appartamento privato, voluto dalla badessa Giovanna da Piacenza (1507-1524), per opera dell'architetto Giorgio da Erba...Continua a leggere sulla Camera di San Paolo a Parma.

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Biblioteca Palatina

Biblioteca PalatinaLa Biblioteca Palatina di Parma venne fondata Filippo di Borbone nel 1762 e inaugurata alla presenza di Giuseppe d'Austria nel 1769, la Regia Biblioteca Parmense sin dalle origini ebbe una destinazione pubblica, e trovò spazio nel grande Palazzo Pilotta. Conserva una raccolta straordinaria di manoscritti e di preziosi volumi. Il primo incarico di bibliotecario venne assegnato all'erudito, padre teatino Paolo Maria Paciaudi, che curò numerosi acquisti provenienti da tutta Europa...Continua a leggere sulla Biblioteca Palatina di Parma.

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Palazzo Ducale di Parma

Biblioteca PalatinaNel 1561 Ottavio Farnese diede inizio a una serie di interventi di ristrutturazione del Castello Sforzesco posto al di là del torrente, presso la Chiesa di San Michele degli Umiliati, pensando di riutilizzarlo come nuova dimora ducale. Si ipotizza che il progetto sia del Vignola, in quegli anni più volte ospite della corte parmense. A dirigere il cantiere sarà un suo allievo, Giovanni Francesco Testa, che già aveva seguito la realizzazione del Palazzo Farnese di Piacenza (1558)...Continua a leggere sul Palazzo Ducale di Parma.

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Palazzo Pilotta

Palazzo PilottaIl Palazzo Pilotta, immenso e incompiuto complesso, occupa con la sua grande mole una vasta area adiacente al torrente nel centro della città; vi fu inglobata l’antica Rocchetta Viscontea, unita precedentemente agli edifici che costituivano la residenza ducale tramite un "corridore" o passaggio coperto porticato (1583) su progetto di Francesco Paciotto, attorno al quale circa venti anni dopo verrà innalzato l'austero palazzo. Il nome Pilotta deriva dal gioco della pelota praticato in uno dei cortili dell'edificio (Cortile del Guazzatoio)...Continua a leggere sul Palazzo Pilotta.

 

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Piazza del Comune (Piazza Garibaldi)

Piazza Garibaldi a ParmaA Parma, alla piazza del potere religioso rappresentata da Piazza del Duomo, si contrappone quella del potere politico: la Piazza del Comune, detta attualmente Piazza Garibaldi (o Piazza Grande) nella quale si insediò il Comune. Il Palazzo del Comune che vediamo oggi, fu ricostruito nel '600 su progetto di Giovan Battista Magnani, con uno stile simile al Palazzo Farnese di Piacenza, dopo che l'edificio precedente, il Palazzo del Torello, era stato distrutto dal crollo della torre civica...Continua a leggere su Piazza Garibaldi a Parma.

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Museo Archeologico Nazionale di Parma

Museo Archeologico Nazionale di ParmaAll'interno dell'immenso Palazzo Pilotta, tra le altre istituzioni presenti si trova (a partire dalla prima metà dell’Ottocento) il Museo Archeologico Nazionale, creato nel 1761, che conserva reperti egizi, preistorici, etruschi e romani, molti dei quali provenienti dagli scavi di Veleia. Proprio in concomitanza con l'avvio degli scavi di quest'ultima il duca Filippo di Borbone decise di fondare il museo (meno di 15 anni prima, nel 1748, con gli scavi di Pompei ad opera di un'altro Borbone, Carlo III di Napoli era cominciata l'archeologia moderna)...Continua a leggere sul Museo Archeologico di Parma.

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Galleria Nazionale di Parma

Galleria Nazionale di ParmaDi fronte all'ingresso della Biblioteca Palatina si trova la Galleria Nazionale di Parma, una delle più importanti pinacoteche presenti in italiane, negli scorsi decenni ampliata e risistemata in uno spazio creato con interventi di restauro e di recupero dall’architetto Guido Canali. Le origini delle collezioni risalgono alla Ducale Accademia di Belle Arti, istituita a metà Settecento da Filippo di Borbone. Tra le opere conservate nella galleria, particolarmente degne di nota il disegno di Leonardo da Vinci raffigurante una Testa di fanciulla, ed alcuni importanti dipinti del Correggio ...Continua a leggere sulla Galleria Nazionale di Parma.

 

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Palazzo Vescovile

Palazzo VescovileDopo l’ultima invasione barbarica, quella degli Ungari, Parma tornò a rifiorire, per cui si avvertì sempre più limitante l’antica cinta muraria tradizionalmente detta teodoriciana. Alla metà dell’XI secolo i vescovi conti posero la propria sede al di fuori delle antiche mura, ormai superate, per erigervi il Vescovado. Con Cadalo, vescovo di Parma ed antipapa filoimperiale (1045-1072), l’edificio fu eretto in forma turrita, espressione del duplice potere che egli deteneva. Il suo nome è tutt’oggi legato alla torre dell’angolo nord-ovest, detta appunto Torre di Cadalo..Continua a leggere sul Palazzo Vescovile a Parma.

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Accademia Nazionale di Belle Arti

Accademia Nazionale di Belle ArtiSul lato del Palazzo della Pilotta che guarda al Lungoparma (viale Paolo Toschi, n. 1) si trova l’Accademia Nazionale di Belle Arti, fondata nel 1752 (inaugurata nel  1757) per volere del duca Filippo di Borbone, fortemente voluta dall’allora Intendente della Real Casa Guglielmo Du Tillot, futuro ministro riformatore, ai cui concorsi parteciparono artisti come Goya.  La fondazione dell'accademia parmense si inserisce in un contesto storico che dal punto di vista artistico ripercorre quanto stava già avvenendo negli altri domini borbonici: nel 1749 infatti a Parigi apriva l’École des élèves protegés, sempre nel 1752 a Napoli la Reale Accademia del disegno e a Madrid la Real Academia de bellas artes de San Fernando. Nello stesso periodo anche nei territori limitrofi al ducato di Parma, nacquero istituzioni analoghe: nel 1751 a Genova l’Accademia Ligustica di belle arti; nel 1753 l'Accademia di Belle arti di Mantova; nel 1764 l'Accademia di Belle Arti di Verona...Continua a leggere sulla Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma.

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Museo Glauco Lombardi

Museo Glauco LombardiNel Palazzo della Riserva si trova il Museo Glauco Lombardi (via Garibaldi, n. 17), creato nel 1961 e originato da una donazione privata. Il delizioso museo conserva oggetti appartenuti alla amatissima dai parmensi Maria Luigia e a Napoleone, tra cui il manto ducale e la corbeille nuziale dell’imperatrice, disegnata da Prud’hon, ed un’importante raccolta di dipinti, acquerelli, disegni di scuola italiana e francese del Settecento e della prima metà del XIX secolo. Alcune sale come quelle del Petitot e di Paolo Toschi rappresentano significativamente l’attività dei maestri ai quali sono dedicate. Molti i documenti (alcuni esposti ed altri conservati nell’Archivio Lombardi) provenienti da Paolo Toschi, dai Pallavicino, dai Sanvitale, dai Simonetta, dai Magawly Cerati, dai Mistrali.

