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Don
Chisciotte della Mancia - Miguel de
Cervantes
di Massimo Serra
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Don
Chisciotte della Mancia venne pubblicato da
Miguel de Cervantes in due parti, la prima nel 1605
e la seconda nel 1615. L'autore, Miguel de Cervantes
Saavedra (1547-1616), nato ad
Alcalá de
Henares in
Spagna è spesso riconosciuto come il "padre del
romanzo moderno". Nel Don Chisciotte narrò la storia
di uno dei più amati e famosi protagonisti della
letteratura mondiale, Don Chisciotte appunto,
cavaliere errante nemico dell'ingiustizia. La
prima parte del romanzo fu un successo immediato
alla sua prima pubblicazione e, ad oggi, con oltre 500
milioni di copie, Don Chisciotte della Mancia
è il romanzo più venduto della storia. La sua
importanza, ancora attuale risiede nella capacità
del libro di far riflettere sui grandi temi
della condizione umana, come la giustizia, la
dignità, la fede e l’amore. |
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Introduzione
Don Chisciotte è un gentiluomo di mezza età che vive nella
regione della Mancia, nella Spagna centrale. Ossessionato dagli
ideali cavallereschi propagandati nei libri che ha letto, decide
di impugnare la lancia e la spada per difendere gli indifesi e
distruggere i malvagi. Dopo una prima avventura fallita, ne
intraprende una seconda con un bracciante un po' confuso di nome
Sancio Panza, che ha convinto ad accompagnarlo come suo
fedele scudiero. In cambio dei servizi resi, Don Chisciotte
promette di fare di Sancio di farne il ricco governatore di
un'isola. Sul suo malconcio cavallo, Ronzinante, Don
Chisciotte percorre le strade della Spagna in cerca di gloria e
di grandi avventure. Rinuncia a cibo, riparo e comodità, tutto
in nome di una contadina, Dulcinea del Toboso, che lui
immagina come una principessa.
Nella sua seconda spedizione, Don Chisciotte diventa più un
bandito che un salvatore, rubando e ferendo cittadini
sconcertati e giustamente arrabbiati mentre agisce contro ciò
che percepisce come minacce alla sua cavalleria o al mondo. Don
Chisciotte abbandona un ragazzo, lasciandolo nelle mani di un
contadino malvagio semplicemente perché il contadino ha giurato
che non gli avrebbe fatto del male. Ruba la bacinella di un
barbiere che crede essere l'elmo del mitico Mambrino, e
si convince dei poteri curativi del Balsamo di Fierbras,
un elisir che lo fa ammalare così tanto che, al confronto, si
sente poi guarito. Sancio resta al fianco di Don Chisciotte,
sopportando spesso il peso delle punizioni che derivano dal
comportamento suo "cavaliere".
La storia delle gesta di Don Chisciotte include le storie di
coloro che incontra nel suo viaggio. Don Chisciotte assiste al
funerale di uno studente che muore a causa del suo amore per una
donna sdegnosa diventata pastorella. Libera un malvagio e
subdolo galeotto, Ginés de Pasamonte, e inconsapevolmente
riunisce due coppie in lutto, Cardenio e Lucinda,
e Ferdinando e Dorotea. Divisi dal tradimento di
Ferdinando, i quattro amanti si riuniscono finalmente in una
locanda dove Don Chisciotte dorme, sognando di combattere contro
un gigante.
Lungo la strada, il semplice Sancio gioca a fare l'uomo onesto
con Don Chisciotte, facendo del suo meglio per correggere le
fantasie stravaganti del suo padrone. Due amici di Don
Chisciotte, il prete e il barbiere, vengono a trascinarlo a
casa. Credendo di essere sotto la forza di un incantesimo, li
accompagna, terminando così la sua seconda spedizione e la
Prima Parte del romanzo.
La Seconda Parte del romanzo inizia con un'appassionata
invettiva contro un falso seguito di Don Chisciotte che fu
pubblicato nell'intervallo tra le due parti di Cervantes.
Ovunque vada Don Chisciotte, la sua reputazione - racimolata da
altri sia dalla versione reale che da quella falsa della storia
- lo precede.
Mentre i due intraprendono il loro viaggio, Sancio mente a Don
Chisciotte, dicendogli che un malvagio incantatore ha
trasformato Dulcinea in una contadina. Sciogliere questo
incantesimo, in cui anche Sancio arriva a credere, diventa
l'obiettivo principale di Don Chisciotte.
Don Chisciotte incontra un duca e una duchessa che cospirano per
fargli degli scherzi. Fanno vestire un servo da Merlino, per
esempio, e dicono a Don Chisciotte che l'incantesimo di Dulcinea
- che sanno essere un imbroglio - può essere annullato solo se
Sancio si frusta 3.300 volte sul sedere nudo. Sotto la
sorveglianza del Duca e della Duchessa, Don Chisciotte e Sancio
intraprendono diverse avventure. Partono su un cavallo di legno
volante, sperando di uccidere un gigante che ha trasformato una
principessa e il suo amante in figurine di metallo.
Durante il suo soggiorno con il duca, Sancio diventa governatore
di un'isola fittizia. Governa per dieci giorni finché non viene
ferito in un assalto che il duca e la duchessa ideano per il
loro divertimento. Sancio ragiona sul fatto che è meglio essere
un lavoratore felice che un misero governatore.
Una giovane cameriera a casa della duchessa si innamora di Don
Chisciotte, ma lui rimane un fedele adoratore di Dulcinea. La
loro relazione mai consumata diverte la corte a non finire.
Infine, Don Chisciotte riparte per il suo viaggio, ma la sua
fine è rapida. Poco dopo il suo arrivo a Barcellona, il
Cavaliere della Luna Bianca - in realtà un vecchio amico
travestito - lo rapisce.
Cervantes racconta il "Don Chisciotte" come una storia,
che sostiene di aver tradotto da un manoscritto scritto da un
moro di nome Cide Hamete Benengeli. L'autore diventa
parte della sua stessa finzione, permettendo persino a Sancio e
Don Chisciotte di modificare le loro storie e commentare
negativamente la falsa storia pubblicata a loro nome.
Alla fine, il malconcio Don Chisciotte rinuncia a tutte le
verità cavalleresche che aveva seguito con tanto fervore e muore
di febbre. Con la sua morte, i cavalieri erranti si estinguono.
Benengeli ritorna alla fine del romanzo per dirci che illustrare
la scomparsa della cavalleria era lo scopo principale nello
scrivere la storia di Don Chisciotte.
