Carlo V

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Carlo V - Biografia

Dalla confluenza dei fiumi Lys ed Escaut deriva il nome di Gand dal celtico Ganda, che significa appunto "confluente". Fonti storiche e archeologiche testimoniano stanziamenti già nell’età della pietra e del ferro. Non ci sono testimonianze del periodo romano, tuttavia è certo che i romani stanziarono nella regione i loro campi militari. Quando i Franchi invasero la regione portarono la loro lingua in sostituzione di quella celtica e latina per quella dell’olandese arcaico.

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Il re Carlo I di Spagna nipote dei Re Cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, è meglio conosciuto come Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero. In questo ruolo, fece guerra quasi continuamente alla Francia, agli ottomani e soprattutto ai protestanti del suo impero. Fu la Castiglia, che all'epoca era forte, a fornire le risorse finanziarie per le sue campagne.

L'eredità dei Re Cattolici

Quando la regina Isabella di Castiglia morì nel 1504, lasciò il suo regno alla figlia, Giovanna di Aragona e Castiglia, che era sposata con Filippo I d'Asburgo, detto il Bello, nato a Bruges, figlio di Massimiliano I d'Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero e arciduca d'Austria. Giovanna, era detta la Pazza, a causa della sua reale o presunta follia, e la madre temendo la sua incapacità di esercitare la reggenza, aveva stabilito nel suo testamento che suo marito, Ferdinando, avrebbe assunto la reggenza di Castiglia. Quest'ultimo decise che Filippo avrebbe dovuto regnare accanto a Giovanna come e si ritirò nel suo regno di Aragona. Tuttavia, Filippo morì nel 1506, costringendo Ferdinando ad assumere la reggenza fino a quando Carlo, il figlio di Giovanna, divenne maggiorenne.

Carlo I, re di Spagna

Carlo nacque il 24 febbraio 1500 a Gand, nelle Fiandre. La sua educazione fu fornita da sua zia Margherita, reggente dei Paesi Bassi, che lo introdusse all'arte e alla cultura. La sua lingua madre era il francese, la lingua parlata a corte, ma padroneggiava anche l'olandese. Carlo crebbe come un uomo pio, soprattutto grazie all'influenza che Adriano di Utrecht - il successivo e unico papa olandese di sempre - ebbe su di lui. Ma chi contribuì maggiormente all'educazione di Carlo fu Guglielmo di Croÿ, rampollo di una potente famiglia fiamminga che si era sempre asservita ai duchi di Borgogna e che in seguito, nel 1516, venne nominato dallo stesso Carlo duca di Sora, Arce e barone di Roccaguglielma e che gli gli concesse anche il feudo di Somma Vesuviana. Guglielmo di Croÿ fu nominato camerlengo di Carlo nel 1509. Fu un tutore severo che voleva preparare Carlo nel miglior modo possibile per i suoi compiti futuri e fu molto importante per gli sviluppi della sua vita.

Nel 1517, Carlo e la sua corte partirono per la Spagna per la sua salita al trono spagnolo come re Carlo I di Castiglia il 9 febbraio. Poiché i castigliani temevano che il nuovo re, che non parlava praticamente spagnolo e portava con se una corte composta quasi interamente da fiamminghi, avrebbe usato la Castiglia come una vacca da mungere per le sue ambizioni imperiali, gli furono imposte alcune condizioni. Per esempio, non si volevano più nomine a corte di stranieri e si proibiva l'esportazione di metalli preziosi e di cavalli. Carlo fu anche obbligato a imparare lo spagnolo.

Elezione a imperatore come Carlo V

All'inizio del 1519, Massimiliano I, imperatore del Sacro Romano Impero morì, e fu il ciambellano Guglielmo di Croÿ, tra gli altri, a mobilitarsi per far salire Carlo sul trono imperiale (il titolo imperiale del Sacro Romano Impero non veniva trasferito per eredità, ma per elezione da parte degli elettori). I costi per "comprare" gli elettori furono scaricati sui castigliani, che furono pesantemente tassati. Questo andava contro la politica di alcuni governatori di importanti città castigliane che non solo si opponevano alle tasse da pagare a breve termine, ma temevano anche che con l'incoronazione di Carlo come imperatore, la Castiglia sarebbe stata degradata a dipendenza dell'impero asburgico.

