Dostoevskij

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Fëdor Dostoevskij - Biografia e opere

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Dostoevskij è considerato uno dei più grandi scrittori della letteratura mondiale e il maggior romanziere russo. Conosciuto soprattutto per i suoi romanzi Delitto e castigo (1866), L'idiota (1869) e I fratelli Karamazov (1880), ha maturato profonde intuizioni filosofiche e psicologiche, che hanno anticipato gli sviluppi del pensiero del XX secolo, inclusi la psicoanalisi e l'esistenzialismo. La vita travagliata dello scrittore gli ha permesso di ritrarre con profonda empatia personaggi emotivamente e spiritualmente oppressi.

Dostoevskij ha anticipato e analizzato le più grandi tematiche della letteratura del Novecento: l'angoscia del vivere, l'ambivalenza dell'animo umano, il senso di colpa che opprime ogni uomo, il bisogno di redenzione, il valore della religione, la discutibilità delle convenzioni sociali.

García Márquez e Murakami hanno dichiarato di aver amato Dostoevskij in gioventù, Jean-Paul Sartre ed Hemingway, entrambi influenzati da Dostoevskij, hanno concentrato la loro attenzione sui temi dell’esistenza di Dio e dell’esistenzialismo, il primo, e sul tema della fragilità umana, il secondo. Nietzsche, che ha definito Memorie dal sottosuolo, altro romanzo di Dostoevskij del 1864 un lavoro psicologico magistrale. Faulkner, il celebre romanziere americano, ha citato Dostoevskij come una delle sue principali ispirazioni letterarie. Le potenti rappresentazioni di Dostoevskij della condizione umana hanno esercitato una profonda influenza anche su Franz Kafka, le cui opere sviluppano ulteriormente alcuni dei temi dell'artista russo. Insomma le opere di Dostoevskij hanno attraversato il tempo restando attuali, e, incuranti dei cambiamenti storici e sociali, hanno portato fino a noi le sue riflessioni, ispirandoci e facendoci immedesimare nei suoi demoni interiori, nei nostri demoni...

Introduzione alla vita di Dostoevskij

Fëdor Michajlovič Dostoevskij nacque a Mosca l'11 novembre 1821 in una famiglia della classe media. Discendeva da una famiglia della piccola nobiltà russa, che nel corso di diverse generazioni, aveva perso però il titolo. Era il secondo figlio di Mikhail Andreevich Dostoevsky e Maria Nechayeva. Insieme a suo fratello maggiore (chiamato Mikhail come il padre), Fëdor ebbe altri fratelli minori.

Da parte paterna la professione di famiglia era entrare nel clero, ma suo padre Mikhail invece si liberò da questa tradizione, rompendo i legami con la sua famiglia e iscrivendosi alla scuola di medicina di Mosca, dove divenne prima medico militare e poi medico dell'ospedale Mariinsky. Era un uomo autoritario, rigido e severo. La madre era invece più indulgente rispetto al padre, era una donna colta e proveniva da una famiglia di commercianti.

Nel 1828 il padre riuscì ad acquisire un titolo nobiliare, grazie alla riforma di Pietro I Il Grande, e nel 1831 acquistò una tenuta. Anche se la famiglia fu in grado di acquistare una tenuta estiva lontano dalla città, la maggior parte dell'infanzia di Dostoevskij fu trascorsa a Mosca, nella residenza paterna, sul luogo di lavoro del padre, presso l'ospedale Mariinsky, il che significò che egli poté osservare i malati e gli effetti della povertà sulle persone, fin da un'età molto giovane. A un'età altrettanto giovane, venne introdotto alla letteratura, iniziando con le favole, le fiabe e la Bibbia, e presto appassionandosi ad altri generi. Era un ragazzo curioso ed emotivo, ma non in buona salute fisica. In parte per sfuggire all'atmosfera opprimente della casa paterna, alla tirannia del padre, il ragazzo si rifugiò nella lettura, specialmente delle opere di Nikolai Gogol, E. T. A. Hoffmann e Honore de Balzac. Studiò a casa fino al 1833, quando venne mandato prima a scuola, e poi in collegio.  Fu mandato in un collegio francese, poi in uno di Mosca, dove si sentiva fuori posto tra i suoi compagni di classe più aristocratici. Proprio come le esperienze e gli incontri della sua infanzia, la sua vita in collegio si riversò poi nei suoi scritti.

