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Canali di Bologna
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Non tutti forse
sanno che a Bologna ci sono i canali, magari non
come a
Venezia o ad
Amsterdam,
ma quasi. Sono in tutto 80 km di canali, oggi in
parte visitabili in gommone, un tempo con il 'bucintoro',
un'imbarcazione coperta a servizio dei passeggeri.
Vista la particolare posizione, lontana dal mare, e
in mancanza di un fiume che la bagnasse per intero,
la Bologna medievale si dovette
necessariamente rifornire di un reticolo di canali
artificiali che servisse al sostentamento idrico e
commerciale della città.
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Nel
Cinquecento fu anche possibile avere il primo 'corriere
postale', che da Bologna arrivava fino a Venezia, passando
per
Ferrara.
Oggi i canali rimasti sono pochi, ma comunque ricchi
di atmosfere.
Le opere idrauliche
realizzate nel XII secolo erano per l'epoca grandiose: 353
opere per 27 km collegati ai fiumi Savena e Reno e al
torrente Aposa, che scorrono ad alcuni chilometri
dalla città. Con esse si poterono alimentare i mulini (119
nel Seicento), usati nelle attività di lavorazione della
manifattura (Bologna nel medioevo era uno dei maggiori
centri tessili per la lavorazione della seta in Italia).
Erano in tutto 24.000 su 60.000 i bolognesi che nel periodo
rinascimentale lavoravano alla seta, producendo filati e
drapperie poi venduti in tutta Europa.
Nel XII secolo, le acque dei
due fiumi venivano distribuite in questi canali artificiali
grazie ad apposite chiuse, come quella di San Ruffillo,
così da poter controllare non solo l'energia motrice e
convogliarla nei mulini (a quel tempo circa una sessantina), ma
anche immetterla nel fossato cittadino della mura (insieme alle
acque dell'Aposa, divenute nel tempo insufficienti ad alimentare
la nuova cerchia). Nacquero così il canale Savena e il
canale Reno, che presero il nome dai due fiumi di
rifornimento acque. La loro costruzione iniziò per mano privata
(con la famiglia dei Ramisani) per poi venir gestita
dall'amministrazione cittadina, durante il periodo Comunale, e
continuare nei secoli. Con l'ampliamento dello scambio
commerciale e della costruzione di altri canali urbani a ridosso
degli impianti industriali e della manifattura tessile, si
arrivò a navigare fino al fiume Po. La navigabilità era
assicurata soltanto per sette mesi all'anno a causa della
carenza d'acqua nel periodo estivo. Intorno al Quattrocento
vennero anche ampliati i punti di molo, divenuti dei piccoli
porti fluviali, è il caso di quello in prossimità dell'attuale
Porta Galliera, un primo esempio anche se di breve
durata.
I canali di Bologna sono il
canale Navile, il canale Reno, il canale Savena,
il canale Cavaticcio, il canale delle Moline.
Quest'ultimo, il canale delle Moline di Bologna,
costituiva la forza motrice che muoveva una quindicina di mulini
ad acqua della città. Costituendo l'allungamento del canale
Reno, lo ritroviamo inerpicarsi tra gli usci dei piccoli balconi
delle case e delle vie del centro di Bologna (via Oberdon e
Malcontenti) e soprattutto la via Piella. Proprio da qui,
in un edificio storico, si affaccia la famosa 'Finestrella di
via Piella', lo scorcio più suggestivo dei canali della
città.
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