Uno stratagemma
narrativo
Cervantes afferma di essere il "patrigno" di Chisciotte, non il
suo creatore. Dopo aver narrato i primi otto capitoli, racconta
di aver esaurito il materiale su Chisciotte, ma chiarisce che un
giorno, passeggiando nella piazza del mercato di Toledo, aveva
scoperto il manoscritto originale su Chisciotte scritto in arabo
dal "vero" autore del romanzo, lo storico e "incantatore"
Cide Hamete Benengeli. Fatta la traduzione... il risultato è
Don Chisciotte della Mancia. Questa tecnica di Cervantes
di "attingere a materiale scritto da altri" lo "allontana" dalla sua
opera, permettendogli di commentarla, di scegliere quali
informazioni dare, di lasciare domande senza risposta, e
sopratutto di evitare le critiche dell'Inquisizione del suo
tempo per i
commenti politici, religiosi e sociali contenuti nel romanzo.
Prima parte del
romanzo
Il romanzo è composto da due tomi (uno di 52 capitoli e l’altro
di 74).
Cervantes nel prologo della prima parte avvisa il lettore che la vicenda che sta
per raccontare, non è frutto della sua immaginazione, ma il
contenuto di un manoscritto arabo che ha ritrovato e tradotto.
Inizia così a raccontare le gesta di un gentiluomo spagnolo
sulla cinquantina, Alonso Quijano o Quixano. Si tratta di
un uomo appassionato in modo incredibile di storie
cavalleresche, tanto da essere condizionato dalle sue letture, e
finire per immergersi in un mondo immaginario da lui creato. In questo mondo egli è
destinato ad essere un cavaliere errante, a
difendere i deboli, salvare le donzelle in difficoltà e riparare
i torti del mondo. Alonso diventato il cavaliere Don
Chisciotte, affronterà una serie di avventure, passando di
villaggio in villaggio nella provincia centrale spagnola della
Mancia, arrivando sulle montagne della Sierra Morena e nella
città di Barcellona. Nella sua folle avventura porterà a
con sé un contadino suo vicino, Sancio Panza, cui promette il
governo di un'isola se gli sarà fedele scudiero. Come tutti i
cavalieri erranti, Don Chisciotte deciderà di ispirarsi a una
damigella per le sue imprese, scegliendo Aldonza Lorenzo, una
contadina locale, trasformandola in Dulcinea del
Toboso, una nobile dama. Sarà sconfitto da avversari
immaginari, susciterà le risa di chi assiste alle sue gesta ma
farà sorgere sorrisi amari e riflessioni profonde nel lettore
che scorre le pagine...
Seconda parte del
romanzo
Nella seconda parte del romanzo, pubblicata 10 anni dopo la
prima, Cervantes afferma che vuole
riscrivere la vera storia del cavaliere Don Chisciotte. La
storia riprende descrivendo Don Chisciotte che, accortosi di
essere stato riportato a casa, decide di scappare, per
continuare la sua avventura di cavaliere e liberare il mondo
dalle ingiustizie. Con un tocco di grande
originalità l'autore informa il lettore che i personaggi finora
incontrati da Don Chisciotte, adesso hanno letto la prima parte
dell’opera, e sono tutti consapevoli della sua follia. Ma se Don
Chisciotte è preda della follia e vive una realtà distorta nella
prima parte del romanzo, nella seconda la sua follia
appare in una certa parte volontaria, consapevole, quasi uno
strumento per rifiutare la miseria della realtà...
Cervantes trasmette al lettore l'idea che il comportamento fuori
dal comune possa essere attraente e che certe forme di follia
possano permettere di considerare alternative che la vita ci
pone davanti e che ignoriamo.
Riattualizzato nelle parole di Francesco Guccini., che di Don
Chisciotte ha fatto una canzone...
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
Dove regna il capitale, oggi più spietatamente,
Riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
Al Potere dare scacco e salvare il mondo intero?
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
Perché il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
Farmi umile e accettare che sia questa la realtà?
Il Potere è l'immondizia della storia degli umani
E anche se siamo soltanto due romantici rottami,
Sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
Siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte!
Personaggi chiave del
Don Chisciotte
Don
Chisciotte
Un signore magro e malinconico (in spagnolo, hidalgo)
proveniente da un villaggio imprecisato della Mancia,
ossessionato dalla lettura di romanzi cavallereschi. Ha 50 anni
all'inizio della storia, 70 alla fine. Mangia raramente. A
forza di leggere storie di cavalieri, si crede davvero destinato
ad essere un cavaliere errante votato a "riparare a torti e ferite"
e a riportare la giustizia nel mondo. È devoto alla sua bella signora,
nella realtà una contadinotta che non lo conosce neppure, rinominata da lui Dulcinea
del Toboso. Prende Sancho Panza un contadino
locale suo vicino come scudiero e s'impegna in avventure
cavalleresche di vario genere. Non è chiaro se il vero nome di
Don Chisciotte sia Quixano, Quijano, Quixana o Quesada; il
narratore lascia la questione sul vago per rafforzare l'idea
delle identità mutevoli di Chisciotte. La parola "chisciottesco"
viene usata per descrivere qualsiasi atto o pensiero che è
idealistico in misura impraticabile o eccentrica.
Sancio
Panza
Sancio è un contadino, vicino di casa di Chisciotte che più
tardi diviene suo scudiero. Basso e, come dice il nome "panza",
di pancia larga. Analfabeta, pratico e a volte avido, accompagna
Chisciotte nella speranza di ottenere potere e ricchezza. Dedito
al cibo, al vino e al suo asino (Rucio). Il suo senso del reale
si contrappone all'idealismo e alla follia di Don Chisciotte. La sua fantasia di
diventare governatore di un'isola si realizza quando un duca gli
affida per davvero uno dei suoi villaggi da governare. Sancio si
dimostra misericordioso ed efficace durante la sua settimana di
potere, un buon governatore davvero, ma il duca si riprenderà il
suo possedimento...
Il
rapporto da Don Chisciotte e Sancio
Sancio è la parte razionale, Don Chisciotte quella immaginaria
ed emozionale. Il loro interagire fa scaturire situazioni in cui
lo stesso oggetto osservato, la stessa realtà, danno
origine a interpretazioni opposte, senza che nessuna delle due
interpretazioni prevalga sull'altra. La realtà è diversa a
seconda della prospettiva da cui la si guarda. Il lettore resta
affascinato da questa incertezza irrisolvibile.
Mentre il romanzo progredisce, il
realista Sancio si muove verso l'idealismo,
mentre l'idealista Chisciotte si muove verso il realismo,
progressivamente abbandonando il suo progetto cavalleresco
irrealizzabile nella Spagna del 1600.
