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Cosa vedere a Spoleto
- 23 luoghi interessanti da visitare
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Spoleto è
una piccola cittadina nel cuore dell'Umbria che,
quasi sorprendentemente, non ha quasi mai avuto
problemi a trovare il suo posto sulla scena
nazionale o addirittura internazionale. La città
ancora oggi continua a brillare. Già nel I secolo
a.C. Cicerone aveva fatto la scelta di
viverci, ancor prima che diventasse una delle città
più prospere delle colonie. Questa splendida città,
di origine umbra, fu fondata tra il IV e il III
secolo a.C., al riparo dei rilievi appenninici. |
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La sua storia, piena di tumulti e avvenimenti e può essere letta
passeggiando per le vie della città. Dopo la caduta del Regno di Longobardo,
l'ascesa al potere dei Franchi, e il successivo scioglimento dell'Impero
carolingio, i duchi di Spoleto cercarono addirittura di conquistare la
corona imperiale. Il progetto fallì a causa dell'intervento di Federico
Barbarossa, che venne in Italia per incontrare il Papa e distrusse la
città nel 1155. Contesa tra l'Impero e la Chiesa, Spoleto fu ammessa allo
Stato della Chiesa nel 1247. Dopo molti anni di lotte tra Guelfi e
Ghibellini, la città fu pacificata dal cardinale Albornoz e divenne un
centro di attività relativamente importante. Sotto l'occupazione francese,
la città divenne la capitale del dipartimento del Trasimeno, superando
Perugia per importanza. Dopo la Restaurazione, Spoleto divenne sede della
delegazione papale fino al 17 settembre 1860, quando fu ammessa a far parte
dell'Italia unita.
Dalla ricchezza del suo passato, Spoleto trae probabilmente l'energia che le
permette di affermarsi oggi come una delle città più attive culturalmente
nell'Italia centrale. Va detto che il municipio ha una cornice eccezionale
che si adatta perfettamente al suo festival dei Due Mondi, di fama
internazionale. Spoleto è anche un ottimo punto di partenza per escursioni
in Valnerina, Norcia e Cascia. A sud, una scappatella
al lago di Piediluco e alla cascata delle Marmore può essere
un'ottima idea per una passeggiata. Di seguito un elenco dei luoghi da
visitare più importanti della città.
Cattedrale di Santa Maria Assunta
La Cattedrale di Santa Maria Assunta, si erge maestosamente alla fine
di un'ampia scalinata in Piazza del Duomo edificio romanico, fu
iniziato intorno al 1175. È essenzialmente un esempio di architettura
romanica, a tre navate attraversate da un transetto, anche se fu
successivamente modificata. Fu costruita dopo che la città venne devastata
dalle truppe di Federico Barbarossa, su un'area dove prima sorgeva
una precedente cattedrale Santa Maria del Vescovato, dell’VIII – IX
secolo, che a sua volta era stata eretta sull'area di un primitiva chiesa
dedicata al martire San Primiano.
Un notevole portico esterno e il campanile furono aggiunti rispettivamente
nel XV e XVI secolo. Il suo recente restauro permette di apprezzare meglio i
toni bianchi e rosa del marmo. La sua luminosa facciata, traforata da otto
rosoni e dominata dall'imponente mosaico di Solsterno (XIII secolo),
in stile bizantino con Cristo benedicente in trono fra la Madonna e San
Giovanni Evangelista, preceduto da un portico e da un campanile in
pietra dalle chiare linee rinascimentali.
La facciata terminata nel 1200 è divisa in tre fasce. Quella inferiore
ha una bella porta architravata con stipiti scolpiti. Su ogni lato del
portico si trovano due pulpiti. Le fasce superiori sono separate da rosoni e
archi ogivali. Il campanile, che riutilizzò elementi romani e altomedievali,
è del XII secolo, il porticato fu invece aggiunto agli inizi del 1500.
Numerose sculture di età romana ornano il portico e l'interno della
Cattedrale. L’utilizzo di materiali come le pietre bianca e rosata dei monti
intorno Spoleto rende ogni volta univa la vista della cattedrale e fa
cogliere a pieno l’effetto chiaroscurale e la minuzia decorativa dei rilievi
eseguiti da maestranze lombarde esperte in questo tipo di arte.
L'interno della chiesa a tre navate attraversate da un transetto. Il portico
romanico originale fu sostituito nel XV secolo da un portico in stile
rinascimentale dalle suggestive arcate realizzato nel 1491 da Ambrogio
Barocci, celebre maestro che aveva lavorato nella splendida residenza
ducale di Urbino al fianco di Francesco di Giorgio Martini.
L'interno fu interamente modificato nel XVII secolo da Papa Urbano VIII, già
vescovo di Spoleto, e da suo nipote Francesco Barberini che fu a sua volta
vescovo di Spoleto. Le modifiche finali sono state infine apportate nel
XVIII secolo donandole l'aspetto barocco che possiamo trovare oggi.
Sono romanici il pavimento a mosaici della navata centrale e l'abside
centrale. Entrando, sulla destra si apre subito la Cappella Eroli,
con un pregevole affresco con Madonna e Santi del Pinturicchio
(1497) e un busto del Bernini. Alla fine della navata destra si può ammirare
la Croce dipinta di Alberto Sotio (1187), nell’iconografia del
Cristo vivo (triumphans) che si sviluppò nell'Italia centrale nel XII
secolo. Nell'abside centrale si trova lo stupendo ciclo di affreschi di
Filippo Lippi (qui sepolto nel transetto destro la cui tomba è stata
progettata dal figlio Filippino.) e discepoli (1467-69), raffiguranti scene
della vita della Madonna: "l'Annunciazione", la "Morte della
Vergine" e "l'Incoronazione della Vergine". Recentemente
restaurato, è un ciclo di grande bellezza per l'uso dei colori e per le
raffigurazioni dei volti dei personaggi.
