Don Chisciotte della Mancia

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Don Chisciotte della Mancia - Miguel de Cervantes

di Massimo Serra

 

Don Chisciotte della Mancia venne pubblicato da Miguel de Cervantes in due parti, la prima nel 1605 e la seconda nel 1615. L'autore, Miguel de Cervantes Saavedra (1547-1616), nato ad Alcalá de Henares in Spagna è spesso riconosciuto come il "padre del romanzo moderno". Nel Don Chisciotte narrò la storia di uno dei più amati e famosi protagonisti della letteratura mondiale, Don Chisciotte appunto, cavaliere errante nemico dell'ingiustizia. La prima parte del romanzo fu un successo immediato alla sua prima pubblicazione e, ad oggi, con oltre 500 milioni di copie, Don Chisciotte della Mancia è il romanzo più venduto della storia. La sua importanza, ancora attuale risiede nella capacità del libro  di far riflettere sui grandi temi della condizione umana, come la giustizia, la dignità,  la fede e l’amore.

Introduzione

Don Chisciotte è un gentiluomo di mezza età che vive nella regione della Mancia, nella Spagna centrale. Ossessionato dagli ideali cavallereschi propagandati nei libri che ha letto, decide di impugnare la lancia e la spada per difendere gli indifesi e distruggere i malvagi. Dopo una prima avventura fallita, ne intraprende una seconda con un bracciante un po' confuso di nome Sancio Panza, che ha convinto ad accompagnarlo come suo fedele scudiero. In cambio dei servizi resi, Don Chisciotte promette di fare di Sancio di farne il ricco governatore di un'isola. Sul suo malconcio cavallo, Ronzinante, Don Chisciotte percorre le strade della Spagna in cerca di gloria e di grandi avventure. Rinuncia a cibo, riparo e comodità, tutto in nome di una contadina, Dulcinea del Toboso, che lui immagina come una principessa.

Nella sua seconda spedizione, Don Chisciotte diventa più un bandito che un salvatore, rubando e ferendo cittadini sconcertati e giustamente arrabbiati mentre agisce contro ciò che percepisce come minacce alla sua cavalleria o al mondo. Don Chisciotte abbandona un ragazzo, lasciandolo nelle mani di un contadino malvagio semplicemente perché il contadino ha giurato che non gli avrebbe fatto del male. Ruba la bacinella di un barbiere che crede essere l'elmo del mitico Mambrino, e si convince dei poteri curativi del Balsamo di Fierbras, un elisir che lo fa ammalare così tanto che, al confronto, si sente poi guarito. Sancio resta al fianco di Don Chisciotte, sopportando spesso il peso delle punizioni che derivano dal comportamento suo "cavaliere".

La storia delle gesta di Don Chisciotte include le storie di coloro che incontra nel suo viaggio. Don Chisciotte assiste al funerale di uno studente che muore a causa del suo amore per una donna sdegnosa diventata pastorella. Libera un malvagio e subdolo galeotto, Ginés de Pasamonte, e inconsapevolmente riunisce due coppie in lutto, Cardenio e Lucinda, e Ferdinando e Dorotea. Divisi dal tradimento di Ferdinando, i quattro amanti si riuniscono finalmente in una locanda dove Don Chisciotte dorme, sognando di combattere contro un gigante.

Lungo la strada, il semplice Sancio gioca a fare l'uomo onesto con Don Chisciotte, facendo del suo meglio per correggere le fantasie stravaganti del suo padrone. Due amici di Don Chisciotte, il prete e il barbiere, vengono a trascinarlo a casa. Credendo di essere sotto la forza di un incantesimo, li accompagna, terminando così la sua seconda spedizione e la Prima Parte del romanzo.

La Seconda Parte del romanzo inizia con un'appassionata invettiva contro un falso seguito di Don Chisciotte che fu pubblicato nell'intervallo tra le due parti di Cervantes. Ovunque vada Don Chisciotte, la sua reputazione - racimolata da altri sia dalla versione reale che da quella falsa della storia - lo precede.

Mentre i due intraprendono il loro viaggio, Sancio mente a Don Chisciotte, dicendogli che un malvagio incantatore ha trasformato Dulcinea in una contadina. Sciogliere questo incantesimo, in cui anche Sancio arriva a credere, diventa l'obiettivo principale di Don Chisciotte.

Don Chisciotte incontra un duca e una duchessa che cospirano per fargli degli scherzi. Fanno vestire un servo da Merlino, per esempio, e dicono a Don Chisciotte che l'incantesimo di Dulcinea - che sanno essere un imbroglio - può essere annullato solo se Sancio si frusta 3.300 volte sul sedere nudo. Sotto la sorveglianza del Duca e della Duchessa, Don Chisciotte e Sancio intraprendono diverse avventure. Partono su un cavallo di legno volante, sperando di uccidere un gigante che ha trasformato una principessa e il suo amante in figurine di metallo.

Durante il suo soggiorno con il duca, Sancio diventa governatore di un'isola fittizia. Governa per dieci giorni finché non viene ferito in un assalto che il duca e la duchessa ideano per il loro divertimento. Sancio ragiona sul fatto che è meglio essere un lavoratore felice che un misero governatore.

Una giovane cameriera a casa della duchessa si innamora di Don Chisciotte, ma lui rimane un fedele adoratore di Dulcinea. La loro relazione mai consumata diverte la corte a non finire. Infine, Don Chisciotte riparte per il suo viaggio, ma la sua fine è rapida. Poco dopo il suo arrivo a Barcellona, il Cavaliere della Luna Bianca - in realtà un vecchio amico travestito - lo rapisce.

Cervantes racconta il "Don Chisciotte" come una storia, che sostiene di aver tradotto da un manoscritto scritto da un moro di nome Cide Hamete Benengeli. L'autore diventa parte della sua stessa finzione, permettendo persino a Sancio e Don Chisciotte di modificare le loro storie e commentare negativamente la falsa storia pubblicata a loro nome.

Alla fine, il malconcio Don Chisciotte rinuncia a tutte le verità cavalleresche che aveva seguito con tanto fervore e muore di febbre. Con la sua morte, i cavalieri erranti si estinguono. Benengeli ritorna alla fine del romanzo per dirci che illustrare la scomparsa della cavalleria era lo scopo principale nello scrivere la storia di Don Chisciotte.

