Storia di Asolo

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Storia di Asolo

 

La bellissima cittadina di Asolo è indubbiamente legata al nome di alcuni personaggi che nel tempo l'hanno visitata e hanno vissuto qui, come la Regina di Cipro Caterina Cornaro, con la sua importante Corte, l'attrice Eleonora Duse, gli scrittori Robert Browing e Freya Star, Eugemio Monale, il compositore Gian Francesco Malipiero e tanti altri. Ma la sua storia parte da molto lontano.

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La zona di Asolo nel periodo Paleolitico

La zona di Asolo fu abitata sin dal periodo paleolitico, nel corso di una lunghissima era che, a grandi linee, intercorse tra i 100.000 e i 12.000 anni a.C.. Questi primi abitanti furono protagonisti di una civiltà che aveva nella lavorazione della pietra il proprio carattere dominante. Sono numerose sono le testimonianze di quell'epoca giunte sino a noi; nel 1875, dalle cave d'argilla delle fornaci di Asolo, furono portati alla luce alcuni manufatti di selce (punte, lame, raschiatoi, ecc.); nel 1878 venne trovato, nella ghiaia del torrente Erega a Pagnano, i resti d'uno scheletro di mammuth ed alcune cuspidi di selce.

Questi reperti, unitamente ad altri rinvenuti in località circostanti, sono sufficienti a far ritenere che l'uomo si sia insediato sui colli asolani e vi abbia vissuto nel corso dell'età glaciale "wurmiana" (a partire da circa 100.000 anni fa). In quest'epoca, l'Asolano presentava un aspetto fisico ben diverso da quello attuale e, comunque, in lenta ma costante evoluzione. Nel corso della glaciazione wurmiana (l'effetto prodotto dall'ultima glaciazione su una zona specifica come le Alpi), il territorio era ricoperto da una calotta di ghiaccio nella parte pedemontana, mentre la tundra e la foresta predominavano nella zona verso la pianura.

La zona di Asolo nel periodo Mesolitico e Neolitico

Nei periodi di grande freddo l'uomo paleolitico trovò riparo nelle caverne e negli anfratti dell'Asolano: molti di essi sono rimasti integri e visibili fino ai nostri giorni, altri, allo sciogliersi dei ghiacciai, furono ostruiti o distrutti insieme con le tracce dei loro occasionali abitatori. La fine della glaciazione (12.000 a.C circa) lasciò il posto a condizioni climatiche ed ambientali molto simili a quelle attuali. Si aprì allora un'epoca preistorica detta "Mesolitica" (età di mezzo fra Paleolitico e Neolitico), che arrivò sino al 5.000 a.C. Gli uomini del Mesolitico lavoravano, anch'essi la pietra, come gli antenati ma con minore abilità. Sono rare le loro tracce rinvenute nel territorio asolano, consistenti in una serie di piccole selci ritrovate a Fornaci d'Asolo.

Intono al 5.000 a.C. viene fissato l'inizio dell'età Neolitica, cosiddetta perché caratterizzata dalla lavorazione della pietra con un metodo nuovo, contrapposto a quello in uso presso i Paleolitici. Alle già ricordate Fornaci furono trovate numerose selci neolitiche. I Neolitici, mostrarono di essere progrediti nella litotecnica, alla quale apportarono importanti innovazioni: la levigazione della pietra e la sua perforazione per inserirvi un manico. Essi realizzarono martelli, asce ed altri oggetti in pietre dure come il serpentino, il porfido e il basalto. Appartiene a quest'epoca preistorica una prima utilizzazione agricola del suolo asolano: i Neolitici trassero dalla terra coltivata i loro alimenti, disboscarono vaste zone e si dedicarono all'arte della tessitura e della ceramica. Gran quantità di materiale in terracotta, raccolto sul colle della Rocca, testimonia della particolare abilità di questi uomini nel modellare vasi ed oggetti simili.