Tra i punti salienti della cattedrale da non perdere la Cripta di San
Primiano, del IX secolo, un importante monumento altomedioevale, unico
elemento rimasto dell’antica sistemazione degli edifici della precedente
cattedrale, a cui si accede dalla canonica. La cripta conserva affreschi
dello stesso periodo che potrebbero illustrare Storie di San Benedetto e
Santa Scolastica, e presenta una copertura con volta a botte.
Nella Cappella della Sante Icone, nel transetto destro, si trova la
preziosa tavoletta donata nel 1185 dall’imperatore Federico Barbarossa alla
città, in segno di pace (dopo averla distrutta). Nella Cappella delle
Reliquie, al termine della navata di sinistra è conservata la lettera
autografa di
San Francesco
a fra Leone. Dopo le sacre spoglie, custodite in
Assisi, le
reliquie più preziose di Francesco sono le sue lettere. Ne esistono soltanto
due ed una è, appunto, quella di Spoleto: un piccolo foglietto rettangolare
di pergamena, tratta da pelle di capra, che misura cm 13×6, formato da
diciannove righe e perfettamente conservato. L’altro è la cosiddetta
chartula, scritto dopo il miracolo delle stimmate sul monte Verna
(1224), conservato nella
Basilica di Assisi.
Chiesa di San
Pietro
La Chiesa di San Pietro, sorta in un sito di grande
rilevanza archeologica ove è documentato nel V secolo un
tempio dedicato al principe degli apostoli fatto costruire
dal vescovo Achilleo, costituisce uno dei più
importanti esempi di architettura medioevale, soprattutto
nel bellissimo prospetto in pietra in cui emergono le
testimonianze dell'operosità di più secoli e in modo
particolare della tarda età romanica (secc. XII-XIII). Il
prospetto ripete il diffusissimo schema a quattro spioventi
e la partizione geometrica, caratteristica dell'architettura
religiosa umbra in epoca romanica, ottenuta mediante grosse
cornici a modiglioni intersecate da lesene, e raggiunge qui
un equilibrio che si può definire quasi rinascimentale.
Perfettamente integrati con questo schema sono bassorilievi
di altissima qualità disposti a fasce sovrapposte entro
riquadri minori intorno al portale e nell'ordine superiore,
determinando un originalissimo effetto plastico pittorico
del tutto nuovo rispetto alle precedenti esperienze umbre.
I motivi classici del portale centrale che derivano dalla
Chiesa di Salvatore, e quelli cosmateschi di derivazione
romana negli ornati dei tre rosoni, fondendosi con la vasta
decorazione scultorea. divengono qui parte inscindibile
dell'architettura e fanno della facciata di San Pietro il
capolavoro della scultura tardo romanica umbra, in cui
elementi di estrazione lombarda vengono intelligentemente
assorbiti dalle maestranze locali.
I rilievi dell'ordine superiore e le dieci scene che
fiancheggiano il portale centrale appartengono alla fine del
secolo XII o agli inizi del XIII, mentre al Duecento
inoltrato sono riferibili i sei rilievi ai lati del portale
stesso, l'architrave e gli stipiti che per il forte gusto
decorativo e naturalistico denunciano uno spirito già
gotico.
Il programma iconografico seguito nella decorazione
scultorea, che si basa sul concetto essenziale del Dio
misericordioso che premia le anime pentite e condanna i
superbi e i presuntuosi, trae i suoi temi oltre che dal
Nuovo Testamento anche dai bestiari e da racconti
medioevali, alcuni dei quali poco noti. Le prime due scene
nella parte sinistra dell'ordine inferiore rappresentano in
tono arguto e narrativo la Morte del giusto e la
Morte del peccatore impenitente, e in esse — come nelle
scene seguenti in cui il personaggio principale è il leone,
opera di un artefice qualitativamente inferiore — sono
evidentissimi gli influssi della scultura lombarda, mediati
probabilmente attraverso la corrente antelamica presente nel
territorio pisano-lucchese.
Nella fascia di destra, dopo le scene neotestamentarie del
Cristo che lava i piedi o San Pietro e a Sant'Andrea
e della Vocazione dei due Santi, seguono la
rappresentazione della favola della volpe e quella del lupo
presuntuoso, scene tutte contemporanee all'esecuzione del
rosone centrale, che ripete semplificandolo lo schema di
quello del Duomo di Spoleto.
La seconda serie di sculture che decora i lati del portale,
in cui a tre formelle per parte si alternano due gruppi di
finte gallerie a colonnine tortili, illustra ancor più
chiara. Mentre il programma iconografico incentrato sul tema
del cammino dell'uomo verso la Redenzione (descrizione del
lavoro dell'uomo nel contadino che ara, cervi che divorano
il serpente allusivi alla Redenzione, pavoni simboli
dell'immortalità dell'anima, albero della vita che nasce
dalla croce e si dirama nell'architrave e negli stipiti
alludendo al Paradiso). Il naturalismo vigoroso di questi
rilievi li avvicina invece a quelli della Serie dei Mesi
nella
Cattedrale di Ferrara
e a quelli della pieve di
Arezzo e li fa datare nell'avanzato secolo XIII.
La ricostruzione dell'edificio, semidistrutto
ai primi del Trecento, iniziata nel 1329, si
protraeva ancora nei primi anni del Quattrocento e non interessò nel suo insieme
la facciata ma si estese all'interno e alle pareti laterali, dove semioccultati dai rifacimenti secenteschi sono ancora visibili i caratteri gotici nel tipo della cortina e nei resti dei finestroni ogivali.
Un ulteriore rinnovamento della Chiesa di
San Pietro, da sempre considerata la seconda chiesa di Spoleto, avveniva nel secolo
XVII, sul modello dell'interno della Cattedrale ricostruito dall'Arrigucci, e può ritenersi terminato nel 1699, data inscritta in
una lapide sul muro interno di facciata.