 

Uno stratagemma narrativo

Cervantes afferma di essere il "patrigno" di Chisciotte, non il suo creatore. Dopo aver narrato i primi otto capitoli, racconta di aver esaurito il materiale su Chisciotte, ma chiarisce che un giorno, passeggiando nella piazza del mercato di Toledo, aveva scoperto il manoscritto originale su Chisciotte scritto in arabo dal "vero" autore del romanzo, lo storico e "incantatore" Cide Hamete Benengeli. Fatta la traduzione... il risultato è Don Chisciotte della Mancia. Questa tecnica di Cervantes di "attingere a materiale scritto da altri" lo "allontana" dalla sua opera, permettendogli di commentarla, di scegliere quali informazioni dare, di lasciare domande senza risposta, e sopratutto di evitare le critiche dell'Inquisizione del suo tempo per i commenti politici, religiosi e sociali contenuti nel romanzo.

Prima parte del romanzo

Il romanzo è composto da due tomi (uno di 52 capitoli e l’altro di 74). Cervantes nel prologo della prima parte avvisa il lettore che la vicenda che sta per raccontare, non è frutto della sua immaginazione, ma il contenuto di un manoscritto arabo che ha ritrovato e tradotto. Inizia così a raccontare le gesta di un gentiluomo spagnolo sulla cinquantina, Alonso Quijano o Quixano. Si tratta di un uomo appassionato in modo incredibile di storie cavalleresche, tanto da essere condizionato dalle sue letture, e finire per immergersi in un mondo immaginario da lui creato. In questo mondo egli è destinato ad essere un cavaliere errante, a difendere i deboli, salvare le donzelle in difficoltà e riparare i torti del mondo. Alonso diventato il cavaliere Don Chisciotte, affronterà una serie di avventure, passando di villaggio in villaggio nella provincia centrale spagnola della Mancia, arrivando sulle montagne della Sierra Morena e nella città di Barcellona.  Nella sua folle avventura porterà a con sé un contadino suo vicino, Sancio Panza, cui promette il governo di un'isola se gli sarà fedele scudiero. Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte deciderà di ispirarsi a una damigella per le sue imprese, scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina locale, trasformandola in Dulcinea del Toboso, una nobile dama. Sarà sconfitto da avversari immaginari, susciterà le risa di chi assiste alle sue gesta ma farà sorgere sorrisi amari e riflessioni profonde nel lettore che scorre le pagine...

Seconda parte del romanzo

Nella seconda parte del romanzo, pubblicata 10 anni dopo la prima, Cervantes afferma che vuole riscrivere la vera storia del cavaliere Don Chisciotte. La storia riprende descrivendo Don Chisciotte che, accortosi di essere stato riportato a casa, decide di scappare, per continuare la sua avventura di cavaliere e liberare il mondo dalle ingiustizie. Con un tocco di grande originalità l'autore informa il lettore che i personaggi finora incontrati da Don Chisciotte, adesso hanno letto la prima parte dell’opera, e sono tutti consapevoli della sua follia. Ma se Don Chisciotte è preda della follia e vive una realtà distorta nella prima parte del romanzo, nella seconda  la sua follia appare in una certa parte volontaria, consapevole, quasi uno strumento per rifiutare la miseria della realtà...

Cervantes trasmette al lettore l'idea che il comportamento fuori dal comune possa essere attraente e che certe forme di follia possano permettere di considerare alternative che la vita ci pone davanti e che ignoriamo.

Riattualizzato nelle parole di Francesco Guccini., che di Don Chisciotte ha fatto una canzone...

In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
Dove regna il capitale, oggi più spietatamente,
Riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
Al Potere dare scacco e salvare il mondo intero?

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
Perché il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
Farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

Il Potere è l'immondizia della storia degli umani
E anche se siamo soltanto due romantici rottami,
Sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
Siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte!

Personaggi chiave del Don Chisciotte

Don Chisciotte

Un signore magro e malinconico (in spagnolo, hidalgo) proveniente da un villaggio imprecisato della Mancia, ossessionato dalla lettura di romanzi cavallereschi. Ha 50 anni all'inizio della storia, 70 alla fine. Mangia raramente. A forza di leggere storie di cavalieri, si crede davvero destinato ad essere un cavaliere errante votato a "riparare a torti e ferite" e a riportare la giustizia nel mondo. È devoto alla sua bella signora, nella realtà una contadinotta che non lo conosce neppure, rinominata da lui Dulcinea del Toboso. Prende Sancho Panza un contadino locale suo vicino come scudiero e s'impegna in avventure cavalleresche di vario genere. Non è chiaro se il vero nome di Don Chisciotte sia Quixano, Quijano, Quixana o Quesada; il narratore lascia la questione sul vago per rafforzare l'idea delle identità mutevoli di Chisciotte. La parola "chisciottesco"  viene usata per descrivere qualsiasi atto o pensiero che è idealistico in misura impraticabile o eccentrica.

Sancio Panza

Sancio è un contadino, vicino di casa di Chisciotte che più tardi diviene suo scudiero. Basso e, come dice il nome "panza", di pancia larga. Analfabeta, pratico e a volte avido, accompagna Chisciotte nella speranza di ottenere potere e ricchezza. Dedito al cibo, al vino e al suo asino (Rucio). Il suo senso del reale si contrappone all'idealismo e alla follia di Don Chisciotte. La sua fantasia di diventare governatore di un'isola si realizza quando un duca gli affida per davvero uno dei suoi villaggi da governare. Sancio si dimostra misericordioso ed efficace durante la sua settimana di potere, un buon governatore davvero, ma il duca si riprenderà il suo possedimento...

Il rapporto da Don Chisciotte e Sancio

Sancio è la parte razionale, Don Chisciotte quella immaginaria ed emozionale. Il loro interagire fa scaturire situazioni in cui lo stesso oggetto osservato, la stessa realtà,  danno origine a interpretazioni opposte, senza che nessuna delle due interpretazioni prevalga sull'altra. La realtà è diversa a seconda della prospettiva da cui la si guarda. Il lettore resta affascinato da questa incertezza irrisolvibile. Mentre il romanzo progredisce, il realista Sancio si muove verso l'idealismo, mentre l'idealista Chisciotte si muove verso il realismo, progressivamente abbandonando il suo progetto cavalleresco irrealizzabile nella Spagna del 1600.