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Chiesa di Sant'Antonio Abate

Chiesa di Sant'Antonio AbateIn origine la Chiesa di Sant'Antonio Abate, costruita nel 1402 con la facciata orientata verso occidente, faceva parte di una abbazia fondata dai monaci di Sant'Antonio, giunti a Parma nella seconda metà del XIV secolo e dediti a opere di assistenza ai lebbrosi. La loro attività ospedaliera cessò nel 1493, e il monastero passò fino alle soppressioni napoleoniche (1810) a una comunità di monache della Congregazione delle Vergini preservate. La chiesa, protetta dalle famiglie Rossi e Bergonzi, conservò fino al XVII secolo la preziosa tavola dipinta dal Correggio raffigurante la Madonna di San Gerolamo, eseguita tra il 1527-28 per Briseide Colla. Considerata, per la dolcezza delle sua figure e l'intimità della scena, uno dei capolavori di Correggio, fu ammirata da molti pittori; nel 1796 Napoleone ne ordinò il trasferimento a Parigi, dove rimase fino al 1816, quando, riportata a Parma, sarà collocata nella nuova Galleria Ducale.

L'attuale chiesa, con la facciata rivolta verso oriente, fu avviata nel 1712 per desiderio del cardinale Sanvitale e condotta innanzi fino al 1761: essa è l’unico esempio di architettura ecclesiastica progettata dallo scenografo Ferdinando Maria Gal, detto il Bibiena. Il tempio, a una sola navata con quattro cappelle, può essere considerato uno degli esempi più significativi del Barocchetto italiano. La soluzione del doppio soffitto a traforo alleggerisce le strutture, creando un elegante effetto scenografico. Gli arredi e le decorazioni ne fanno un eccezionale esempio di ambiente omogeneo per stile. La decorazione della volta è opera di Giuseppe Peroni, che affrescò anche l’Apparizione di Cristo a Sant'Antonio dietro l’altare maggiore (1763-64). Le otto statue in stucco raffiguranti le Beatitudini sono del pittore e scultore parmense Gaetano Callani (1766), mentre sul primo altare di sinistra si può ammirare un altro dipinto del Peroni (1766) raffigurante la Crocifissione. A eseguire le tele per gli altri altari saranno incaricati artisti quali Pompeo Batoni, che nel 1777 eseguì la Predica del Battista, Giambettino Cignaroli (1766) che vi dipinse una raffinata Fuga in Egitto e Giovanni Gottardi che negli stessi anni realizzò San Pietro che risana lo storpio.

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Chiesa di San Francesco del Prato

Chiesa di Sant'Antonio AbateLa Chiesa di Francesco del Prato, sorse nel luogo denominato "prato regio" alla metà del XIII secolo a fianco del convento dei Frati Minori. Il vasto complesso rappresenta uno dei più insigni esempi di architettura gotica a Parma. Il suo attuale stato di degrado è dovuto alla trasformazione sopravvenuta nel 1810 a seguito delle soppressioni napoleoniche degli Ordini religiosi; se ne fece allora un carcere, alzando muri e costruendo celle tra le arcate delle navate laterali. Anche la facciata, con l'elegante rosone del 1461, fu deturpata da una serie di finestre con inferriate, che ne modificarono la struttura gotica, accentuata nell'andamento verticale da quattro contrafforti. Dell'antico aspetto l'edificio conserva le modanature nel cornicione del sottotetto, mentre è andato perduto il protiro nel portale centrale.

L'immenso interno (risulta più ampio del Duomo) è suddiviso in tre navate da quattro colonne per lato e riceve luce nella zona absidale da alte finestre trilobate. Il tetto a capriate si trasforma nell'ottagono dell’abside centrale, con una struttura in muratura a leggere nervature. Innumerevoli affreschi, citati dalle fonti, ricoprivano le pareti; essi in parte riaffiorano sotto le scialbature ottocentesche, mentre è andato perduto il pregevole coro ligneo (1488). Collegato alla navata destra della chiesa venne costruito nel 1521 l'Oratorio della Concezione su progetto di Gianfrancesco Zaccagni. È uno dei primi esempi di architettura cittadina a pianta centrale; le decorazioni nei pennacchi della cupola, dipinta a cassettoni prospettici, sono tra le opere più interessanti di Michelangelo Anseimi e Francesco Maria Rondani (1532-35). Le scene, dipinte come se fossero delle tele, sono sostenute da personaggi erculei e raffigurano la Natività della Vergine, l'Incontro con Anna e Gioacchino, Sant'Anselmo che aiuta Sant'Elfino nel naufragio e la Visione del vescovo Idelfonso. Per l'altare maggiore Gerolamo Bedoli aveva dipinto la pala della Concezione (1533-38) e G.F. Zucchi ne aveva intagliata l’ancona, oggi entrambe nella Galleria Nazionale di Parma.

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Abbazia di San Giovanni Evangelista

Abbazia di San Giovanni EvangelistaNel Cinquecento l'edificio dell'Abbazia di San Giovanni Evangelista, fu il più importante cenacolo umanistico della città. La sua origine risale al 980, quando il vescovo Sigifredo II assegnò ai monaci di San Benedetto un terreno al di fuori delle mura per edificarvi un convento. Questo primo complesso abbaziale, comprendente una chiesa romanica è alcune celie, andò distrutto da un incendio nel 1477, lo stesso anno in cui la comunità benedettina riuscì a unirsi a quella della Congregazione di Santa Giustina di Padova, per trovare riparo dagli abusi della nobiltà locale. Venne quindi sviluppato un ampio progetto di ricostruzione dell'abbazia, sicuramente proposto dagli amici umanisti che frequentavano il cenobio.

I lavori iniziarono nel 1500 con la costruzione del Chiostro del Capitolo e proseguirono nel 1508 con il Chiostro Grande; nel 1537 verrà ultimato il cosiddetto Chiostro della Porta. A unire questi edifici fu un lunghissimo corridoio soprelevato disposto a forma di croce latina, sui cui lati si aprono al primo piano i dormitori e le celle singole, oltre alla Biblioteca. Quest’ultimo ambiente, in passato abitualmente frequentato dai monaci dediti a una intensa attività di amanuensi, è una sala a tre navate separate da colonne e affrescata nella volta con raffigurazioni di mappe geografiche e scene storiche, eseguite da Ercole Pio e Antonio Paganini ( 1574-75). Importantissima era la sua raccolta di incunaboli e codici miniati, oggi solo in parte conservatisi.

Al pianoterra, ai lati dei chiostri e dei cortili, si svilupparono altri spazi, come la Sala del Capitolo a cui si accede passando da una elegante porta scolpita da Francesco d'Agrate, e il refettorio, sulla cui parete di fondo si inserisce, in una veduta prospettica, la grande tela del Bedoli raffigurante l‘Ultima Cena (1536). Particolare importanza aveva per la sua attività pubblica, interrotta nel 1896, la farmacia o Spezieria, sorta nel 1201 e dedita alla cura dei pellegrini e alla preparazione dei medicinali. Ancora oggi le quattro sale che la costituiscono conservano sugli scaffali preziosi vasi e rare pubblicazioni di medicina.