Su insistenza del padre, si formò come ingegnere a San Pietroburgo. Aveva 15 anni quando, lui e suo fratello Mikhail, furono entrambi costretti a perseguire la carriera militare alla Scuola di Ingegneria Militare Nikolayev. Alla fine, Mikhail fu respinto per motivi di salute, ma Fedor fu ammesso, anche se controvoglia. Aveva poco interesse per la matematica, la scienza, l'ingegneria o l'esercito in generale, e la sua personalità filosofica e testarda non si adattava ai compagni (anche se si guadagnò il loro rispetto, se non la loro amicizia). Era sempre più attratto dalla letteratura, passione condivisa con il fratello maggiore Mikhail, che più tardi avrebbe collaborato con lui a diverse pubblicazioni.

Purtroppo la madre morì di tubercolosi quando Dostoevskij aveva 16 anni. Due anni dopo morì anche il padre, nel 1839. La causa ufficiale della morte fu individuata come un ictus, ma un vicino e uno dei fratelli Dostoevskij più giovani diffusero la voce che i servi della famiglia lo avevano ucciso. Rapporti successivi suggerirono che il giovane Dostoevsky soffrì di un attacco epilettico in questo periodo, ma le fonti di questa storia si dimostrarono poi inaffidabili. L'epilessia di Fedor Dostoevskij è stata oggetto di molti dibattiti. Si è ipotizzato*, analizzando le lettere dello scrittore e le testimonianze delle due mogli e degli amici, che non soffrisse di una malattia neurologica bensì di ''attacchi ischemici transitori'' (problematica dunque cardiovalscolare e non neuroogica). Altri studiosi invece sono certi che soffrisse di epilessia focale dovuta ad un’anomalia del lobo temporale, altri ancora sostengono che non avesse lesioni cerebrali ma iper-eccitabilità del sistema nervoso (epilessia a base genetica).

* Vedi la ricerca della Prof.ssa Nina Moiseeva che teorizza attacchi non epilettici ma dovuti a "crisi acuta dei vasi cerebrali"'.

Dostoevskij menzionò raramente il possibile omicidio del padre, ma i temi edipici sono ricorrenti nella sua opera, e Sigmund Freud suggerì che l'epilessia del romanziere fosse una manifestazione del senso di colpa per il suo desiderio represso della morte del padre.

All’epoca della morte del padre, Dostoevskij studiava ancora resso l’Accademia Militare.  Dopo la morte del padre, Dostoevskij superò la sua prima serie di esami e divenne un cadetto ingegnere, il che gli permise di lasciare gli alloggi dell'accademia e di andare a vivere con gli amici. Andava spesso a trovare Mikhail, il fratello, che si era stabilito a Reval, e frequentava eventi culturali come il balletto e l'opera.

Un interessante inciso: le letture preferita di Dostoevskij

Fëdor Dostoevskij leggeva molti scrittori stranieri, principalmente europei, Dante, Dickens, Schiller, Hoffman, Voltaire, Victor Hugo e sopratutto Honoré de Balzac.  Il suo esordio letterario fu proprio una traduzione del romanzo “Eugenia Grandet” di Balzac. In seguito si occupò anche delle traduzioni di Eugène Sue e George Sand anche se tali traduzioni non furono pubblicate.

Il suo poeta russo preferito era Aleksandr Puškin e conosceva a memoria molte delle sue poesie. Amava la prosa di Nikolaj Gogol a cui si ispirò per il suo primo romanzo Povera gente. Durante gli anni di prigionia e lavori forzati, lesse il vangelo, anche perché gli altri libri erano vietati. Per tutta la sua vita lo scrittore conservò la copia del vangelo “della reclusione” e, in punto di morte, la consegnò a suo figlio Fëdor. Oggi il libro è conservato nella Casa-Museo di Dostoevskij.