Un'aggiunta successiva (fine secolo XVIII) è costituita dal campanile in fondo
al lato settentrionale.
Chiesa di San Salvatore
L'edificio della Chiesa di San Salvatore, sorto come basilica di fondazione paleocristiana con la dedica
a San Concordio — che la tradizione
agiografica vuole sepolto in questo luogo —
costituisce uno dei monumenti di importanza fondamentale per
lo sviluppo dell'architettura umbra medioevale. Il titolo a
San Salvatore, comune a molte chiese altomedioevali, fu
aggiunto più tardi (VIII secolo) quando l'edificio fu probabilmente ricostruito dopo uno sconosciuto evento distruttivo e come tale la chiesa è citata in documenti
dell'8 I 5 e dell'840. Nel XI secolo riacquistò la primitiva denominazione durata fino
ai primi anni del Seicento quando la devozione per il martire spoletino e per il suo
compagno Senzia, solitamente associato a San Concordio, non solo perché sepolti nello stesso luogo ma anche per le loro virtù
taumaturgiche, fu sostituita dalla devozione all'immagine del Crocifisso collocata sull'altare maggiore. Nel
'900 secolo l'edificio, restituito dopo i restauri dei primi anni
del Novecento alle primitive forme palco
cristiane, ha riacquisito il titolo di San Salvatore pertinente al rifacimento di età longobarda anziché quello che sarebbe più corretto
di Basilica di San Concordio. Il monastero, già benedettino, ospitò in età romanica suore Agostiniane che vi rimasero fino al secolo XV, poi
essere sostituite da suore dei Terz'Ordine dei Servi e nel secolo XVIII dagli Agostiniani Scalzi che aggiunsero al convento il braccio settentrionale. La basilica si presenta oggi nell'aspetto riacquistato dopo i restauri dei primi decenni del Novecento.
La facciata,
ricostruibile attraverso la lettura delle poche tracce
rimaste doveva essere preceduta nella parte
inferiore da un atrio, secondo lo schema tipico di una sere di
chiese preromane e romaniche della regione (Visciano,
Lagnano in Teverina, Narni) e ospita i tre porteli
a profilo rettangolare riccamente decorati.
Di questi, quello maggiore e ammirevole per lo slancio delle
proporzioni e la nitidezza dell'intaglio negli ornamenti
delle stipiti, delle
cornici, delle raffinate mensole curvilinee e
soprattutto nella splendida mostra decorata
a racemi racchiudenti fiori e rosoni e al centro la croce palmata in un'arcana rinascita
della misura classica.
Sopra il portico, la zona centrale si innalzava spartita da quattro
lesene corinzie che racchiudevano i tre finestroni, ancora oggi visibili, e sostenevano
il frontone che concludeva la facciata. Dei
tre finestroni quello centrale è ad arco. I
due laterali hanno profilo rettangolare sormontato da un timpano triangolare. In essi
il tipo classico a frontone è stato interpretato con spirito sottile, mentre in quello
centrale, dove i pilastri sono sormontati da
un arco a tutto sesto incorniciato da una
fine ghiera, compaiono sedici elementi radiali che non hanno precedenti né nella decorazione romana né in quella ellenistica e
hanno fatto pensare a decorazioni di fibule
gotiche e longobarde.
Il corpus scultoreo
della basilica, tanto nei capitelli che nella ripresa di
lastre, architravi e moduli decorativi della facciata, costituisce uno dei tramiti più illustri attraverso cui le forme classiche hanno influito sulla scultura romanica
umbra. L'interno a tre navate, divise in sette campate da sostegni composti di tamburi di colonne doriche e da pilastri rettangolari, si rivela nell'aspetto attuale il prodotto affrettato e precario di un restauro,
attuato nella seconda metà del secolo VIII, forse in seguito
a un incendio o a un crollo.
L'ordinamento primitivo, ricostruibile dai
frammenti rimasti, doveva essere a tre navate separate da due file di nove colonne
doriche che reggevano una trabeazione rettilinea con fregio e cornice; sopra di esse
una serie di lesene prolungava la linea ascendente delle colonne delimitando una serie
di quadri destinati forse a ospitare affreschi,
in corrispondenza di ciascuno dei quali si
apriva superiormente un finestrone ad arco a tutto sesto e spalle rette. Il tetto era
probabilmente piano. Il presbiterio, contrassegnato dalle dieci colonne ioniche che
lo cingevano, alle quali furono aggiunte le due asimmetriche
sui fianchi per rinforzo, è coperto da una cupola
secentesca, che probabilmente sostituisce un'originaria
volta a crociera.
Sul presbiterio si affaccia direttamente
l'abside, affiancata da due sacelli elemento tipicamente
orientale, i quali in origine comunicavano con le navate
laterali per mezzo di due porte, costituendo così due locali
ben separati dall'organismo basilicale, a differenza della
sistemazione attuale che ha previsto l'apertura di due
grandi archi di comunicazione con le navi laterali. Poco
rimane dei dipinti che ornavano la chiesa: oltre ad
affreschi distaccati del XIV secolo e frammenti del XIII
secolo, un affresco raffigurante l'Eterno benedicente e
lo Madonna tra San Concordia e San Sebastiano, opera di
un pittore gozzolesco datata 1478, e un altro con
Crocifisso e quattro Santi di un pittore cinquecentesco
seguace dello Spagna, un'altra fase decorativa doveva
essere quella del XVIII secolo di cui rimangono pochi
resti nell'absidiola.