Nel XVIII secolo il monastero subì la repressione del governo borbonico e divenne per lungo tempo sede militare. Nel 1866 passò al Regio Demanio e i monaci furono costretti ad abbandonare l'edificio, riprendendone possesso solo nel 1920. La chiesa, trasformata nelle forme attuali tra il 1490 e il 1519, è uno degli edifici più armoniosi del Rinascimento emiliano; essa vide impegnate nelle opere pittoriche le personalità di maggior rilievo presenti a Parma nei primi decenni del Cinquecento, dal Correggio al Parmigianino, dal Begarelli a Cesare Cesariano, dal Bedoli a Marcantonio Zucchi.

Non si sa con certezza chi assunse la direzione dei lavori prima del 1510, anno in cui l'incarico fu assegnato all'architetto Bernardino Zaccagni. La facciata in stile barocco venne realizzata nel 1604 su progetto di Simone Moschino. L’interno, suddiviso in tre navate da pilastri in pietra grigia su cui figurano epigrafi a ricordo di illustri umanisti, presenta sei cappelle per lato e altre quattro nel transetto.

Il profondo coro e l'abside furono ampliati nel 1587; per non distruggere l'Incoronzazine della Vergine affrescata dal Correggio, ora nella Galleria Nazionale di Parma, i monaci ne tentarono il trasporto a massello, incaricando l'Aretusi di eseguirne una copia per il nuovo catino. Il Correggio dipinse anche la cupola (1520-24) raffigurandovi la Visione di San Giovanni a Patmos, idea nuova di un cielo pittorico che anticipa la grande impresa del Duomo. Suo è pure il progetto decorativo della navata centrale e del fregio con Sibille e Profeti.

Il Parmigianino negli stessi anni elaborerà sui medesimi ponteggi le sue prime opere, decorando alcuni sottarchi delle cappelle laterali. Il Bedoli, oltre a lavorare nel monastero, compì per la chiesa l'enorme tela posta nel coro, raffigurante la Trasfigurazione e alcune pale d'altare. Dal 1512 l'ebanista e architetto Marcantonio Zucchi diede inizio alla grande impresa a tarsia degli stalli del coro, ultimati nel 1538 dai fratelli Testi. Nel 1508 Cesare Cesariano affrescò il soffitto della sagrestia con un motivo a grottesche alternato a scene bibliche; il Begarelli, plastificatore modenese, ha lasciato nel dormitorio quattro bellissime statue in terracotta, ora poste nel transetto della chiesa. Le opere, eseguite in sintonia con le invenzioni correggesche, lo indicano, assieme al maestro, come un precursore delle forme barocche.

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Basilica di Maria della Steccata

Basilica di Maria della SteccataLa Basilica di Santa Maria della Steccata, a croce greca con bracci ad absidi semicircolari e quattro cappelle agli angoli, venne eretto quasi al centro della città e fu fin dalla sua origine particolarmente legato alle vicende politiche di Parma. Per gli storici, il modello architettonico ha evidenti analogie con i numerosi disegni di chiese a pianta centrale di Leonardo da Vinci, ed è tra gli esempi più completi di edifici rispondenti a criteri umanistici. La sua costruzione ebbe inizio nel 1521, sul luogo di un oratorio trecentesco dedicato a San Giovanni Battista in cui si venerava una Madonna con Bambino. Sotto la protezione di questa immagine nel 1493 sorse la Confraternita dell'Annunciata che aveva lo scopo di educare e proteggere fanciulle povere; fu questa congregazione ad avviare la realizzazione del nuovo tempio, appoggiata economicamente dal Consiglio Generale del Comune.

L'incarico della costruzione venne assegnato a Bernardino Zaccagni che alzò l’edificio fino al cornicione esterno; nel 1525, per contrasti sorti con la committenza, fu allontanato e alla fabbrica subentrarono Marcantonio Zucchi e Gian Francesco d’Agrate, che con il consiglio di Antonio da Sangallo il Giovane, trasformarono le quattro torri previste nel progetto in quattro cappelle, e alzarono la luminosa cupola.

Le tre porte d’accesso aperte al centro delle absidi, in periodi diversi, furono chiuse e riaperte a seconda delle esigenze liturgiche; dal 1762 è rimasta aperta solo quella in asse con l’altare maggiore. A partire dal 1696 il pittore e scultore Mauro Oddi venne dato l’incarico di ornare l’esterno con balaustre, statue e vasi. Il duca Francesco Farnese, nel 1718, sostituì la Confraternita dell'Annunciata con l’antico Ordine Costantiniano di San Giorgio, da lui presieduto. Per ospitarne i membri l'architetto Adalberto Della Nave costruì il coro dietro l'altare maggiore.

L’interno della basilica è armonioso e ricchissimo nelle decorazioni pittoriche. Nei 1630 vennero affidate al Parmigianino le decorazioni del catino dell'abside e dell'arcone delle Vergini sagge e stolte dell'altare maggiore, sopra il quale, tra l'altro, fu collocata l'antica immagine della Madonna venerata nell’oratorio. I numerosi disegni che precedettero la realizzazione permettono di comprendere la grande difficoltà, sia da parte della committenza che del pittore, di definire il programma iconografico dedicato totalmente al tema mariano, tanto che il Parmigianino si trovò in contrasto con loro e non assolse il contratto, lasciando nel 1540 incompiuto il catino, in cui doveva raffigurare l'Incoronazione della Vergine. A proseguire il lavoro venne chiamato Michelangelo Anselmi che eseguirà l'affresco su cartoni di Giulio Romano. Più tardi egli opererà anche nel catino dell’abside sopra l'ingresso, dipingendovi l'Adorazione dei Magi; insieme al Bedoli, autore degli altri due catini, riproporrà nei sottarchi l’idea del Parmigianino dei riquadri con rosoni e figure alla base.

La decorazione della cupola e dei pennacchi venne compiuta nel 1560 da Bernardino che vi rielaborò il soggetto correggesco dell’Assunzione della Vergine; i pilastri furono dipinti in parte da Giovanni Maria Conti (1670) e da Pietro Rubini (1761). Sempre del Parmigianino con aggiunte del Bedoli e del Sons (1580) sono conservate nella chiesa le ante d'organo, di ignota provenienza, raffiguranti David e Santa Cecilia. A fianco dell’ingresso si trova il monumento funebre, opera dj Lorenzo Bartotini, del conte Adamo Neipperg (1840), ministro e poi consorte di Maria Luigia d’Austria. Come i Farnese e i Borbone, anche gli Asburgo protessero la chiesa, facendo del sotterraneo la cappella sepolcrale di numerosi principi. Particolare interesse offre la sagrestia nobile, per i preziosi paramenti liturgici conservati negli armadi in noce, intagliati da Giambattista Mascheroni tra il 1665 e 1670.

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Chiesa di Santa Maria del Quartiere

Chiesa di Santa Maria del QuartiereLa Chiesa di Santa Maria del Quartiere a Parma, fu eretta su un terreno adiacente un quartiere militare (da cui il nome). La costruzione venne iniziata nel 1604 dall'architetto ferrarese Giovanni Battista Aleotti, in sostituzione di una cappella contenente un’immagine miracolosa della Vergine, posta al limitare delle mura cittadine. La raccolta di fondi affidata ai Padri Carmelitani della Compagnia del Crocifisso passò nel 1610 ai Terziari Francescani che, per esigenze monastiche, richiesero l'aggiunta del coro e di un convento, compiuti poi da Giovanni Battista Magnani. La struttura della chiesa, a pianta esagonale, è un esempio raro nell'architettura ecclesiastica dei primi del XVII secolo e deriva sicuramente dai modelli del Serlio. L’esterno, composto dai due corpi sovrapposti a pagoda, suggerisce già le tematiche di Guarubi Guarino.

