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Collegiata di San Pietro e Sant'Orso ad Aosta
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Centro del quartiere cittadino di
Porta Sancti Ursi, la
Collegiata dei Santi Pietro e Orso godette nel corso della
sua storia di notevole prestigio e influenza religiosa, derivati
in gran parte dal fatto che, secondo la tradizione, essa fu
fondata da Sant'Orso, uno dei primi santi valdostani e
protettore della Valle. L'introduzione della vita canonicale
sotto la regola di Sant'Agostino, sancita da una bolla di
Innocenzo II nel 1132 su istanza del vescovo Eriberto, segna
l'inizio della fase di maggior prosperità della Collegiata, che
alla fine del XIII secolo contava alle sue dipendenze numerose
parrocchie e ospedali.
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Tra questi quelli nelle diocesi di Aosta, Ivrea,
Vercelli e in Tarantasia
(La valle francese percorsa dal fiume Isère dalla sorgente fino
ad Albertville, oltre che alle valli trasversali percorse
dagli affluenti del fiume. Storicamente fu un'antica provincia e
sede episcopale della Savoia). Nel corso del sec. XV il
Capitolo ursino si avvia a una decadenza che, dopo la felice
parentesi del priorato di Giorgio di Challant
(1469-1509), si aggrava sempre più, fino a provocare nel 1644 la
secolarizzazione della comunità.
La Collegiata sorge sull'area cimiteriale ex-traurbana dove
probabilmente si trovava la primitiva chiesetta dedicata a San
Pietro, dove si dice che Sant'Orso si fosse ritirato insieme con
una parte del clero aostano. La struttura dell'edificio è da
attribuire al vescovo Anselmo, che intorno al Mille fece
costruire la chiesa a tre navate, concluse a oriente da
altrettanti absidi, con un soffitto ligneo a capriate sostituito
alla fine del XV secolo da volte a crociera. Le pareti interne
della navata centrale e il muro di controfacciata erano
interamente coperti di pitture disposte su vari registri, di cui
sono venute alla luce alcune tracce al di sotto dell'intonaco.
Del grandioso ciclo si è conservata soltanto parte del registro
superiore, gravemente mutilato e relegato nel sottotetto dalla
costruzione delle volte quattrocentesche. Un brillante restauro
(1965) ha reso direttamente accessibili gli affreschi, che
rappresentano Scene del Martirio di Santi ed Episodi del
Nuovo Testamento, accostati apparentemente senza alcun
ordine logico, al di sotto di un alto fregio a greca prospettica
con riquadri figurati. Le scene sono intervallate da finestrelle
decorate negli sguanci da girali vegetali. Il ciclo,
concordemente considerato dalla critica come uno dei più
importanti monumenti della pittura murale di ambito ottoniano
nell'Italia settentrionale, ha mantenuto intatta la vivace
cromia e consente una buona lettura dei particolari della
stesura pittorica. Nel corso dei restauri del 1965 si è
evidenziata l'esistenza di un campanile precedente alla
costruzione anselmiana e da quest'ultima inglobato, la cui
struttura con bifore e monofore è ancora leggibile sulla
facciata della chiesa e sulla parete nord della vasta centrale.
Probabilmente dello stesso periodo rispetto al resto della
costruzione è la cripta a oratorio che si stende sotto il coro:
essa presenta una pianta a tre navatelle e tre nicchie radiali e
utilizza materiali di spoglio nei sostegni, costituiti ora da
colonnine, ora da pilastrini quadrati e ottagonali. Lungo le
nava-te laterali della chiesa sono sorte, a partire dal sec.
XIII, numerose cappelle. Alla fine del Quattrocento il priore
commendatario Giorgio di Challant promosse un totale rifacimento
della chiesa, al quale si devono le forme gotiche che
attualmente caratterizzano la Collegiata.
La facciata a oculo centrale fu rifatta con l'alta
ghimberga (frontone altissimo, appuntito, caratteristico
dell'architettura gotica, spesso fiancheggiato da due pinnacoli)
e i pinnacoli in cotto e le nicchie a carena al di sopra delle
finestre; all'interno vennero costruite le volte costolonate,
decorate nei sottarchi da fasce affrescate con busti degli
Apostoli, di Santi e di Profeti. Nell'abside furono aperte
cinque finestre, dotate di vetrate policrome stilisticamente
affini a quelle della Cattedrale. Alla munificenza dello stesso
priore si devono anche gli stalli lignei del coro, eseguiti tra
il 1494 e 1509 da Janinus Braye, attivo anche nelle
boiseries del priorato e del Castello di lssogne.
L'altare maggiore in marmi policromi, sotto il quale aveva
trovato sepoltura il corpo di Giorgio di Challant, risale al
1737; settecenteschi sono pure il grande Crocifisso in
legno sorretto dal colonnato marmoreo ad arcate posto
all'ingresso del coro, il pulpito e la maggior parte degli
arredi della chiesa.
Il Tesoro della Collegiata custodisce pregevoli
testimonianze dell'arte orafa aostana: tra gli oggetti più
preziosi si segnalano il braccio reliquiario di Sant'Orso
(inizio XIV secolo); la cassa reliquiario del corpo di Sant'Orso,
fatta eseguire nel I359 dal priore Guglielmo de Lydes e
la statua argentea del medesimo santo (1480). Degno di nota è
anche il messale miniato donato ai canonici da Giorgio di
Challant. Sulla piazzetta prospiciente la chiesa si leva
l'imponente campanile, fatto erigere, stando a un'antica
iscrizione, dal priore Gontiero d'Ayme I nel 1151, ma
terminato almeno nel XIV secolo.
Il chiostro romanico, addossato al lato sud della
Collegiata, è l'autentico gioiello del complesso ursino. Esso è,
insieme con quello di Monreale in provincia di
Palermo,
l'unico esempio in Italia di chiostro romanico istoriato.
Un'iscrizione su un capitello della galleria sud commemora la
fondazione del capitolo regolare, nel 1132. È probabile che la
costruzione del chiostro risalga a una data vicina a quella
dello storico evento, intorno alla metà del XII secolo. Del
primitivo edificio rimangono i capitelli, le colonne e le basi,
in marmo bianco ricoperto da una vernice nera, sui lati nord,
sud e ovest; le volte sono state rimaneggiate in più occasioni e
la galleria est subì un totale rifacimento nel XVIII secolo.
I capitelli offrono una grande varietà di soggetti: Scene
dell'Antico e del Nuovo Testamento, Episodi dello Vita di Sant'Orso, figure di Profeti e Apostoli, temi vegetali,
tutti : trattati con notevole vivacità icastica e sottoposti a
un'originalissima stilizzazione. Stilisticamente le sculture,
in buono stato di conservazione, presentano una commistione di
elementi lombardi, desunti soprattutto dall'ambito milanese, e
di elementi provenzali, quali si trovano nei grandi chiostri
istoriati del bacino del Rodano, per esempio
Arles e
Aix-en-Provence.
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