Di particolare interesse e rarità sono la Croce gemmata e le
tracce di finte riquadrature marmoree racchiudenti clipei,
resti della decorazione pittorica dell'abside collegata al
rifacimento del secolo VIII. La datazione dell'edificio, che
costituisce un problema fondamentale per l'architettura
medioevale umbra, vede gli studiosi allineati su tre
posizioni principali che corrispondono a tre fasi
cronologiche: fine IV secolo-inizio V (età paleocristiana
con eccezionale risveglio tardo antico dell'arte classica ed
elementi cristiano-orientali importati forse da monaci
siriaci); età altomedioevale (secolo VIII-IX ,
"neoclassicismo" collegato al movimento culturale germanico
del periodo longobardo); epoca romanica (collegamenti con la
fioritura artistica spoletina dei secoli XII-XIII). La prima
e la seconda ipotesi sono le più attendibili, concordando
ormai la maggior parte degli studiosi sull'origine
paleocristiana dell'edificio, di grande rilevanza nella
regione insieme al Tempietto sul Clitumno. La
Chiesa di Salvatore costituirebbe un luminoso episodio
dell'arte tardoantica in una provincia dove gli elementi
romani si accompagnano a influssi orientali e a tradi-zioni
ellenistiche.
Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo
Il modesto edificio di età romanica della Chiesa dei
Santi Giovanni e Paolo, risulta di singolare interesse
perché conserva al suo interno importanti affreschi della
fine del XII secolo e dell'inizio del XIII che costituiscono
un rilevante campionario della raffinata e colta pittura
romanica spoletina. Questa, che conserva ancora nella città
cospicue testimonianze nei resti dei cicli pittorici della
Cripta di San Isacco, nella Chiesa di San Gregorio
e negli affreschi staccati della Chiesa di San Paolo "inter
vineas", ha il principale rappresentante in Alberto
Sotio, autore di una delle più antiche Croci dipinte, da
lui firmata e datata (1187), in origine situata sull'altare
maggiore di questa chiesa e alla fine dell'Ottocento
trasferita nella Cappella delle Reliquie del Duomo
di Spoleto. La piccola chiesa, attualmente restaurata
insieme ai dipinti che la ornano, costruita su preesistenze
di età romana, fu consacrata nel 1174 e costituiva una delle
parrocchie della città.
Al periodo immediatamente successivo alla sua consacrazione
sono stati recentemente riferiti i due affreschi, il
Martirio dei SS. Giovanni e Paolo nella cripta e il
Martirio di San Tommaso Beckett (quest'ultimo
canonizzato nel 1173) che quindi verrebbero a costituire la
produzione precedente alla croce del Sotio e comunque
costituiscono il nucleo principale del corpus dei dipinti
attribuiti dalla critica all'autore. Il catalogo del
pittore, nelle cui opere i critici mettono in risalto da un
lato i rapporti con gli affreschi romani dalla fine del
secolo XI fino a tutto il XII, dall'altro la presenza di
forti elementi bizantineggianti che lo avvicinano
all'ambiente meridionale, sia ad opere campane che ai
mosaici siciliani, è tuttavia ancor oggi discusso e varie
sono le posizioni dei critici circa la datazione degli
affreschi di SS. Giovanni e Paolo. Riflessi dell'arte di
Alberto Sotio sono presenti anche in altri affreschi della
chiesa e in particolare nella scena raffigurante il
Banchetto di Erode, in passato attribuita a lui, ma più
rigida nelle figure e schematica nei panneggi, e in un
pannello con San Michele, Santa Margherita e San Taddeo
nella parete destra, con figure più allungate, contorni più
grossi e violente lumeggiature. La chiesa conserva inoltre
affreschi votivi del secolo XV e, nel presbiterio, dipinti
eseguiti alla fine del Cinquecento da Piermatteo Piergili,
debole ma fortunato imitatore tardomanierista del più dotato
Jacopo Siculo.
Rocca di Spoleto
La Rocca di Spoleto sorse nel secolo XIV, a seguito
dell'incarico affidato al cardinale Egidio Albornoz
nel 1353 da Innocenzo VI di rafforzare i domini
ecclesiastici dello Stato della Chiesa. L'edificio domina il
paesaggio urbano dal Colle Sant'Elia, costituendone
il fulcro visivo oltre che il teatro delle principali
vicende politiche nel corso dei secoli. I primi lavori
iniziarono nel 1359 e nel 1362 Matteo Gattapone fu
nominato soprastante della fabbrica. Ma la gigantesca opera
non era ancora compiuta nel 1370, sebbene nel 1367 si
registri la consegna del "cassero... cum omnibus
fortiliciis".
La configurazione giunta fino ai nostri tempi e precedente
al restauro in corso è frutto dell'opera secolare di
adattamento e riuso dell'edificio, che peraltro non ha
modificato sostanzialmente il modello geometrico
dell'impianto e dei volumi, se si eccettuano alcune aggiunte
otto-novecentesche. Il monumento sorse con funzioni
essenzialmente difensive, come una delle fortezze "strumenti
di tranquillità e di pace" — come le definì Io stesso
Albornoz nelle sue Constitutiones — ma fu anche
residenza privilegiata dei governatori pontifici che la
abbellirono (secoli XV, XVI, XVII) con stemmi, con
iscrizioni dedicatorie, con dipinti murali, almeno fino al
1764, momento in cui í governatori spostarono la loro
residenza all'interno della città e la Rocca fu destinata ad
alloggio delle truppe pontificie.
Questa data segnò l'inizio dell'abbandono dell'edificio a
degradanti destinazioni d'uso, fino ad arrivare al 1817,
quando fu convertita a casa di pena e carcere preventivo.
Nella Rocca soggiornarono illustri personaggi, come papa
Bonifacio VIII nel 1392 e papa Nicolò V nel 1449,
che vi chiamò Bernardo Rossellino (che costruì per
Pio II
Pienza)
ad abbellire l'edificio con nuovi appartamenti; altre opere
di restauro furono dirette dai governatori Domenico Ricci (
l 484) e Rodolfo D'Aragona (157 l). La Rocca fu visitata nel corso
dei secoli XV e XVI dai
pontefici Pio II ( 1459), Sisto IV ( I 477), Giulio ll ( l
51 I) e Clemente VIII ( 1529) e ospitò anche Lucrezia
Borgia, inviata dal padre Alessandro VI.