Alla fine del Seicento furono apportate ulteriori modifiche, come l’aggiunta della cappelletta dietro l'altare maggiore. Su disegni di Pietro Righini, ai primi del Settecento, furono aperte le tre porte d’ingresso, collegate da un semideambulatorio alle prime due cappelle laterali. Gli affreschi della grande cupola, raffiguranti il Paradiso con la Trinità e la Vergine, in un cielo reso da tanti esagoni concentrici popolati da figure, sono di Pier Antonio Bernabei, detto della Casa (1626-29). Questi, pur ispirandosi all’invenzione correggesca del Duomo, dimostra di non averne colto le novità prospettiche.

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Chiesa della Santissima Annunziata

Chiesa della Santissima AnnunziataLa Chiesa della Santissima Annunziata, progettata dall'architetto di corte Giovanni Battista Fornovo, venne iniziata nel 1566 per desiderio di Ottavio Farnese, che a tale scopo aveva fatto demolire l’antica Chiesa dei Francescani posta nell’area dove era sorta la Cittadella. L'idea della pianta ovale deriva dai modelli del Vignola, sebbene la soluzione attuata dal Fornovo, che apre l'ingresso sull’asse minore, percorrerà le tematiche del Barocco, tanto da suscitare interesse nei grandi architetti Guarino Guarini e Filippo Juvarra durante i loro soggiorni emiliani. La chiesa, articolata in cinque cappelle radiali per lato, verso l'esterno accentua questa disposizione con volumi concavi emergenti, che in alzato divengono dei contrafforti con semicolonne a capitello ionico. In facciata, l'altissimo antiportico a tre ordini deriva dallo schema dell’arco trionfale e si ripete nella facciata interna e nel presbiterio.

All’interno la copertura a botte della zona centrale semplifica i movimenti plastici dei vani delle cappelle, disposte quasi a formare un deambulatorio, e le finestre su due ordini permettono una buona illuminazione. Gli arredi e le decorazioni risalgono al Sei-Settecento, e sono opere in parte di Luca Reti, Sebastiano Galeotti, Pier ilario Spolverini.

Il coro del 1470 e la grande tavola di Francesco Zaganelli da Cotignola (1518) posti nel presbiterio risalgono alla precedente Chiesa dei Francescani, in cui Correggio aveva affrescato l'Annunciazione, poi trasferita nella Galleria Nazionale di Parma e qui sostituita da una copia. Annesso alla chiesa si trova il convento con un grande chiostro a doppio loggiato, chiuso nella zona superiore alla metà del XVIII secolo e trattato a bugnato in quella inferiore.

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Cittadella di Parma

Cittadella di ParmaAttualmente destinata a parco pubblico, era in origine una fortezza militare a forma di pentagono con bastioni e fossati; fu fatta erigere nell’ultimo decennio del XVI secolo, pur senza pressanti esigenze di difesa, dal duca Alessandro Farnese. Dalle Fiandre, dove si trovava dal 1578 al 1592 a capo delle milizie spagnole, il duca inviò il progetto ispirandosi alla cittadella di Anversa costruita dal Paciotto, suo maestro in architettura; utilizzò inoltre l’area che il nonno Pier Luigi aveva predisposto appunto per la realizzazione di una fortezza, demolendo (1546) la Chiesa della SS. Annunziata dei frati Minori. Venne completata da Ranuccio I nel 1599. A dirigere i lavori venne incaricato l’ingegnere ducale Giovanni Antonio Stirpio con cui collaborò anche Smeraldo Smeraldi. Dell’antica struttura rimane la porta di accesso, con l'arma farnesiana, innalzata dal Moschino (1596), con nicchie a bugnato, rifacendosi a un gusto compositivo tipicamente toscano. Oggi i bastioni e i fossati circondano la piazza d'armi pentagonale; l’ingresso principale è attraverso un portale di marmo con base a bugnato sovrastato dall'enorme stemma dei Farnese con i sei gigli posti tre in capo, due al centro ed uno in punta. Le caserme, vennero usate anche come prigione per reati politici e furono abbattute solo nel secondo dopoguerra, a eccezione di un edificio che ospita l'attuale l'ostello della gioventù.

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Oratorio delle Grazie

Oratorio delle GrazieL'Oratorio delle Grazie venne eretto nel 1617 con il contributo economico del duca Ranuccio I Farnese, per accogliere l’immagine di una Madonna, di ignoto artista del Cinquecento, ritenuta miracolosa dalla tradizione popolare. L'edificio a pianta centrale, strutturato con presbiterio, due cappelle e la fronte absidata, presenta proporzioni armoniose, dovute, pare, all'opera dell’architetto di corte Giovanni Battista Magnani. All'interno dell’oratorio nel 1644, un altro architetto di corte, Geronimo Rainaldi, ridistribuì le funzioni degli spazi, creando nella nuova zona dell’altare maggiore un notevole effetto scenografico, con l'immagine della Vergine retrocessa nello spazio del piccolo deambulatorio.

Questa risultava in asse con un nuovo punto di luce, una lanterna ottagonale a sei finestre aperta alla sommità del santuario. Fu trasformata inoltre la zona absidale, aprendovi il portale d'ingresso a cornice mistilinea. L’aspetto attuale dell’edificio, totalmente decorato con affreschi e stucchi, restaurati nel 1983, risale al 1715, allorché Sebastiano Galeotti e il quadraturista Francesco Natali si impegnarono a realizzare, in pieno stile barocchetto, un gioco d’illusioni pittoriche, inventando scorci prospettici e aeree figure, vibranti in una cromia luminosa alternata a zone monocrome, in un raffinato equilibrio di richiami tonali. La cupola, con la raffigurazione dell’Assunzione della Vergine, è un omaggio alla invenzione correggesca del Duomo di Parma, come pure i personaggi biblici nei pennacchi. I due quadri posti nelle cappelle sono di Sisto Badalocchio, l’Angelo custode ( 1621 ) è di Antonio Savazzini, mentre il gruppo scultoreo raffigurante Cristo morto è di G. Sbravati.

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Ospedale Vecchio

Ospedale VecchioLa costruzione del primo nucleo di questo vasto complesso edilizio collocato in via d’Azeglio e destinato a ospitare trovatelli e infermi, ebbe inizio nel 1476 ad opera dell’architetto Giovan Antonio da Erba; a lui si deve il corpo centrale a forma di croce e alcuni chiostri, più tardi ampliati e modificati. La fondazione dell’Ospedale detto «Maggiore» si era resa necessaria per unificare i numerosi xenodochi esistenti nella città (ospizi gratuiti per i pelleggrini); nel 1471 gli Anziani del Comune, applicando una bolla papale di Sisto IV, decisero di unire al più antico ospedale, eretto nel 1201 dal cavaliere teutonico Rodolfo Tanzi e sorto accanto alla Chiesa di Santa Croce, gli altri minori, dando vita a un pio ente.