Periodo Proroligure

All'età neolitica succedette un "breve" periodo (2500-1700 a.C.) nel corso del quale l'Asolano fu abitato dal popolo dei Protoliguri, la cui espansione geografica comunque superò i confini dell'Italia attuale e la cui civiltà, cosiddetta "eneolitica", coincise con quella delle palafitte. Furono detti "Eneolitici" perché, unitamente alla pietra, i Liguri antichi facevano uso anche del rame e di altri metalli. Il loro villaggio di palafitte, anche se manca il conforto di reperti archeologici, dovette essere con buona probabilità situato nell'area della Fornaci, a quell'epoca toccata da un'ansa del fiume Muson. Ai Protoliguri si sostituirono gli Euganei (1700-900 a.C.), i quali, probabilmente, discendevano dai primi. Le sedi euganee nell'Asolano non hanno lasciato tracce di sé, anche se il Comacchio, studioso appassionato di cose asolane, ritiene che una di esse possa essere individuabile sulle pendici del colle su cui sorge la Rocca.

I Paleoveneti

Intorno al X secolo a.C. giunsero da queste parti, provenienti dall'Illaria, i Paleoveneti o Veneti antichi che cacciarono gli Euganei. Asolo divenne una delle principali sedi dei nuovi arrivati, che occuparono anche il territorio circostante, dal quale affiorarono, in passato, grandi quantità di reperti archeologici d'ogni genere. Importante fu la scoperta,  nella località di Biordo, d'una necropoli, ricca di suppellettili funerarie in bronzo, ferro e terracotta. L'importanza di questo periodo preistorico è data dal fatto che in esso si verificò la fondazione di Asolo come centro abitato, collocabile intorno all'VIII secolo a.C.

Il nome Asolo

Il nome "Asolo", secondo alcuni studiosi, deriverebbe dalla voce illirica "akelos", che sta a significare "acuto", "a punta", con evidente riferimento alla forma dei colli. Quest'opinione si basa sul fatto, accertato attraverso scoperte archeologiche, che i fondatori di questo nucleo abitato furono proprio i Veneti antichi. Purtroppo una frana scesa dal monte Ricco, in epoca medioevale, cancellò, oltre che le tracce dell'"Acelum" romana, anche quelle della preesistente ed antichissima Asolo paleoveneta. I Veneti ebbero rapporti intensi e complessi con i popoli confinanti: preferenziali, e per questo particolarmente importanti, furono quelli intrattenuti con gli Etruschi. Le tracce dell'influsso che ne derivò sono anzitutto evidenti nell'alfabeto da questi ultimi mutuato, e poi nelle tecniche di lavorazione dei metalli (si ammirano a questo proposito le situle e le fibule di stile etrusco conservate nel locale Museo Civico di Asolo). Le attività economiche predominanti dei Paleoveneti variarono secondo le caratteristiche del territorio su cui s'erano insediati: agricoltori, ma anche abili allevatori di cavalli ed infine eccellenti nelle attività artigianali, particolarmente nella lavorazione a sbalzo del bronzo e del ferro.

La loro indole, come i caratteri predominanti della loro economia inducono a ritenere, doveva essere sostanzialmente pacifica, lontana comunque da volontà di aggressione verso i confinanti, e da velleità espansionistiche. Fu appunto in un'atmosfera di questo genere che i Veneti antichi, all'inizio del IV secolo a.C., entrarono in rapporto con i Romani, riconoscendo in questo popolo un alleato, sia sotto il profilo militare (in funzione difensiva) che sotto quello economico (per gli scambi commerciali).

Incontro tra Veneti e Romani

L'occasione d'incontro tra Veneti e Romani fu offerta dall'esigenza quasi inevitabile di stringere un'alleanza contro i Galli Senoni nel 390 a.C., e contro i Galli Insubri e Boi nel 225 a.C. Le guerre che ne seguirono si conclusero con esito vittorioso, e ciò rafforzò i legami fra i due popoli, al punto da indurre i Veneti a partecipare in massa alla guerra contro Annibale, durante la Seconda Guerra Punica, sceso attraverso le Alpi, minacciava i popoli della penisola italiana.