Il linguaggio di Sancio, anche se pieno di proverbi, è più
semplice di quello di Chisciotte. Il dialogo continuo tra
Chisciotte e Sancio aiuta a sviluppare i personaggi e la loro
relazione. L'uso importante di giochi di parole, proverbi, doppi
sensi, ambiguità e ironia aumenta la commistione tra apparenza e
realtà.
All'interno del racconto l'autore, Cervantes, si diverte a
mischiare le carte del gioco, narrando di scritti ritrovati,
spesso in contrapposizione fra di loro, disseminati
volontariamente di lacune e incongruenze, perché in fondo la
realtà è sempre ambigua e sfuggente, frutto di diversi punti di
vista contraddittori. Il romanzo da dignità al sogno,
all'immaginazione, all'istinto.
Dulcinea del Toboso
Nome inventato, che Chisciotte dà ad Aldonza Lorenzo,
contadina del vicino paese di El Toboso. È la donna idealizzata,
e a lei
Chisciotte, come nella migliore tradizione cavalleresca, ispira le sue
avventure.
Tematiche e idee principali del Don Chisciotte
1.
La critica ai romanzi cavallereschi e alla società del tempo
I romanzi "cavallereschi" - storie fantasiose di cavalieri
eroici (per esempio, Re Artù) e delle loro imprese ardite -
erano la forma più popolare di letteratura all'epoca di
Cervantes. Il miglior esempio fu Amadigi di Gaula,
pubblicato all'inizio del 1500, scritto Garci Rodríguez de
Montalvo e Enrico di Castiglia e considerato
un'ottima opera letteraria. Questo romanzo fu seguito da molte
imitazioni inferiori, fatte da scrittori dilettanti desiderosi
di capitalizzare il successo di Amadigi. Erano questi i
romanzi banali che Cervantes detestava, e il suo
obiettivo dichiarato nello scrivere il Don Chisciotte era quello
di distruggere l'influenza di questi romanzi.
Cervantes attua quindi un rovesciamento delle imprese coraggiose
dei cavalieri cortesi, sostituendo all'eroe tradizionale,
giovane e forte, un uomo di mezza età magro e stralunato, Don
Chisciotte appunto.
Cervantes pensava che la letteratura cavalleresca influisse
negativamente sulla società spagnola, che
la gente la prendesse troppo sul serio, che credesse davvero
nelle storie che vi si narravano e pensasse di poter imitare gli
atti cavallereschi descritti, specialmente nelle situazioni che
coinvolgevano l'onore, la gloria e la dedizione alla patria.
L'atto di leggere un testo in modo letterale - la fonte della
follia di Chisciotte - è mostrato come un'attività pericolosa, poiché per Chisciotte il linguaggio
dei romanzi cavallereschi è immediatamente traducibile in
azione. Qualsiasi cosa si legga, si pensa di poterla fare...
Nella letteratura cavalleresca si affermano modi pomposi, si
apprezzano le regole del complesso cerimoniale cavalleresco, si
esalta un tipo di amore e di sentimento sdolcinato e questi
modi, queste regole, influenzano Don Chisciotte ma anche la
società nel suo complesso.
Il romanzo di Cervantes critica anche la classe politica e
culturale spagnola, incapace di reagire all'affermarsi del
materialismo e alla caduta degli ideali del secolo precedente,
inadeguata nel fronteggiare i nuovi tempi che si prospettavano
all'inizio del 1600. In particolare nel capitolo n. 30, i duchi
che ospitano Sancio e Don Chisciotte, depositari degli ideali
cavallereschi, li prendono in giro, rivelando la loro reale
natura, stupida e volgare, e la loro carenza di umanità.
2.
Il ruolo attivo del lettore
Cervantes vuole che i lettori assumano un ruolo attivo e
riflessivo nell'interpretazione del suo romanzo. Incoraggia i
lettori a mettere in discussione le visioni accettate della
realtà, presentando molte possibili interpretazioni degli
oggetti e delle situazioni - locanda/castello, mulini a
vento/giganti, prostitute/principesse - e mostra che la realtà
esterna non è necessariamente affidabile, che non c'è un unico
percorso verso la verità. Il confine tra illusione (apparenza) e
realtà, è mostrato come vago e talvolta irriconoscibile: Sancio
diventa il governatore di un villaggio (illusione), ma in realtà
fa un buon lavoro nel governare la gente (realtà) quando ne ha
la possibilità. La fervida fede di Chisciotte nel suo "progetto
cavalleresco" è contagiosa e conduce gli altri a partecipare
alla sua finzione (il curato, il barbiere, il locandiere, il
duca e la duchessa). Mentre il romanzo progredisce, il
realista Sancio si muove verso l'idealismo,
mentre l'idealista Chisciotte si muove verso il realismo,
ritirandosi lentamente dal suo progetto cavalleresco quando si
rende conto che non avrà mai successo nella Spagna del XVII
secolo. I critici si riferiscono a questo processo di
crescita come la Sancificazione di Don Chisciotte e la
Chisciottizzazione di Sancio.
3.
Vera follia inconsapevole?
Alcuni critici sostengono che Chisciotte sia un pazzo e un
pericolo per gli altri; citano la sua ossessione per gli
incantesimi e i maghi che (lui dice) cercano di disturbare i
suoi piani; sottolineano casi in cui Chisciotte peggiora le cose
per coloro che sta cercando di aiutare (per esempio, il ragazzo
che viene frustato dal suo padrone). Altri sostengono che i suoi
problemi mentali siano limitati a certe situazioni e che il suo
ragionare sia spesso logico, persino saggio e lucido, recitando
consapevolmente una parte volontariamente scelta. Cervantes
suggerisce che la salute mentale sia da considerarsi in
relazione alle circostanze che si presentano, che il
comportamento non convenzionale possa essere attraente, e che
certe forme di follia possono essere necessarie per esplorare le
alternative che la vita ci pone davanti.
4.
Utopia
(Credenza in una società perfetta)
Chisciotte sottoscrive il sogno di una società un tempo perfetta
(discorso "Età dell'oro", Parte 1, Capitolo 11). Anche se
questa società perfetta è andata perduta, Chisciotte crede che
possa essere ripristinata attraverso le virtù del cavaliere
errante. Vede se stesso come un protettore della giustizia e dei
diritti degli indifesi. Libera i galeotti perché si preoccupa
solo delle "loro sofferenze e non dei loro misfatti", e crede
che il buon governo debba essere basato sulla compassione e
sulla misericordia. Cervantes afferma che un buon governo e le
istituzioni sociali sono necessarie alla società, ma che gli
individui dovrebbero avere la libertà di esplorare diversi ruoli
per se stessi, quindi creare la propria strada nella vita.
