Viaggio nella
Sardegna Cartaginese
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L'aeroporto più vicino a Pola è l'Aeroporto
Cagliari Elmas, situato a circa 40 chilometri a nord-est del paese.
Per raggiungere Pula attraverso la via più veloce, dirigersi verso sud sulla
Strada Statale 195 Sulcitana (SS195) dopo aver lasciato l'aeroporto. Questa
strada vi porterà fino all'abitato di Pula, e la prima metà del viaggio sarà
un bel viaggio lungo la costa. Si arriva una volta passati i comuni di
Sarroch e Villa San Pietro, dopo circa di 40 minuti se non c'è troppo
traffico. |
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È una Sardegna da vedere, che si può definire la
Sardegna vera. Più vera della Costa Smeralda, della
Costa Paradiso e di tutte le altre pur bellissime
spiagge del turismo moderno. A questa Sardegna si arriva
quasi per caso percorrendo la statale da Iglesias a
Guspini: si chiama Antas, ed è uno del
monumenti più emozionanti rimasti dalla prima grande
colonizzazione che l'isola conobbe all'alba della sua
storia, quella cartaginese.
Antas è un tempio che sorge in una valle dell'Iglesiente
a pochi chilometri dalla splendida costa che va da Capo
Aitano a Capo Pecora, sotto
Oristano. Nelle sue forme attuali, com'è
stato ricostruito nel corso di minuziose campagne di scavi,
risale all'epoca dell'imperatore Caracalla, circa il
III secolo d.C. Immerso In una cornice di boschi e aspre
montagne, in una valle poco discosta dalla statale, ricorda
un angolo di Grecia classica, con le sue colonne protese
verso il cielo. Qui i cartaginesi, nella loro avanzata verso
il cuore dell'Isola, costruirono verso il VI secolo a.C un
santuario dedicato al dio Sid, che novecento anni più
tardi i romani si limitarono ad abbellire, secondo i loro
canoni architettonici.
All'antico edificio furono conservate le caratteristiche
puniche e divenne una testimonianza preziosa della fusione
con gli usi dei popoli vinti, caratteristica della politica
imperlale di Roma. Un viaggio alla ricerca delle
testimonianze cartaginesi in Sardegna non è uno sfizio per
archeologi dilettanti o appassionati di antichità: può
essere una vacanza di quelle che oggi è di moda definire
intelligenti. L'amore per la cultura non impone di
rinunciare al piacere delle incantevoli spiagge dell'isola.
Un viaggio simile può cominciare, intatti, da
Sant'Antioco, l'antica Sulcis, proprio qui sono
stati girati molti western all'italiana. Da Tharros,
percorrendo la 131 (la vecchia Carlo Felice), la superstrada
che collega Porto Torres a
Cagliari, si potrà tornare verso sud con una
deviazione verso la Giara di Gesturi, l'altopiano
disabitato dove vivono i famosi cavallini selvaggi sardi. Ai
piedi dell'altopiano c'è il
villaggio nuragico di Barumini, che in epoca
tarda divenne una fortezza cartaginese.
Sulla costa sud occidentale, a pochi passi da
Pula, una delle località turistiche più
rinomate dell'isola, ci sono gli scavi di Nora, il
principale centro commerciale della Sardegna cartaginese.
Queste rovine, che risalgono per lo più alla successiva
occupazione romana, vennero alla luce, dopo secoli, in
seguito a una mareggiata che sconvolse la costa, rimuovendo
la sabbia che le ricopriva. Da Nora, percorrendo verso
capo Teulada la panoramica strada costiera, si arriva a
Torre di Chia, dove si trovano le omonime e
famosissime spiagge nel comune di Domus de Maria, un
promontorio che si protende nel mare tra due straordinarie
spiagge di sabbia finissima. Ai piedi della torre, d'epoca
spagnola, è visibile il muro che delimitava un "tophet"
dove i cartaginesi celebravano i propri riti di fronte al
Mediterraneo del quale si sentivano, ed erano, signori
incontrastati.
I monti che dominano questo tratto di costa racchiudono
probabilmente ancora testimonianze sconosciute di quel
popolo di padroni del mare, che prima di Roma crearono un
impero commerciale e marinaro che andava dalla Fenicia
alle Colonne d'Ercole. Di recente, vicino a
Perdaxius lungo la strada tra Carbonia e
Narcao.
Ai piedi dei monti di Giba sono stati scoperti i
resti di un tempio, dedicato probabilmente a Astarte
e Tanito, testa di ponte dei fenici prima, dei
cartaginesi poi, in terra sarda. Collegata alla terraferma
da un sottile istmo costruito in epoca romana, Sant'Antioco
e la vicina Isola di San Pietro, meglio nota col nome
di Carloforte, sono celebri per le loro scogliere, le
loro calette, le loro spiagge di sabbia finissima
(straordinaria tra tutte l'insenatura di Bobba, a
Carloforte). Ma Sant'Antioco offre al visitatore anche un
suggestivo richiamo archeologico, il "thopet", la collina
sacra dove si svolgevano i sacrifici umani della religione
cartaginese. Sono ancora visibili le urne dove venivano
raccolte le ceneri dei primogeniti immolati a Baal.
Dominatori del mare, i cartaginesi stabilirono le loro
colonie in Sardegna soprattutto sulle coste, iniziando poi
una lenta penetrazione verso l'interno. Da Sulcis.
ripercorrendo una via già seguita dai fenici, puntarono
verso le ricche miniere dell'Iglesiente. Ricostruirono,
attorno al VI secolo avanti Cristo, in faccia all'attuale
Carbonia, la fortezza del monte Sirai, antico
caposaldo fenicio che era stato raso al suolo da una
controffensiva dei protosardi: poi raggiunsero la zona di
Antas, e vi posero il loro principale centro religioso.
Più a nord, nella penisola del Sinis, fondarono
Tharros, la piazzaforte militare poi ricostruita dai
romani e abitata per tutto il primo millennio della nostra
era.
Le rovine di Tharros vicino a San Giovanni Sinis, fino a
non molto tempo fa un villaggio di pescatori dalle tipiche
capanne di canna, sono soltanto una delle attrattive della
zona, ricca di scogliere, di spiagge deserte e di trattorie
dove si può gustare l'ottimo pesce pescato negli stagni di
Oristano, come a
Cabras. Qui volano i fenicotteri e qui è
anche possibile visitare il caratteristico villaggio di San
Salvatore. Se le case ricordano quelle dei film di Sergio
Leone non è un caso.
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