La prima traduzione pubblicata e il primo romanzo "Povera gente" del 1845

Il suo primo lavoro pubblicato, la traduzione del romanzo Eugenia Grandet, apparve in una rivista di San Pietroburgo nel 1844. Anche se pubblicò diverse traduzioni in questo periodo, nessuna di esse ebbe particolare successo, e si trovò in difficoltà finanziarie. Due anni dopo, pubblicò il primo romanzo, Povera Gente (Bednye lyudi - 1846), racconto naturalistico contenente una delicata descrizione degli aspetti tragici della vita che si manifestano nell'esistenza quotidiana. Dostoevskij sperava che, Povera gente, sarebbe stato un successo commerciale sufficiente a tirarlo fuori dalle difficoltà finanziarie, almeno per il momento. Il romanzo fu completato nel 1845, e il suo amico e compagno di stanza Dmitry Grigorovitch fu in grado di aiutarlo a portare il manoscritto davanti alle persone giuste della comunità letteraria. Fu pubblicato nel gennaio 1846 e divenne un successo immediato, sia di critica che commerciale. L'autore ventiquattrenne Dostoevskij divenne una celebrità da un giorno all'altro quando Vissarion Belinsky, il critico più influente dell'epoca, lo lodò  per la sua consapevolezza sociale e lo dichiarò il successore letterario di Gogol. Per potersi concentrare maggiormente sulla scrittura, Dostoevskij si dimise dalla sua posizione militare.

Il sosia 1846

Nel 1846, fu pubblicato il secondo romanzo,  Il sosia (Dvoynik -1846) dove lo scrittore introduce nella propria narrativa uno dei suoi grandi filoni tematici, quello del doppio. Dostoevskij si unì al circolo letterario di Belinsky, ma in seguito ruppe con il critico, quando questi reagì freddamente alle sue opere successive. Belinsky giudicò il romanzo Il sosia (Dvoynik -1846) e i racconti Il signor Prokharchin (Gospodin Prokharchin - 1846) e La Padrona (Khozyayka -1847) come privi di un messaggio sociale efficace.

Il sosia fu accolto male, così come i suoi successivi racconti, e Dostoevskij cominciò a soffrire più di frequente di attacchi epilettici e di altri problemi di salute. Si unì a una serie di gruppi socialisti, che gli fornirono assistenza e amicizia, tra cui il Circolo Petrashevsky (così chiamato dal suo fondatore Mikhail Petrashevsky), che si riuniva spesso per discutere di riforme sociali, come l'abolizione della servitù della gleba e l'affermazoine della libertà di stampa e di parola.

La condanna politica e l'esilio in Siberia

Nel 1849 il circolo fu denunciato a Ivan Liprandi (militare e storico il cui materiale sulle guerre napoleoniche servì a Lev Tolstoj per Guerra e Pace), un funzionario governativo del Ministero degli Affari Interni. L'accusa rivolta al circolo era quella di far circolare e far leggere opere vietate che criticavano il governo.  Il gruppo, discuteva di politica e socialismo ogni venerdì e viene arrestato nel 1849. Tra le accuse spicca quella di una stamperia clandestina a cui avrebbe collaborato anche Dostoevskij. Temendo una rivoluzione, il governo dello zar Nicola I considerò questi critici come criminali pericolosi.

Questo evento segna uno spartiacque nella vita dello scrittore, nulla sarà più come prima, lo aspettano prove di sopravvivenza fisica e psicologica tremende. Gli accusati difatti sono condannati ad essere giustiziati e vengono salvati solo all'ultimo momento; proprio mentre stavano di fronte al plotone d'esecuzione, arrivò infatti una lettera dello zar che commutò la loro pena in esilio e lavori forzati seguiti dalla coscrizione. Dostoevskij fu esiliato in Siberia per la sua condanna. In esilio soffrì diverse complicazioni di salute, ma si guadagnò il rispetto di molti dei suoi compagni di prigionia. Dostoevskij venne imprigionato nella fortezza di Omsk, dove visse per quattro anni insieme ai criminali più spietati, venendo a conoscenza di tremende storie di violenza e disperazione. La prigionia e i lavori forzati lo avrebbero perseguitato per il resto della sua vita.

Dostoevskij descrisse la sua vita da prigioniero in Memorie dalla casa dei morti (Zapiski iz myortvogo doma - 1862), un romanzo che dimostrava sia la comprensione della mente criminale, che la sua empatia per le classi inferiori russe. Mentre era privato della libertà lo scrittore subì una profonda trasformazione spirituale e filosofica. Il suo intenso studio del Nuovo Testamento, l'unico libro che i prigionieri erano autorizzati a leggere era il Vangelo, contribuì al rifiuto delle sue precedenti opinioni politiche liberali e lo portò alla convinzione che la redenzione dell'uomo fosse possibile solo attraverso la sofferenza e la fede, una convinzione evidente nella sua opera successiva.