La Rocca è
circondata da un'alta muraglia che coincide in parte con
l'antica cinta muraria di opera poligonale e quadrata. Vi
si accede da una prima porta, ornata di stemmi di Clemente VII e della famiglia Aldobrandini, attraverso un viale
rettilineo in pendio che conduce alla monumentale Porta del
Bastione, sulla cui fronte si osservano gli stemmi dei
pontefici che l'abitarono, tra cui quelli di Urbano V e del
suo legato Albornoz.
L'arco seguente immette nel lungo
viale che permette ora l'accesso da nord, mentre
l'originario ingresso (ripristinato durante i lavori
di restauro) avveniva al centro del lato sud. L'impianto
originario è concepito secondo un'allungata planimetria
rettangolare, concepita esternamente in modo unitario e
bipartita all'interno, di cui una parte fu adibita a
semplice e ben protetto recinto (Cortile delle Armi),
attrezzabile per accampamenti militari o come rifugio della
popolazione, l'altra fu ideata come un palazzo fortificato
attorno a un cortile d'onore, destinata a funzioni
residenziali e amministrative.
Tutte le modifiche
successive non hanno comportato sostanziali ampliamenti o
aggiunte al di fuori del muro di cinta esterno, tranne nel
caso dell'aggiunta ottocentesca di un corpo di fabbrica
destinato a carcere giudiziario nell'intervallo tra le due
torri. Ai quattro angoli estremi e alle estremità del
braccio trasversale si congiungono sei possenti torri muniti
di saldi beccatelli. Il vastissimo Cortile delle Armi,
recinto in origine dalla sola muraglia perimetrale,
coronata da un cammino di ronda e merlata, invaso
nell'Ottocento da costruzioni carcerarie di irrilevante
qualità, è stato restituito al suo spazio originario.
Dal lato di fondo, vigilato da due
torri, la cosiddetta Torretta, a destra, e la torre
maestra detta Spiritata, a sinistra, si accede per mezzo di
una porta a tutto sesto sormontata dagli stemmi di Urbano V
e dell'Albornoz, al Cortile d'Onore. Questo, situato al
centro dell'ala nobile ove erano gli appartamenti del
governatore e il salone d'onore, è circondato da un
monumentale portico a due ordini, scandito da pilastri
ottagonali in cotto, il cui disegno è stato riferito al Gattapone, che negli stessi anni realizzava l'affine
cortile del
Collegio di Spagna a
Bologna. Presso uno dei
lati corti si trova un bel pozzo esagonale in pietra, fiancheggiato
da due pilastri ornati di mensole che sorreggono un
massiccio architrave, sul quale è scolpito più volte lo
stemma di Nicolò V, ritenuto in passato del Rossellino.
Gli
attuali interventi di restauro hanno portato alla luce le
decorazioni ad affresco di carattere profano che ornavano
l'ordine superiore del portico, di epoca sei-settecentesca,
e quelle che decoravano il salone d'onore — recuperato nel
suo spazio con la demolizione delle tramezzature
interne ottocentesche — e gli appartamenti, nei quali sono
state rinvenute sotto gli intonaci decorazioni con motivi
vegetali e animali di grande qualità eseguite
probabilmente all'inizio del secolo XV.
Dalla Rocca di
Spoleto provengono anche gli affreschi con Virtù (1512-
13) di Giovanni di Pietro detto lo Spagna distaccati nel
1824 e ora conservati nella Pinacoteca Comunale. Il recupero
del monumento, è giunto dopo una
secolare battaglia intrapresa da personalità di cultura ed
enti pubblici per la riacquisizione alla pubblica fruizione
dell'edificio, adibito a penitenziario fino a pochi decenni
fa, e culminata nel suo passaggio all'amministrazione del
Ministero per i Beni Culturali. L'attuale
restauro ha portato anche alla scoperta, nel corso di
saggi di scavo, della pianta della Chiesa romanica di Sant'Elia
che ha dato il nome al colle. Il recupero della Rocca è
stato
inoltre legato anche all'individuazione di nuove
destinazioni d'uso del monumento, che hanno mirato alla creazione
di un centro culturale polifunzionale, con sede delle
principali associazioni culturali cittadine, spazi adibiti
ad attività teatrali, laboratori di restauro e uffici, e
allestimento di un Museo Storico del Ducato Longobardo.
Tempietto sul Clitumno
Il Tempietto alle fonti del Clitumno costituisce insieme al
S. Salvatore uno dei pochi monumenti antichi del territorio
che, rimanendo in funzione insostituibile dopo il Mille,
fornirono un insostituibile repertorio figurativo agli
architetti e marmorari romanici, nonché una continua fonte
di studio e ispirazione per artisti ap-passionati dell'arte
classica, come Antonio da Sangallo il Giovane,
Palladio, Piranesi, e per letterati come Byron e Carducci.
L'edificio, sorto alle sorgenti del fiume nel sug-gestivo
luogo ricordato anche da Plinio il Giovane, in una zona
ricca a quel tempo di altri piccoli sacelli situati entro un
vasto bosco sacro, nella sua veste attuale, che include
molte parti di riutilizzo, si presenta come un tempietto in antico con quattro colonne, con un atrio affiancato da due
corpi aggiunti e frontoni con decorazioni a girali e
grappoli d'uva, sovrapposto ad gin vano al piano terreno al
quale si accede attual-mente da un piccolo ingresso
centrale, decorato con frammenti di dipinti murali a finti
marmi. Il recupero delle decorazioni, di grande qualità, del
sacello al piano superiore, raffiguranti due palme, S.