Alla costruzione dell’edificio, oltre al da Erba, collaborarono nella prima fase dei lavori Gaspare Fatuli (1491) per le volte e Antonio Ferrari d’Agrate per i capitelli delle quindici arcate di facciata e dei chiostri. Successivamente lo Zaccagni aggiunse altri corpi verso oriente e occidente; un ultimo prolungamento avverrà alla metà del XVIII secolo verso nord. Anche la facciata, elegante nell’andamento delle arcate e nelle proporzioni rinascimentali, subì nel tempo molte modifiche; quello che era in origine l’accesso agli orti (un arco con timpano innalzato al centro dell’edificio) diverrà l’ingresso dell’Oratorio di Sant'Ilario (1557). Questa piccola chiesa, divisa a tre navate, è ornata con capitelli in stucco, opere di Domenico Reti, come le statue a fianco del sarcofago, che racchiude le ceneri di Rodolfo Tanzi, eseguito da Antonio d’Agrate alla fine del XV secolo. Le decorazioni ad affresco della volta sono di Giovanni Maria Conti (1664) e sull'altare è stata collocata una ottocentesca statua del Santo protettore.

Nel 1780, per ordine di Ferdinando di Borbone, l’architetto L.A. Feneiulle disegnerà l’arco di trionfo, che conduce al portale e allo scalone d'ingresso dell'ospedale. Un ultimo intervento di trasformazione del complesso edilizio (1843) si deve all’architetto di Maria Luigia, Bettoli, che modificò l'ala occidentale in ospizio per le suore dell’ospedale. Dal 1926 i servizi ospedalieri sono stati trasferiti altrove e ora il vasto edificio ospita l'Archivio di Stato e la Biblioteca Comunale.

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Archivio di Stato di Parma

Archivio di Stato di ParmaL’Archivio di Stato di Parma, che ha sede nell’ex Ospedale Vecchio (via D’Azeglio, n. 45), conserva documenti collocabili a partire dal IX secolo, relativi alla città e ai territori ducali (Piacenza e Guastalla). Tra le serie più significative, la Raccolta di Mappe e disegni (secoli XV-XIX), il Diplomatico (IX-XVI secolo), l’Archivio Gonzaga di Guastalla e gli archivi borbonici e farnesiani. Nello stesso palazzo hanno sede l’Archivio Storico Comunale, che conserva la documentazione dell’ente pubblico dall’Unità d’Italia in poi, e (prezioso anche per fotografie rare, libretti e manoscritti musicali) l’Archivio del Teatro Regio.

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Biblioteca Comunale di Parma

Archivio di Stato di ParmaSempre nello stesso edificio, in vicolo Santa Maria, n. 5, si trovano la Biblioteca Comunale, dotata di 30.000 volumi, di un’importante emeroteca, di una raccolta dì mappe e disegni, di un gridario e la Biblioteca Bizzozzero, specializzata nella storia e nei problemi legati all’agricoltura (veterinaria, zootecnia, industria alimentare, gastronomia, tutela dell'ambiente naturale e giardinaggio). La fusione fra quella che era un tempo la ex Biblioteca Popolare (ora Biblioteca Comunale) e la Biblioteca dell'Archivio storico attorno al 1940 fu il primo passo verso la creazione della biblioteca che vediamo oggi. Dal 1980 la Biblioteca Civica è pienamente funzionante nella nuova sede ricavata nell'ala nord-ovest dell'Ospedale Vecchio, di cui abbiamo già parlato in queste pagine. Dal 2004, insieme alle altre biblioteche comunali, fa parte dell'istituzione Biblioteche del Comune di Parma.

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Istituto di Studi Verdiani

Istituto di Studi VerdianiMolteplici le istituzioni musicali, uno degli aspetti culturali più legato all’immagine di Parma nel mondo. Seppur brevemente va ricordato l'Istituto di Studi Verdiani (via della Repubblica, n. 57); fondato nel 1960, con un ricchissimo archivio, una biblioteca specializzata, un’intensa attività di catalogazione, editoriale e di promozione culturale, è diventato un punto di riferimento per gli studiosi del maestro e del teatro d’opera a livello internazionale.

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Conservatorio di Musica Arrigo Boito

Conservatorio di Musica Arrigo BoitoParma oltre a tante altre cose è una città di musicist. Presso il Conservatorio di Musica Arrigo Boito (tra l'attuale Strada del Conservatorio e il Viale Toscanini), nel palazzo dell’ex Chiesa e Convento del Carmine, oltre ad una raccolta di strumenti musicali (tra cui un organo di Claudio Menilo), di documenti, anche fotografici, di cimeli di diversi maestri tra cui Arturo Toscanini, (che si  si diplomò qui, manco a dirlo, con il massimo dei voti) si trova un’importante Biblioteca musicale, con numerosi manoscritti e rarissime pubblicazioni...Continua a leggere sul Conservatorio di Parma.

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Palazzo dell'Università

Palazzo dell'Università a ParmaIl Palazzo dell'Università di Parma fu costruito alla metà del XVII secolo come sede del Collegio di San Rocco, fondato dai padri della Compagnia di Gesù, stabilitisi a Parma nel 1564 per decreto di Ottavio Farnese. Dopo la cacciata dalla città dei Gesuiti, avvenuta nel 1768 per contrasti con le nuove ideologie illuministiche, l'edificio fu sede dello Studium parmense, trasformato da Ferdinando di Borbone in Università di Stato.

Il severo e imponente palazzo, mai ultimato, si affianca alla Chiesa di San Rocco, ampliata nelle attuali forme tra il 1735 e il 1754 su progetto dell’architetto Adalberto Della Nave; questo operò una radicale trasformazione dell'antico oratorio a pianta centrale (1528), assegnato ai padri Gesuiti al loro arrivo a Parma. La comunità religiosa, dedita all'educazione dei giovani, si inserì profondamente nella vita culturale cittadina; i padri entrarono a far parte del Collegio Teologico, e il loro stesso Collegio si affiancò alle precedenti istituzioni degli studi umanistici, riorganizzate dal duca Ranuccio I in nuove cattedre, tenute in parte da docenti laici e in parte da Gesuiti. Dal 1604 la Compagnia di Gesù assunse anche la direzione del Collegio dei Nobili, un convitto per fanciulli di grandi casati europei, voluto sempre da Ranuccio Farnese e ubicato nelle vicinanze del Collegio di San Rocco. Il Palazzo dell’Università, sebbene abbia subito delle innovazioni, conserva ancora nei suoi vasti ambienti parte degli arredi originari, come nella Sala dei Filosofi e nell'Aula Magna. È rimasta anche la torretta per le osservazioni meteorologiche e astronomiche voluta nel 1759 dal padre Jacopo Belgrado.