Trama e composizione
Don Chisciotte è in realtà costituito da due tomi - Parte 1 con
52 capitoli e
Parte 2 con 74 capitoli - legati dal tema del costante deterioramento
della mente di Chisciotte come risultato della lettura di troppi
romanzi cavallereschi. Nella Parte 1, Chisciotte è un
"cavaliere" energico, pieno di sogni, ambizioso e in cerca di
avventure; nella Parte 2, diventa più chiuso, letargico e
riluttante a impegnarsi in attività cavalleresche. L'azione
nella Parte 1 si svolge su una strada aperta. Il movimento
costante offre la possibilità di numerose avventure e il
contatto con persone che fanno diverse professioni all'interno
della società spagnola del XVII secolo. L'obiettivo è quello di
rappresentare e commentare la società a lui contemporanea. La
parte 2 si svolge più spesso in spazi chiusi (per esempio, il
palazzo del duca) che rafforzano la crescente riflessività,
passività e malinconia di Chisciotte.
Stile e scrittura
Nel romanzo ampio spazio ha il dialogo, ma le tante storie
narrate che descrivono le vicende delle persone che Don
Chisciotte incontra nelle sue avventure, si prestano all’uso di
diversi stili narrativi: romanzo sentimentale, racconto
pastorale, racconto picaresco ad esempio. Il personaggio di
Sancio incarna poi la saggezza popolare e fa ampio uso di
racconti minori e proverbi. Infine ci sono anche sonetti e
canzoni.
Una curiosità
Il detto "lottare contro i mulini a vento" fa riferimento
proprio ad un episodio del Don Chisciotte, che vedremo in
seguito, in cui il cavaliere immagina che i mulini siano dei
giganti da combattere, e indica la lotta di qualcuno contro una
causa persa.

Sommario del Romanzo
PARTE
1, CAPITOLI 1-24
La dedica dell'autore nella prima parte
Cervantes dedica rispettosamente il suo romanzo al Duca di
Bejar e gli chiede di proteggere il romanzo da critiche
ignoranti e ingiuste.
Prologo
Cervantes sminuisce il suo romanzo e nega che Don Chisciotte sia
un personaggio inventato, sostenendo che sta semplicemente
riscrivendo la storia. Riporta un probabile resoconto fittizio
di una conversazione con un amico che rassicura lo stesso
Cervantes che il suo romanzo può stare in piedi senza
abbellimenti convenzionali, come sonetti, ballate, riferimenti
ad autori famosi e frasi in latino. Egli suggerisce
umoristicamente che tali ornamenti possono essere aggiunti ad un
libro dopo il suo completamento. Cervantes accetta questo
consiglio e ci esorta a godere del romanzo per la sua
semplicità.
Capitolo I
È l'inizio del 1600, cervantes menziona Alonso Quixano un
eccentrico signore di un villaggio senza nome della Mancia.
L'uomo ha trascurato il suo patrimonio, ha sperperato la sua
fortuna e sarebbe diventato pazzo leggendo troppi libri sulla
cavalleria. Trascorre ogni momento di veglia leggendo "romanzi
cavallereschi" sull'epoca romantica della cavalleria (cioè,
storie di cavalieri che viaggiano in cerca di avventure e
salvano le damigelle in pericolo). Un giorno, con la mente
pervasa dalle storie che legge di continuo, decide che anche lui
è destinato a divenire un cavaliere errante, e vuole vagare per
il mondo con il suo cavallo e la sua armatura, alla ricerca di
avventure. Ormai smagrito a cinquant'anni, parte alla ricerca
della gloria eterna. Lucida la sua vecchia armatura di famiglia
e fa una nuova visiera di cartone per il suo elmo. Quixano dà l'alto nome di Ronzinante al suo vecchio e
magro cavallo, e otto giorni dopo si sceglie il nome
cavalleresco di Don Quixote de la Mancha. Poiché ogni
cavaliere che si rispetti deve avere una "dama" da amare e
servire, sceglie come sua figura femminile ideale Aldonza
Lorenzo, una ragazza di campagna della vicina città di El
Toboso. Aldonza tra l'altro ha sempre ignorato l'esistenza stessa di
Alonso Quixano. La chiama Dulcinea del Toboso, un nome
che si addice a una signora della levatura che lui immagina. Il
suo comportamento lascia perplessi i suoi due amici, Mastro
Nicola, il barbiere del villaggio, e Pedro Pérez, il
curato (cioè il prete locale), così come la governante e la
nipote adolescente di Quixano, Antonia, che vivono con
lui.
Capitolo II
Don Chisciotte parte per la sua prima avventura, i cui dettagli
Cervantes afferma di aver scoperto in alcuni archivi nella
Mancia. Dopo una lunga cavalcata, si ferma in una locanda al
crepuscolo per cenare e riposare. Immagina che la locanda sia un
castello incantato e che le due prostitute che gli servono da
mangiare siano le dame del castello. Scambia anche l'intrigante
locandiere per il guardiano di un castello. Recita poesie alle
due prostitute, che ridono di lui ma stanno al gioco. Gli
tolgono l'armatura e gli danno la cena. Si rifiuta di togliersi
l'elmo, che gli è rimasto in testa, ma si gode il pasto perché
crede di essere in un grande castello dove le principesse lo
intrattengono.
Capitolo III
Nel bel mezzo della cena, Don Chisciotte si rende conto di non
essere stato adeguatamente nominato cavaliere. Prega il
locandiere di concedergli l'onore. Il locandiere nota la follia
di Don Chisciotte ma acconsente alla sua richiesta, rivolgendosi
a lui con un linguaggio fiorito che dovrebbe rispettarne il
"rango". Cerca di imbrogliare Don Chisciotte, ma quest'ultimo
non ha denaro. Il locandiere gli ordina di portarne sempre un
po' in futuro.
I problemi sorgono quando gli ospiti della locanda cercano di
usare il pozzo del luogo, dove ora riposa l'armatura di Don
Chisciotte, per abbeverare i loro animali. Don Chisciotte,
infuriato e invocando il nome di Dulcinea, fa svenire un ospite
e spacca il cranio di un altro. Allarmato, il locandiere esegue
rapidamente una bizzarra cerimonia di cavalierato e manda Don
Chisciotte per la sua strada. Don Chisciotte chiede il favore
delle due prostitute, ringrazia l'oste per averlo fatto
cavaliere e se ne va.