L'espansione romana verso le terre nord-orientali dell'Italia pose subito il problema della salvaguardia dei confini con l'Illiria. Nell'ambito di un più vasto progetto difensivo, va collocata la fondazione della colonia romana di Aquileia, avvenuta nel 181 a.C., che testimonia quanto vasta fosse ormai l'area di influenza di Roma nelle Venezie. Ben presto anche gli abitatori di queste terre riconobbero che l'ineluttabilità della storia li stava portando nell'orbita romana, né opposero resistenza alcuna ai nuovi dominatori con i quali, anzi, cercarono di stringere legami di amicizia.

Via Postumia

Il culmine della presenza romana nel Trevigiano, ed intuitivamente quindi nell'Asolano, nonché la definitiva inclusione di questi territori nel nuovo dominio, fu raggiunto nel 148 a.C., allorché il console Spurio Postumio Albino dette inizio alla costruzione della Via che da lui prese il nome di Postumia. Quest'importante via rivelò immediatamente la sua precisa funzione di asse stradale di transito per le truppe repubblicane dirette ad oriente e, nel contempo, di insostituibile arteria per una capillare penetrazione economica nelle terre venete. In quello stesso anno prese il via anche la complessa operazione della divisione del Veneto in distretti, e della centuriazione.

Acelum, l'Asolo Romana

Anche il territorio di Asolo fu suddiviso con particolari criteri e globalmente raggiunse un'estensione di circa 225 miglia quadrate di terreno arativo. I confini del "districtus" romano di "Acelum" non sono concordemente accertati dagli studiosi. È controversa soprattutto la definizione del corso del Muson vecchio: secondo alcuni il fiume avrebbe diviso l'"agro" asolano da quello di Bassano-Cittadella; per altri il fiume non avrebbe rappresentato alcun ostacolo e pertanto la "centuriazione" si sarebbe estesa ininterrottamente senza nessuna fascia intermedia di separazione.

Dopo che i Veneti ebbero respinto gli invasori Cimbri (popolazione di stirpe germanica), scoppiò in Italia una lotta interna che vide schierati i cittadini romani su un fronte, e i confederati italici sull'altro, nella cosiddetta Guerra Sociale del 90 a.C.. Pochi furono i popoli che rimasero fedeli a Roma, e tra essi i Veneti; la guerra portò loro egualmente il riconoscimento dello "jus Latii" (l'attribuzione di quei diritti che prima competevano alle città latine). Colonie latine divennero allora Este, Padova, Vicenza, Oderzo e, tra tante altre, anche Asolo.

Qui, a capo del "municipium" furono posti il "Collegio dei quattro" e la curia o senato municipale e venne introdotta come lingua ufficiali il Latino, già per altro in uso nella regione. La colonia asolana non subì, come accadde invece per altre, intromissioni dì nuovi coloni, per cui la terra continuò ad essere lavorata dagli agricoltori paleoveneti. Ben presto, però, la condizione di colonia prese a rivelarsi scarsamente soddisfacente per molte città e il malcontento, per un evidente stato di inferiorità giuridica e di soggezione a Roma, emerse anche in tutto il Veneto e nella Gallia Transpadana. Fu Giulio Cesare che, vincitore nel 49 a.C. della guerra civile, ottenne che si presentasse e si approvasse la legge del pretore Lucio Roscio che conferiva la cittadinanza romana alle popolazioni dell'Italia Cisalpina.

L'importanza di "Acelum" aumentò grazie al collegamento diretto con il grande "municipium" di Padova, realizzato attraverso la via Aurelia. Quest'asse stradale divenne un vero e proprio cordone ombelicale tra il retroterra asolano, zona di rifornimento di lane e materie prime, ed il mercato di consumo patavino dove fioriva l'artigianato. I Romani, consci della sua importanza strategica, munirono Asolo di fortificazioni che andarono ad inserirsi nella catena difensiva organizzata per contenere e prevenire gli assalti o le penetrazioni dei popoli transalpini.