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Orto Botanico

Orto BotanicoL’Orto Botanico di Parma (via Farmi, n. 70), fondato nel 1768, su una superficie di 11.000 mq ospita oltre 2000 specie di piante, un giardino ricco di magnifici esemplari con un prezioso erbario e di un’importante biblioteca scientifica. Già Ranuccio I Farnese, a inizio Seicento, aveva fondato un "giardino dei semplici" annesso alla facoltà di medicina dove coltivare le erbe medicinali.  L'assetto attuale dell'orto risale al 1770, anno in cui venne istituito per volontà del botanico Gianbattista Guatteri che si ispirò all'Orto Botanico di Padova. Le strutture murarie delle serre, furono progettate da Ennemond Petitot, e furono ultimate soltanto nel 1793. La parte centrale antistante le serre conserva l'aspetto di giardino all'italiana come nel progetto settecentesco. Le serre ospitano piante sia di tipo temperato calde - contenenti anche vasche per piante equatoriali e tropicali - sia quelle a clima controllato - la serra delle piante succulente.  Oggi nella parte centrale si riconosce l'impostazione originaria, di giardino all'italiana; il resto è una grande area (11.000 mq) con sentieri, stagni, alberi secolari. Nella parte orientale dell'Orto Botanico di Parma si trova l'Arboreto realizzato tra il XVIII e il XIX secolo, mentre nella parte occidentale il giardino è stato ricreato secondo la moda inglese. Si conservano ancora i preziosi erbari e alcuni strumenti di lavoro di Gianbattista Guatteri, Giorgio Jan e Giovanni Passerini. Tra le collezioni presenti, oltre alle piante succulente, insettivore e acquatiche, si sono aggiunte in tempi più recenti le collezioni di Bonsai, Pelargonium, Rose botaniche e antiche.  All'ingresso dell’Orto spicca la mole della vetusta Gingko biloba originaria della Cina, che si trova qui dal 1795: la sua è l’unica specie sopravvissuta della famiglia delle Gingkoaceae che ebbe il suo massimo sviluppo in generi e specie nelle ere antiche.

Via Farini 90 - 43121 Parma Tel. +39 0521 903679/903490

ORARIO DI VISITA martedì e giovedì 9:00 - 13:00 / 15:00 - 18:00 sabato e festivi chiuso Entrata gratuita Le visite guidate sono sospese fino a data da destinarsi per interventi di manutenzione COME ARRIVARE In auto: A1 uscita Parma, a destra direzione centro. In treno: Stazione di Parma, autobus: nei pressi della Stazione linee 2-15

 

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Museo di Storia Naturale di Parma

Museo di Storia Naturale di ParmaIl Museo di Storia Naturale, nel palazzo dell’Università, ha un rilevante patrimonio, nell’ambito del quale sono ben individuabili tre raccolte particolari: la prestigiosa Collezione di Vittorio Bottego, la Collezione Pioto, riguardante la fauna africana, e la Collezione relativa alto fauna del Parmense. La Collezione Bottego comprende anche materiali etnografici di provenienza africana. Integrano il museo altre non meno significative raccolte ed un laboratorio, all'interno del quale si svolge un’intensa attività didattica.

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Pinacoteca Stuard

Pinacoteca StuardTra i musei significativi di Parma, ma talvolta trascurati dal visitatore, dobbiamo ricordare la Pinacoteca Stuard (via Cavestro, n. 14), con una raccolta di opere davvero importante. La Pinacoteca Stuard è Ospitata dal 2002 in un'ala dell'antico Monastero Benedettino di San Paolo (lo stesso dove si trova Camera di San Paolo a Parma e con affreschi di Araldi e Correggio, di cui abbiamo già parlato) si è formata grazie a lascito effettuato alla Congregazione dei frati di San Filippo Neri, che ne è ancora oggi proprietaria. Venne istituita grazie alle opere lasciate in eredità da Giuseppe Stuard (1791-1834), possidente fondiario e amministratore della congregazione, al momento della morte...Continua a leggere sulla Pinacoteca Stuard.

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Museo Cinese ed Etnologico di Parma

Museo Cinese ed Etnologico di ParmaUn’altra raccolta museale importante a Parma è quella del Museo Cinese ed Etnologico, presso l’Istituto Missioni Estere (viale S. Martino, n. 8), fondato nel 1898 con preziosissimi reperti da tutto il mondo. Di particolare interesse il museo d’arte cinese, con pezzi unici, collocabili dal terzo millennio a.C. in poi. Il museo prende ufficialmente forma nel 1901, complice la conclusione della grandiosa Esposizione Universale di Torino, organizzata dall’Italia nel 1898. Terminata l'importante manifestazione, di cui ci sono ancora le tracce a Torino (vedere il Borgo Medievale di Torino), il senatore Fedele Lampertico di Vicenza fece dono di alcuni pregevoli pezzi a mons. Guido M. Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei Saveriani, poi fatto santo. Da questa mostra e da quella donazione, nell’intento di far conoscere la Cina, nacque anche il museo parmense.

L'esposizione offre panoramica essenziale del mondo artistico cinese. Alla collezione originaria, in seguito, si sono aggiunti oggetti d’arte ed etnografia cinesi ed altri provenienti anche da altre aree geografiche come Giappone, Indonesia, Brasile, Messico ed Africa. L'edificio che ospite il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico è disposto su tre livelli: nel terzo  si trovano la sala didattica, l’ufficio, la saletta archivio; in quello intermedio, la reception, lo spazio per le mostre temporanee e lo spazio kayapò (dal nome del gruppo etnico nativo brasiliano); al livello seminterrato, lo spazio vero e proprio dedicato alla Cina.

L’ingresso è costituito da un lungo tazebao, che è il biglietto da visita dell’intero Museo. Per cho non lo sapesse il termine tazebao  deriva dall'uso cinese di appendere i giornali in speciali bacheche pubbliche per permetterne la lettura a tutti. I "dazibao" si differenziano dai giornali per il fatto di essere scritti a mano in caratteri grandi, facilmente leggibili. L'ingresso del museo è quindi è diviso in tre aree, e presenta, nella prima, un breve filmato di introduzione e sulla storia del museo. Nella seconda viene evidenziata la missione dell’istituto nel suo impegno culturale. La terza area si sottolinea il tema dell’armonia e dell'universalità che, nel segno dell’arte, esistono tra tutte le culture del mondo.

Museo d’Arte Cinese ed Etnografico viale San Martino, 8 43123 Parma tel. 0521 257337

Orario: da martedì a sabato 9-14 (solo su prenotazione, aperto fino alle 17) domenica, lunedì e festivi: chiuso Ingresso: a offerta libera (visita libera)

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Casa natale di Arturo Toscanini

Casa natale di Arturo ToscaniniLa Casa natale di Arturo Toscanini (in Borgo Rodolfo Tanzi), di proprietà comunale, conserva cimeli del grande direttore d’orchestra ed è aperta al pubblico. Ambienti arredati con preziosi mobili, anche provenienti dalla corte di Parma e che oggi, in parte, viene messo a disposizione per convegni e ricevimenti. Il grande direttore d'orchestra nacque in questa casa popolare oggi trasformata in casa-museo il 25 marzo 1867. Nella prima stanza sono raccolti diplomi e attestati internazionali; poi si arriva alla stanza natale dove sono raccolti foto, quadri e oggetti personali e sono appese le locandine delle opere dirette dal maestro tra il 1921 e il 1929. La stanza del camino ospita le brachette di Toscanini, ed ad alcune testimonianze del suo impegno contro il fascismo. In cucina si trova una collezione di caricature dedicate a Toscanini; l'ultimo locale opsita giacche, cappelli e bastoni del maestro, oltre a un pianoforte e costumi di scena. La raccolta è completata da una sala polifunzionale in cui è consultabile il materiale audiovisivo. Nel cortile si trova un busto in bronzo di Toscanini opera di E.B.Douglas.