Pietro e S. Paolo e il Cristo benedicente nell'abside, due
an-geli entro clipei, una croce e decorazioni a girali nella
parte alta della stessa parete, nonché le indagini in corso
ormai da molti anni sulle strutture e sugli intonaci, hanno
fatto avanzare nuove ipotesi sull'edificio, la cui datazione
è tuttora molto discussa (fine IV-inizio V sec. d.C. o
addirittura VIII-X sec. d.C.). Sembra ormai che il
monumen-to sia stato costruito tra il VI e I'VIII secolo,
sorgendo in origine come una semplice costruzione ad unico
vano coperto a bot-te, al quale furono fatte successivamente
alcune aggiunte alla facciata e a tergo. Il nu-cleo più
antico sarebbe costituito dalla parte più ampia della cella,
che nella seconda fa-se fu contraffortata sul davanti
mediante un vestibolo coperto con volta a botte e due .
piccoli portici di ingresso, scavando la roccia della
collina per far spazio ai basamenti. Sul retro fu
smantellato il muro posteriore della costruzione e al suo
posto fu inserita una nuova parete absidata. Intorno
all'am-pliata costruzione veniva fatta correre una
trabeazione che univa le due aggiunte e due frontoni simili
venivano posti sia sulla fac-ciata che sul retro. La
decorazione ad affresco apparterrebbe a questa seconda fase
costruttiva e rispon-de pienamente alle caratteristiche di
un edi-ficio cristiano che aveva l'aspetto di un an-tico
sacello romano, riprendendo, nei finti marmi al piano
terreno, le decorazioni tipiche delle costruzioni sacre
della tarda Re-pubblica e del primo Impero, nelle figure
della cella, elementi della tradizione elleni-stica,
adattando quindi motivi pagani clas-sicheggianti al
messaggio cristiano, come già successo nei rilievi dei
timpani e nelle iscri-zioni dei fregi. Alla luce delle nuove
ipotesi il tempietto sul Clitumno costituirebbe quindi una
sorpren-dente manifestazione di revival classicistico nella
capitale del Ducato Longobardo.
Rocca Albonoziana e Ponte delle
Torri
La Rocca Albonoziana è visibile sulla parte più alta di Spoleto,
stituata ad un'altitudine di 453 sulla sommità del Colle Sant'Elia,
domina l'intera città di Spoleto. Fu costruita dall'anno 1359 dal cardinale
Albornoz, per conto di Papa Innocenzo VI che aspettava di tornare ad
Avignone. Progettata sia come presidio militare che come residenza papale,
la "Rocca" è un edificio possente edificio romanico, perfettamente
conservato, con 6 torri e 2 cortili interni che permettevano di sorvegliare
l'intera valle. Lucrezia Borgia è stata una delle sue illustri
ospiti, prima che la fortezza diventasse prigione fino al 1982; in questa
veste fu luogo di detenzione di alcuni di molti criminali famosi, tra cui
mafiosi e Mehmet Ali Agça, il tuco che nel 1981 cercò di uccidere Papa
Giovanni Paolo II .
Interessanti da vistare sono il Salone delle Feste e la Camera
Picta, affrescata nel '400 con scene di argomento profano. Nei pressi
della Rocca, il Ponte delle Torri, una spettacolare costruzione
romanica del 1200, lungo 236 metri ed alto 90, che fungeva da acquedotto e
da via di collegamento con il Monteluco.
La fortezza albornoziana ospita oggi il Museo nazionale del ducato di
Spoleto, che illustra la storia del ducato di Spoleto dalla sua
creazione nel 570 fino alla sua scomparsa nel XVII secolo.
Informazioni e orari
Da aprile a ottobre, tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30 (18:30 e chiuso il
lunedì in inverno). 7,50 €
Ponte delle Torri
Un maestoso edificio medievale del XIV secolo che affascinava
Goethe,
probabilmente costruito sui resti di un vecchio ponte romano. Lungo 230 m,
alto 80 m e con dieci grandi archi gotici, questo magnifico acquedotto è
accessibile solo a piedi. Collega la rocca Albornoziana, la fortezza che
domina Spoleto di cui abbiamo appena parlato, a Monteluco e alla Chiesa di
San Pietro, attraversando il torrente Tessino.
Chiesa di San Gregoria Maggiore
In Piazza Garibaldi, nella parte bassa della città, troviamo la Chiesa di
San Gregorio Maggiore, una costruzione romanica della fine del secolo XI,
intitolata a San Gregorio, antico martire spoletino. La facciata è a
due spioventi, con una trifora e tre nicchie ogivali. Spiccano il bel
portale e il massiccio campanile. L'interno, con pareti decorate da
affreschi del '400, conserva l’aspetto romanico a tre navate con presbiterio
sopraelevato e una interessante cripta nel sotterraneo. Non lontano da San
Gregorio, ora solo parzialmente visibile ed in via di recupero, si trovano
l'Anfiteatro Romano, edificio del II sec. d.C. composto da 10 arcate
aperte a volte, e il Ponte Sanguinario, antico ponte romano del I
sec. a.C. della Flaminia che attraversava il torrente Tessino.
Chiesa di San
Nicolò
Costruita nel 1304 dagli Agostiniani, la Chiesa di San Nicolò,
costituisce, con la sottostante Chiesa di Santa Maria della Misericordia
e con il convento omonimo, uno dei più interessanti complessi monumentali
della città. La pianta, è ad una sola, ampia navata che termina con un
abside verticale e poligonale. Delle antiche decorazioni della facciata
resta il portale gotico. L’interno ci appare oggi nel disegno originale,
arricchito nella sua semplicità dall’unico e prezioso motivo architettonico
della tribuna. Il complesso è stato adibito oggi a centro congressi e
spettacoli.
Mura Ciclopiche
Non lontano dalla Chiesa di San Nicolò, si può vedere l'antica Cinta
Urbica Umbro-Romana, della quale la parte inferiore è costituita di grandi
blocchi poligonali del VI sec. a.C. mentre lo strato successivo, romano, in
quadrilateri, risale al 241 a.C.: tale cinta muraria è bene visibile anche
in via delle Felici.