Della Asolo romana, archeologi e storici hanno ricostruito, sulla base degli scavi sin qui realizzati e dei ritrovamenti di materiale, una planimetria di massima. Il teatro romano, con la scena rivolta a monte, era situato in località Tuna, al punto d'arrivo della via Aurelia; il Foro, centro della vita civile, e gli edifici termali dovevano presumibilmente occupare la piazza centrale, diramandosi poi per l'attuale via Canova. In tutta la città sono poi state rinvenute grandi quantità di reperti archeologici d'epoca romana, una parte dei quali è custodita nel Museo Civico di Asolo, a testimonianza del notevole sviluppo che questo centro conobbe due millenni circa or sono.

Diffusione del Cristianesi nell'area di Asolo

La diffusione del Cristianesimo nell'Asolano ebbe come centro irradiatore la sede episcopale di Padova, riconosciuta come tale sin dalla fine del III secolo. Il vescovo promotore dell'evangelizzazione nel più vasto territorio della Venezia Occidentale fu il padovano Prosdocimo, poi santo, la cui figura ed attività sfumano nella leggenda, anche se la sua esistenza è storicamente dimostrata. Ad Asolo il cristianesimo penetrò nella prima metà del IV secolo. Antico, e probabilmente riferibile a quest'epoca, è il culto di San Prosdocimo, il patrono della città. Le testimonianze di questa venerazione sono numerose, osservabili negli edifici sacri e nelle opere d'arte, tra cui la Pala raffigurante il Santo che battezza un nobile asolano, dipinta da Pietro Damini di Castelfranco, tra il 1612 e il 1620.

La prima comunità cristiana di Asolo si insediò presumibilmente nel sobborgo del Colle Migliarono l'attuale Foresto Vecchio, dal quale vennero alla luce numerosi reperti archeologici del periodo IV-VII secolo. In questo luogo i cristiani edificarono la loro chiesa, la prima di Asolo, che è conosciuta sotto una doppia denominazione: Chiesa dei Santissimi martiri Gervasio e Protasio e Chiesa di Salvaso (San Salvatore). La chiesa subì nel tempo ampliamenti, restauri e rifacimenti, sino a che, nel 1819, fu demolita e di essa scomparve ogni traccia.

Invasioni Barbariche ad Asolo

Alla fine del IV secolo, Asolo aveva assunto il ruolo di "pieve" per le comunità cristiane del territorio circostante e dipendeva ecclesiasticamente da Padova, capoluogo e sede d'una diocesi vastissima. Civilmente conservava il suo carattere di capoluogo fortificato ("castrum"), che comunque non costituì una garanzia contro gli assalti dei popoli barbari. Se l'invasione visigota del 401 risparmiò Asolo, quella degli Unni di Attila (452), che transitarono lungo la vicina via Postumia romana, provocò l'incendio e la distruzione del "municipium", o almeno così vuole una consolidata tradizione storica che rimane, comunque, priva di verifiche.

Nel 476, Odoacre, re degli Ostrogoti, scese in Italia e detronizzò l'ultimo imperatore romano, il piccolo Romolo, e regnò sino al 489. Gli Ostrogoti si insediarono, oltre che nella rocca, anche in un sobborgo di Asolo, il colle di Santa Giustina, dove costruirono un torrione con muro di cinta, i cui resti sono visibili ancor oggi. Ad Odoacre succedette Teodorico, alla cui morte l'imperatore romano d'Oriente, Giustiniano, decise di restaurare la sovranità imperiale in Italia. A questo scopo, nell'estate del 535, inviò nella penisola il generale Belisario, che dette l'avvio alla cosiddetta "guerra gotica", combattuta per quasi vent'anni contro l'esercito del re goto Totila, con tremendi effetti per le popolazioni venete. Il conflitto ebbe sostanzialmente fine nel 552, allorché il leggendario condottiero barbaro fu sconfitto ed ucciso nel corso d'una battaglia campale combattuta in Umbria, la Battaglia di Tagina (l'odierna Gualdo Tadino).

