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"Profumo" di Patrick Süskind è un romanzo del 1985 che racconta la storia di
Jean-Baptiste Grenouille, un ragazzo nato senza odore
nasce senza alcun odore corporeo, nel cuore del XVIII secolo.
Non solo non emana alcun odore, ma non ha nemmeno la capacità di percepirli.
Questo lo rende un emarginato sociale e lo costringe ad affrontare una vita
solitaria fin dalla nascita. Tuttavia, Grenouille ha un senso olfattivo
straordinariamente sviluppato, che lo porta a cercare i profumi più rari e
intensi per creare il profumo perfetto. Grenouille si innamora dell'odore della
bellezza e della purezza, ma il suo desiderio lo porta ad uccidere giovani donne
per riuscire a catturare e conservare i loro profumi. Süskind crea una
narrazione avvolgente e poetica, che esplora temi come l'ossessione, la
solitudine, la follia e l'identità. Il romanzo è stato un grande successo
internazionale e ha ispirato adattamenti cinematografici, opere teatrali e
musicali.
Jean-Baptiste
Grenouille. 17 luglio 1879. Un uomo che vive senza una calda anima umana, ma
solamente per ostinazione, l’ostinazione di una zecca.
Perché colui che più ci intriga è
colui da cui dovremmo sottrarci, colui che riconosce l’anima odorosa di ogni
essente e individua chiaramente l’inutile superficialità altrui: uomini come
corpi che si muovono senza alcuna devozione nei confronti dello straordinario,
mondiale, regno olfattivo.
Jean-Baptiste Grenouille, un uomo
che disprezza gli uomini, una mente offuscata dall’assurdo, lucida e determinata
nei suoi piani d’intenzione, talmente geniale da essere incomprensibile. Colui che odia il mondo ma ne
conosce l’odore può determinarne forse le sorti? Può possederlo senza decoro ne
ritegno?
Un piacere simile non ci
coinvolgeva dai tempi della solenne intelligenza del dottor Lecter, mentre qui,
a Jean-Baptiste Grenouille, manca l’eleganza, manca il lessico, manca l’odore…
Jean-Baptiste Grenouille non emana alcun profumo, lui che dei profumi è schiavo
e complice.
Dovremmo conoscere bene la follia
negli occhi degli uomini che la contemplano, per evitarne l’incontro, per
evitarci una spiacevole nottata… ma forse, e dico forse, ad uno come Grenouille
ci abbandoneremmo, ci lasceremmo annusare, conoscere attraverso la fragranza, il
calore ed il sapore dei nostri odori, dei nostri umori.
Siamo in Francia, diciottesimo
secolo, la figura di Jean-Baptiste Grenouille ci inquieta: è evitato da ogni
essere vivente, il suo silenzio crea disagio, la sua nascita comporta la morte
di chi lo ha partorito, il suo sguardo disarma, chiunque lo intralci viene
rivestito da un manto di disgrazia, la sua figura minuta mal s’adegua
all’immensità delle sue capacità, e chi lo conosce lo desidera e disprezza
contemporaneamente: "una delle figure più geniali e scellerate di quell’epoca".
Jean-Baptiste Grenouille, un tacito
accordo con l’Ade. Perché in quel luogo ove nulla vive, lì dove nessuno
s’addentra, lì solo nella solitudine dell’essere umano, lì solamente un uomo,
che non è trattato e non si riconosce come tale, lì solo un tale essere può
vivere, inebriandosi dei propri deliri olfattivi, di orge inalate tramite i
ricordi di ciò che si può seguire, disegnare, degustare, anche solo tramite il
proprio profumo.
Leggeremo un senso attraverso un
altro senso. Perché leggere un senso diverso?
Mi hanno sempre insegnato che
l’uomo è un animale razionale, un animale linguistico, ma non questo uomo, non
Grenouille che emette solo i nomi di ciò di cui conosce l’odore, che può
pronunciare la parola "
legno" con una certezza tale cha a noi resterà sempre
irraggiungibile, ma che dubiterà sempre del senso del linguaggio e non cesserà
mai di provare estraneità di fronte a termini quali gioia, diritto, Dio…
Dunque, perché leggere Il
profumo di Patrick Süskind?
