Chiesa della Martorana a Palermo

Chiesa della Martorana a Palermo

La chiesa della Martorana, Patrimonio UNESCO della città di Palermo, e una delle chiese più belle e importanti della Sicilia e dell’Italia intera. Adornata di mosaici tra i più belli e meglio conservati al mondo, realizzati da maestranze bizantine tra il 1143 e il 1148. Venne costruita nel 1143 da Giorgio di Antiochia, ammiraglio di Ruggero II, e prende il nome da Eloisa Martorana, che in seguito fondò in questi stessi luoghi un monastero. L’edificio è anche conosciuto con il nome di chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio e appartiene alla comunità di fedeli italo-albanesi, con la liturgia esercitata secondo il rito bizantino.

Chiesa della Martorana- InternoL’edificio si affaccia su Piazza Bellini, sul luogo di una precedente chiesa di origine greco-ortodossa, affiancata alla chiesa di San Cataldo, con cui condivide l’accesso dalla piazza, a circa 10 minuti a piedi dalla Cattedrale e a pochi passi dall’incrocio pedonale dei Quattro Canti e dalla chiesa di San Giuseppe dei Padri Teatini. Durante il periodo normanno fu convertita in chiesa cattolica, diventando poi parte della diocesi cattolica bizantina di Piana degli albanesi nel 1935. Originariamente venne costruita in stile arabo-normanno e in seguito alterata nel XVII secolo secondo un progetto di Paolo Amato. Nel 1740 fu nuovamente rimaneggiata da Nicolò Palma, e vennero aggiunti i lavori nelle volte, affrescate da Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans, con la parte centrale della navata e parte del mosaico furono sostituiti da affreschi e decorazioni in stile barocco. Nel 1873 fu nuovamente restaurata su direzione dell’architetto Giuseppe Patricolo, nell’intento di riportare la chiesa al suo stato originario.

Chiesa della Martorana - Mosaici bizantiniEsternamente, nella piazza Bellini si affacciano due tipi di strutture, una sicuramente di effetto barocco con adiacente campanile (chiesa La Martorana), l’altra di impronta arabo-normanna (chiesa di San Cataldo), sempre del XII secolo, come si noterà dalle cupole intonacate di rosso (simili alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti). Alla Martorana, sulla sinistra, si accede tramite la breve scalinata e quindi attraverso un passaggio dal campanile: quest’ultimo, è esempio stilistico ben conservato, in quattro piani, ornato di bifore, colonnine e tarsie colorate. Nonostante le sue numerose trasformazioni, ad includere anche l’allungamento e la demolizione della facciata originaria (che ora appare in tutto il suo stile barocco) e la demolizione dell’abside centrale, le caratteristiche originali della chiesa della Martorana sono ancora ampiamente visibili all’interno. Anche la cupola della chiesa, sul fronte settentrionale, poco visibile dall’esterno, si presenta intonacata di colorazione rosata, e poggia su un tamburo con aperture ogivali.

Chiesa della Martorana - AffreschiNel complesso l’interno della chiesa della Martorana è costituito da un ambiente quadrangolare a croce greca, sormontato da una cupola retta da quattro colonne e incorporato in una struttura barocca a tre navate. Il tutto è caratterizzato dal lascito delle sue origini antiche più prezioso: un complesso di mosaici tra i più belli esistenti, a riempire la totalità delle pareti visibili. Si noteranno in particolare, da una parte il mosaico dell'incoronazione di Ruggero II da parte di Cristo, quindi nella parte superiore della parete e della cupola, raffigurato su sfondo dorato, il Cristo pantocratore circondato da arcangeli; e ancora, scene della bibbia, in un trionfo di decorazioni musive di periodo bizantino. Sono i mosaici più antichi della Sicilia e di grande importanza storica e artistica. Sull’altare è presente un tabernacolo in lapislazzuli di fine del XVII secolo, e un’Ascensione di scuola raffaellita, opera di Vincenzo da Pavia (1533). Nella parete occidentale troviamo anche la lapide murata dedicata all'eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Scanderbeg.

Nel XV secolo la chiesa fu concessa al vicino convento delle suore benedettine, fondato nel 1194 da Eloisa Martorana, una nobildonna che ha dato anche il nome alla chiesa e con il quale è meglio conosciuto: si trattava di un edificio attiguo alla chiesa, con tanto di loggia a vista e dalla quale le monache potevano dare uno sguardo all'esterno, senza essere scorte. Nel 1765, le monache diedero avvio alla costruzione di un passaggio sotterraneo, in parte distrutto, che arrivava fino alla loggia del Palazzo Guggino, passando per la vicina chiesa di S. Giuseppe dei Teatini.

Le monache sono anche legate ad una lunga tradizione di specialità dolciarie palermitane, tra tutte la pasta reale di mandorle palermitana, meglio nota come Pasta di Martorana (o pasta Riali), che si racconta essere nata per sopperire alla mancanza di frutta dal giardino del monastero (per via della stagione estiva che andava avanzando), durante la visita a Palermo di Carlo V, nel giugno del 1537: per ovviare a tale mancanza le monache prepararono dei dolci alla pasta di mandorle a forma di frutta, riuscendo a  far felice l’imperatore del Sacro Romano Impero.

 

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