La fine della prigionia e l'incontro con Maria

Dostoevskij fu rilasciato dal campo di prigionia nel 1854 per buona condotta, ma fu costretto a servire come soldato in una guarnigione siberiana a Semipalatinsk, per altri cinque anni, nel Corpo d'Armata Siberiano del Settimo Battaglione di Linea. Mentre era lì, iniziò a lavorare come precettore per i figli delle famiglie dell'alta borghesia della zona. Fu in questi ambienti che Dostoevskij incontrò per la prima volta Alexander Ivanovich Isaev e Maria Dmitrievna Isaeva. Si innamorò presto di Maria, anche se lei era sposata. Alexander dovette prendere un nuovo incarico militare nel 1855, dove fu ucciso, così Maria si trasferì con suo figlio da Dostoevskij. Dopo aver inviato una lettera di scuse formali alle autorità nel 1856, Dostoevskij ottenne il diritto di sposarsi e di pubblicare nuovamente; lui e Maria si sposarono nel 1857. Il loro matrimonio fu problematico, a causa delle differenze di personalità e dei continui problemi di salute di lui. Quegli stessi problemi di salute lo portarono anche ad essere esonerato dagli obblighi militari nel 1859, dopo di che gli fu permesso di tornare dall'esilio e, infine, di trasferirsi nuovamente a San Pietroburgo.

Nell'allora capitale russa riprese con entusiasmo la sua carriera letteraria, fondando due periodici e scrivendo articoli e narrativa breve. Gli articoli esprimevano la sua ritrovata fede in un ordine sociale e politico basato sui valori spirituali del popolo russo. Pubblicò diversi racconti intorno al 1860, tra cui Un piccolo eroe. Nel 1862 e 1863, Dostoevskij fece alcuni viaggi fuori dalla Russia e in tutta l'Europa occidentale. Scrisse un saggio, Note invernali su impressioni estive, ispirato da questi viaggi, criticando una vasta gamma di ciò che vedeva come mali sociali, dal capitalismo al cristianesimo organizzato e altro.

Parigi, l'incontro con Polina, il gioco d'azzardo e i lutti

Mentre era a Parigi, incontrò e si innamorò di Polina Suslova e perse al gioco gran parte dei suoi averi, il che lo mise in una situazione ancora più grave nel 1864, quando sua moglie e suo fratello morirono entrambi, lasciandolo come unico sostenitore del suo figliastro e della famiglia superstite di suo fratello. Questi anni furono segnati da disgrazie personali e professionali, compresa la chiusura forzata delle sue riviste da parte delle autorità (Epoch in particolare, fondata insieme al fratello). Fu in questa atmosfera che Dostoevskij scrisse Memorie dal sottosuolo (Zapiski iz podpolya - 1864). In quest'opera Dostoevskij faceva satira sulle opinioni sociali e politiche a lui contemporanee: L'uomo del sottosuolo è un individuo abietto, che passa la propria vita nell’indigenza, rimuginando sulle proprie bassezze e contraddizioni. Se da un lato tende ad autoflagellarsi, dall'altro vuole emergere nella società, all'insegna della doppiezza, tema caro all'autore. Il ritratto di Dostoevskij di questo amaro e frustrato Uomo Sotterraneo fu salutato come l'introduzione di un importante nuovo tipo di figura letteraria, tesa all'accettazione del proprio  io e dell’altro attraverso un atto d’amore.

Delitto e Castigo, Il Giocatore e l'incontro con Anna

Fortunatamente, nel periodo successivo della vita, Dostoevskij avrebbe avuto più successo. Nei primi due mesi del 1866 furono pubblicate le prime puntate di quello che sarebbe diventato Delitto e Castigo, la sua opera più famosa. L'opera divenne incredibilmente popolare. Entro la fine dello stesso anno, Dostoevskij aveva  finito anche il romanzo breve Il giocatore (Igrok). Per completare in tempo Il giocatore, Dostoevskij si avvalse dell'aiuto di una segretaria, Anna Grigoryevna Snitkina, che aveva 25 anni meno di lui. L'anno seguente i due si sposarono. Nonostante le significative entrate di Delitto e castigo, Anna fu costretta a vendere i suoi oggetti di valore personali per coprire i debiti del marito. La loro prima figlia,  Sonya, nacque nel marzo 1868 e morì solo tre mesi dopo. Considerato dalla critica come uno dei suoi capolavori, Delitto e castigo è il romanzo in cui Dostoevskij sviluppò per la prima volta il tema della redenzione attraverso la sofferenza. Il protagonista Raskolnikov, il cui nome deriva dalla parola russa usata per scisma o scissione, viene presentato come l'incarnazione del nichilismo spirituale. Il romanzo descrive lo straziante confronto tra le sue convinzioni filosofiche, che lo spingono a commettere un omicidio nel tentativo di dimostrare la sua presunta superiorità, e la sua morale intrinseca, che condanna le sue azioni.