Perché è veramente scritto bene. La
risposta sembra banale, ma è un esercizio elevato ed inquietante quello di
metter per iscritto, nero su bianco, gli odori che possono correre nei vicoli di
una fetida Parigi, tra i banchi del suo mercato, nella notte che corre sul
fiume. Vi ritroverete tra le mani la
storia di un Amore così Amato da portare alla morte, e nessun Amore sarebbe mai
tale se non contenesse una dose di delirio, un’essenza di affezione, una morbosa
tendenza d’animo affettuoso, affettuoso con i propri ricordi, con immagini
d’odori scoperti nella notte, lungo Rue des Marais, nel settembre del 1753.
Un omuncolo dall’ego
sproporzionato, che come una zecca si lascia cadere sulla vita e ad essa si
attacca con la veemenza di chi vuole succhiarne la polpa, l’essenza. Jean-Baptiste Grenouille Ama. Ama
se stesso, tanto da desiderarsi come solo l’Amore ci rende desiderosi.
Una storia ambigua, interiore, un
cammino risoluto, un’indiscussa genialità a servizio del senso che fra tutti è
il più voluttuoso, lascivo, erotico, << l’organo primitivo dell’olfatto, il
più volgare dei sensi! >>, il più intrigante, direi io. Se già il dottor
Lecter ci aveva tagliato il respiro con la sua carta da lettere, con il suo
sguardo profanatorio, qui ed ora Jean-Baptiste Grenouille ci ucciderà.
Jean-Baptiste Grenouille è talmente
Innamorato di un odore, di quell’odore, da sentirsi mancare le forze ad un muro
di distanza dalla fonte dei suoi desideri e, attraverso molecole invisibili, lui
è in grado di definire i contorni dell’oggetto stesso della sua bramosia, la
morbidezza della chioma, il candore dei seni, il profumo del sesso che muta… il
profumo… quanto può essere pericoloso un profumo? È capitato a tutti
noi: il suo odore carnale sul cuscino dopo che nella mattinata è andato via,
l’odore di una sconosciuta che ci è passata accanto per strada, l’odore dei
maglioni di nostra madre, l’odore della cucina della nonna, l’odore dei nostri
più turpi pensieri, l’odore di morte tra i fiori, l’odore di un'altra tra i suoi
capelli. Gli odori, gli odori ci circondano, ci affascinano e distruggono.
Ascoltare e comprendere gli odori
significa poter generare il mondo, essere in grado di ricostruirne le strutture,
le immagini, un mondo che non è stato donato a nessun altro se non a
Jean-Baptiste, un mondo in cui l’odore del vetro liscio è fresco e argilloso,
dove la vita si snoda tra alambicchi, vapori, essenze, cadaveri, gocce, passione
e lascivia. Esiste una misteriosa indole d’eccitazione in questo mostro umano,
un germe malvagio che ci inebria e disarma, una capacità di conoscenza olfattiva
che procede in pari con una totale assenza d’emozioni, un pathos che non
necessita d’altro se non del proprio naso, un assassino che, prima d’esser tale,
è semplicemente, sconvolgentemente, inquietante. Affascinante.
Perché una figura deviante e
delirante quale è Jean-Baptiste Grenouille costringe i nostri pensieri? Questa
presenza, di cui nessuno si preoccupa, vale la pena d’esser conosciuta, ma
bisogna tenerne a mente il nome per evitarne la presenza notturna, sperando che
la vostra pelle non emani un profumo eccessivamente desiderabile… lo sentite
arrivare? Lo ri-conoscete? Lo temete? Lo desiderate?
Innamorarsi di una mente torbida,
si può? In fondo, non lo facciamo in ogni nostro istante?
Non facciamo altro, nelle nostre
giornate e nei nostri sogni, che inebriarci continuamente di ciò a cui sarebbe
opportuno sottrarsi.
Dopo Jean-Baptist Grenuille non
conoscerete mai feticismo più elevato.
"Si chiamava Jean-Baptiste
Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali
quali de Sade, Saint-Just, Fouchè, Bonaparte ecc., oggi è caduto nell’oblio, non
è certo perché Grenouille stesse dietro a questi più noti figli delle tenebre
per spavalderia, disprezzo degli altri, immortalità, empietà insomma, bensì
perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia
non lascia traccia: nel fugace regno degli odori" (… … …)
Vanadia Cantaro
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