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Basilea
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Basilea 2
Basilea 2
indica il nucleo di accordi e regolamenti internazionali che definiscono
requisiti minimi di capitale, assetto organizzativo e presidi di controllo a
cui le banche commerciali devono attenersi per garantire stabilità ed
efficienza dell’intero sistema creditizio.
Gli accordi traggono il nome dalla città svizzera che ospita la sede della
Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), l’istituzione che riunisce le
banche centrali di tutto il mondo che elaborò questo corpus normativo
homogeneo.
I governatori delle banche centrali di alcuni dei paesi più
industrializzati, riuniti in un comitato che ha sede a Basilea, stabiliscono
la quota di capitale da accantonare. Il primo accordo di Basilea, del 1988,
aveva fissato un tetto standard: l'8% della quota totale erogata. Gli
accordi siglati recentemente (detti "Basilea 2", appunto) hanno deciso,
invece, di rendere la quota dei capitali da accantonare proporzionale al
rischio che la banca si assume nei confronti del singolo cliente, aumentando
o diminuendo la percentuale di accantonamento (e perciò anche il costo del
denaro che viene dato a prestito) a seconda della solidità e della
dimensione dell’azienda.
Per fare questo le banche fisseranno delle
procedure di rating, cioè di valutazione dei requisiti dei clienti
attraverso l'esame di parametri uguali per tutti, che consentono di dare un
"voto" all’azienda richiedente. L'accordo così formulato tra le banche non
sembra facilitare le imprese più piccole, considerate più a rischio, a cui
verrebbero concessi prestiti di denaro solo a un costo più alto -
corrispondente al maggior rischio che si assumerebbero le banche- rispetto a
quello destinato ad aziende di dimensioni maggiori. Gli accordi di Basilea
non sono vincolanti: il Comitato di Basilea, che opera in seno alla Banca
dei Regolamenti Internazionali (BRI), non ha alcuna autorità sovra nazionale
ed i suoi pareri non hanno forza legale. L’accordo del 1988 ha però
ricevuto l'adesione volontaria dei sistemi bancari di più di 100 paesi.
L'accordo "Basilea 2" verrà testato e definitivamente attivato nel 2006, ma
gli istituti di credito dei paesi coinvolti, tra cui c'è anche l'Italia, lo
stanno già adottando in via sperimentale.
Un curioso retroscena sulla genesi di Basilea 2 riguarda il fallimento del
Banco Ambrosiano nel 1982 che, privo di adeguate riserve patrimoniali,
generò instabilità sistemica con effetti globali data l’esposizione con il
Vaticano. Ciò convinse sulla necessità improrogabile di regole prudenziali
universali.
I tre pilastri di Basilea 2 vertono su:
- Requisiti patrimoniali minimi commisurati a profilo di rischio;
- Processi di controllo e gestione interna dei rischi;
- Informativa al pubblico sull’adeguatezza patrimoniale;
Esempi applicativi sono i modelli statistici di calcolo dei ratios
patrimoniali ponderati, i compiti degli organi di vigilanza nazionali e la
disciplina di trasparenza delle esposizioni deteriorate (NPL).
Nonostante già rivisto e potenziato con Basilea 3 post-crisi 2008,
l'impianto normativo resta un cardine di sana e prudente gestione
dell'attività bancaria, a tutela di risparmiatori e stabilità.
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