Le città cominciarono ad agitarsi, così nel marzo 1520 Carlo convocò le "Cortes" a Santiago de Compostela per sedare l'opposizione e chiedere il permesso di avere fondi aggiuntivi per coprire le sue spese in Germania. Le Cortes erano assemblee politiche consultive spagnole, formate, a partire dalla fine del Medioevo, dai rappresentanti di tre "stati": nobiltà, clero e borghesia cittadina ("procuratori").

Ma la Cortes di Santiago esito, in parte a causa di una dichiarazione fatta da alcuni ecclesiastici secondo cui la richiesta del re doveva essere respinta. Secondo gli autori della dichiarazione, se Carlo I non teneva conto dei suoi sudditi, le comunità della Castiglia avrebbero dovuto difendere gli interessi del regno. Fu la prima volta che questa denominazione apparve per le comunità urbane castigliane ("Comunidades") e i loro abitanti furono chiamati "comuneros". Carlo sciolse le Cortes per riconvocarle dopo un mese a La Coruña e far passare i suoi desideri, dopo di che partì per la Germania per essere incoronato imperatore come Carlo V. Lasciò il suo impero spagnolo nelle mani del suo tutore Adriano di Utrecht, il fututo Papa, all'epoca Grande Inquisitore di Castiglia.

Rivolta delle Comunidades in Castiglia

In quella che passò alla storia come Rivolta dei comuneros, Toledo fu la prima comunità a resistere a quello che vedeva come un dominio fiammingo. Guidati dal comandante locale, Juan de Padilla, i ribelli riuscirono a prendere il controllo della città. In giugno, Toledo inviò alle città che avevano voce in capitolo nelle Cortes una proposta che era in linea con le richieste fatte in precedenza al momento dell'incoronazione di Carlo. All'inizio poche risposero all'appello, ma quando Juan de Padilla e la sua milizia marciarono verso Segovia, altre città, tra cui Valladolid, si unirono alla rivolta. Le città del nord, come Burgos, ma anche importanti centri andalusi come Siviglia, Cadice e Cordoba, rimasero fedeli al re.

Le forze ribelli si diressero verso Tordesillas, non lontano da Valladolid, dove le città ribelli forgiarono la Giunta di Tordesillas, che si costituì come un governo rivoluzionario. Lo scontro finale tra le truppe reali e l'esercito di Padilla ebbe luogo nella battaglia di Villalar. La cavalleria reale si dimostrò superiore e i "comuneros" persero più di mille uomini. Padilla e diversi altri leader della rivolta furono decapitati subito dopo.

Rivolta dei Fratellanze in Aragona

Come la Castiglia, l'Aragona soffriva delle pesanti tasse imposte da Carlo I. Inoltre, soffriva della pirateria berbera proveniente dal Nord Africa. Attacchi che colpirono particolarmente le Germanías, cioè le Fratellanze (germà è l'equivalente valenciano dello spagnolo hermano, cioè fratello). Le Germanías erano corporazioni o confraternite di artigiani che popolavano le regioni costiere. Nel 1519, la peste scoppiò e uccise molti abitanti della città di Valencia. L'elite urbana fuggì e la popolazione si ribellò. Superstiziosi, presero di mira i mudéjares, i musulmani che erano rimasti nelle zone conquistate dai cristiani ai mori e che sospettavano di aver causato l'epidemia. Il governo non riuscì a sedare questo tumulto, così le Germanías riempirono il vuoto di potere e la Junta de los Trece, il Consiglio dei Tredici, composto dai rappresentanti di ciascuna delle corporazioni, assunse l'amministrazione di Valencia.

Carlo rispose da Aquisgrana. Con la nomina dell'eroe di guerra castigliano Diego Hurtado de Mendoza a viceré di Aragona, le tensioni aumentarono. Il Consiglio dei Tredici espulse il castigliano e riprese il potere. Molte città seguirono con l'istituzione altri Consigli dei Tredici e la rivolta si trasformò in una vera e propria guerra civile. Mendoza represse gli insorti trattando generosamente coloro che si arresero e nel dicembre 1522 riprese il potere. Ottocento condanne a morte furono pronunciate e le città che si erano ribellate ricevettero pesanti richieste di indennizzi.