La fuga in Europa e l'Idiota

Nel 1867, Dostoevskij fuggì in Europa con la sua seconda moglie per sfuggire ai creditori. Anche se fu un periodo difficile a causa delle difficoltà finanziarie e personali, gli anni all'estero di Dostoevskij furono fruttuosi, perché completò un importante romanzo e ne iniziò un altro, L'Idiota (1869), influenzato dal dipinto di Hans Holbein Cristo Preso dalla Croce e dall'opposizione al crescente sentimento ateo del tempo, Dostoevskij descrive la perdita dell'innocenza del protagonista, simile a Cristo, e la sua esperienza del peccato in un intreccio tra amore, morte, potere e follia. Sempre nel 1869, intanto era nata a Dresda la seconda figlia dello scrittore, Lyubov (che in seguito visse per molti anni in Italia e morì a Bolzano nel 1926). Nel 1871, la famiglia dello scrittore si ritrovò di nuovo in una situazione finanziaria disastrosa.

Il ritorno in Russia 1871

Dostoevskij tornò in Russia nel 1871 e iniziò il suo ultimo decennio di prodigiosa attività letteraria. In sintonia con il partito politico conservatore, accettò la direzione di un settimanale reazionario, Grazhdanin (Il cittadino). Nel 1873 pubblicò e vendette l'opera I demoni  (Besy - 1871-72). Il profondo conservatorismo di Dostoevskij, che segnò il suo pensiero politico dopo la sua esperienza siberiana, e soprattutto la sua reazione contro il socialismo rivoluzionario, fornì l'impulso per i I demoni, il suo grande romanzo politico. Basato su un evento vero, la vicenda di un giovane rivoluzionario assassinato dai suoi compagni, questo romanzo provocò una tempesta di polemiche per la sua dura rappresentazione del pensiero radicale e spietato. Nel suo impressionante ritratto del personaggio centrale del romanzo, Stavrogin, Dostoevskij descrive un uomo dominato dalle forze del nichilismo che conducono all'annullamento della vita. Il libro ebbe successo.

Con Anna,  Dostoevskij ebbe altri due figli: Fëdor, nato nel 1871, e Alexey, nato nel 1875. Dostoevskij intendeva iniziare la pubblicazione di un nuovo periodico, Il diario dello scrittore, ma non era in grado di sostenerne i costi. Così il Diario fu pubblicato ne Il Cittadino, l'altro periodico a cui collaborava Dostoevskij e gli fu pagato uno stipendio annuale per la scrittura dei saggi. Nel marzo 1874, Dostoevskij decise di lasciare il suo lavoro a Il Cittadino; lo stress del lavoro, le cause giudiziarie e le interferenze del governo si dimostrarono troppo per lui e per la sua salute precaria. I medici gli suggerirono di lasciare la Russia per un po' di tempo, per cercare di migliorare la salute, e lui passò alcuni mesi lontano, prima di tornare a San Pietroburgo nel luglio del 1874. Nel 1875 terminò un lavoro che aveva in corso, L'adolescente.

Dostoevskij continuò a lavorare al suo Diario di uno scrittore, che includeva una serie di saggi e racconti che trattavano alcuni dei suoi temi preferiti. Alla fine riuscì a pubblicarlo e questa divenne la sua pubblicazione di maggior successo, portandolo a ricevere lettere di ammiratori e visitatori come non mai. Era così popolare, infatti, che (in un'importante inversione di tendenza rispetto alla sua vita precedente), fu convocato alla corte dello zar Alessandro II per presentare una copia del libro e per ricevere la richiesta dello zar di aiutare ad educare i suoi figli.

La sua carriera si era ben incanalata verso un successo duraturo, ma la salute era compromessa. Ebbe quattro attacchi epilettici nel giro di un solo mese all'inizio del 1877. La sua vita, già segnata dai lutti, fu ulteriormente rattristata dalla perdita del figlio più giovane, Alexei, nel 1878. Tra il 1879 e il 1880, Dostoevskij ricevette una serie di onorificenze e nomine onorarie, tra cui quella di membro dell'Accademia Russa delle Scienze, della Società Slava di Benevolenza e dell'Association Littéraire et Artistique Internationale. Quando fu eletto vice presidente della Società Slava di Benevolenza nel 1880, tenne un discorso che fu lodato ampiamente, ma anche criticato duramente, portando ulteriore stress alla sua salute.