Capitolo IV
Chisciotte esce orgogliosamente al mattino e, mentre di accinge
a tornare verso casa a prendere denaro e vestiti puliti, Don
Chisciotte sente piangere e trova un contadino che frusta un
ragazzo. Il contadino spiega che il ragazzo è venuto meno ai
suoi doveri, perchè il suo pastorello quindicenne ha
incautamente perso alcune delle pecore; il ragazzo si lamenta
che il suo padrone non lo ha pagato. Don Chisciotte, chiamando
il contadino cavaliere, gli dice di pagare il ragazzo. Il
ragazzo dice a Don Chisciotte che il contadino non è un
cavaliere, ma Don Chisciotte lo ignora. Il contadino giura sulla
sua cavalleria che pagherà il ragazzo. Mentre Don Chisciotte
cavalca via, soddisfatto, il contadino frusta il giovane ancora
più severamente.
Chisciotte dice poi a un gruppo di commercianti di Toledo, che
stanno andando a comprare della seta a Murcia, di proclamare che
l'impareggiabile Dulcinea del Toboso è la fanciulla più bella
del mondo. I mercanti la insultano inavvertitamente e Don
Chisciotte li attacca. Uno dei mulattieri dei mercanti batte Don
Chisciotte e gli spezza la lancia. Ma il suo ronzino,
Ronzinante, inciampa, e Chisciotte cade a terra, dove un
mercante lo picchia senza pietà. Il gruppo si allontana,
lasciando Don Chisciotte a faccia in giù vicino alla strada.
Analisi: Dedica-Capitolo IV
La dichiarazione di Cervantes che Don Chisciotte non è una sua
invenzione riveste il romanzo di auto-inganno. Affermando di
raccontare una storia che ha scoperto casualmente, Cervantes
stesso diventa un personaggio del racconto. È una specie di
studioso, che ci guida attraverso la storia e occasionalmente ci
interrompe per chiarirne i punti. Ma la pretesa di Cervantes di
essere storicamente accurato non sempre suona vera - non nomina,
per esempio, la città di Don Chisciotte. Invece, attira
l'attenzione sulla sua decisione di non nominare la città
dicendo che "non vuole nominare" questo "certo villaggio" dove
vive personaggio. In questo modo, Cervantes mina la sua
affermazione che Don Chisciotte è un fatto storico realmente
accaduto. Ironicamente, ogni volta che interrompe la storia del
romanzo per ricordarci che è un fatto storico piuttosto che una
finzione, ci sta ricordando che la storia è effettivamente
finzione. Diventiamo così scettici sulle affermazioni di
Cervantes e cominciamo a leggere le sue interruzioni quasi come
scherzi. In questo modo, il contenuto del romanzo rispecchia la
sua forma: sia Don Chisciotte che Cervantes ingannano se stessi.
In superficie, Don Chisciotte è una parodia dei racconti
cavallereschi. Cervantes prende in giro il suo eroe
costantemente: la prima avventura di Don Chisciotte porta al
fallimento, non alle ricompense di una ricerca eroica e di
successo, come il tesoro, la gloria o una bella donna. Ma per
Don Chisciotte, l'avventura non è un completo disastro - le
prostitute ricevono onori, e lui diventa un cavaliere. La sua
incrollabile fiducia nella sua ricerca riempie il racconto di un
senso romantico di avventura simile a quello di altri racconti
cavallereschi. Così, per quanto Cervantes disprezzi il genere
della letteratura romantica, lo abbraccia in qualche misura.
Inoltre, sebbene affermi nel prologo di non aver bisogno di
sonetti, ballate, grandi autori o del latino, egli condisce il
testo con tutte queste convenzioni. In questo modo, il romanzo
diventa una parodia che emula i racconti di cavalleria.
Le reazioni di altri personaggi a Don Chisciotte evidenziano il
suo ruolo tragico. A differenza di noi, questi personaggi non
vedono che Don Chisciotte è animato da buone intenzioni, e a
loro appare bizzarro e pericoloso. Il locandiere, che butta
fuori Don Chisciotte dopo che ha aggredito gli altri ospiti, è
il tipico esempio delle paure di molti personaggi. Ma alcuni
personaggi sono sinceramente affascinati dalla nostalgia di Don
Chisciotte per la semplicità di un'epoca passata. Le due
prostitute non capiscono la poesia di Don Chisciotte, ma lui le
conquista con la sua irremovibile convinzione del loro status
reale. Da un lato, i suoi tentativi di cavalleria aprono gli
occhi degli altri su un mondo per il quale si struggono
interiormente. Dall'altro lato, la sua goffaggine fa sembrare
tutto il suo progetto completamente insensato. Dalla nostra
prospettiva, non è solo assurdo ma tragico. Anche se desidera il
meglio, spesso provoca il peggio, come nel caso del giovane a
cui inavvertitamente peggiora la situazione perché non riesce a
vedere che il suo padrone sta mentendo. In questo modo, il
carattere complesso di Don Chisciotte ci fa innamorare e allo
stesso tempo ci disgusta, perché vediamo che le sue fantasie e
le sue buone intenzioni a volte portano dolore agli altri.
Capitolo V
Un bracciante trova Don Chisciotte sdraiato vicino alla strada e
lo conduce a casa sul suo mulo. Don Chisciotte riempie il
bracciante di versi cavallereschi, paragonando i suoi guai a
quelli dei grandi cavalieri di cui ha letto. Il bracciante
aspetta la notte prima di entrare in città con Don Chisciotte,
nella speranza di preservare la dignità dell'uomo ferito. Ma gli
amici di Don Chisciotte, il barbiere e il prete, sono a casa
sua. Hanno appena deciso di indagare sui suoi libri quando
arrivano Don Chisciotte e il bracciante. Quando la governante,
la nipote e gli amici gli chiedono cosa sia successo, Chisciotte
risponde che ha combattuto con 10 giganti. Inorriditi amici e
parenti, incolpano i "maledetti" romanzi cavallereschi per la
follia di Chisciotte.