Il linguaggio di Sancio, anche se pieno di proverbi, è più semplice di quello di Chisciotte. Il dialogo continuo tra Chisciotte e Sancio aiuta a sviluppare i personaggi e la loro relazione. L'uso importante di giochi di parole, proverbi, doppi sensi, ambiguità e ironia aumenta la commistione tra apparenza e realtà.

All'interno del racconto l'autore, Cervantes, si diverte a mischiare le carte del gioco, narrando di scritti ritrovati, spesso in contrapposizione fra di loro, disseminati volontariamente di lacune e incongruenze, perché in fondo la realtà è sempre ambigua e sfuggente, frutto di diversi punti di vista contraddittori. Il romanzo da dignità al sogno, all'immaginazione, all'istinto.

Dulcinea del Toboso

Nome inventato, che Chisciotte dà ad Aldonza Lorenzo, contadina del vicino paese di El Toboso. È la donna idealizzata, e a lei Chisciotte, come nella migliore tradizione cavalleresca, ispira le sue avventure.

 

Tematiche e idee principali del Don Chisciotte

1.  La critica ai romanzi cavallereschi e alla società del tempo

I romanzi "cavallereschi" - storie fantasiose di cavalieri eroici (per esempio, Re Artù) e delle loro imprese ardite - erano la forma più popolare di letteratura all'epoca di Cervantes. Il miglior esempio fu Amadigi di Gaula, pubblicato all'inizio del 1500, scritto Garci Rodríguez de Montalvo e Enrico di Castiglia e considerato un'ottima opera letteraria. Questo romanzo fu seguito da molte imitazioni inferiori, fatte da scrittori dilettanti desiderosi di capitalizzare il successo di Amadigi. Erano questi i romanzi banali che Cervantes detestava, e il suo obiettivo dichiarato nello scrivere il Don Chisciotte era quello di distruggere l'influenza di questi romanzi. Cervantes attua quindi un rovesciamento delle imprese coraggiose dei cavalieri cortesi,  sostituendo all'eroe tradizionale, giovane e forte, un uomo di mezza età magro e stralunato, Don Chisciotte appunto. 

Cervantes pensava che la letteratura cavalleresca influisse negativamente sulla società spagnola, che la gente la prendesse troppo sul serio, che credesse davvero nelle storie che vi si narravano e pensasse di poter imitare gli atti cavallereschi descritti, specialmente nelle situazioni che coinvolgevano l'onore, la gloria e la dedizione alla patria. L'atto di leggere un testo in modo letterale - la fonte della follia di Chisciotte - è mostrato come un'attività pericolosa, poiché per Chisciotte il linguaggio dei romanzi cavallereschi è immediatamente traducibile in azione. Qualsiasi cosa si legga, si pensa di poterla fare...

Nella letteratura cavalleresca si affermano modi pomposi, si apprezzano le regole del complesso cerimoniale cavalleresco, si esalta un tipo di amore e di sentimento sdolcinato e questi modi, queste regole, influenzano Don Chisciotte ma anche la società nel suo complesso.

Il romanzo di Cervantes critica anche la classe politica e culturale spagnola, incapace di reagire all'affermarsi del materialismo e alla caduta degli ideali del secolo precedente, inadeguata nel fronteggiare i nuovi tempi che si prospettavano all'inizio del 1600. In particolare nel capitolo n. 30, i duchi che ospitano Sancio e Don Chisciotte, depositari degli ideali cavallereschi, li prendono in giro, rivelando la loro reale natura, stupida e volgare, e la loro carenza di umanità.

2. Il ruolo attivo del lettore

Cervantes vuole che i lettori assumano un ruolo attivo e riflessivo nell'interpretazione del suo romanzo. Incoraggia i lettori a mettere in discussione le visioni accettate della realtà, presentando molte possibili interpretazioni degli oggetti e delle situazioni - locanda/castello, mulini a vento/giganti, prostitute/principesse - e mostra che la realtà esterna non è necessariamente affidabile, che non c'è un unico percorso verso la verità. Il confine tra illusione (apparenza) e realtà, è mostrato come vago e talvolta irriconoscibile: Sancio diventa il governatore di un villaggio (illusione), ma in realtà fa un buon lavoro nel governare la gente (realtà) quando ne ha la possibilità. La fervida fede di Chisciotte nel suo "progetto cavalleresco" è contagiosa e conduce gli altri a partecipare alla sua finzione (il curato, il barbiere, il locandiere, il duca e la duchessa). Mentre il romanzo progredisce, il realista Sancio si muove verso l'idealismo, mentre l'idealista Chisciotte si muove verso il realismo, ritirandosi lentamente dal suo progetto cavalleresco quando si rende conto che non avrà mai successo nella Spagna del XVII secolo. I critici si riferiscono a questo processo di crescita come la Sancificazione di Don Chisciotte e la Chisciottizzazione di Sancio.

3. Vera follia inconsapevole?

Alcuni critici sostengono che Chisciotte sia un pazzo e un pericolo per gli altri; citano la sua ossessione per gli incantesimi e i maghi che (lui dice) cercano di disturbare i suoi piani; sottolineano casi in cui Chisciotte peggiora le cose per coloro che sta cercando di aiutare (per esempio, il ragazzo che viene frustato dal suo padrone). Altri sostengono che i suoi problemi mentali siano limitati a certe situazioni e che il suo ragionare sia spesso logico, persino saggio e lucido, recitando consapevolmente una parte volontariamente scelta. Cervantes suggerisce che la salute mentale sia da considerarsi in relazione alle circostanze che si presentano,  che il comportamento non convenzionale possa essere attraente, e che certe forme di follia possono essere necessarie per esplorare le alternative che la vita ci pone davanti.

4. Utopia (Credenza in una società perfetta)

Chisciotte sottoscrive il sogno di una società un tempo perfetta (discorso "Età dell'oro", Parte 1, Capitolo 11). Anche se questa società perfetta è andata perduta, Chisciotte crede che possa essere ripristinata attraverso le virtù del cavaliere errante. Vede se stesso come un protettore della giustizia e dei diritti degli indifesi. Libera i galeotti perché si preoccupa solo delle "loro sofferenze e non dei loro misfatti", e crede che il buon governo debba essere basato sulla compassione e sulla misericordia. Cervantes afferma che un buon governo e le istituzioni sociali sono necessarie alla società, ma che gli individui dovrebbero avere la libertà di esplorare diversi ruoli per se stessi, quindi creare la propria strada nella vita.