Conseguenze della rivolta

Si tentò di convertire al cristianesimo i mudéjares su larga scala, con la forza se necessario. Ma questo si rilevò un compito estremamente difficile. La validità e la veridicità delle conversioni fu messa in dubbio e Carlo V sottopose la questione a una commissione di teologi e giuristi. Nel 1525, la commissione concluse che non c'erano state conversioni forzate, ma una "libera scelta tra il battesimo e la pena di morte". La commissione ritenne auspicabile continuare le conversioni. Questo zelo per la fede portò al complicato problema sociale dei "moriscos", come venivano chiamati i convertiti. In primo luogo, la loro conversione dava ai moriscos lo stesso status dei lavoratori cristiani, il che privava i proprietari terrieri della loro manodopera musulmana a basso costo. Un secondo problema era la risposta dei musulmani convertiti alle conversioni forzate. Difendere la propria fede fino alla fine, il martirio, è, secondo il Corano, un sacrificio troppo pesante, e in caso di coercizione è lecito nascondere la propria fede o simulare un altro credo. Questa forma di resistenza passiva si chiama taqiyya.

La sfiducia che esisteva tra il clero cattolico romano e il governo sull'autenticità della fede cristiana dei moriscos portò ad un aumento dell'attività dell'Inquisizione e infine, dopo quasi un secolo di conversioni forzate, all'espulsione dei moriscos nel 1609.

Ritorno e matrimonio

Quando Carlo tornò in Spagna dopo l'elezione a imperatore nel 1522, sembrava aver imparato molto. Non solo si rese conto che la sua prima apparizione nel 1517 aveva contribuito notevolmente al divampare delle ribellioni, ma anche che la stabilità della Spagna, e della Castiglia in particolare, era fondamentale per la realizzazione delle sue ambizioni imperiali. Voleva conquistare gli spagnoli ed era stato abbastanza saggio da imparare lo spagnolo. Inoltre, i castigliani erano contenti che avesse deciso di sposare una nativa della penisola iberica, sua nipote Isabella, principessa del Portogallo. Questo matrimonio richiese l'approvazione papale e fu concluso nel 1526. Anche se per ragioni politiche, il matrimonio si dimostrò stabile e la fiducia di Carlo nella moglie fu dimostrata quando la nominò reggente di Spagna in sua assenza. Nel 1527 nacque il loro primo figlio, il futuro Filippo II. Isabella morì nel 1539 mentre dava alla luce il suo sesto figlio. Carlo non si sarebbe mai risposato.

Organizzazione dell'impero spagnolo

Anche se Carlo non fece alcun tentativo di riunire i regni di Castiglia e Aragona sotto un'unica unità amministrativa, non si definì mai re di Castiglia ma di tutta la Spagna, sottolineando così la prospettiva comune di tutti gli spagnoli. I ranghi si compattarono intorno al re. A quei tempi, la Castiglia era governata da una serie di Consigli, creati dai nonni di Carlo, di cui il Consiglio Reale di Castiglia era il più importante. C'era anche un Consiglio per la Guerra, per l'Inquisizione e per le Finanze.

Un flusso permanente di entrate fiscali divenne sempre più importante e questo fu ottenuto attraverso l'introduzione del cosiddetto "encabezamiento", un censimento a fini fiscali, un sistema di valutazioni alle comunità locali o alle città, che potevano decidere da sole come trasmetterle ai loro abitanti. Questo sistema aveva un doppio vantaggio: il governo centrale si assicurava un flusso costante di entrate e gli amministratori locali rafforzavano la loro posizione di potere. Oltre ai consigli che si occupavano di determinate politiche, c'erano anche consigli territoriali come quelli per l'Aragona e per le Indie. Segretario di quest'ultimo era Francisco de los Cobos, l'astro nascente della corte.

Mercurino Arborio di Gattinara

La figura più influente a corte in quel momento era il cancelliere Mercurino Arborio Gattinara, un politico, umanista e cardinale piemontese (di Gattinara appunto) che aveva servito alla corte dell'imperatore Massimiliano I, nonno di Carlo. Nel 1518, Gattinara fu nominato cancelliere di Carlo, una posizione che mantenne fino alla sua morte nel 1530. Attribuiva qualità sovrumane a Carlo ed era convinto che l'imperatore fosse stato scelto da Dio per essere il monarca supremo che avrebbe governato il mondo e lo avrebbe protetto dalle minacce dei musulmani. Carlo, che non era altrettanto affezionato al suo cancelliere, era tuttavia profondamente colpito dalle sue idee e si sentiva perfettamente a suo agio nel ruolo di supremo difensore laico della cristianità. Era un buon cattolico praticante, ma quando doveva, sfidava il potere papale.