La Venezia divenne da allora una provincia bizantina, in un generale panorama caratterizzato da inenarrabili distruzioni, da carestie frequenti e da gravi epidemie. L'"agro" di Asolo fu abbandonato dai suoi superstiti agricoltori, che si rifugiarono nelle città e nei villaggi più grossi, alla ricerca di cibo sicuro e di protezione: la Rocca asolana, in questo contesto, dovette certamente rappresentare un sicuro punto di riferimento. Purtroppo le invasioni dei popoli germanici ed orientali non potevano dirsi concluse.

Periodo Longobardo di Asolo

Nella primavera del 568 i Longobardi, provenienti dalla Pannonia (Ungheria), entrarono in Italia e, attraversato il Piave, si diressero su Treviso. Solo l'intervento del vescovo di quella città, Felice, impedì che fosse distrutta. Alboino, il re, e le sue schiere avanzarono indisturbati lungo la via Postumia, tra campagne desolate ed abbandonate dalle popolazioni, sino al loro arrivo a Milano, occupata il 3 settembre 569.

I Longobardi si insediarono anche nell'Asolano, avvertendo l'interesse strategico che poteva derivare dalla posizione particolare delle colline. Crearono quindi una fascia di fortificazioni che avrebbero dovuto difendere la pianura dagli assalti di nemici provenienti dalle vallate del Brenta e del Piave. Anche Asolo fu certamente occupata da queste genti che si arroccarono a levante della città, stanziandosi in una vasta zona che da loro prese il nome di ‘braida' (spazio vuoto). Il luogo è stato identificato nell'area compresa tra Crespignaga ad est, la strada Bassano-Cornuda a sud, il fiume Muson ad ovest, e la linea Monfumo-Castelcucco a nord.

In età longobarda, Asolo, pur rientrando sotto il profila amministrativo nel territorio del ducato di Treviso, aveva una propria figura giuridica ed amministrativa, era una città "indominicata", cioè senza duca e alle dirette dipendenze del re. Questi vi poneva, il "gastaldo", con poteri delegati per un territorio ben delimitato.

Asolo come Sede Vescovile

Il primo documento che prova la presenza ad Asolo della sede vescovile è costituito dagli atti del sinodo scismatico tenutosi a Marano, località presso Aquileia, tra il 590 e il 591. Ad esso partecipò, sottoscrivendo i documenti conclusivi, Agnello, il primo dei vescovi asolani di cui si abbia notizia. La fondazione della diocesi di Asolo è collocabile, tra il 580 e il 590, e risponde ad alcune motivazioni precise, tra le quali fondamentale deve essere ritenuta la resistenza opposta dalla città di Padova ai Longobardi. Il vescovo di Padova, non potendo evidentemente esercitare con facilità il proprio ministero nella parte trevigiana e pedemontana della sua vastissima diocesi occupata dai longobardi, indusse il patriarca di Aquileia, da cui dipendeva ecclesiasticamente la Venezia, ad istituire ad Asolo una sede episcopale, per sopperire alla ricordata carenza pastorale nei territori circostanti.

Questa tesi è confermata dall'osservazione secondo cui in Italia ad ogni "municipium" fu assegnata, da concili o papi, una sede episcopale con un'estensione territoriale corrispondente alla precedente e scomparsa giurisdizione civile. I confini della diocesi asolana dovettero quindi presumibilmente essere il corso del fiume Brenta ad ovest, la linea delle risorgive a sud, l'attuale via Feltrina ad est e a nord la linea che unisce idealmente gli abitati di Solagna, Alano e Quero.