Trama e composizione

Don Chisciotte è in realtà costituito da due tomi - Parte 1 con 52 capitoli e Parte 2 con 74 capitoli - legati dal tema del costante deterioramento della mente di Chisciotte come risultato della lettura di troppi romanzi cavallereschi. Nella Parte 1, Chisciotte è un "cavaliere" energico, pieno di sogni, ambizioso e in cerca di avventure; nella Parte 2, diventa più chiuso, letargico e riluttante a impegnarsi in attività cavalleresche. L'azione nella Parte 1 si svolge su una strada aperta. Il movimento costante offre la possibilità di numerose avventure e il contatto con persone che fanno diverse professioni all'interno della società spagnola del XVII secolo. L'obiettivo è quello di rappresentare e commentare la società a lui contemporanea. La parte 2 si svolge più spesso in spazi chiusi (per esempio, il palazzo del duca) che rafforzano la crescente riflessività, passività e malinconia di Chisciotte.

Stile e scrittura

Nel romanzo ampio spazio ha il dialogo, ma le tante storie narrate che descrivono le vicende delle persone che  Don Chisciotte incontra nelle sue avventure, si prestano all’uso di diversi stili narrativi: romanzo sentimentale, racconto pastorale, racconto picaresco ad esempio. Il personaggio di Sancio incarna poi la saggezza popolare e fa ampio uso di racconti minori e proverbi. Infine ci sono anche sonetti e canzoni.

Una curiosità

Il detto "lottare contro i mulini a vento" fa riferimento proprio ad un episodio del Don Chisciotte, che vedremo in seguito, in cui il cavaliere immagina che i mulini siano dei giganti da combattere, e indica la lotta di qualcuno contro una causa persa.

 

 

Sommario del Romanzo

PARTE 1, CAPITOLI 1-24

La dedica dell'autore nella prima parte
Cervantes dedica rispettosamente il suo romanzo al Duca di Bejar e gli chiede di proteggere il romanzo da critiche ignoranti e ingiuste.

Prologo
Cervantes sminuisce il suo romanzo e nega che Don Chisciotte sia un personaggio inventato, sostenendo che sta semplicemente riscrivendo la storia. Riporta un probabile resoconto fittizio di una conversazione con un amico che rassicura lo stesso Cervantes che il suo romanzo può stare in piedi senza abbellimenti convenzionali, come sonetti, ballate, riferimenti ad autori famosi e frasi in latino. Egli suggerisce umoristicamente che tali ornamenti possono essere aggiunti ad un libro dopo il suo completamento. Cervantes accetta questo consiglio e ci esorta a godere del romanzo per la sua semplicità.

Capitolo I

È l'inizio del 1600, cervantes menziona Alonso Quixano un eccentrico signore di un villaggio senza nome della Mancia. L'uomo ha trascurato il suo patrimonio, ha sperperato la sua fortuna e sarebbe diventato pazzo leggendo troppi libri sulla cavalleria. Trascorre ogni momento di veglia leggendo "romanzi cavallereschi" sull'epoca romantica della cavalleria (cioè, storie di cavalieri che viaggiano in cerca di avventure e salvano le damigelle in pericolo).  Un giorno, con la mente pervasa dalle storie che legge di continuo, decide che anche lui è destinato a divenire un cavaliere errante, e vuole vagare per il mondo con il suo cavallo e la sua armatura, alla ricerca di avventure. Ormai smagrito a cinquant'anni, parte alla ricerca della gloria eterna. Lucida la sua vecchia armatura di famiglia e fa una nuova visiera di cartone per il suo elmo. Quixano dà l'alto nome di Ronzinante al suo vecchio e magro cavallo, e otto giorni dopo si sceglie il nome cavalleresco di Don Quixote de la Mancha. Poiché ogni cavaliere che si rispetti deve avere una "dama" da amare e servire, sceglie come sua figura femminile ideale Aldonza Lorenzo, una ragazza di campagna della vicina città di El Toboso. Aldonza tra l'altro ha sempre ignorato l'esistenza stessa di Alonso Quixano. La chiama Dulcinea del Toboso, un nome che si addice a una signora della levatura che lui immagina. Il suo comportamento lascia perplessi i suoi due amici, Mastro Nicola, il barbiere del villaggio, e Pedro Pérez, il curato (cioè il prete locale), così come la governante e la nipote adolescente di Quixano, Antonia, che vivono con lui.

Capitolo II

Don Chisciotte parte per la sua prima avventura, i cui dettagli Cervantes afferma di aver scoperto in alcuni archivi nella Mancia. Dopo una lunga cavalcata, si ferma in una locanda al crepuscolo per cenare e riposare. Immagina che la locanda sia un castello incantato e che le due prostitute che gli servono da mangiare siano le dame del castello. Scambia anche l'intrigante locandiere per il guardiano di un castello. Recita poesie alle due prostitute, che ridono di lui ma stanno al gioco. Gli tolgono l'armatura e gli danno la cena. Si rifiuta di togliersi l'elmo, che gli è rimasto in testa, ma si gode il pasto perché crede di essere in un grande castello dove le principesse lo intrattengono.

Capitolo III

Nel bel mezzo della cena, Don Chisciotte si rende conto di non essere stato adeguatamente nominato cavaliere. Prega il locandiere di concedergli l'onore. Il locandiere nota la follia di Don Chisciotte ma acconsente alla sua richiesta, rivolgendosi a lui con un linguaggio fiorito che dovrebbe rispettarne il "rango". Cerca di imbrogliare Don Chisciotte, ma quest'ultimo non ha denaro. Il locandiere gli ordina di portarne sempre un po' in futuro.

I problemi sorgono quando gli ospiti della locanda cercano di usare il pozzo del luogo, dove ora riposa l'armatura di Don Chisciotte, per abbeverare i loro animali. Don Chisciotte, infuriato e invocando il nome di Dulcinea, fa svenire un ospite e spacca il cranio di un altro. Allarmato, il locandiere esegue rapidamente una bizzarra cerimonia di cavalierato e manda Don Chisciotte per la sua strada. Don Chisciotte chiede il favore delle due prostitute, ringrazia l'oste per averlo fatto cavaliere e se ne va.