Il cancelliere non solo voleva fornire al vasto impero di Carlo una struttura amministrativa molto centralizzata, ma naturalmente vedeva anche un ruolo importante per se stesso in questo. Questo, tuttavia, era qualcosa di troppo rischioso per Carlo: non voleva rendersi completamente dipendente da un solo consigliere, per quanto competente. Invece del modello di governo centralista che Gattinara aveva in mente, l'imperatore optò per un sistema decentralizzato che prevedeva la nomina di reggenti nelle varie parti dell'impero e il rafforzamento del sistema dei consigli. Gattinara avrebbe gradualmente perso influenza e ceduto la sua posizione di consigliere principale a Francisco de los Cobos, che riuscì ad acquisire una posizione centrale come abile amministratore dei fondi dell'impero e si arricchì enormemente nel processo.

Colonizzazione delle Indie e delle Filippine

Dopo la "scoperta" delle Indie da parte di Colombo nel 1492, le isole caraibiche furono rapidamente colonizzate. La prima fu l'isola di Hispaniola, che oggi è divisa tra Santo Domingo e Haiti, dove Colombo fondò un insediamento permanente nel 1496. Da lì, gli spagnoli iniziarono a conquistare le altre isole e il vicino continente. Nel 1510, la base fu spostata a Cuba, dove il "conquistador" Diego Velázquez de Cuéllar fondò la città di Santiago de Cuba nel 1515. Juan Ponce de León scoprì la penisola della Florida nel 1512, e tre anni dopo Vasco Nuñez de Balboa fu il primo spagnolo a Panama a guardare il Pacifico.

La prima grande conquista fu fatta da Hernán Cortés, che conquistò il Messico dell'impero Atzeco tra il 1519 e il 1521. Dopo lo sbarco sul continente, fondò la Villa Rica di Vera Cruz (oggi Veracruz), la prima sede del governo in quella che gli spagnoli chiamavano Nuova Spagna. Poi prese la città azteca di Tenochtitlan, la distrusse e iniziò a costruire quella che poi sarebbe diventata Città del Messico. L'America centrale fu conquistata con molti combattimenti tra i conquistadores nel periodo dal 1522 al 1547, con Francisco de Monteja in particolare che ebbe le maggiori difficoltà ad ottenere il controllo della penisola dello Yucatán abitata dai Maya. Nel 1531 iniziò il viaggio di Francisco Pizarro verso il Perù. La capitale Inca, Cuzco, fu presa nel 1533 e Pizarro catturò enormi tesori d'oro dagli Inca. Ecuador, Venezuela e Colombia seguirono negli anni 1530 e nel 1541, dopo aver disceso il Rio delle Amazzoni, Francisco de Orellana raggiunse l'Oceano Atlantico. La conquista del Cile ebbe luogo negli anni 1535 e 1540. I conquistadores si scontrarono con i Mapuches nella regione dell'Araucanía, che resistettero con successo agli spagnoli utilizzando sofisticate tecniche di combattimento con il lazo. Nello stesso periodo furono conquistate parti dell'Argentina e della Bolivia. Dal 1521, gli spagnoli penetrarono anche nel continente nordamericano e nel 1550 erano riusciti a colonizzare i territori che corrispondono alle attuali Florida, Nuovo Messico, Texas, Arizona, Colorado e la California.

Di particolare importanza per gli spagnoli fu la marcia intorno al mondo che iniziò nel 1519 per volere di Carlo V sotto la guida del portoghese Ferdinando Magellano. Il Trattato di Tordesillas, che divideva il mondo in una sfera d'influenza spagnola e portoghese, concluso nel 1494, non permise agli spagnoli di tentare di raggiungere le Molucche, nell'attuale Indonesia, ricche di spezie, attraverso la costa africana. Da qui il permesso di Carlo I per il viaggio di Magellano. I portoghesi trovarono il passaggio sulla punta del continente sudamericano alla fine del 1520. Magellano, dopo un duro viaggio attraverso il Pacifico, arrivò nelle Filippine nel 1521, dove fu assassinato mentre cercava di cristianizzare la popolazione. Il suo secondo in comando, lo spagnolo Juan Sebastián Elcano, completò il viaggio, rendendolo il primo a compiere il giro del mondo.

