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Basilica di San Giacomo Maggiore
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Gli Agostiniani intrapresero
la costruzione di una delle più belle chiese di Bologna, la Basilica di San Giacomo Maggiore, nell'attuale
Piazza Rossini, nel 1297, dandole forme romanico-gotiche. Nuovi lavori
furono effettuati nel corso del Trecento, specie a livello decorativo: al
momento più antico risalgono alcuni affreschi delle arche sepolcrali esterne,
ora staccati e collocati in una cappella del deambulatorio.
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Nel
secolo XIV secolo si provvide a interventi pittorici di notevole
mole, sia all'interno che all'esterno. Poche sono le opere
ancora in sede: il polittico di Paolo Veneziano, eseguito
alla metà del Trecento; gli affreschi di Cristoforo da
Bologna con Storie di Santa Maria Egiziaca; il
crocefisso su tavola di Simone de' Crocefissi. All'epoca
tardogotica risalgono gli interventi di Pietro Lianori (Madonna
col Bambino ad affresco presso l'ingresso laterale), di
Jacopo di Paolo (polittico in una delle cappelle absidali e
Crocifisso) e di Lippo Dalmasio. Si deve al senese
Jacopo della Quercia il sepolcro Bentivoglio, che riprende
modelli tipici del maestro.
Fu la famiglia dei Bentivoglio a commissionare nell'ultimo
decennio del secolo XV, la trasformazione della chiesa in forme
rinascimentali: nel corso del Cinquecento l’edificio diventerà
un vero e proprio museo della scuola pittorica bolognese. La
Cappella Bentivoglio già nella sua impronta architettonica
brunelleschiana e soprattutto per l'armonica unità decorativa
rappresenta un esempio unico nell'arte bolognese. La concezione
decorativa si deve a Lorenzo Costa al servizio dei
Bentivoglio già nel l483 la cui firma con la data l490 si legge
sulla parete a sinistra e con la data 1488 su quella a destra:
da qui iniziarono probabilmente i lavori, e cioè dal grande
polittico con la Madonna in trono e i personaggi della famiglia
Bentivoglio e dal dipinto accanto (andato perduto). proseguendo
in senso antiorario lino al Trionfo della Fama e al Trionfo
della Morte della parete di fronte.
Il giovane Costa nell‘opera del quale Longhi individuava "il
riflesso più luodo" della fantasia di Ercole de' Roberti,
compie un'evoluzione verso un addolcimento formale verso istanze
di classicità che lo allontanano dalla nativa Ferrara nel senso
di una ricerca più modernamente informata anche delle novità
fiorentine e perugine che su questo versante si troverà
affiancato a Francesco Francia a cui si deve la pala
dell'altare del l493 dove l'impostazione monumentale delle
figure è forse ispirata dallo stesso Costa e la suggestione del
classicismo del Francia ebbe a sua volta parte nell'evoluzione
stilistica del ferrarese. I due artisti si trovano ancora
affiancati nella decorazione dell'Oratorio di Santa Cecilia
presso San Giacomo, avvenimento straordinario nella cultura del
primo Cinquecento anch'essa voluta dai Bentivogio. Nei dieci
riquadri con Episodi della Vita dei SS. Cecilia, Valeriano e
Tiburzio spettano al Francia lo Sposalizio e la Sepoltura
della Santo; al Costa la Conversione di Valeriono e
l'Elemosina di Santa Cecilia. Ma la personalità determinante
nel ciclo è quella di Amico Aspertini, che abbiamo già
incontrato a
Lucca, nei suoi lavori alla
Basilica di San Frediano. Il problema critico della
sua presenza è stato chiarito da Longhi, che ne rintraccia
l'opera geniale profondamente innovatrice, in tutto il complesso
con interventi anche in affreschi dei collaboratori minori. In
questo itinerario si può individuare un maturare dei modi dell'Aspertini
dall'inquietudine, dal senso di crisi della regola classica che
ne caratterizzano le opere fino al 1506 circa; ha una
disposizione sentimentale più classicamente disposta anche in
un rapporto più diretto con
Raffaello.
Anche le cappelle sorte gradualmente nel
corso del secolo XVI conservano opere
prestigiose: vi sono attivi Innocenzo da Imola e pittori del Manierismo, quali
Ercole Procaccini (Caduta di San Paolo), Bartolomeo Passarotti (Madonna e Santi),
Tommaso Laureti (Trasporto funebre di Sant'Agostino. Madonna e Santi),
Pellegrino Tibaldi (decorazione della Cappella Poggi), Prospero Fontana (Miracolo di Sant'Alessio),
Orazio Samacchini (decorazione della Cappella Magna…) e ancora
Denis Calvaert e Bartolomeo Cesi. Dei secoli XVII e XVIII ricordiamo, oltre alla decorazione di diverse cappelle, il
San Rocco
di Ludovico Carracci e il Miracolo di
San Facondo di Giacomo Cavedoni.
Basilica di San Giacomo Maggiore a Bologna
Piazza Gioacchino Rossini, 40126 Bologna
Telefono: 051 225970
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