Capitolo IV

Chisciotte esce orgogliosamente al mattino e, mentre di accinge a tornare verso casa a prendere denaro e vestiti puliti, Don Chisciotte sente piangere e trova un contadino che frusta un ragazzo. Il contadino spiega che il ragazzo è venuto meno ai suoi doveri, perchè il suo pastorello quindicenne ha incautamente perso alcune delle pecore; il ragazzo si lamenta che il suo padrone non lo ha pagato. Don Chisciotte, chiamando il contadino cavaliere, gli dice di pagare il ragazzo. Il ragazzo dice a Don Chisciotte che il contadino non è un cavaliere, ma Don Chisciotte lo ignora. Il contadino giura sulla sua cavalleria che pagherà il ragazzo. Mentre Don Chisciotte cavalca via, soddisfatto, il contadino frusta il giovane ancora più severamente.

Chisciotte dice poi a un gruppo di commercianti di Toledo, che stanno andando a comprare della seta a Murcia, di proclamare che l'impareggiabile Dulcinea del Toboso è la fanciulla più bella del mondo.  I mercanti la insultano inavvertitamente e Don Chisciotte li attacca. Uno dei mulattieri dei mercanti batte Don Chisciotte e gli spezza la lancia. Ma il suo ronzino, Ronzinante, inciampa, e Chisciotte cade a terra, dove un mercante lo picchia senza pietà. Il gruppo si allontana, lasciando Don Chisciotte a faccia in giù vicino alla strada.


Analisi: Dedica-Capitolo IV

La dichiarazione di Cervantes che Don Chisciotte non è una sua invenzione riveste il romanzo di auto-inganno. Affermando di raccontare una storia che ha scoperto casualmente, Cervantes stesso diventa un personaggio del racconto. È una specie di studioso, che ci guida attraverso la storia e occasionalmente ci interrompe per chiarirne i punti. Ma la pretesa di Cervantes di essere storicamente accurato non sempre suona vera - non nomina, per esempio, la città di Don Chisciotte. Invece, attira l'attenzione sulla sua decisione di non nominare la città dicendo che "non vuole nominare" questo "certo villaggio" dove vive personaggio. In questo modo, Cervantes mina la sua affermazione che Don Chisciotte è un fatto storico realmente accaduto. Ironicamente, ogni volta che interrompe la storia del romanzo per ricordarci che è un fatto storico piuttosto che una finzione, ci sta ricordando che la storia è effettivamente finzione. Diventiamo così scettici sulle affermazioni di Cervantes e cominciamo a leggere le sue interruzioni quasi come scherzi. In questo modo, il contenuto del romanzo rispecchia la sua forma: sia Don Chisciotte che Cervantes ingannano se stessi.

In superficie, Don Chisciotte è una parodia dei racconti cavallereschi. Cervantes prende in giro il suo eroe costantemente: la prima avventura di Don Chisciotte porta al fallimento, non alle ricompense di una ricerca eroica e di successo, come il tesoro, la gloria o una bella donna. Ma per Don Chisciotte, l'avventura non è un completo disastro - le prostitute ricevono onori, e lui diventa un cavaliere. La sua incrollabile fiducia nella sua ricerca riempie il racconto di un senso romantico di avventura simile a quello di altri racconti cavallereschi. Così, per quanto Cervantes disprezzi il genere della letteratura romantica, lo abbraccia in qualche misura. Inoltre, sebbene affermi nel prologo di non aver bisogno di sonetti, ballate, grandi autori o del latino, egli condisce il testo con tutte queste convenzioni. In questo modo, il romanzo diventa una parodia che emula i racconti di cavalleria.

Le reazioni di altri personaggi a Don Chisciotte evidenziano il suo ruolo tragico. A differenza di noi, questi personaggi non vedono che Don Chisciotte è animato da buone intenzioni, e a loro appare bizzarro e pericoloso. Il locandiere, che butta fuori Don Chisciotte dopo che ha aggredito gli altri ospiti, è il tipico esempio delle paure di molti personaggi. Ma alcuni personaggi sono sinceramente affascinati dalla nostalgia di Don Chisciotte per la semplicità di un'epoca passata. Le due prostitute non capiscono la poesia di Don Chisciotte, ma lui le conquista con la sua irremovibile convinzione del loro status reale. Da un lato, i suoi tentativi di cavalleria aprono gli occhi degli altri su un mondo per il quale si struggono interiormente. Dall'altro lato, la sua goffaggine fa sembrare tutto il suo progetto completamente insensato. Dalla nostra prospettiva, non è solo assurdo ma tragico. Anche se desidera il meglio, spesso provoca il peggio, come nel caso del giovane a cui inavvertitamente peggiora la situazione perché non riesce a vedere che il suo padrone sta mentendo. In questo modo, il carattere complesso di Don Chisciotte ci fa innamorare e allo stesso tempo ci disgusta, perché vediamo che le sue fantasie e le sue buone intenzioni a volte portano dolore agli altri.

Capitolo V

Un bracciante trova Don Chisciotte sdraiato vicino alla strada e lo conduce a casa sul suo mulo. Don Chisciotte riempie il bracciante di versi cavallereschi, paragonando i suoi guai a quelli dei grandi cavalieri di cui ha letto. Il bracciante aspetta la notte prima di entrare in città con Don Chisciotte, nella speranza di preservare la dignità dell'uomo ferito. Ma gli amici di Don Chisciotte, il barbiere e il prete, sono a casa sua. Hanno appena deciso di indagare sui suoi libri quando arrivano Don Chisciotte e il bracciante. Quando la governante, la nipote e gli amici gli chiedono cosa sia successo, Chisciotte risponde che ha combattuto con 10 giganti. Inorriditi amici e parenti, incolpano i "maledetti" romanzi cavallereschi per la follia di Chisciotte.