Chiesa di San
Pietro
La Chiesa di San Pietro e un edificio romanico che sorge tra
Monteluco e il Colle Sant'Elia, lungo l'antica Via Flaminia in
cima ad una ripida scalinata seicentesca ed è una delle più antiche e
interessanti chiese di Spoleto. La primitiva costruzione risale al V secolo
e fu ampliata dal XII-XIII. La facciata, con tre portali e tre rosoni, è
assai ricca di sculture simboliche: ai lati degli stipiti e dell’architrave,
sono scolpiti portichetti alternati a bassorilievi figurati, appartenenti al
XII secolo: a questi si accostano due file di bassorilievi, opera di
marmorai umbri. L’interno ricostruito nel Seicento è a pianta basilicata a
tre navate absidale.
Basilica di San
Salvatore
La chiesa più antica di Spoleto e la più importante testimonianza
paleocristiana dell'Umbria è la Basilica di San Salvatore, risalente
al IV secolo e sita oggi all'interno dell'attuale cimitero. La facciata è
caratterizzata da tre eleganti portali, mentre l'interno ha tre navate
divise da colonne doriche e un presbiterio con colonne corinzie che
sostengono una cupola.
Chiesa di San
Ponziano
Poco distante dalla Basilica di San Salvatore si trova la Chiesa di San
Ponziano, con l'annesso monastero, che fu eretta in età romanica in
onore del giovane martire spoletino protettore della città, qui sepolto
forse nel 175 d.C.: i due ordini della facciata sono sormontati da un
timpano di insolite dimensioni appartenente ad una successiva fase di
costruzione. Il campanile è originale almeno fino all’altezza della seconda
cornice. Motivi scultorei arricchiscono il bel portale. L'interno è stato
completamente rifatto nel 1788: da ricordare alcuni affreschi del XIV e XV
secolo e la sottostante cripta divisa in tre navate.
Piazza del Mercato
In piazza del Mercato, già foro e centro di scambi e commercio in epoca
romana e oggi cuore del centro storico di Spoleto, si trova una bella
fontana di epoca barocca, opera dell'architetto romano Costantino Fiaschetti
(1746). Il sovrastante monumento celebrativo di Urbano VIII e della
famiglia Barberini fu invece eseguito a Roma nel 1626 su disegno di Carlo
Maderno.
Chiesa di San Filippo Neri
La Chiesa di San Filippo Neri, edificio barocco, costruito su disegno
dell'architetto spoletino Loreto Scelli tra il 1640 e il 1671,
presenta tre navate a croce latina con profonda abside. All'interno numerosi
affreschi di vari autori e la sagrestia particolarmente ricca nei decori:
arredi di noce intagliati e quadri, oltre a un busto marmoreo di San Filippo
Neri dello scultore Alessandro Algardi (1650).
Chiesa di San
Domenico
Costruita verso la fine del XII secolo, in pietre conce, distribuite, con
accentuato effetto cromatico, a larghe fasce di selci bianche e rosse. La
solida imponenza del campanile, chiuso in alto da una loggia cinquecentesca,
non contrasta con gli accenti moderatamente gotici dell'architettura della
chiesa. Nella parte orientale si apre un magnifico portale. L'interno, a
croce egizia, tetto a capriate scoperte e una sola ampia navata, conserva
notevoli opere d'arte; la croce d'altare del XIV secolo, gli affreschi umbri
dello stesso periodo e una pala di Giovanni Lanfranco.
Anfiteatro romano
Oggi i resti dell'Anfiteatro Romano di Spoleto si trovano nell'omonima
strada incastonata tra una casa colonica da cui spiccano alcuni archi, ma se
guardiamo una cartina possiamo intuire rapidamente il posto che occupava. Fu
eretto, come di consueto nelle città romane, fuori dalle mura (prima che le
mura fosse ampliato) nel II secolo d.C. San Gregorio di Spoleto fu
martirizzato qui due secoli dopo. Totila, re degli ostrogoti. lo
trasformò in una fortezza. In seguito le sue pietre furono utilizzate per la
costruzione della Rocca Albornoziana.
Museo Archeologico
e Teatro Romano
A differenza dell'anfiteatro, il Teatro Romano, è in discrete
condizioni e fa parte della visita al museo archeologico, situato nell'ex
monastero di Santa Agata, costruito, in parte, con materiale proveniente da
questo edificio romano. Il teatro romano, databile al I sec.a.C. e in parte
incorporato in edifici posteriori, ha subito un parziale smantellamento in
epoca medievale. Sistematici interventi di restauro, iniziati negli anni
Cinquanta, hanno permesso il recupero dell'intero complesso, ripristinando
le gradinate. Il piano inferiore è comunque ben conservato, con l'ambulacro
ancora percorribile. Durante le manifestazioni connesse al Festival dei
Due Mondi, il teatro è utilizzato per gli spettacoli. Il complesso
monumentale è costruito sulle strutture del teatro romano e ne riutilizza in
parte materiali e murature.