Rinascita in Castiglia

In Castiglia le ribellioni delle Comunidades furono sedate nel 1521. Il paese dopo queste vicissitudini ebbe un periodo di calma piuttosto lungo e nessuna guerra fu combattuta sul suolo spagnolo per molti decenni. Il commercio della lana fiorì grazie alla crescente domanda delle Fiandre e la produzione aumentò, anche se la Castiglia non aveva una solida infrastruttura industriale. Così, l'opportunità di sviluppare una propria industria tessile di alta qualità venne colta come avrebbe potuto. Questa crescita economica generò entrate fiscali sufficienti per pagare il debito nazionale accumulato durante il regno dei monarchi cattolici, e quando iniziò il flusso di metalli preziosi dalle Americhe, la Castiglia divenne la nazione che forniva il denaro per le campagne imperialiste di Carlo V. Il regno, che fino al 1700 fu risparmiato dai conflitti interni, avrebbe continuato a svolgere questo ruolo e ad essere un importante finanziatore dell'impero asburgico.

L'argento e l'oro che cominciarono ad affluire dalle Indie nel 1521 furono di solito quasi interamente incanalati verso i finanzieri stranieri verso i quali Carlo era costantemente indebitato. L'esempio più famoso era la famiglia di banchieri di Augusta (in Baviera) dei Fugger, che era tra le più ricche d'Europa e che aveva avuto un ruolo nell'elezione dello stesso Carlo a imperatore del Sacro Romano Impero. L'afflusso di metalli preziosi era ancora modesto nei primi anni e consisteva principalmente in oro, ma quando la miniera d'argento di Potosí nell'attuale Bolivia e le miniere di Zacatecas in Messico furono scoperte nel 1545, l'offerta di argento salì a proporzioni enormi.

L'impero dove non tramonta mai il sole

Dopo la sua elezione a imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo I, re di Spagna, governò come Carlo V su un gigantesco territorio che copriva circa metà dell'Europa e parte dell'America. Si trattava dei suoi possedimenti spagnoli nella penisola iberica (Castiglia e Aragona), dei territori italiani sotto la corona d'Aragona (Napoli, Sicilia e Sardegna) e dei territori in America, compreso il Messico appena conquistato. Poi c'erano i possedimenti asburgici (Austria, Boemia, Slovenia e Ungheria) e le Fiandre e i possedimenti del Ducato di Borgogna, che aveva ereditato da suo padre Filippo il Bello. Infine, c'erano i principati tedeschi appartenenti al Sacro Romano Impero. Durante tutto il suo regno, Carlo dovette difendersi dagli attacchi dei francesi e degli ottomani, in particolare nelle parti del suo impero che si trovavano al di fuori del territorio iberico. Feroci furono anche gli scontri all'interno del Sacro Romano Impero contro i principati protestanti. Tutte queste guerre furono in gran parte finanziate con i fondi della Castiglia, politicamente pacifica.

In guerra con la Francia

All'inizio del XVI secolo, l'Europa cristiana, era minacciata sia internamente dall'ascesa del protestantesimo che esternamente dagli ottomani. C'erano già state scaramucce in Nord Africa, dove l'ammiraglio/corsaro ottomano Khayr al-Dīn Barbarossa aveva cacciato gli spagnoli da Algeri, ma più seria sembrava l'avanzata delle armate ottomane a est, dove avevano messo gli occhi sulla conquista dei possedimenti asburgici. In effetti, c'erano tutte le ragioni per cui sia Carlo V che il suo avversario, il re Francesco I di Francia, avrebbero dovuto unire le forze, ma invece entrambi i governanti combatterono per decenni un'aspra battaglia per l'egemonia in Europa. Questa battaglia, per alcuni, fu di carattere personale, poiché Francesco I avrebbe mal sopportato il fatto che Carlo V lo avesse sconfitto nell'elezione a imperatore del Sacro Romano Impero.