Capitolo VI

Sperando di curare la follia di Chisciotte, il curato e il barbiere "processano" i libri letti da Chisciotte, e decidono quali bruciare. La governante, credendo che tutti i libri siano peccaminosi, vuole che gli uomini brucino tutti i libri di Chisciotte. Ma il curato insiste nel volerli esaminare uno per uno per vedere se qualcuno di essi possa essere risparmiato. Il primo che esamina è Amadigi di Gaula, un romanzo cavalleresco che vuole bruciare, poiché è stato il primo romanzo cavalleresco ad essere stampato in Spagna, e poiché tutti gli altri devono la loro origine ad esso. Il barbiere, tuttavia, sostiene con successo che Amadigi dovrebbe essere risparmiato, poiché non ha rivali nello stile ed è superiore ai romanzi cavallereschi che lo hanno seguito. Gli uomini salvano alcuni dei libri di Chisciotte, ma incaricano la governante di bruciare il resto. Lei lo fa la sera stessa, poi fa murare l'ingresso della biblioteca. Quando Chisciotte si alza dal letto due giorni dopo, è perplesso per la scomparsa dei suoi libri e della biblioteca. Sua nipote gli dice che un incantatore li ha fatti sparire.

Il prete scopre presto un libro di Cervantes, che sostiene essere un suo amico. Dice che l'opera di Cervantes ha idee intelligenti ma che non realizza mai il suo potenziale. Decide di tenere il romanzo, aspettandosi che il seguito che Cervantes ha promesso sarà pubblicato.

Capitolo VII

Don Chisciotte si sveglia, ancora delirante, e interrompe il prete e il barbiere. Avendo murato l'ingresso della biblioteca, decidono di dire a Don Chisciotte che un incantatore ha portato via tutti i suoi libri e la biblioteca stessa. Quella notte, la governante brucia tutti i libri. Due giorni dopo, quando Don Chisciotte si alza dal letto e cerca i suoi libri, sua nipote gli dice che un incantatore è venuto su una nuvola con un drago, ha preso i libri per un rancore che aveva verso Don Chisciotte e ha lasciato la casa piena di fumo. Don Chisciotte le crede e spiega che riconosce questo incantatore come il suo arcirivale, che sa che Don Chisciotte sconfiggerà il cavaliere preferito dell'incantatore.

La nipote di Don Chisciotte lo prega di abbandonare la sua ricerca, ma lui rifiuta. Promette a un bracciante analfabeta, Sancio Panza, che lo farà governatore di un'isola se Sancio lascerà sua moglie Teresa e i suoi figli per diventare lo scudiero di Don Chisciotte. Sancio è d'accordo, e dopo aver acquistato un asino, partono a cavallo dal villaggio, discutendo dell'isola.

Capitolo VIII

Dopo un'intera giornata, Don Chisciotte e Sancio arrivano in un campo di mulini a vento, che Don Chisciotte scambia per giganti. Don Chisciotte si lancia contro uno di essi a tutta velocità e la sua lancia si impiglia nella vela del mulino, gettando a terra lui e Ronzinante. Don Chisciotte assicura a Sancio che lo stesso incantatore nemico che ha rubato la sua biblioteca ha trasformato i giganti in mulini a vento all'ultimo momento.

 

 

 

 

 

 

 

Chisciotte rimane tranquillamente a casa per due settimane, ma presto comincia a pensare di nuovo ad avventure cavalleresche. Convince il suo vicino, l'onesto ma ottuso contadino Sancio Panza, a diventare suo scudiero, promettendogli che un giorno diventerà governatore di una sua isola. Un eccitato Sancio decide di lasciarsi alle spalle sua moglie, Teresa Panza (che Cervantes chiama anche Juana Gutiérrez), i figli e la figlia Mari, in cerca di potere e ricchezza. Dopo aver lasciato il loro villaggio, Chisciotte e Sancio si imbattono in 30 o 40 grandi mulini a vento in un campo aperto. Anche se Sancio vede che sono mulini a vento, Chisciotte crede che siano giganti nati dall'incantesimo del malvagio mago Frestón. Nella mente di Chisciotte il mago ha distrutto i suoi libri e la sua biblioteca, trasformando i giganti in mulini a vento "per privarlo della gloria della vittoria". Chisciotte attacca uno dei mulini a vento con la sua lancia ma rimane impigliato e finisce per rotolare a terra. Sancio, ammutolito dalla follia di Chisciotte, si precipita ad assisterlo.

Il mattino seguente i due incontrano due frati benedettini che viaggiano con cavalieri a cavallo e una donna in carrozza, che Chisciotte crede essere una principessa trattenuta contro la sua volontà. Chisciotte attacca uno dei frati, poi informa la donna che ora deve andare da El Toboso e raccontare a Dulcinea come l'ha liberata. Sancio, nel frattempo, viene picchiato dallo scudiero della donna.

Chisciotte e Sancio passano la notte da alcuni pastori amici, e Chisciotte fa un elegante discorso sull'età dell'oro della civiltà, un tempo in cui gli uomini erano in comunione con la natura. Afferma che le persone sono diventate violente e corrotte dopo aver perso la loro purezza, e che il cavalierato è stato istituito per eliminare parte di questa violenza.

Il giorno dopo, arrivano a una locanda malandata, che Chisciotte pensa sia un castello. Credendo che la serva del locandiere, Maritornes, sia attratta da lui, Chisciotte le sussurra di essere fermamente legato a Dulcinea. Un mulattiere geloso colpisce Chisciotte e scoppia una violenta rissa che sveglia l'oste. Chisciotte fugge dalla locanda senza pagare, ma Sancio viene trattenuto quando si rifiuta di pagare. Alcuni uomini lo avvolgono in una coperta e lo lanciano allegramente più volte in aria come punizione per non aver pagato. Poi rilasciano il povero scudiero dopo aver tenuto le sue bisacce come pagamento. Uno stanco Sancio si unisce a malincuore al suo padrone.

Chisciotte vede una nuvola di polvere all'orizzonte e conclude che si tratti di una battaglia medievale in corso. In realtà, è la polvere lasciata da due greggi di pecore che si muovono per sfuggire a Chisciotte. Per punire Chisciotte per aver disturbato le loro pecore, i pastori arrabbiati colpiscono Chisciotte e Sancio con delle pietre. Più tardi, i due compagni incontrano 20 sacerdoti in bianche vesti che trasportano un cadavere alla luce delle torce. Chisciotte crede che siano incantatori che trasportano il corpo di un cavaliere ferito e li attacca con la sua spada. Quando Sancio vede lo stanco e sdentato Chisciotte alla luce delle torce, chiama il suo padrone "il cavaliere dal volto triste".