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Collegio Maria Luigia

Collegio Maria LuigiaIl Collegio Maria Luigia, venne costruito tra il 1836 e il 1847 sui resti di edifici che si erano venuti aggregando nel tempo sul palazzo medioevale dell’Arena. In questo luogo si trovava un’antica arena, posta fuori della cinta muraria, sulla quale l’imperatore Federico I tra il 1159 e il 1164 aveva fatto costruire il palazzo imperiale. Rimangono alcune modeste tracce della costruzione originaria, tra cui una colonna, seminterrata, con capitello, sul fianco settentrionale dell’edificio. Interessanti gli affreschi cinquecenteschi all'interno (opera di Michelangelo Ansimi e Lattanzio Gambara) e il teatro.

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Parco Ducale

Parco DucaleIl Parco Ducale di Parma, venne creato su un terreno utilizzato precedentemente a orto, al confine delle mura cittadine; circondava il Castello Sforzesco, che Ottavio Farnese acquistò nel 1561, per farne il parco della sua nuova dimora. Il giardino, inizialmente organizzato sui modelli romani, subì diverse trasformazioni; la grande peschiera, ancora priva della fontana detta Trianon venne costruita nel 1719 su modello di quella di Mansart a Versailles e collocata sull'isolotto centrale solo nel 1920, venne scavata nel 1690. L’occasione fu offerta dai festeggiamenti per le nozze di Dorotea Sofìa di Neuburg con Odoardo Farnese, che prevedevano nella peschiera una naumachia con mostri marini.

Il ministro Du Tillot apportò al parco ampie trasformazioni; il francese Pierre Castant d'Ivry fu incaricato di ridisegnarlo alla francese; con il controllo dell'architetto Petitot, che nel 1769 realizzò il tempietto d'Arcadia con relativo boschetto, oltre a effimeri apparati scenografici per celebrare le nozze di Ferdinando con Maria Amalia d'Austria. Ad abbellire i viali sarà preposto lo scultore francese Jean-Baptiste Boudard, che negli stessi anni realizzerà le dieci statue, oggi in buona parte mutile, raffiguranti divinità classiche e il gruppo con Bacco e Arianna, collocato nel viale d'ingresso.

All'interno del parco si trova il Palazzetto Eucherio Sanvitale, fatto costruire dal vescovo Accolti (1527); passato nel 1534  al vescovo Alessandro Farnese (futuro Paolo III), per ignote vicende giunse a monsignor Eucherio Sanvitale da cui Ottavio Farnese lo acquistò. La costruzione, elegante architettura attribuita a Giorgio da Erba e decorata dallo scultore Francesco d'Agrate, presenta una pianta ad H, con quattro torri angolari e cinque arcate con colonne aperte su due lati. All'interno sono riemerse di recente sotto antiche scialbature tracce di affreschi, tra cui il frammento di una Madonna con Bambino attribuibile al Parmigianino. Interessante è pure il ritrovamento della decorazione di una piccola cappella, eseguita con la tecnica ad olio su muro da un ignoto artista dei primi anni del XVII secolo.

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Teatro Farnese

Teatro Farnese

Il Teatro Farnese è uno dei luoghi più suggestivi di Parma. Venne voluto nel 1618 da Ranuccio I Farnese, duca di Parma e Piacenza, su progetto dell'architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti  nel tentativo di emulare la magnificenza della corte dei Medici, con i quali aspirava a imparentarsi. La costruzione avvenne infatti per celebrare il passaggio a Parma di Cosimo II de' Medici in viaggio verso Milano per visitare la tomba di San Carlo Borromeo e per confermare il rapporto tra le due famiglie ducali, suggellato dal matrimonio del 1615...Continua a leggere sul Teatro Farnese.

 

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Teatro Regio

Teatro RegioVoluto da Maria Luigia in sostituzione del Teatro Ducale del Lolli (1689), ormai insufficiente per le nuove esigenze teatrali, venne realizzato tra il 1821 e il 1828 da Nicola Bettoli, sul terreno dell'antico Monastero benedettino di Sant'Alessandro. L’edificio, in stile neoclassico, è composto da un corpo centrale con tetto a capanna e da avancorpi laterali arretrati, aperti a portico nella zona inferiore. La facciata, strutturata con un andamento lineare, presenta sopra il colonnato architravato d’ordine ionico una serie di cinque finestre timpanate, separate con un intercolumnio da un grande finestrone semicircolare; esso è affiancato da sculture in stucco raffiguranti la Fama in volo, opere di T. Bandinelli, autore anche del motivo con mascherone e cetra posto a coronamento dell’edificio. Il teatro, considerato uno dei massimi templi della lirica, venne inaugurato nel maggio del 1829 con l’opera Zaira, scritta per l’occasione da Vincenzo Bellini e accolta con poco entusiasmo dal pubblico, che invece applaudirà successivamente i più grandi maestri del melodramma, primo fra tutti Giuseppe Verdi.

All’interno, passando da un atrio con soffitto a lacunari in stucco, sorretto da otto colonne con capitelli ionici, si accede alla vasta platea ellittica, racchiusa tra quattro ordini di palchi e una galleria; questi non conservano più nulla degli arredi originali neoclassici, essendo stati completamente rimaneggiati nel 1853 per desiderio di Carlo III di Borbone, (Carlo Ludovico di Borbone già Duca di Lucca) ad opera di Girolamo Magnani, che li rese più fastosi negli ornati e nei rivestimenti. Un enorme lampadario di produzione francese (A. Lacernière) scende dal soffitto dipinto da Giovanni Battista Borghesi, autore anche del sipario raffigurante il Trionfo della Sapienza. Tra le sale annesse al teatro ricordiamo il ridotto, dipinto nella volta da G.B. Azzi e decorato a stucco.

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Mercato della Ghiaia

Mercato della GhiaiaTra il torrente e il tratto nord di via Mazzini si trova il Mercato della Ghiaia, nella omonima Piazza della Ghiaia, attivo già nel XIII secolo, che ancora oggi con botteghe in strutture provvisorie o in muratura, anima questa zona della città. In origine al posto dell'odierna piazza scorreva il torrente Parma, che, in seguito allo straripamento del 1177, deviò verso ovest il suo letto, lasciando in secca l'antico ponte in pietra di origine romana e un'ampia zona ai lati di esso, ricoperta da una grande quantità di detriti e sassi. Si delinearono in quel momento due spazi, denominati rispettivamente Ghiaia Piccola (nella zona dell'odierno borgo Romagnosi) e Ghiaia Grande (nella zona dell'odierna piazza Ghiaia), per via della loro pavimentazione naturale. Nei decenni successivi la città iniziò ad espandersi con la costruzione di nuovi edifici nelle due zone e in particolare attorno alla Ghiaia Grande, ove si svolse nel 1227 la prima Fiera di sant'Ercolano. Da allora la Ghiaia fu destinata per secoli a mercato del bestiame. Al mercoledì mattina e al sabato il mercato si estende con bancarelle anche nelle piazze e nelle vie laterali.