Il primo conflitto scoppiò quando Francesco I, che fu tra le altre cose mecenate di Leonardo da Vinci, attaccò le Fiandre e la Navarra nel 1521. Questi attacchi fallirono, dopo di che il re francese, da Milano, che aveva conquistato dagli spagnoli nel 1515, tentò di espellere l'imperatore dal regno di Napoli, parte della corona d'Aragona. Nella battaglia di Pavia del 1525, tuttavia, il re francese subì una pesante sconfitta contro le truppe imperiali, che all'epoca erano quasi invincibili grazie all'uso dei "tercios" spagnoli, unità regolari e temute per la loro mobilità e l'uso del cannone ad uncino mobile. Per Francesco I la battaglia di Pavia si concluse in modo drammatico. Dopo una breve prigionia in Italia, il re francese fu trasferito come prigioniero di guerra a Madrid, dove fu trattato con il dovuto rispetto e godette di grande libertà. Prima della sua liberazione, Francesco I firmò un trattato con Carlo V, il Trattato di Madrid, in cui il monarca francese rinunciò a tutte le rivendicazioni su Milano, Genova, la Borgogna, Napoli e le Fiandre. Francesco accettò anche di sposare Eleonora, la sorella di Carlo.

Una volta rilasciato, Francesco I ruppe l'accordo e preparò una nuova guerra, questa volta con l'appoggio di Papa Clemente VII. Erano uniti nella cosiddetta Lega di Cognac, che comprendeva anche la Repubblica di Venezia, l'Inghilterra e le contee di Milano e Firenze. Questa lega mirava a limitare il potere di Carlo V e a cacciare gli spagnoli dall'Italia. Così, il papa perse di vista la sua posizione mediana e, come capo della Chiesa, interferì in un conflitto tra monarchi cristiani. Una scelta con la quale presentò alla chiesa spagnola un dilemma. Tuttavia, il clero spagnolo sostenne il suo re senza riserve.

Dopo aver combattuto per Milano, le truppe imperiali si diressero verso sud e raggiunsero Roma ai primi di maggio del 1527, dove, dopo aver avuto la meglio sulle difese della città, saccheggiarono in modo drammatico la città. Nel Sacco di Roma del 6 maggio 1527 truppe ammutinate di Carlo V, in rivolta per i salari non pagati, i Landsknechte tedeschi, i famigerati lanzichenecchi, molti dei quali protestanti, insieme a soldati spagnoli e mercenari italiani, entrarono nella città eterna iniziarono immediatamente a saccheggiare, uccidere e trattenere i cittadini per richiedere riscatti. Papa Clemente VII si rifugiò a Castel Sant'Angelo, la Guardia Svizzera, che lo proteggeva, fu annientata in un'azione di retroguardia. Nel febbraio 1528 la mancanza di cibo e un'epidemia di peste portarono gli eserciti ad abbandonare la città, la cui popolazione decimata scese da 55.000 a 10.000 persone. Benvenuto Cellini, testimone oculare degli eventi, descrisse il sacco nelle sue opere. La Lega di Cognac si riprese e i combattimenti ricominciarono. Con l'aiuto della flotta genovese al comando dell'ammiraglio Andrea Doria, i francesi iniziarono un assedio di Napoli, che terminò alla fine del 1528.

La battaglia nel Mediterraneo

Da quel momento, le potenze europee cercarono la pace. Questo portò nel maggio 1529 alla Pace di Cambrai, con Carlo rinunciava alle sue pretese sulla Borgogna, mentre Francesco I rinunciava a tutte le pretese sul territorio italiano. Papa Clemente VII tornò sui suoi passi e incoronò Carlo V imperatore a Bologna nel 1530. Questa fu l'ultima volta che un imperatore fu incoronato da un papa. La pace di Cambrai arrivò appena in tempo, perché le armate ottomane di Solimano il Magnifico (Süleyman I) si avvicinarono a Vienna nel 1529 (Primo Assedio di Vienna). Carlo V contrattaccò con un grande esercito con unità principalmente tedesche che sembrava abbastanza forte da respingere un possibile attacco turco. Nel 1532 i turchi fecero un secondo tentativo, ma ancora una volta fu l'enorme esercito dell'imperatore a dissuaderli.

Nel tentativo di distogliere l'attenzione dei turchi da Vienna, la flotta di Andrea Doria riuscì a ottenere il controllo del Mediterraneo orientale, ma le posizioni imperiali - anche a Messina - si rivelarono insostenibili per mancanza di risorse finanziarie e dovettero essere abbandonate. Anche a ovest, sulla costa nordafricana, gli ottomani rimasero all'offensiva. Nel 1533 riuscirono a cacciare gli spagnoli da Algeri e l'anno seguente presero Tunisi. Questo spinse l'imperatore, che era salpato verso sud con le sue truppe spagnole dopo la ritirata di Solimano, a tentare di porre fine alla minaccia musulmana dall'Africa una volta per tutte.

