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Il
principio di segregazione patrimoniale identifica,
nell’ambito dei servizi di investimento, l’obbligo
normativo per le società abilitate di tenere beni
appartenenti ai clienti separati e autonomi dal
proprio patrimonio, in modo che risultino
chiaramente individuabili e raggiungibili solo dai
legittimi proprietari o dagli aventi diritto.
Tale obbligo affonda le sue radici nelle prime
normative a tutela degli investitori dei primi anni
’30, quando si diffuse la necessità di creare un
“cordone sanitario� a protezione del risparmio
conferito a intermediari finanziari, in caso di
dissesti o procedure concorsuali degli stessi.
Un celebre caso che accese i riflettori
sull’importanza della segregazione fu il crack della
Bankhaus Herstatt tedesca nel 1974, quando migliaia
di investitori retail persero i propri averi nel
fallimento della banca. Ciò spinse per normative
ancora più stringenti.
Essenzialmente esistono due grandi ambiti di
applicazione:
- Strumenti finanziari e valori mobiliari detenuti
dall’intermediario in deposito titoli
- Denaro liquido depositato dal cliente presso il
conto intestato alla SIM
Ad esempio, il fallimento di una SIM non deve in
alcun modo pregiudicare la restituzione di titoli o
liquidità di pertinenza della clientela, grazie
all’obbligo imposto dalle autorità di vigilanza di
mantenere tali asset segregati dal patrimonio
proprietario.
Un principio cardine a salvaguardia dell’integritÃ
dei patrimoni dei risparmiatori.
Ecco alcuni esempi di casi italiani che hanno visto
l'applicazione pratica dell'obbligo di segregazione
patrimoniale a tutela degli investitori:
- Nel crack Parmalat del 2003, nonostante la
colossale insolvenza fraudolenta, il consorzio di
garanzia dei depositi potè restituire agli
investitori retail i titoli e la liquidità detenuti
presso conti di deposito della società , grazie alla
segregazione operata da IW Bank costituita
appositamente per gestire risparmi della clientela.
- Nel 1995 il fallimento delle SIM sorelle
Giacomelli, coinvolte in un insider trading di
proporzioni enormi all'epoca, vide comunque onorati
integralmente tutti gli impegni verso la clientela
in titoli e contante custoditi presso banche terze,
preservando risparmi per centinaia di milioni di
euro.
- Il crack della boutique mobiliare Ganci coinvolta
in un mega-buco da Pirate Bond spezzatino e
rivenduti, comportò l'azzeramento del patrimonio ma
la restituzione quasi integrale di strumenti
finanziari e fondi detenuti dai clienti in
separatezza dal capitale proprio della società .
Delle magre consolazioni per risparmiatori travolti
dagli scandali, ma indice di un meccanismo che ha
sostanzialmente tenuto.
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