Museo Archeologico
di Spoleto
Il Museo Archeologico di Spoleto, situato nell'ex Monastero di Sant'Agata
documenta la storia della città e del territorio circostante attraverso
mostre a carattere permanente, grazie alle quali è possibile ricostruire
tutte le fasi della storia antica di Spoleto, dal periodo del Bronzo in poi;
una sezione specifica è dedicata all'età romana, con l'esposizione di
ritratti in marmo e iscrizioni. Tra questi la nota "lex spoletina",
risalente al III sec a.C., riportata in latino arcaico su due cippi
rinvenuti nel territorio spoletino, la quale stabilisce sanzioni contro
eventuali profanazioni del bosco consacrato a Giove. Il ritratto di Augusto
e quello, probabile, di Giulio Cesare dal teatro romano, costituiscono
altrettanti significativi esempi della scultura di epoca romana. Una
documentazione fotografica illustra inoltre i vari monumenti romani presenti
nella città. Reperti dell'età del Bronzo e del Ferro, provenienti dal
territorio e dagli scavi effettuati sul colle della Rocca, testimoniano
infine le fasi più antiche. Teatro Romanoll secondo piano del Museo è
dedicato alla Valnerina, un territorio in stretta relazione culturale ed
economica con Spoleto. Le fasi più antiche sono rappresentate dai
rinvenimenti relativi alla necropoli protostorica di Monteleone di Spoleto
in loc. Colle del Capitano. Numerosi materiali votivi, rappresentati
soprattutto da bronzetti schematici, caratteristici delle aree cultuali
umbre, provengono da santuari individuati a Monteleone di Spoleto e a
Montefranco. Alcune terrecotte votive anatomiche sono il segno
dell’influenza romana e del proseguimento del culto nei santuari, anche dopo
la romanizzazione. Di età ellenistica sono i corredi funerari rinvenuti alla
fine dell’Ottocento nella necropoli di Santa Scolastica di Norcia,
costituiti principalmente da vasi a vernice nera. In una tomba a più camere
furono rinvenuti numerosi frammenti pertinenti alla decorazione figurata di
un letto funebre in osso.
In una piccola sezione è esposta la collezione Canzio Sapori, donata allo
Stato nel 2001, la quale comprende numerosi e importanti reperti provenienti
principalmente dalla Valnerina e dal territorio intorno a Spoleto. Tra di
essi si segnalano un cinerario ad impasto con decorazione geometrica da
Ponte di Cerreto e un notevole ritratto maschile tardorepubblicano da
Ferentillo.
via Sant'Agata
tel. 0743-223277
Orario
tutti i giorni dalle 08.30 alle 19.30
Casa Romana
Posta su un terrazzamento nella parte superiore del foro (Piazza del
Mercato), sotto all'attuale palazzo comunale, la Casa Romana, risalente al I
sec. d.C., fu scavata tra il 1885 e il 1914 dall'archeologo spoletino
Giuseppe Sordini; si presenta come una residenza sontuosa dell'epoca
augustea, con fasi di restauro di epoca successiva.
La proprietà dell'edificio, attribuita al momento della scoperta alla madre
dell'imperatore Vespasiano, Vespasia Polla, ci fa comunque intuire
che la posizione ben visibile dal centro antico della città la individuava
come abitazione di un personaggio bene in vista nella vita cittadina e di
indubbie disponibilità economiche. Si tratta di un esempio di abitazione
signorile che sfrutta la presenza di un pendio per edificare una sontuosa
residenza panoramica. L'edificio antico è stato oggetto di un radicale
restauro nel corso dell'ultimo decennio che ha in gran parte interessato i
mosaici pavimentali e gran parte del materiale mobile proveniente dagli
scavi dell'inizio del secolo ventesimo.
via Visiale nr. 9 Spoleto
tel. 0743-224656
ORARI
16 ottobre - 15 marzo
10.00 – 18.00
chiuso il martedì
16 marzo -14 ottobre
10.00 – 13.00
15.00 – 18.30
Museo Diocesano
Il Museo Diocesano si trova in una parte del palazzo Arcivescovile,
già sede del palazzo Ducale Longobardo e poi monastero femminile
benedettino; la sua visita comprende anche l'ingresso alla chiesa di Sant'Eufemia,
interessantissimo e suggestivo monumento romanico, compreso anch'esso nel
Complesso Episcopale: risalente alla prima meta del secolo XII, presenta un
interno a tre navate, caratterizzato dal matroneo soprastante. Le sale del
museo ospitano opere provenienti da tutto il territorio dell'Arcidiocesi,
cioè dallo spoletino e dalla Valnerina. A un notevolissimo gruppo di dipinti
su tavola appartenenti ai secoli XIII-XV seguono quelli del rinascimento
maturo: ad esempio la Madonna con bambino e angeli del maestro della Madonna
Strauss (fine XIV secolo) o quella di Filippo Lippi (1485).
via Aurelio Saffi
tel. 0743-231022/231041
ORARI
1 ottobre - 31 marzo:
10.00 - 12.30
15.00 - 18.00
chiuso il martedì
1 aprile - 31 settembre:
10.00 – 13.00
16.00 – 19.00
festivi:
10.00 - 18.00
Galleria Civica di
Arte Moderna
La Galleria Civica di Arte Moderna di Spoleto è ospitata dal 2000 nel
settecentesco Palazzo Collicola, grande e sfarzoso edificio di
recente ristrutturato. È costituita da tre nuclei principali:
1) le opere acquisite attraverso il Premio Spoleto (1953 -1968) di artisti
Spoletini, tra i quali De Gregorio, Marignoli, Orsini, Raspi, Toscano e Ugo
Rambaldi.
2) la Sezione Leoncillo Leonardi dedicata all'opera del grande scultore
spoletino, al quale sono dedicate quattro sale e che costituisce il maggiore
del Museo.
3) la Collezione Giovanni Carandente donata alla città di Spoleto
dall'illustre storico dell'arte, frutto della sua intensa attività di
critico e organizzatore internazionale e dei suoi contatti con i maggiori
artisti del secolo scorso (Calder, Chadwick, Moore, Colla, Franchina,
Consagra).
Oltre alla collezione permanente, la Galleria ospita spesso mostre
estemporanee in appositi spazi espositivi: in particolare,
Dario Mellone - Antologia
Galleria civica d'arte moderna
piazza Collicola
tel. 0743-46434
ORARI
16 ottobre - 14 marzo:
10.30 - 13.00
14.30 - 17.00
chiuso il martedì
15 marzo - 15 ottobre:
10.00– 13.00
15.00 – 18.30
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