Inflazione

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INFLAZIONE  

 

Per inflazione si intende l'aumento generale dei prezzi. Sulle sue cause non c'è accordo da parte degli economisti, ed esistono due teorie contrapposte. Secondo la prima l'inflazione è causata principalmente dall'aumento dei costi di produzione; secondo l'altra dall'aumento della domanda da parte dei consumatori.Se si fa riferimento alla prima teoria l'inflazione è l'aumento dell'indice generale dei prezzi delle merci e dei fattori di produzione e la conseguente diminuzione del potere d'acquisto della moneta.
 

Come si sviluppa l'inflazione?

 

Quando l'inflazione aumenta ci può essere una delle seguenti cause:

  • aumento dei costi delle materie prime

  • aumento dello stipendio dei lavoratori

  • aumento della quantità di moneta in circolazione

 

L'inflazione è il fenomeno per cui si registra un aumento prolungato e generalizzato dei prezzi di beni e servizi in un'economia. Ma quali sono le cause principali per cui si sviluppa il processo inflativo? Analizziamo i fattori alla base di questo complesso fenomeno.

Una prima possibile origine dell'inflazione è l'eccesso di massa monetaria in circolazione rispetto alla capacità produttiva di un sistema economico. Maggiore è la quantità di denaro disponibile per acquistare beni, maggiore è la pressione rialzista sui prezzi. Questa dinamica è ben descritta dalla teoria quantitativa della moneta.

Anche shock esterni sull'offerta, come rincari su materie prime essenziali come petrolio e gas o calamità climatiche che intaccano raccolti e produzioni agricole, possono scatenare spinte inflazionistiche. Un tipico caso è la crescita dei prezzi energetici che si riverbera sui costi complessivi dell'economia.

Aspettative e comportamenti di famiglie e imprese giocano un ruolo chiave nell'autoalimentare fenomeni inflattivi attraverso meccanismi psicologici: se ci si attende un rialzo futuro dei prezzi, sindacati rivendicano aumenti salariali superiori e imprese anticipano ulteriori ritocchi dei listini.

Anche governi e banche centrali possono involontariamente favorire l'inflazione: politiche di bilancio espansive basate su deficit eccessivi surriscaldano la domanda aggregata mentre un costo del denaro troppo contenuto stimola l'indebitamento e l'assunzione di rischi.

Come si vede le cause dell'inflazione sono molteplici e interconnesse. Solo comprendendo appieno questa complessità è possibile tarare efficacemente contromisure monetarie e fiscali in grado di riportare stabilità economica e tenere sotto controllo la crescita sostenibile dei prezzi.

 

L'inflazione al consumo è un processo di aumento del livello generale dei prezzi dell'insieme dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. Generalmente, si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo. In Italia, come nella maggior parte dei paesi, il calcolo dell'indice è affidato all'Istituto nazionale di statistica. Un indice dei prezzi al consumo, infatti, è uno strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno.

In particolare, l'Istat produce tre diversi indici dei prezzi al consumo: per l'intera collettività nazionale (NIC), per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e l'indice armonizzato europeo (IPCA).


I tre indici hanno finalità differenti.
 

Il NIC misura l'inflazione a livello dell'intero sistema economico, in altre parole considera l'Italia come se fosse un'unica grande famiglia di consumatori, all'interno della quale le abitudini di spesa sono ovviamente molto differenziate. Il NIC rappresenta, per gli organi di governo, il parametro di riferimento per la realizzazione delle politiche economiche, ad esempio, per indicare nel Documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF) il tasso d'inflazione programmata, cui sono collegati i rinnovi dei contratti collettivi di lavoro.


Il FOI si riferisce ai consumi dell'insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente (extragricolo). È l'indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato.


L'IPCA è stato sviluppato per assicurare una misura dell'inflazione comparabile a livello europeo. Infatti viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell'Unione Europea, ai fini dell'accesso e della permanenza nell'Unione monetaria.

I tre indici si basano su un'unica rilevazione e sulla stessa metodologia di calcolo, condivisa a livello internazionale.


NIC e FOI si basano sullo stesso paniere, ma il peso attribuito a ogni bene o servizio è diverso, a seconda dell'importanza che questi rivestono nei consumi della popolazione di riferimento. Per il NIC la popolazione di riferimento è l'intera popolazione italiana, ovvero la grande famiglia di oltre 57 milioni di persone; per il FOI è l'insieme di famiglie che fanno capo a un operaio o un impiegato.
l'IPCA ha in comune con il NIC la popolazione di riferimento, ma si differenzia dagli altri due indici perchè il paniere esclude, sulla base di un accordo comunitario, le lotterie, il lotto, i concorsi pronostici e i servizi relativi alle assicurazioni sulla vita.


Un'ulteriore differenziazione fra i tre indici riguarda il concetto di prezzo considerato: il NIC e il FOI considerano sempre il prezzo pieno di vendita. l'IPCA si riferisce invece al prezzo effettivamente pagato dal consumatore. Ad esempio, nel caso dei medicinali, mentre per gli indici nazionali viene considerato il prezzo pieno del prodotto, per quello armonizzato europeo il prezzo di riferimento è rappresentato dalla quota effettivamente a carico del consumatore (il ticket). Inoltre, l'IPCA tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni).

 

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