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Basilica di San Domenico
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La Basilica di San Domenico, la
grande chiesa bolognese dell'Ordine Domenicano fu eretta tra il 1121, anno
della morte del fondatore dell'ordine, e il 1233, per dare degna sede al
sepolcro del Santo che morì a Bologna il 6 agosto 1221. Conserva opere di
Nicola e Giunta Pisano, Niccolò dell'Arca, Michelangelo,
Filippino Lippi,
Guercino, Guido Reni, Carracci.
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L'abside venne ingrandita tra la fine del secolo XIII e l'inizio del successivo, e da
allora gli interventi si moltiplicarono, per concludersi nel periodo 1728-1733, con il totale rimaneggiamento dell'architetto bolognese Carlo
Francesco Dotti Dotti e, nel nostro secolo, con il ripristino della
facciata "romanica" dovuto ad Alfonso Rubbiani (1910).
Fin dall'epoca della fondazione la Basilica di San Domenico fu ricca fucina
artistica: il suo convento ospitava intanto uno dei più importanti scriptoria
della città, da cui provengono i ricchi manoscritti miniati tuttora conservati
nella biblioteca. Alla metà del XIII secolo giunse nella chiesa il Crocefisso
commissionato a Giunta Pisano, una delle opere più significative del
maestro toscano, in stretto contatto con le simili altissime testimonianze da
lui eseguite oltre Appennino, e certo esempio sconvolgente per una cultura
pittorica in un momento di autonoma e fervida formazione.
Negli anni '60 di quel
secolo, nel momento in cui si decise di costruire un sepolcro monumentale in
onore del santo fondatore, i Domenicani chiamarono ancora una volta alcuni tra i
massimi esponenti della scultura toscana: primi, Nicola Pisano,
rinnovatore in senso classico della tradizione medioevale, e Arnolfo di
Cambio, noto tra l'altro come architetto di
Santa Maria del Fiore a
Firenze; a loro si devono i rilievi raffiguranti
Storie del Santo.
Come accennato la pittura trecentesca aveva visto attivo in San Domenico lo stesso
Vitale da Bologna e i maggiori maestri del tardogotico: splendida è la Madonna col Bambino e Santi ad affresco,
ritrovato alcuni decenni fa presso la scala che conduce all'organo settecentesco. Tra le opere del Quattrocento
da ricordare almeno l'intervento di Filippino Lippi, cui si deve la
Madonna e Santi della cappella presso l'abside: opera caratteristica di questo importante esponente del secondo Rinascimento fiorentino.
Nel 1477 ancora una volta un toscano,
Francesco Ferrucci da Fiesole, eseguì la tomba di Enrico Tartagni, che sarebbe divenuta esemplare per i successivi
sviluppi della scultura monumentale bolognese. Negli ultimi decenni dello stesso
secolo operarono nella Chiesa di Domenico Niccolò 'de Apulia' ? detto
dell'Arca per il suo intervento nel monumento del santo fondatore, dove lavorò
soprattutto alle sculture del fastigio ? e lo stesso giovane Michelangelo
che, per quello stesso complesso, nel 1490, eseguì uno dei due angeli
turiferari.
Secolo dì vasto impegno per la committenza domenicana fu anche il XVI, che vide,
oltre al definitivo intervento di Alfonso Lombardi nella base della
stessa arca (1542), l'attività di Fra Damiano da Bergamo, che nel 1549
eseguì il coro intagliato e intarsiato secondo le nuove regole della "tarsia"
cinquecentesca, basata sull'uso del colore. Più avanti nel secolo, intervennero
nella chiesa pittori legati al manierismo bolognese, in particolare
Bartolomeo Cesi, cui si deve l'Adorazione dei Magi, grande pala
nell'abside, e forse la cappella, decorata da stucchi e pitture murali, dedicata
alla Madonna nel transetto destro. Del 1662 è il bellissimo dipinto di
Guercino, San Tommaso d'Aquino scrive assistito dagli angeli.
L'incontro tra il Manierismo e le nuove tendenze naturalistiche dei Carracci
si ha nella splendida serie dei Misteri del Rosario, pala d'altare della
nuova cappella dedicata a tale culto: a questa, insieme ad epigoni dell'arte
cinquecentesca, come il fiammingo attivo a Bologna Denijs Calvaert,
Lavinia Fontana, lo stesso Cesi, collaborarono Ludovico e Agostino
Carracci e i classicisti Albani e Guido Reni. Quest'ultimo,
grande rappresentante della pittura secentesca, compì anche la Gloria del
Santo nella rinnovata Cappella di San Domenico. Nel 1728 il restauro
di Carlo Francesco Dotti, pur senza distruggere la struttura gotica, la rinnovò
completamente secondo le nuove forme scenografiche; nella parte alta della
navata centrale, presso le luminose finestre, furono eseguite, nell'ambito di
un'unica volontà progettuale, le tempere di Vittorio Maria Bigari, uno
degli artisti più rappresentativi della seconda generazione del '700 bolognese.
Chiesa di San
Domenico
Piazza San Domenico, 13, 40124 Bologna
Telefono: 051 640 0411
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