L'ultima opera di Dostoevskij fu I fratelli Karamazov (Bratya Karamazovy - 1880), una tragedia familiare di proporzioni epiche, un capolavoro della letteratura dell'Ottocento e uno dei grandi romanzi della letteratura mondiale. Il romanzo racconta i conflitti familiari e i sentimenti contrastanti dei componenti della famiglia, in particolare tre fratelli molto diversi fra loro e un padre superficiale e avido. L'assassinio del padre matura in questo contesto sfaccettato. Inizialmente, il figlio Dmitri viene arrestato per il crimine, ma con il dipanarsi della storia si scopre che è il figlio illegittimo Smerdyakov ad aver ucciso il genitore, su istigazione del fratellastro Ivan. L'opera è un appassionato romanzo filosofico che contiene dibattiti etici su temi fondamentali come la fede, il libero arbitrio, la moralità, la modernità. Il quarto capitolo de I fratelli Karamazov presenta un saggio filosofico opera di Ivan, La leggenda del Grande Inquisitore, dove si narra dell'Inquisitore che condanna Cristo per aver promosso la convinzione che l'uomo ha la libertà di scegliere tra il bene e il male, esplora il conflitto tra intelletto e fede, e tra le forze del male e il potere redentore del cristianesimo. Dostoevskij immaginò il romanzo de I fratelli Karamazov come il primo di una serie di opere che rappresentavano La vita di un grande peccatore.

Il 26 gennaio 1881, lo scrittore ebbe due emorragie polmonari in rapida successione. Quando la moglie Anna chiamò il medico, la prognosi era già molto infausta, e Dostoevskij ebbe una terza emorragia poco dopo. Convocò i figli prima della sua morte e insistette perché fosse letta loro la Parabola del Figliol Prodigo, una parabola sul peccato, il pentimento e il perdono. Dostoevskij morì il 9 febbraio 1881 nella sua casa di San Pietroburgo, pochi mesi dopo aver completato I fratelli Karamazov.

Fu sepolto nel cimitero Tikhvin presso il convento Alexander Nevsky a San Pietroburgo, nello stesso cimitero che ospitava le spoglie dei suoi poeti preferiti, Nikolay Karamzin e Vasily Zhukovsky. Il numero esatto di persone che partecipò al suo funerale non è chiaro, poiché diverse fonti hanno riportato numeri che variano da 40.000 a 100.000. Sulla sua lapide è incisa una citazione dal Vangelo di Giovanni: "In verità, in verità vi dico che se un chicco di grano non cade in terra e muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto".

Eredità

La caratteristica scrittura focalizzata sull'uomo nella dimensione spirituale e psicologica, propria di Dostoevskij, ha avuto un ruolo nell'ispirare diversi movimenti culturali moderni, tra cui il surrealismo, l'esistenzialismo e anche la Beat Generation.  Dostoevskij è considerato un importante precursore dell'esistenzialismo russo, dell'espressionismo e della psicoanalisi.

Dostoevskij, grandi autore della letteratura russa, come la maggior parte degli scrittori, alla fine è stato accolto con grandi lodi e severe critiche. Vladimir Nabokov fu particolarmente critico nei confronti di Dostoevskij, mentre personaggi come Franz Kafka, Albert Einstein, Friedrich Nietzsche ed Ernest Hemingway, parlarono tutti di lui e dei suoi scritti in termini brillanti. Ad oggi Dostoevskij rimane uno degli autori più letti e studiati, e le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo.

Ai suoi contemporanei, Dostoevskij apparve come uno scrittore principalmente interessato agli aspetti terribili dell'esistenza umana. Tuttavia, i critici successivi gli hanno riconosciuto il merito di aver cercato di scandagliare le profondità della psiche, dell'animo umano, per analizzare l'intera gamma dell'esperienza umana, dai desideri più bassi agli aneliti spirituali più elevati. Soprattutto, Dostoevskij ha illustrato la lotta umana universale per comprendere Dio e se stessi.

Dostoevskij era, scrisse Katherine Mansfield, un essere che amava e adorava, nonostante tutto, la vita, anche se ne conosceva i luoghi più oscuri...
 

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