Chisciotte e Sancio incontrano poi una banda di 12 prigionieri condotti dalle guardie del re per servire. Dichiarando la sua fedeltà alla libertà e alla misericordia per tutti, Chisciotte batte le guardie e libera i criminali, che ripagano il suo valore tirandogli a loro volta delle pietre senza pietà. Chisciotte e Sancio fuggono al sicuro sulle montagne della Sierra Morena. Qui incontrano un uomo, Cardenio, che racconta loro la storia del suo amore non corrisposto per la bella Lucinda, il cui padre ha costretto a sposare il ricco amico di Cardenio, Don Ferdinando.

CAPITOLI 25-52

Quando Chisciotte chiede a Sancio di portare una lettera d'amore a Dulcinea, Sancio è sorpreso di conoscere la vera identità di Dulcinea (cioè che è solo una ragazza di campagna, non una nobile damigella). Ciononostante, parte per El Toboso, lasciando Chisciotte in montagna. Durante il tragitto, Sancio incontra il barbiere e il curato in una locanda, e questi lo convincono a partecipare a un piano per attirare Chisciotte fuori dal deserto. Il barbiere si traveste da damigella in pericolo e il curato da "suo" scudiero. Insieme, seguono Sancio fino al nascondiglio della montagna, dove Sancio dà a Chisciotte un messaggio che si suppone provenga da Dulcinea, ma che il curato e il barbiere hanno inventato. Tale messaggio richiede la presenza di Chisciotte al fianco di Dulcinea immediatamente.

Chisciotte accetta di accompagnarli. Il gruppo arriva alla locanda dove Sancio era stato gettato in una coperta, e il locandiere confessa che anche lui è un amante dei romanzi cavallereschi. Per divertirsi, il curato legge ad alta voce Il racconto della curiosità sconsiderata, una storia su un gentiluomo di buona famiglia di nome Anselmo, il cui desiderio di mettere alla prova la fedeltà della moglie lo porta a una tragica morte. Alcuni soldati arrivano per arrestare Chisciotte per aver liberato gli schiavi della galea, ma quando il curato spiega lo stato d'animo folle di Chisciotte, fanno cadere le accuse. L'agitazione alla locanda ha temporaneamente distolto Chisciotte dal suo obiettivo di tornare da Dulcinea, e per riportarlo a casa, i suoi amici si travestono da incantatori, lo rapiscono, lo legano in una gabbia e gli promettono che al suo ritorno sposerà Dulcinea. Sei giorni dopo, il gruppo raggiunge il villaggio di Chisciotte, dove Sancio racconta alla moglie le sue gloriose ed emozionanti avventure come scudiero del grande Don Chisciotte della Mancia.

PARTE 2

CAPITOLI 1-27

I personaggi, in questa seconda parte, ci spiega Cervantes, sono consapevoli della follia di Chisciotte, si adoperano per deriderlo talvolta o per farlo guarire e per portarlo a casa sano e salvo, a seconda delle circostanze. La letteratura si occupa, con toni comici e talvolta tragici, della fascinazione e della fissazione del protagonista nella sua “maschera? di don Chisciotte.

Chisciotte è a casa da un mese, e il curato e il barbiere decidono di mettere alla prova il suo recupero dalla follia raccontandogli storie di cavalieri. Chisciotte lamenta astutamente che il XVII secolo non è un'epoca di cavalleria, ma non dubita che la cavalleria sia esistita in passato. Sancio, che ora è più serio che nella prima parte, annuncia che è stato scritto un libro sulle loro grandi avventure, e che Sansone Carrasco, il figlio ventiquattrenne e laureato di un vicino, può raccontare a Chisciotte il contenuto del libro.

Carrasco, che è "malizioso e burlone", decide di divertirsi con Chisciotte chiedendogli dei dettagli che lo scrittore, Cide Hamete Benengeli, uno storico arabo, ha omesso. Chisciotte, eccitato dall'interesse di Carrasco per lui, è motivato ad avventurarsi in un terzo giro di avventure. Anche Sancio è pronto a partire, perché desidera ancora essere governatore della sua isola. Sua moglie, però, lo avverte di non essere troppo ambizioso: non è sicura del fatto che sarà a suo agio nel ruolo di gentildonna, dato che è stata una contadina per tutta la vita...

Prima di partire, Chisciotte insiste per rendere omaggio a Dulcinea. Mentre cavalcano verso il suo villaggio, Chisciotte confessa a Sancio di non aver mai incontrato Dulcinea. Questo stupisce Sancio, che si offre per andare a El Toboso e trovare Dulcinea. Lasciando Chisciotte nel bosco, decide di mentire e dire al suo padrone che Dulcinea è stata trasformata in una contadina da un malefico incantatore. Quando vede tre contadine che si avvicinano su degli asini, annuncia a Chisciotte che una di loro è Dulcinea, ma che è stata trasformata in una brutta contadina da un mago cattivo. Un perplesso Chisciotte si inginocchia davanti a lei e la chiama Dulcinea, ma la donna pensa che si stia prendendo gioco di lei e se ne va. Devastato dalla sua improvvisa partenza, Chisciotte chiede a Sancio di descrivere la bellezza e l'abbigliamento di Dulcinea, che i maghi malvagi gli hanno impedito di vedere.

Chisciotte e Sancio passano la notte nella foresta, dove vengono svegliati da due nuovi arrivati, un altro cavaliere e il suo scudiero. La conversazione tra Chisciotte e questo cavaliere, il Cavaliere degli Specchi, è piacevole fino a quando quest'ultimo si vanta di aver sconfitto Don Chisciotte della Mancia in battaglia, e di aver fatto confessare a Chisciotte che Dulcinea non è bella come la sua bella fanciulla, Casildea di Vandalia. Un infuriato Chisciotte sfida il cavaliere a duello e lo sconfigge; ma quando toglie l'elmo del cavaliere per vedere se è morto, scopre che il cavaliere non è altro che Sansone Carrasco.

Su suggerimento del curato e del barbiere, Carrasco era partito per sconfiggere Chisciotte in battaglia, con l'intenzione di ordinargli di tornare al suo villaggio. Carrasco è ora determinato a battere Chisciotte in un futuro incontro. Chisciotte, tuttavia, conclude che gli incantatori sono ancora una volta all'opera e che il cavaliere non è veramente Carrasco.

