Il lato occidentale della piazzetta è interamente occupato dalla Reggia degli Scaligeri (ora Palazzo
della Prefettura), abitazione dei Signori di Verona
fino alla costruzione del Castello di San Martino
detto Castelvecchio.
Il
palazzo subì gravi alterazioni nel corso dei secoli per cui possiamo ritenere
completamente rifatta la facciata verso piazza dei Signori, più vicina
all’originale e quasi del tutto integra la parte prospiciente le Arche. Chiude
il lato orientale il breve fianco di Santa Maria Antica, la chiesa degli
Scaligeri. Le sue origini risalgono al VII secolo, ma la forma attuale è quella
della ricostruzione romanica del XII secolo. L’interno è diviso in tre navate da
colonne con capitelli rustici, squadrati geometricamente, che sorreggono archi a
sesto rialzato. Il paramento delle pareti è a fasce di tufo e di cotto un tempo
ricoperto di affreschi, quasi del tutto perduti.
L'arca di Cangrande I della Scala è posta sopra il portale della chiesa.
L’idea dell’arca sepolcrale veronese, isolata e visibile da ogni lato, nasce con
il sepolcro di Guglielmo di Castelbarco nel sagrato di Santa Anastasia, e
viene ripreso contemporaneamente dall’arca di Cangrande. Per il monumento
Castelbarco si fa il nome di Rigino di Enrico, mentre per le altre tombe
scaligere esso è unito a quelli di Giovanni di Rigino, di Andriolo de'
Santi e del lombardo Bonino da Campione il Vecchio.
Sulla cuspide del baldacchino campeggia la statua equestre di Cangrande —
l’originale è a Castelvecchio — parata per un torneo. Il vento agita la
gualdrappa dell'inquieto cavallo, mentre il Signore sorride argutamente, quasi
incurante delle spire del drago rovesciato alle sue spalle. Le arche del sagrato
sono rinchiuse entro un recinto marmoreo ornato di pilastri e statue. La
cancellata, su cui compare lo stemma degli Scaligeri, è coronata da una
fiammeggiante cortina di foglie lanceolate, in parte restaurata.
Entro il recinto le grandi e monumentali arche di Mastino II e di Cansignorio
si alternano agli umili sarcofaghi solo decorati con lo stemma della famiglia.
Nella statua di Cansignorio, più che il ritratto del Principe è chiaro l’intento
dello scultore di mostrarci un simbolo astratto del potere. Nei rilievi del
sarcofago affiorano un rude realismo e un sobrio senso dei volumi,
caratteristici della scultura gotica veronese.
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