Del vescovado asolano si ha una documentazione molto scarsa. È comunque accertata la sua continuazione sino al IX secolo e del suo vescovo Artemio è ricordata la partecipazione al concilio nazionale tenutosi a Mantova nell'826. La diocesi decadde e rimase probabilmente vacante in coincidenza con le tragiche invasioni ungare che si verificarono numerose tra l'898 e il 924. Su quella strada romana che per il continuo ripetersi delle loro incursioni perse il suo antico nome di via Postumia, e prese quello di Strada Ungarorum, di via Ongaresca, questa popolazione orientale transitò a più riprese, incendiando, saccheggiando e devastando città e villaggi. In questo contesto si posero le premesse per l'integrazione della diocesi asolana in quella trevigiana, che si andava consolidando territorialmente e giuridicamente. L'atto finale e probante d'una situazione forse già in atto da alcuni decenni, è rappresentato dal diploma, datato 10 agosto 969, con il quale Ottone I, su richiesta dell'imperatrice Adelaide, donò al vescovo Rozone, e quindi alla matrice Chiesa di San Pietro di Treviso, il castello di Asolo con la chiesa dedicata alla Vergine che un tempo era sede vescovile ("caput episcopatus").

Domiziane di Asolo del Vescovo di Treviso

Il ducato longobardo trevigiano, a cui apparteneva, come abbiamo visto, anche Asolo, fu occupato dai Franchi di re Carlo tra il 774 e il 775. Il 14 aprile 776, il re celebrò la Pasqua a Treviso conquistata, e in questa città, a conferma della importanza politica ed economica da essa acquisita in ambito veneto, fu stabilita la sede d'una "contea" franca, includente anche il territorio asolano. La donazione di Ottone I al vescovo di Treviso segna una svolta nella storia della città di Asolo, che perde così le ultime vestigia di autonomia, se si eccettua la presenza d'un Capitolo di canonici. Il prelato trevigiano divenne signore di Asolo, e tale sua giurisdizione venne confermata più volte dagli imperatori Ottone II nel 991, Enrico II nel 1014, fino a Federico Barbarossa nel 1154.

La stessa Santa Sede confermò ai vescovi che sedettero sulla cattedra di Treviso la supremazia e i privilegi su Asolo. Così papa Eugenio III, il 3 maggio 1152, sottoscrisse una bolla indirizzata al vescovo Bonifacio. In essa prese la Chiesa di San Pietro di Treviso sotto la protezione della Sede Apostolica e confermò espressamente, elencandoli, tutti i beni di giurisdizione e pertinenza del vescovo trevigiano. Tra essi compare la Chiesa di Santa Maria di Asolo, col castello, la "corte" e tutti i territori pertinenti. Il privilegio del prelato di Treviso venne ribadito da altri pontefici con bolle molto simili: così fece papa Anastasio col vescovo Bianco il 1 dicembre 1153, e successivamente papa
Lucio III con il vescovo Corrado il 1 ottobre 1184.

Periodo di Ezzelino da Romano

Il declino del potere temporale dei vescovi coincise con la crisi del sistema feudale e con la rinascita della città sotto il profilo economico e politico. Nei secoli XI e XII prese corpo e si sviluppò quella complessa entità storica conosciuta sotto il nome di "Comune". Quello trevigiano appariva già consolidato nel 1164 (diploma di Federico Barbarossa), ed il suo territorio includeva anche l'Asolano, zona di confine con il Comune vicentino. In quest'area la roccaforte di Asolo assunse una precisa funzione strategica. Ad essa verrà aggiunta la fortezza di Castelfranco (1195), costruita in una posizione ancor più decisiva, trovandosi all'incrocio delle vie di transito tra il Veneto orientale ed occidentale, tra la montagna e la pianura. Di particolare importanza per Asolo fu la parentesi della signoria ezzeliniana a Treviso (1236- 1261): le lotte intestine tra Alberico da Romano, signore trevigiano schieratosi contro l'imperatore Federico, e il fratello Ezzelino, che  era il Vicario di Barbarossa in Italia, provocarono ovunque nella Marca scontri armati, saccheggi e distruzioni.

