Combattere l'Aggressività, e l'essere aggressivi

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Combattere l'Aggressività, e l'essere aggressivi

" E' Natale ancora, la grande festa"... così cantavano i bambini in TV, " Voglio essere più buono, da ora" ha detto mio figlio; mi ha fatto pensare, anche io voglio essere più buono, da ora, da dove cominciare? Ricognizione mentale e prima confessione: voglio combattere la mia aggressività, inizierò da qui. L'esperienza ci insegna che quanto più cerchiamo di ignorare aspetti negativi di noi, tanto più questi rischiano di sfuggirci di mano e di danneggiarci.

Il mio "atteggiamento aggressivo" compromette spesso le mie giornate. Da un po' di tempo rifletto su come sia difficile imparare a gestire l'aggressività, a trasformare l'istinto, la natura, a fare buon uso della propria energia vitale.

Devo canalizzare la mia aggressività, tradurla in parola e gesto, trasformarla in qualcosa di costruttivo e socialmente accettato. E' in fondo il cammino che ogni singolo essere umano percorre per migliorarsi, per arricchirsi, per trovare equilibri di felicità. Si possono distinguere diversi modi di essere aggressivi, per sintetizzare ci concentriamo su un modo buono e uno cattivo. Aggressività, in senso buono, significa competere, accettare il confronto, mettersi in gioco, emanciparsi dagli schemi mentali adottati, lanciarsi in avanti di petto. Questo tipo di aggressività porta in sé significati fecondi e positivi. Non poter esprimere in modo adeguato l'aggressività buona significa essere privati di un elemento fondamentale per la propria auto-affermazione.

L'aggressività cattiva, "sorda", come la chiamo io, consiste nel reagire a tutte le situazioni esterne come se queste costituissero una minaccia. Non si da attenzione ai fatti e alle parole, non si ascolta realmente l'interlocutore, la nostra mente interpreta in modo aprioristico ciò che sta accadendo. Si aggredisce per difendersi pensando sempre di essere attaccati. La situazione che ci coinvolge viene classificata, senza motivo apparente, come minacciosa. A prescindere da quella che è la realtà dei fatti, si percepisce la posizione altrui come critica, un'accusa, una lamentela e ci si difende d'impulso, senza chiedere spiegazioni. La reazione aggressiva è immediata e non si riescono a guadagnare minuti preziosi per per riflettere, filtrare, capire.

 

Questo tipo di aggressività non è legata più all'affermarsi, al competere o al confrontarsi, meno che mai al mettersi in gioco, è solo un modo di agire sordo alle parole altrui , sordo alla realtà, che affonda le sue radici nelle insicurezze e nelle problematiche personali.

 

Accade spesso che la situazione degeneri e che solo dopo un po', e con grande frustrazione, ci si renda conto della fragilità della costruzione mentale che ci ha indotto alla reazione aggressiva immotivata. Ma è troppo tardi. Reagisco in modo aggressivo perché mi sembra sempre di non essere adeguato, di non andare bene a nessuno, vedo critiche ovunque, temo di essere deludente, mi sono sempre troppo occupato di essere gradito agli altri. Mi sono costruito un personaggio e vorrei che gli altri conoscessero questo, vorrei essere quel personaggio forte, saggio, sicuro, deciso, tollerante e comprensivo, ma non lo sono, lo so io, temo lo sappiamo anche gli altri!

 

accettazioneCi sono dei momenti nella vita in cui con il partner, la famiglia, gli amici, si presenta la necessità di verificare come, e fino a che punto, possa essere affrontata l'aggressività che abita in noi. E nasce la domanda, la coppia, la famiglia, gli amici, saranno un contenitore sufficiente ad accogliere questa parte di noi? Saranno sufficientemente buoni ed accetteranno di mettersi in gioco per andare avanti, oltre i confini certi e deboli che abbiamo costruito spesso per caso o per abitudine?

 

Saremo capaci di essere autentici, di trasformare l'aggressività in consapevolezza, affrontandola e guadagnandosi una vita migliore, più trasparente, più appagante?

 

Spesso preferiamo tenerci la nostra aggressività, proteggendoci dai sentimenti sgradevoli, negando di fronte al disagio, ai problemi, ai sensi di colpa, che l'aggressività inquina le giornate e peggiora le nostre vite. Ciascuno ha bisogno di capire quanto deve continuare a restare il personaggio che si è creato, e quanto invece si trovi finalmente di fronte all'opportunità di aprirsi, di affermarsi per quello che è, spogliandosi delle sovrastrutture per trasformare il proprio modo di relazionarsi a sé, agli altri.

 

Il presupposto per tutto questo è che gli altri siano affidabili dal punto di vista affettivo, sentiti come sufficientemente buoni e disposti a loro volta a mettersi in gioco. Questo non può accadere subito, ci vuole tempo, pazienza, e tanto lavoro su se stessi. Si deve avere la reale volontà di accettarsi e si deve essere convinti che l'autenticità nei rapporti umani è fondamentale per la serenità e la crescita personale.

 

Conflitti, riflessioniSpesso padri e madri ci hanno insegnato ad evitare i conflitti, voltando le spalle a istinti primari della vita umana. Ma c'è un livello riflessivo, migliorativo, che con gli anni ci coinvolge, si fa attraente; si preannuncia già nell'adolescenza, lo si comprende appieno solo nell'età adulta. Prima si inizia, meglio è: bisogna riconoscere, mettere in salvo e curare amorevolmente l'essenziale; dobbiamo spogliarci delle sovrastrutture (abiti, ruoli, identificazioni,) per mettersi davvero vicendevolmente in salvo.

Mettete in conto l'emergere di tensione, rabbia, climi gelidi, toni secchi e parole taglienti; poi però si imparano ad ascoltare le emozioni messe da parte, paura, vergogna, dolore si muovono in un limbo, a metà strada tra avanzare o essere ricacciate indietro. Emergono la paura del rifiuto, la voglia di scappare, il senso di inadeguatezza, il non senso del lavoro... ed inizia il cambiamento.

Qui e ora, Natale o non Natale, si gioca la possibilità di migliorarsi, di trovare o cercare un ambiente sano in cui c'è posto per l'autenticità, in cui ciascuno sente di poterci essere a pieno, con tutte le sue parti.

" Non so dopo tutto questo perché ti amo, ma io ti amo", mi ha detto lei dopo 10 anni che le dicevo " Se sono così deludente, perché non cambi vita?".

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