Capitolo VI
Sperando di curare la follia di Chisciotte, il curato e il
barbiere "processano" i libri letti da Chisciotte, e decidono
quali bruciare. La governante, credendo che tutti i libri siano
peccaminosi, vuole che gli uomini brucino tutti i libri di
Chisciotte. Ma il curato insiste nel volerli esaminare uno per
uno per vedere se qualcuno di essi possa essere risparmiato. Il
primo che esamina è Amadigi di Gaula, un romanzo
cavalleresco che vuole bruciare, poiché è stato il primo romanzo
cavalleresco ad essere stampato in Spagna, e poiché tutti gli
altri devono la loro origine ad esso. Il barbiere, tuttavia,
sostiene con successo che Amadigi dovrebbe essere
risparmiato, poiché non ha rivali nello stile ed è superiore ai
romanzi cavallereschi che lo hanno seguito. Gli uomini salvano
alcuni dei libri di Chisciotte, ma incaricano la governante di
bruciare il resto. Lei lo fa la sera stessa, poi fa murare
l'ingresso della biblioteca. Quando Chisciotte si alza dal letto
due giorni dopo, è perplesso per la scomparsa dei suoi libri e
della biblioteca. Sua nipote gli dice che un incantatore li ha
fatti sparire.
Il prete scopre presto un libro di Cervantes, che sostiene
essere un suo amico. Dice che l'opera di Cervantes ha idee
intelligenti ma che non realizza mai il suo potenziale. Decide
di tenere il romanzo, aspettandosi che il seguito che Cervantes
ha promesso sarà pubblicato.
Capitolo VII
Don Chisciotte si sveglia, ancora delirante, e interrompe il
prete e il barbiere. Avendo murato l'ingresso della biblioteca,
decidono di dire a Don Chisciotte che un incantatore ha portato
via tutti i suoi libri e la biblioteca stessa. Quella notte, la
governante brucia tutti i libri. Due giorni dopo, quando Don
Chisciotte si alza dal letto e cerca i suoi libri, sua nipote
gli dice che un incantatore è venuto su una nuvola con un drago,
ha preso i libri per un rancore che aveva verso Don Chisciotte e
ha lasciato la casa piena di fumo. Don Chisciotte le crede e
spiega che riconosce questo incantatore come il suo arcirivale,
che sa che Don Chisciotte sconfiggerà il cavaliere preferito
dell'incantatore.
La nipote di Don Chisciotte lo prega di abbandonare la sua
ricerca, ma lui rifiuta. Promette a un bracciante analfabeta,
Sancio Panza, che lo farà governatore di un'isola se Sancio
lascerà sua moglie Teresa e i suoi figli per diventare lo
scudiero di Don Chisciotte. Sancio è d'accordo, e dopo aver
acquistato un asino, partono a cavallo dal villaggio, discutendo
dell'isola.
Capitolo VIII
Dopo un'intera giornata, Don Chisciotte e Sancio arrivano in un
campo di mulini a vento, che Don Chisciotte scambia per giganti.
Don Chisciotte si lancia contro uno di essi a tutta velocità e
la sua lancia si impiglia nella vela del mulino, gettando a
terra lui e Ronzinante. Don Chisciotte assicura a Sancio che lo
stesso incantatore nemico che ha rubato la sua biblioteca ha
trasformato i giganti in mulini a vento all'ultimo momento.
Chisciotte rimane tranquillamente a casa per due settimane, ma
presto comincia a pensare di nuovo ad avventure cavalleresche. Convince
il suo vicino, l'onesto ma ottuso contadino Sancio Panza,
a diventare suo scudiero, promettendogli che un giorno
diventerà governatore di una sua isola. Un eccitato Sancio
decide di lasciarsi alle spalle sua moglie, Teresa Panza
(che Cervantes chiama anche Juana Gutiérrez), i figli e
la figlia Mari, in cerca di potere e ricchezza. Dopo aver
lasciato il loro villaggio, Chisciotte e Sancio si imbattono in
30 o 40 grandi mulini a vento in un campo aperto. Anche se
Sancio vede che sono mulini a vento, Chisciotte crede che siano
giganti nati dall'incantesimo del malvagio mago Frestón.
Nella mente di Chisciotte il mago ha distrutto i suoi libri e la
sua biblioteca, trasformando i giganti in mulini a vento "per
privarlo della gloria della vittoria". Chisciotte attacca
uno dei mulini a vento con la sua lancia ma rimane impigliato e
finisce per rotolare a terra. Sancio, ammutolito dalla follia di
Chisciotte, si precipita ad assisterlo.
Il mattino seguente i due incontrano due frati benedettini che
viaggiano con cavalieri a cavallo e una donna in carrozza, che
Chisciotte crede essere una principessa trattenuta contro la sua
volontà. Chisciotte attacca uno dei frati, poi informa la donna
che ora deve andare da El Toboso e raccontare a Dulcinea come
l'ha liberata. Sancio, nel frattempo, viene picchiato dallo
scudiero della donna.
Chisciotte e Sancio passano la notte da alcuni pastori amici, e
Chisciotte fa un elegante discorso sull'età dell'oro della
civiltà, un tempo in cui gli uomini erano in comunione con la
natura. Afferma che le persone sono diventate violente e
corrotte dopo aver perso la loro purezza, e che il cavalierato è
stato istituito per eliminare parte di questa violenza.
Il giorno dopo, arrivano a una locanda malandata, che Chisciotte
pensa sia un castello. Credendo che la serva del locandiere,
Maritornes, sia attratta da lui, Chisciotte le sussurra di
essere fermamente legato a Dulcinea. Un mulattiere geloso
colpisce Chisciotte e scoppia una violenta rissa che sveglia
l'oste. Chisciotte fugge dalla locanda senza pagare, ma Sancio
viene trattenuto quando si rifiuta di pagare. Alcuni uomini lo
avvolgono in una coperta e lo lanciano allegramente più volte in
aria come punizione per non aver pagato. Poi rilasciano il
povero scudiero dopo aver tenuto le sue bisacce come pagamento.
Uno stanco Sancio si unisce a malincuore al suo padrone.
Chisciotte vede una nuvola di polvere all'orizzonte e conclude
che si tratti di una battaglia medievale in corso. In realtà, è
la polvere lasciata da due greggi di pecore che si muovono per
sfuggire a Chisciotte. Per punire Chisciotte per aver disturbato
le loro pecore, i pastori arrabbiati colpiscono Chisciotte e
Sancio con delle pietre. Più tardi, i due compagni incontrano 20
sacerdoti in bianche vesti che trasportano un cadavere alla luce
delle torce. Chisciotte crede che siano incantatori che
trasportano il corpo di un cavaliere ferito e li attacca con la
sua spada. Quando Sancio vede lo stanco e sdentato Chisciotte
alla luce delle torce, chiama il suo padrone "il cavaliere dal
volto triste".
Chisciotte e Sancio incontrano poi una banda di 12 prigionieri
condotti dalle guardie del re per servire. Dichiarando la sua
fedeltà alla libertà e alla misericordia per tutti, Chisciotte
batte le guardie e libera i criminali, che ripagano il suo
valore tirandogli a loro volta delle pietre senza pietà.
