La Pietà di Niccolò dell'Arca

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Compianto su Cristo morto di Niccolò dell'Arca

Niccolò d'Antonio da Pulia, o da Bari, nato in Puglia, probabilmente a Bari, fra il 1435 e il 1440, e morto a Bologna nel 1494, si fermò molti anni a Bologna, dove rifece l'Arca di San Domenico eseguita due secoli prima da un altro pugliese, Nicola Pisano. Per questo motivo fu chiamato Niccolò dell'Arca e come tale è conosciuto nella storia dell'arte.

Compianto su Cristo MortoArtista geniale, ricco di fantasia impetuosa, probabilmente formatosi a Napoli, unì alla sua cultura di base franco-borgognona gli influssi dell'arte toscana e ferrarese, raggiungendo un'espressività appassionata ed intensa, bene inserita nella tradizione artistica emiliana. Per la Chiesa bolognese di Santa Maria della Vita, realizzò il gruppo scultoreo della Pietà (o Compianto sul Cristo morto), formato da sette statue in terracotta policroma, accostate senza intenti monumentali, solo per comporre una sacra rappresentazione.

Con questa spettacolare Pietà in terracotta (l'Emilia è povera di marmi, ma ricca di argille) Niccolò dell'Arca espresse un fervore drammatico che aveva avuto il suo primo impulso in Donatello e che raggiunse punte insuperabili di espressionismo e di tensione plastica.

Compianto su Cristo MortoL'opera fu consegnata alla Chiesa di Santa Maria della Vita nel 1463, ma le due Marie in corsa furono aggiunte, o sostituite, dopo il 1485. Essa forse si ispirò ai "misteri" popolari e dimostrò i vertici eccelsi raggiungibili dalla scultura in argilla, materia docile che ben si presta ad una statuaria impressionante. Riferendosi a questo gruppo, Borselli definì Niccolò "phantasticus et barbarus", e Delogu, nella sua Antologia della scultura italiana, parlò di "delirio della mimica, rappresentazione realistica di un dolore esasperato e crudele, parossismo di passioni che si manifestano nella lamentazione".

Compianto su Cristo MortoLe sette statue sono staccate l'una dall'altra e forse in passato hanno avuto una disposizione diversa da quella attuale. Al centro giace il Cristo morto, con la testa coronata di spine poggiata su un cuscino, gli occhi chiusi, le mani in grembo. A sinistra, in atteggiamento quasi indifferente, c'è Nicodemo, il discepolo di Gesù che lo depose dalla croce, con il martello in mano, la tenaglia alla cintola, l'abito di foggia rinascimentale. Segue una donna velata, Salomè, madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, con un'espressione di dolore più contenuto rispetto a quella delle tre Marie, ma con le mani che artigliano disperatamente le gambe e con le dita che affondano nella stoffa e nella carne.

Compianto su Cristo MortoC'è poi la Vergine: vecchia, rugosa, disperata, a bocca aperta, con le mani congiunte e la testa reclinata sulla spalla destra, distrutta dal dolore. Segue San Giovanni, l'unico a capo scoperto, coi capelli ricci scarmigliati, il viso addolorato e piangente poggiato sulla mano destra. Poi, meravigliose, le due donne in corsa: Maria di Cleofa, con le mani protese in avanti quasi per non vedere l'orrore della morte, sembra volersi gettare in ginocchio ai piedi del Cristo morto; Maria Maddalena, con le vesti e il velo tesi al vento della corsa, con la bocca spalancata, evidentemente urlante, stupenda, il corpo proteso nella corsa, espressione massima di dolorosa follia.

Compianto su Cristo MortoTutti guardano Gesù, meno Nicodemo, impassibile, quasi sorridente, in posa fotografica. Gabriele D'Annunzio, nel suo Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto (Mondadori, 1935), descrive con parole appassionate il suo primo incontro con la Pietà di Niccolò dell'Arca: "mi sembrò esser percosso da un vento di spasimo, da un nembo di sciagura, da uno schianto di passione ferale [...] quella era la vita, quella era la morte, un orrore unico entrambe". La Pietà, mostra tracce consistenti della pittura sull'argilla; per qualche tempo fu esposta nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, ed oggi si trova nella collocazione originaria nella Chiesa di Santa Maria della Vita.

Compianto di Cristo Morto presso la Chiesa dei Santa Maria della Vita

Via Clavature 10, 40124 Bologna
Telefono: 051 236245

 

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