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Certosa di Parma

Certosa di ParmaNegli oltre sette secoli della sua storia la Certosa di Parma è stata un monastero, una fabbrica di tabacchi, un riformatorio e ora è sede della scuola di Polizia Penitenziaria. Ma il nome evoca il capolavoro di Marie-Henry Beyle, meglio noto come Stendhal, che diede il titolo La Certosa di Parma al suo romanzo che narra l'infelice storia d'amore tra Fabrizio Dongo e Clelia. Stendhal visitò Parma nel 1814 e ne rimase talmente affascinato da decidere di ambientarci il suo romanzo...Continua a leggere sulla Certosa di Parma.

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Casino Petitot

Casino PetitotIl Casino Petitot può essere considerato il primo cafè d'Italia. Porta il nome dell'architetto che lo ideò e nacque contemporaneamente alla risistemazione del Vialone Farnesiano di Parma (oggi Viale Martiri della Libertà). Oggi si trova appena fuori dal centro storico di della città, di fronte allo Stadio Tardini che ospita la squadra di calcio cittadina, al termine del lungo e alberato Vialone Farnesiano, soprannominato dai parmigiani "lo Stradone"...Continua a leggere sul Casino Petitot.

 

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Museo Giordano Ferrari - Castello dei Burattini

Museo Giordano Ferrari - Castello dei BurattiniSituato all'interno dell'antico Complesso dell'ex Monastero di San Paolo, il Museo Giordano Ferrari - Castello dei Burattini, è tra i più importanti musei italiani dedicati ai burattini sia per il numero di pezzi esposti che per il loto valore storico artistico. Prende il nome da Giordano Ferrari (1905-1987), burattinaio di famiglia di burattinai e collezionista, e comprende di oltre 500 pezzi tra marionette, pupi, burattini, scenografie, oggetti di scena, fotografie, manifesti e copioni che nell'insieme danno vita ad un percorso museale curioso e stimolante. Il museo racconta il mondo fiabesco delle marionette in modo approfondito e convincente...Continua a leggere sul Museo Giordano Ferrari - Castello dei Burattini.

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Chiesa di San Quintino

Chiesa di San QuintinoLa Chiesa di San Quintino, la cui presenza è documentata a partire dall'inizio del IX secolo venne successivamente ristrutturata nel XII secolo e poi a metà Cinquecento dall'architetto Giovan Battista Fornovo, che mise in risalto la verticalità della struttura e ne accentuò il tratto dinamico delle pareti esterne. La sua struttura deriva da un antico oratorio fondato fuori le mura orientali di Parma da una nobile famiglia longobarda, i Bergonzi. La particolarità di questa chiesa è la sua facciata sul retro, poiché l'edificio era originariamente orientato nel senso opposto.  Della costruzione originaria si possono restano una porta decorata in stile romanico e un brano di capitello nel corridoio della sagrestia. All'interno troviamo otto cappelle laterali, divise tra i due lati, un coro cinquecentesco, realizzato da Marco Antonio Zucchi su commissione della Badessa Giovanna Sanvitale, o Giovanna da Piacenza (la stessa che commissionò Camera di San Paolo) e, dello stesso autore, la porta che divide il corridoio dalla sagrestia. Notevole anche, sempre commissionato da Giovanna da Piacenza, il coro delle monache, con gli stalli intarsiati del 1512. Nel 1811 vi venne trasferita l'immagine della cosiddetta Madonna dell'Aiuto, scoperta nel 1723 su una parete della Chiesa di San Cristoforo, che fu oggetto per tanto tempo di grande devozione. Le opere pittoriche che si possono ancora ammirare nella Chiesa sono un San Giovanni di Dio, che risale al Settecento, posto al di sopra dell'ingresso, e un dipinto, probabilmente di Pier Antonio Bernabei, che raffigura San Paolo. Gli affreschi sono di artisti quali del fiorentino Filippo Maria Galletti (1636 –1714) e del parmense Cecrope Barilli. Altri dipinti di artisti presenti includono opere di Jan Soens, (1547 –1611, fiammingo e allievo di Giorgio Vasari), del bolognese Giacomo Boni (1688 – 1766) e una tela recente di Walter Madoi (1925 – 1976).

Una curiosità è il fatto che in questa chiesa si trovino le specie della beata Orsolina (Veneri) e quelle del pittore, eccellente ritrattista Pietro Melchiorre Ferrari. La prima, sembra che fosse un prodigio di grazie religiosa fin dalla più tenera età, cosa che appariva miracolosa provenendo la giovane da una famiglia di modeste possibilità.  Visse nel periodo della Cattività Avignonese che angustiava la Chiesa cattolica e per due volte, giovanissima, pur senza esiti positivi, andò ad Avignone, accompagnata dalla madre, per convincere il papa Clemente VII a porre fine alla divisione nella Chiesa. Morì a Verona in esilio a soli 33 anni e in seguito il corpo riportato a Parma dalla madre.

Chiesa di San Quintino

Str. XXII Luglio, 34, 43121 Parma PR Telefono: 0521 233088

 

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Palazzo Bocchi Bossi

Palazzo Bocchi BossiIl Palazzo Boschi Bossi dal 1995 sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma (Cariparma), è sede espositiva delle sue Collezioni d’Arte, ha origine nel XVI secolo, anche se le sue forme attuali, con due cortili interni collegati da un porticato con volte a vela, sono di inizio Ottocento. La loggetta che orna il lato sud venne aggiunta del 1911. Oggi si presenta esternamente come un edificio dalle forme neoclassiche e liberty.

Le opere in esso custodite provengono da tre fonti: le raccolte della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, cedute nel dicembre 2002 alla Fondazione, le acquisizioni della Fondazione stessa e le donazioni private. Tra le opere più rappresentative, due tavole di Cristoforo Caselli detto Temperello (1460 – 1521), un disegno del Parmigianino e due ritratti di Ranuccio I e Margherita Aldobrandini. Al Settecento risalgono i disegni dell'architetto Petitot, oltre a tele di Francesco Simonini e Louis-Michel Van Loo. La Galleria dell'Ottocento ospita olii e acquerelli di pittori parmensi, mentre il Novecento è rappresentato dai pittori Daniele De Strabel, Amedeo Bocchi, Donnino Pozzi e Bruno Zoni e dagli scultori Renato Brezzi e Luigi Frani. Interessante anche la Raccolta Garbarino  formata da ceramiche e porcellane italiane e orientali del XV e XVI secolo. Infine, nei sotterranei, la collezione di cartamoneta, unica per completezza dopo quella della Banca di Italia: raccoglie emissioni in Italia e all'estero, buoni di requisizione partigiana, falsi, per leggere da un punto di vista particolare la storia del denaro dall'Unità d'Italia a oggi.

Recentemente alla collezione si sono aggiunte, grazie alla donazione Renato Bruson, 70 opere dell’arte pittorica italiana a cavallo tra il XIX e il XX secolo che il celebre Maestro, assieme alle consorte Tita Tegano, ha generosamente donato alla Fondazione Cariparma, tra le quali opere di Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Guglielmo Ciardi, Pietro Fragiacomo e ben quattordici opere di Giovanni Boldini. (noto tra le altre cose per i ritratti a Giuseppe Verdi).

Palazzo Bossi Bocchi Museo Fondazione Cariparma

Strada Ponte Caprazucca, 4 -  43121 Parma Tel:  0521532111

Orario: aperto dal 26 febbraio al 28 maggio e dal 7 ottobre al 17 dicembre 2017, martedì e giovedì dalle 15.30 alle 18.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00.

Ingresso gratuito

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