L'inverno del 1239 vide una prima incursione di Ezzelino da Romano contro Asolo. Il castello fu occupato e i Trevigiani, alleatisi con i Feltrini e i Bellunesi lo cinsero d'assedio il 17 ottobre 1240, portando fin sotto le mura il mitico "Carroccio", simbolo della libertà e dell'indipendenza comunale contro la tirannide. Il tentativo di impadronirsi della roccaforte ezzeliniana durò pochi giorni e si rivelò inutile, per cui i Trevigiani ripiegarono a Montebelluna, distruggendone il castello.

La Marca trevigiana fu in questi anni percorsa dalle truppe dei due fratelli Alberico e Ezzelino, che si combatterono duramente ricorrendo anche ad alleanze esterne, sino alla loro riconciliazione avvenuta il 3 aprile 1257. Alberico passò dalla parte del fratello le cui velleità espansionistiche indussero ad allearglisi contro signori e Comuni del Veneto, della Lombardia, dell'Emilia e della Romagna.

Lotte tra fazioni trevigiane ad Asolo

La morte di Ezzelino nella Battaglia di Cassano d'Adda (settembre 1259) pose in una situazione critica il fratello Alberico: la tirannide con cui, negli ultimi anni, aveva governato Treviso, gli fece rivoltare contro la città. Il podestà, deposto, si mise in fuga e corse a rifugiarsi nella fortezza di San Zenone, che prontamente fu assediata dai Trevigiani ai primi di giugno del 1260. Il maniero cadde in agosto: Alberico  da Romano e tutta la sua famiglia furono orrendamente trucidati e tutti i suoi castelli, compreso quello di Asolo, vennero saccheggiati.

L'eliminazione della tirannide ezzeliniana non cancellò a Treviso le lotte intestine, che si riaccesero feroci soprattutto tra le famiglie dei da Camino e dei Castelli. Questi ultimi, fuoriuscii da Treviso, occuparono la rocca asolana ed alcuni castelli delle colline circostanti (Muliparte, Monfumo, Cornuda), effettuando scorrerie nella vicina pianura. Gherardo da Camino, per porre fine a questo stato di cose, mosse contro i Castelli nel 1283 e assediò il castello di Asolo, strenuamente difeso dai suoi occupanti. Il maniero asolano venne conquistato solo con uno stratagemma. La fine della signoria caminese, nel 1312, segnò l'inizio d'un convulso periodo storico nel corso del quale Asolo subi varie occupazioni.

Nell'ottobre 1318 un gruppo di congiurati, capeggiati dai Rovero, prese la città per conto di Cangrande della Scala, signore di Verona. L'anno successivo (marzo 1319), fuoriusciti asolani riuscirono a rientrare, ma solo per breve tempo, poiché furono nuovamente cacciati dallo Scaligero. Alla fine del 1320 il castello fu restituito a Treviso, nel cui possesso restò fino al gennaio 1327. Nella primavera 1337, Asolo si diede spontaneamente al dominio di Venezia che aveva occupato la Marca nel corso della guerra contro Cangrande. Perduta poi dai Veneziani, Asolo ritornò in loro definitivo possesso il 13 giugno 1388.

Periodo veneziano e Caterina Cornaro

La Repubblica Veneta insediò ad Asolo un podestà per govenare città e territorio, congiuntamente ad un ristretto consiglio composto da otto cittadini, che nel 1459 fu allargato a 45. I membri di questo organo provenivano da famiglie nobili e tra essi venivano poi eletti i  magistrati e coloro che avrebbero dovuto ricoprire le varie cariche nell'amministrazione pubblica. La tranquilla vita di Asolo si animò per un ventennio, ad iniziare dal 1489, allorché il senato di Venezia donò a Caterina Cornaro la città e il suo territorio, in cambio dell'Isola di Cipro ceduta alla Serenissima.