Chisciotte e Sancio fuggono al sicuro sulle montagne della
Sierra Morena. Qui incontrano un uomo, Cardenio, che
racconta loro la storia del suo amore non corrisposto per la
bella Lucinda, il cui padre ha costretto a sposare il
ricco amico di Cardenio, Don Ferdinando.
CAPITOLI 25-52
Quando Chisciotte chiede a Sancio di portare una lettera d'amore
a Dulcinea, Sancio è sorpreso di conoscere la vera identità di
Dulcinea (cioè che è solo una ragazza di campagna, non una
nobile damigella). Ciononostante, parte per El Toboso, lasciando
Chisciotte in montagna. Durante il tragitto, Sancio incontra il
barbiere e il curato in una locanda, e questi lo convincono a
partecipare a un piano per attirare Chisciotte fuori dal
deserto. Il barbiere si traveste da damigella in pericolo e il
curato da "suo" scudiero. Insieme, seguono Sancio fino al
nascondiglio della montagna, dove Sancio dà a Chisciotte un
messaggio che si suppone provenga da Dulcinea, ma che il curato
e il barbiere hanno inventato. Tale messaggio richiede la
presenza di Chisciotte al fianco di Dulcinea immediatamente.
Chisciotte accetta di accompagnarli. Il gruppo arriva alla
locanda dove Sancio era stato gettato in una coperta, e il
locandiere confessa che anche lui è un amante dei romanzi
cavallereschi. Per divertirsi, il curato legge ad alta voce
Il racconto della curiosità sconsiderata, una storia su un
gentiluomo di buona famiglia di nome Anselmo, il cui
desiderio di mettere alla prova la fedeltà della moglie lo porta
a una tragica morte. Alcuni soldati arrivano per arrestare
Chisciotte per aver liberato gli schiavi della galea, ma quando
il curato spiega lo stato d'animo folle di Chisciotte, fanno
cadere le accuse. L'agitazione alla locanda ha temporaneamente
distolto Chisciotte dal suo obiettivo di tornare da Dulcinea, e
per riportarlo a casa, i suoi amici si travestono da
incantatori, lo rapiscono, lo legano in una gabbia e gli
promettono che al suo ritorno sposerà Dulcinea. Sei giorni dopo,
il gruppo raggiunge il villaggio di Chisciotte, dove Sancio
racconta alla moglie le sue gloriose ed emozionanti avventure
come scudiero del grande Don Chisciotte della Mancia.
PARTE 2
CAPITOLI 1-27
I personaggi, in questa seconda parte, ci spiega Cervantes, sono
consapevoli della follia di
Chisciotte, si adoperano per deriderlo talvolta o per farlo
guarire e per portarlo a casa sano e salvo, a seconda delle
circostanze. La letteratura si occupa, con toni comici e
talvolta tragici, della fascinazione e della fissazione del
protagonista nella sua “maschera? di don Chisciotte.
Chisciotte è a casa da un mese, e il curato e il barbiere
decidono di mettere alla prova il suo recupero dalla follia
raccontandogli storie di cavalieri. Chisciotte lamenta
astutamente che il XVII secolo non è un'epoca di cavalleria, ma
non dubita che la cavalleria sia esistita in passato. Sancio,
che ora è più serio che nella prima parte, annuncia che è stato
scritto un libro sulle loro grandi avventure, e che Sansone
Carrasco, il figlio ventiquattrenne e laureato di un vicino,
può raccontare a Chisciotte il contenuto del libro.
Carrasco,
che è "malizioso e burlone", decide di divertirsi con Chisciotte
chiedendogli dei dettagli che lo scrittore, Cide Hamete
Benengeli, uno storico arabo, ha omesso. Chisciotte,
eccitato dall'interesse di Carrasco per lui, è motivato ad
avventurarsi in un terzo giro di avventure. Anche Sancio è
pronto a partire, perché desidera ancora essere governatore
della sua isola. Sua moglie, però, lo avverte di non essere
troppo ambizioso: non è sicura del fatto che sarà a suo agio nel
ruolo di gentildonna, dato che è stata una contadina per tutta
la vita...
Prima di partire, Chisciotte insiste per rendere omaggio a
Dulcinea. Mentre cavalcano verso il suo villaggio, Chisciotte
confessa a Sancio di non aver mai incontrato Dulcinea. Questo
stupisce Sancio, che si offre per andare a El Toboso
e trovare Dulcinea. Lasciando Chisciotte nel bosco, decide di
mentire e dire al suo padrone che Dulcinea è stata trasformata in una
contadina da un malefico incantatore. Quando vede tre contadine
che si avvicinano su degli asini, annuncia a Chisciotte che una
di loro è Dulcinea, ma che è stata trasformata in una brutta
contadina da un mago cattivo. Un perplesso Chisciotte si
inginocchia davanti a lei e la chiama Dulcinea, ma la donna
pensa che si stia prendendo gioco di lei e se ne va. Devastato
dalla sua improvvisa partenza, Chisciotte chiede a Sancio di
descrivere la bellezza e l'abbigliamento di Dulcinea, che i
maghi malvagi gli hanno impedito di vedere.
Chisciotte e Sancio passano la notte nella foresta, dove vengono
svegliati da due nuovi arrivati, un altro cavaliere e il suo
scudiero. La conversazione tra Chisciotte e questo cavaliere, il Cavaliere
degli Specchi, è piacevole fino a quando quest'ultimo si
vanta di aver sconfitto Don Chisciotte della Mancia in
battaglia, e di aver fatto confessare a Chisciotte che Dulcinea
non è bella come la sua bella fanciulla, Casildea di Vandalia.
Un infuriato Chisciotte sfida il cavaliere a duello e lo
sconfigge; ma quando toglie l'elmo del cavaliere per vedere se è
morto, scopre che il cavaliere non è altro che Sansone Carrasco.
Su suggerimento del curato e del barbiere, Carrasco era partito
per sconfiggere Chisciotte in battaglia, con l'intenzione di
ordinargli di tornare al suo villaggio. Carrasco è ora
determinato a battere Chisciotte in un futuro incontro.
Chisciotte, tuttavia, conclude che gli incantatori sono ancora
una volta all'opera e che il cavaliere non è veramente Carrasco.