Nel 1535, mise insieme una flotta impressionante, con navi provenienti dalle Fiandre, da Napoli, dal Portogallo e, naturalmente, la flotta genovese comandata da Andrea Doria. Questo esercito sbarcò vicino alle rovine di Cartagine e si diresse verso Tunisi, che era nelle mani di Khayr al-Dīn Barbarossa. Dopo una difficile conquista della fortezza di La Galeta, Tunisi fu presa e Barbarossa fu costretto a fuggire. Un tentativo di Carlo di conquistare Algeri nel 1541 finì tuttavia in un totale fallimento. Il cattivo tempo rese impossibile un atterraggio e la flotta si allontanò.

Di nuovo guerra con la Francia

Prima che l'imperatore tentasse di prendere Algeri, scoppiò un terzo conflitto con la Francia. Quando il duca di Milano Francesco II Sforza morì senza eredi, Francesco I vide la sua occasione e invase l'Italia. Riuscì a conquistare Torino, ma la città di Milano rimase nelle mani del nipote di Carlo, Filippo, successore del duca. Carlo reagì invadendo la Francia dalla Spagna, ma la campagna fallì. La pace fu conclusa nel 1538 con il Trattato di Nizza (Nizza, allora capitale della della omonima contea che faceva parte del Sacro Romano Impero), che mirava a promuovere una cooperazione a lungo termine tra le due potenze cristiane e a permettere loro di intraprendere un'efficace azione comune contro i turchi e i principati tedeschi protestanti.

Un quarto tentativo di Francesco I di contrastare Carlo V andò in scena tra il 1542 e il 1544, quando il re francese si era alleato con Solimano e la flotta combinata franco-turca catturò la città di Nizza. Le truppe imperiali riuscirono ad evacuare la città, ma furono poi sconfitte nella sanguinosa Battaglia di Ceresole (presso Ceresole d'Alba), situata appena a sud di Torino. Sebbene questa fosse una vittoria promettente per il re francese, egli fu costretto a spostare le sue truppe in Francia a causa di un'imminente invasione da parte degli eserciti dell'imperatore che aveva trovato un nuovo alleato nel re Enrico VIII d'Inghilterra. Questa invasione iniziò nel maggio 1544, ma non ebbe successo. Stanchi di combattere tra di loro, ma anche perché Carlo V era coinvolto in un conflitto con i protestanti tedeschi, le parti in guerra conclusero la Trattato di Crépy nel 1544, il che significava che le guerre di Carlo con il re francese erano temporaneamente finite.

La lotta contro i protestanti

Martin Lutero iniziò i suoi tentativi di riformare la Chiesa Cattolica dall'interno affiggendo le sue famose 95 tesi al cancello della chiesa di Wittenberg. Nel giugno 1520, Papa Leone X emise una bolla che chiedeva a Lutero di ritrattare alcune delle sue tesi, ma quando Lutero rifiutò, fu scomunicato all'inizio del 1521. Come difensore della fede cattolica romana e della stabilità del suo impero, Carlo V cercò di prevenire un nuovo scisma nella cristianità e offrì a Lutero la possibilità di difendere le sue tesi sotto salvacondotto alla Dieta di Worms (una assenblea di principi tedeschi). Il tentativo non servì a nulla. Lutero rimase fermo sulle sue posizioni e anche Carlo mise al bando Lutero.