La signoria di Caterina, durò sino alla sua morte, avvenuta nel 1510, ma pure nella sua brevità lasciò segni indelebili nell'architettura, nella vita e nella storia di questa piccola città di collina. Il felice periodò procurato dalla Cornaro ad Asolo fu però interrotto in alcune occasioni da episodi bellici, connessi alla Guerra della Lega di Cambrai che vide gli Stati europei alleati tra loro e decisi ad annientare la potenza veneziana, per spartirne infine i territori. Nel febbraio 1509, le truppe dell'imperatore Massimiliano avanzarono; il 2 giugno dello stesso anno, essendo l'esercito nemico più vicino, il consiglio cittadino di Asolo organizzò e dispose tutto quanto fu ritenuto necessario per mantenere l'ordine interno e per respingere gli assalti soldati austriaci. Il 7 giugno 1509, Asolo fu occupata: la bandiera con l'aquila, insegna dì Massimiliano, venne issata sopra la grande torre del castello cittadino. Nel mese di luglio, Asolo dovette cedere all'assedio dei Veneziani, che ne ritornarono in possesso, dopo avere vinto la resistenza di alcuni partigiani dell'imperatore rinchiusisi nel castello.

Ma questa situazione ebbe breve durata poiché una successivi ritirata delle truppe venete indusse i cittadini di Asolo, timorosi di incendi e di saccheggi, ad aprire nuovamente le porte agli Imperali, Solo nell'agosto 1510, volgendo la situazione militare a loro favore, i Veneziani intrapresero l'azione di riconquista definitiva della roccaforte asolana. Il provveditore veneto, Alvise Mocenigo, avuta notizia che Asolo era presidiata da circa ottanta fanti tedeschi e da alcuni ribelli, decisi a non cedere, vi inviò il capitano di ventura Citolo da Perugia e la sua truppa composta da 650 soldati e 150 cavalli.

I soldati bruciarono una porta ed occuparono la città. Parte dei ribelli (alcuni erano riusciti a fuggire) e circa trenta fanti imperiali si rinchiusero con il loro capitano nella Rocca, che fu posta d'assedio. I Veneziani, con l'aiuto di contadini del luogo, trasportarono fin sotto le mura, una colubrina ed un cannone. Dopo due giorni, vanamente trascorsi in scaramucce con le balestre, gli assediami spararono ventisette colpi di colubrina e cinquanta di cannone che furono decisivi per la resa del capitano tedesco. Imprigionati gli Imperiali, i ribelli asolani, Paolo Calvi, Giulio Barisan ed un suo servo, furono invece impiccati nella pubblica piazza di Asolo.

Chiusasi tragicamente questa parentesi bellica, riprese per la cittadina un lungo periodo di tranquillità e di pace. Asolo divenne coisìun'autentica oasi di silenzio, prescelta da molti nobili veneziani che, stanchi ormai delle armi e dei commerci, iniziarono a costruire su questi colli splendide dimore. Tra il Seicento e il Settecento Asolo assunse l'attuale fisionomia urbanistica che contribuirà ad alimentare la sua fama di città del silenzio, della pace e dei panorami dolcissimi, elementi questi che ispirarono molti letterati e artisti. Nel 1797, l'11 marzo, si chiuse per Asolo la dominazione veneziana: Napoleone Bonaparte, nel corso della sua prima Campagna d'Italia, era entrato nella città, dando inizio ad un carosello di occupazioni di truppe ora francesi ora austriache continuato sino al 1805, e comunque definitivamente chiusosi solo nel 1815, con la definitiva sconfitta del generale corso. Da quell'anno, le sorti politiche ed amministrative della città, passata sotto il dominio dell'Impero Austro-ungarico, presero a coincidere con quello dell'intero Veneto e poi del resto d'Italia.
 

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