Forte della sua vittoria, Chisciotte nota un carro con delle
bandiere che si avvicina. Trasporta una coppia di leoni in
gabbia che sono un regalo al re da parte del governatore di
Orano (città sulle coste nordafricane che era in quel periodo
possesso della corona spagnola), ma Chisciotte vede questa come
un'altra occasione per dimostrare il suo coraggio. Ordina al
guardiano di liberare i leoni dalla gabbia, ma quando la gabbia
viene aperta, i leoni si limitano a sbadigliare e a sdraiarsi.
Chisciotte e Sancio incontrano poi alcuni contadini e studenti
che li invitano al sontuoso matrimonio di Comacho e della
bella Quiteria, di cui anche il povero Basilio è
innamorato. Poco prima delle nozze, Basilio mette in moto un
abile stratagemma e riesce a sposare Quiteria, che lo ama a sua
volta. Quando scoppia una rissa, Chisciotte difende i felici
sposi. Poi chiede a Basilio una guida che lo porti alla
grotta di Montesinos, di cui ha sentito parlare. Quando
Chisciotte e Sancio vi arrivano, Sancio lo cala con una corda
nella grotta buia, e mezz'ora dopo lo tira su. Chisciotte
riferisce di aver avuto visioni di cavalieri incantati e palazzi
di cristallo, e di aver parlato con uno dei servitori di
Dulcinea. Quando Sancio sente questo, conclude che Chisciotte è
veramente pazzo.
In una locanda vicina, Chisciotte e Sancio incontrano un
burattinaio, Mastro Pedro, accompagnato dalla sua
scimmia. Durante uno spettacolo in cui Pedro presenta un
burattino crudele, Chisciotte, provocato dalla crudeltà, tira
fuori la sua spada e combatte il burattino, tagliandone i fili e
quasi ferendo il burattinaio, che non è altro che Gines de
Pasamonte travestito.
CAPITOLI 28-56
Nella foresta, Chisciotte e Sancio incontrano una cacciatrice
che li porta al castello della sua signora, la duchessa,
un'aristocratica annoiata che ha letto la prima parte del Don
Chisciotte della Mancia e che spera di divertire se stessa e suo
marito, il duca, a spese di Chisciotte. Durante una stravagante
cerimonia che progettano per disincantare Dulcinea (cioè
liberarla dall'incantesimo), "Merlino", il mago, annuncia che
Dulcinea può essere disincantata solo se Sancio si frusta 3.300
volte. Sancio accetta di collaborare, ma solo perché il duca -
che gli ha promesso il governatorato di un'isola - dice che
Sancio può avere il governatorato solo se accetta di frustarsi.
Chisciotte e Sancio vengono quindi bendati e messi su un cavallo
magico, Clavileño, che sono portati a credere che "voli
per aria", mentre, in realtà, i servi del duca creano questa
sensazione di volo soffiando aria sui due con dei mantici. Il
duca, concedendo a Sancio il governatorato, lo manda a governare
uno dei suoi villaggi sull'isola di Barataria. Con
sorpresa di tutti, Sancio si dimostra un capo saggio e
compassionevole. Ma una settimana dopo il duca mette fine al
gioco inscenando un attacco al villaggio, costringendo così
Sancio ad andarsene.
CAPITOLI 57-74
Don Chisciotte e Sancio si fermano in una locanda sulla strada
per
Saragozza. Lì, sentono due uomini parlare di un falso
Libro 2 di Don Chisciotte, un seguito non autorizzato di
Alonso Fernéndez de Avellaneda, in cui Chisciotte tradisce
Dulcinea. Furioso, Chisciotte giura di smentire gli atti del
falso Chisciotte, andando a
Barcellona piuttosto che a Saragozza, come narra il
libro. A Barcellona, sono accolti da Don Antonio Moreno,
che li porta a fare un giro su una nave reale. La nave
improvvisamente prende il largo all'inseguimento dei pirati, e
la battaglia che ne segue terrorizza Sancio.
Nell'ultima grande avventura Chisciotte, incontra ancora una
volta Sansone Carrasco, questa volta travestito da Cavaliere
della Luna Bianca. Carrasco ha seguito Chisciotte a
Barcellona nella speranza di portarlo a casa. Sfida Chisciotte
in battaglia, e il vecchio e stanco Chisciotte perde.
Consapevole della sua sconfitta Chisciotte accetta stancamente
di tornare a casa per un anno. All'arrivo nel suo villaggio,
Chisciotte pensa di diventare un pastore. Ma si ammala di
febbre, e quando si sveglia, non crede più di essere Don
Chisciotte della Mancia, ma solo Alonso Chisciotte il Buono.
Avendo realizzato il suo sogno di essere un cavaliere errante,
il Chisciotte di buon cuore abbandona le sue fantasie e muore
serenamente.
Una conclusione
Sebbene viva una realtà alterata, la decisione/inclinazione di
Don Chisciotte di vivere in una dimensione tutta sua, ha
una sua componente razionale (ed intellettuale). Il vissuto di
Don Chisciotte, la costruzione di regole per essere un vero
cavaliere cortese, viene scelta, decisa da lui, in contrasto con la
realtà in cui vive. La sua follia è strumentale, serve alla
creazione della sua stessa realtà, alla definizione di una vita
vissuta secondo le sue regole. Per don Chisciotte
l’importanza di ciò che si crede supera quella della realtà.
Il romanzo di Cervantes da dignità al desiderio di ogni
uomo/donna di vivere in modo diverso a come sta vivendo. Il tema
delle costrizioni sociali e degli ideali conformisti a cui
siamo tutti soggetti è molto attuale. Il “folle? Don Chisciotte
in realtà siamo anche noi, che ci scontriamo con i dettami della
società in cui viviamo.
Il fulcro del romanzo è l'opposizione tra comico e tragico, tra le
intenzioni di Don Chisciotte (combattere i giganti, sgominare
eserciti nemici, salvare donzelle in difficoltà ad esempio) e
ciò che gli accade, tra il mondo che si è costruito e
l’irruzione della realtà nelle sue costruzioni
mentali/illusioni. Ma se inizialmente la follia sembra
completamente pervaderlo, nella seconda parte del romanzo,
la follia pare arricchirsi di una componente razionale, pare
essere lo strumento per il rifiuto di una realtà miserabile...
La poesia di un
personaggio
Don Chisciotte dimostra di essere in possesso di sani valori
reali, di possedere una genuina disponibilità emotiva,
dimostra altruismo e s'impegna per i deboli e contro ogni
ingiustizia da lui percepita. È forse lui il solo a salvarsi
dalla menzogna interiore, da una realtà miserevole e brutale?
La poesia del personaggio di Don Chisciotte risiede proprio nel
suo essere goffo, nel suo candore e la follia è una sua scelta
che lo preserva dal compromesso e dal male.
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