Carlo era ansioso di preservare l'unità nel suo regno a causa della minaccia ottomana e alla Dieta di Augusta nel 1530 fu fatto un altro tentativo di riconciliazione con i protestanti che nel frattempo avevano confiscato i beni della chiesa. Tuttavia, la cosiddetta Confessione di Augusta, redatta dallo stretto collaboratore di Lutero, Melanchton, non trovò il favore dell'imperatore, che riaffermò l'Editto di Worms e chiese la restituzione dei beni confiscati. La lotta si intensificò quando nel 1531 i protestanti si unirono nella Lega di Smalcalda, (Alleanza di Schmalkaldic) una lega difensiva che si accordò per fornire 10.000 uomini e 2.000 cavalieri per la mutua protezione. Durante gli anni 1530 sempre più principati e città imperiali si unirono a questa alleanza, il che provocò una reazione dei principi cattolici che fondarono la Lega Santa di Norimberga nel 1538. Nel 1544 l'imperatore cominciò a prendere misure per combattere i protestanti con la forza, se necessario. Il conflitto armato iniziò quando le decisioni del Concilio di Trento, iniziato su insistenza di Carlo V nel 1545, furono respinte dai protestanti. Dopo alcune schermaglie preliminari tra i governanti protestanti e cattolici, gli eserciti protestanti e l'imperatore si incontrarono a Mühlberg sulle rive dell'Elba nel 1547. I protestanti distrussero tutti i ponti e pensavano di essere protetti dal fiume, che li separava dalle ben addestrate truppe di Carlo V. Ma queste ultime riuscirono ad attraversare il fiume di sorpresa e distrussero l'esercito protestante prima che potesse fuggire. I principi ribelli furono trattati con una certa indulgenza da Carlo, ma la Lega di Smalcalda fu dissolta.


La pace di Augusta

Nonostante la superiorità militare di Carlo V sui suoi avversari protestanti, non poté impedire che le idee di Lutero, morto nel 1546, penetrassero in profondità nel Sacro Romano Impero. Combattere queste idee con la violenza semplicemente non era più un'opzione. Carlo convocò la Dieta di Augusta nel 1548 per cercare di trovare una soluzione ai problemi del suo regno. Tuttavia, il suo decreto, il cosiddetto Interim di Augusta, che fece alcune concessioni ai protestanti, non andò giù ai principi protestanti e fece arrabbiare sia il Papa che un certo numero di Elettori cattolici che vedevano con sospetto il crescente potere di Carlo V. I principi protestanti risposero all'Interim di Augusta concludendo il segreto Trattato di Chambord con il re francese Enrico II nel 1551. Enrico promise loro sostegno in cambio di Cambrai e delle città episcopali di Verdun, Metz e Toul. Mentre il re francese occupava i territori che gli erano stati promessi, i principi ribelli, guidati da Maurizio di Sassonia, marciarono su Innsbrück, dove si trovava Carlo V, che sfuggì per poco alla cattura e dovette riparare in Italia. Un ultimo tentativo di Carlo di mantenere la sua presa sulla situazione terminò nel 1553 con il fallimento dell'assedio di Metz. Infine, la pace fu firmata con la Pace di Augusta, che lasciò i principi tedeschi liberi di scegliere tra cattolicesimo e protestantesimo per i loro possedimenti. Questo non includeva la libertà individuale di religione.


Gli ultimi anni di Carlo

Negli anni 1550 Enrico II di Francia tentò per l'ultima volta di spezzare il potere di Carlo V. Iniziò con un'offensiva di successo in Lorena, ma il suo tentativo di conquistare la Toscana fallì nel 1554. All'inizio del 1556 Carlo riuscì a costringere il re francese a concludere la Tregua di Vaucelles. Nello stesso anno Carlo V decise di abdicare e lasciò i suoi possedimenti spagnoli a suo figlio Filippo II, che ereditò anche i Paesi Bassi. Il fratello di Carlo, Ferdinando, ereditò l'impero e nel 1558 fu formalmente nominato imperatore del Sacro Romano Impero. La Francia disseppellì l'ascia di guerra un'altra volta, ma fu nuovamente sconfitta da Filippo II nella Battaglia di San Quintino, una battaglia in cui, come prima, i tercios, i reparti di fanteria spagnoli dimostrarono il loro valore. La Francia fu costretta a concludere la Pace di Cateau-Cambrésis (1559), con la quale la Francia rinunciò alle sue pretese sui territori italiani. Gli Asburgo si erano definitivamente affermati come la potenza più importante in Europa a spese della Francia.

Carlo, la cui salute era notevolmente peggiorata, tornò in Spagna, dove in febbraio prese la residenza in un palazzo vicino al monastero di Yuste, vicino alla Sierra de Gredos e lontano dal trambusto politico. Soffriva molto di gotta e preferì trascorrere gli ultimi anni della sua vita in pace e riflessione. Morì di malaria il 21 settembre 1558 dopo una dolorosa lotta per la morte. I suoi resti mortali furono poi trasferiti al Palazzo dell'Escorial da Filippo II.

Vedere anche: Ritratto di Carlo V a cavallo di Tiziano

 

 

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