Forte della sua vittoria, Chisciotte nota un carro con delle bandiere che si avvicina. Trasporta una coppia di leoni in gabbia che sono un regalo al re da parte del governatore di Orano (città sulle coste nordafricane che era in quel periodo possesso della corona spagnola), ma Chisciotte vede questa come un'altra occasione per dimostrare il suo coraggio. Ordina al guardiano di liberare i leoni dalla gabbia, ma quando la gabbia viene aperta, i leoni si limitano a sbadigliare e a sdraiarsi. Chisciotte e Sancio incontrano poi alcuni contadini e studenti che li invitano al sontuoso matrimonio di Comacho e della bella Quiteria, di cui anche il povero Basilio è innamorato. Poco prima delle nozze, Basilio mette in moto un abile stratagemma e riesce a sposare Quiteria, che lo ama a sua volta. Quando scoppia una rissa, Chisciotte difende i felici sposi. Poi chiede a Basilio una guida che lo porti alla grotta di Montesinos, di cui ha sentito parlare. Quando Chisciotte e Sancio vi arrivano, Sancio lo cala con una corda nella grotta buia, e mezz'ora dopo lo tira su. Chisciotte riferisce di aver avuto visioni di cavalieri incantati e palazzi di cristallo, e di aver parlato con uno dei servitori di Dulcinea. Quando Sancio sente questo, conclude che Chisciotte è veramente pazzo.

In una locanda vicina, Chisciotte e Sancio incontrano un burattinaio, Mastro Pedro, accompagnato dalla sua scimmia. Durante uno spettacolo in cui Pedro presenta un burattino crudele, Chisciotte, provocato dalla crudeltà, tira fuori la sua spada e combatte il burattino, tagliandone i fili e quasi ferendo il burattinaio, che non è altro che Gines de Pasamonte travestito.

CAPITOLI 28-56

Nella foresta, Chisciotte e Sancio incontrano una cacciatrice che li porta al castello della sua signora, la duchessa, un'aristocratica annoiata che ha letto la prima parte del Don Chisciotte della Mancia e che spera di divertire se stessa e suo marito, il duca, a spese di Chisciotte. Durante una stravagante cerimonia che progettano per disincantare Dulcinea (cioè liberarla dall'incantesimo), "Merlino", il mago, annuncia che Dulcinea può essere disincantata solo se Sancio si frusta 3.300 volte. Sancio accetta di collaborare, ma solo perché il duca - che gli ha promesso il governatorato di un'isola - dice che Sancio può avere il governatorato solo se accetta di frustarsi. Chisciotte e Sancio vengono quindi bendati e messi su un cavallo magico, Clavileño, che sono portati a credere che "voli per aria", mentre, in realtà, i servi del duca creano questa sensazione di volo soffiando aria sui due con dei mantici. Il duca, concedendo a Sancio il governatorato, lo manda a governare uno dei suoi villaggi sull'isola di Barataria. Con sorpresa di tutti, Sancio si dimostra un capo saggio e compassionevole. Ma una settimana dopo il duca mette fine al gioco inscenando un attacco al villaggio, costringendo così Sancio ad andarsene.

CAPITOLI 57-74

Don Chisciotte e Sancio si fermano in una locanda sulla strada per Saragozza. Lì, sentono due uomini parlare di un falso Libro 2 di Don Chisciotte, un seguito non autorizzato di Alonso Fernéndez de Avellaneda, in cui Chisciotte tradisce Dulcinea. Furioso, Chisciotte giura di smentire gli atti del falso Chisciotte, andando a Barcellona piuttosto che a Saragozza, come narra il libro. A Barcellona, sono accolti da Don Antonio Moreno, che li porta a fare un giro su una nave reale. La nave improvvisamente prende il largo all'inseguimento dei pirati, e la battaglia che ne segue terrorizza Sancio.

Nell'ultima grande avventura Chisciotte, incontra ancora una volta Sansone Carrasco, questa volta travestito da Cavaliere della Luna Bianca. Carrasco ha seguito Chisciotte a Barcellona nella speranza di portarlo a casa. Sfida Chisciotte in battaglia, e il vecchio e stanco Chisciotte perde. Consapevole della sua sconfitta Chisciotte accetta stancamente di tornare a casa per un anno. All'arrivo nel suo villaggio, Chisciotte pensa di diventare un pastore. Ma si ammala di febbre, e quando si sveglia, non crede più di essere Don Chisciotte della Mancia, ma solo Alonso Chisciotte il Buono. Avendo realizzato il suo sogno di essere un cavaliere errante, il Chisciotte di buon cuore abbandona le sue fantasie e muore serenamente.

Una conclusione

Sebbene viva una realtà alterata, la decisione/inclinazione di Don Chisciotte di vivere in una dimensione tutta sua, ha una sua componente razionale (ed intellettuale). Il vissuto di Don Chisciotte, la costruzione di regole per essere un vero cavaliere cortese, viene scelta, decisa da lui, in contrasto con la realtà in cui vive. La sua follia è strumentale, serve alla creazione della sua stessa realtà, alla definizione di una vita vissuta secondo le sue regole. Per don Chisciotte l’importanza di ciò che si crede supera quella della realtà.

Il romanzo di Cervantes da dignità al desiderio di ogni uomo/donna di vivere in modo diverso a come sta vivendo. Il tema delle costrizioni sociali e degli ideali conformisti a cui siamo tutti soggetti è molto attuale. Il “folle? Don Chisciotte in realtà siamo anche noi, che ci scontriamo con i dettami della società in cui viviamo.

Il fulcro del romanzo è l'opposizione tra comico e tragico, tra le intenzioni di Don Chisciotte (combattere i giganti, sgominare eserciti nemici, salvare donzelle in difficoltà ad esempio) e ciò che gli accade, tra il mondo che si è costruito e l’irruzione della realtà nelle sue costruzioni mentali/illusioni. Ma se inizialmente la follia sembra completamente pervaderlo,  nella seconda parte del romanzo, la follia pare arricchirsi di una componente razionale, pare essere lo strumento per il rifiuto di una realtà miserabile...

La poesia di un personaggio

Don Chisciotte dimostra di essere in possesso di sani valori reali, di possedere una genuina  disponibilità emotiva, dimostra altruismo e s'impegna per i deboli e contro ogni ingiustizia da lui percepita. È forse lui il solo a salvarsi dalla menzogna interiore, da una realtà miserevole e brutale? 

La poesia del personaggio di Don Chisciotte risiede proprio nel suo essere goffo, nel suo candore e la follia è una sua scelta che lo preserva dal compromesso e dal male. 
 

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