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Storia di Danzica
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Danzica si posiziona nel nord della
Polonia, sul bordo meridionale dell'omonimo golfo, sul Mar
Baltico, in una conurbazione che comprende la località balneare di
Gdynia e la città termale di Sopot (insieme formano
un'area metropolitana chiamata Trójmiasto). Raggiungerla è facile
e pratico, in aereo, in treno od anche in pullman. La città è inoltre
ben collegata con la capitale
Varsavia e con le altre principali città della Polonia. Le
comunicazioni marittime sono inoltre garantite con i principali paesi
confinanti il Mar Baltico.
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Il nome 'urbs Gyddanzyc' venne menzionato per la
prima volta nel 997, in alcuni documenti che riportavano la morte di San
Adalberto (attualmente patrono della Polonia, della Boemia, della Prussia e
dell'Ungheria), il quale tempo prima si era spinto dalla sua nativa
Praga nelle terre
oltre il fiume Elba in un viaggio di evangelizzazione cristiana. Da quel
lontano X secolo Danzica ha percorso una lunga e importante strada,
sviluppandosi in una delle città principali della sua nazione.
Nel XII secolo, il piccolo insediamento divenne parte
del ducato di Sobiesław e consisteva di un quartiere di artigiani lungo
l'odierno Altstädter, di un'area dedicata al mercato e di una zona mercantile
tedesca concentrata attorno alla chiesa di San Nicola e lungo la
Fortezza di Piast. Nel 1235 la città ricevete i diritti civici da
Swantopolk II e venne governata in base ad una costituzione municipale del
tutto simile a quella adottata dalla città di
Lubecca(che fu anche all'origine
della nascita amministrativa di molte altre città come
Amburgo e
Rostock,
in
Germania).
L'influenza dei Cavalieri Teutonici, agli inizi del XIV secolo, giocò un
ruolo determinante nel contesto storico di Danzica. Costoro vennero chiamati in
città nel 1308 dal re polacco Władysław nel tentativo di placcare i
disordini civili di una parte della popolazione, fedele al Margraviato di
Brandeburgo (una regione storica oggi situata in parte nella Germania
settentrionale e nella Polonia occidentale). Alcuni documenti storici raccontano
che nel tentativo di ripristinare l'ordine siano state uccise circa 10.000
persone. Questo ed altri avvenimenti di natura economica portarono in seguito
all'inizio dei conflitti tra il Regno di Polonia e l'Ordine Teutonico,
che ricordiamolo era un antico ordine monastico-militare sorto in Terrasanta per
mano di alcuni mercanti tedeschi e successivamente operativo nell'opera di
evangelizzazione nell'area baltica (le cosiddette Crociate del Nord).
Al ritiro dei cavalieri, dopo la sconfitta a
Tannenberg, Danzica iniziò un periodo di notevole prosperità, arrivato anche
grazie ad un afflusso di emigranti e mercanti provenienti dai territori vicini.
Lo sviluppo fu tale che nel 1358, la città aderì alla
Lega Anseatica, diventandone membro
attivo nel 1361 e mantenendo intensi rapporti commerciali in particolare con
centri come
Bruges,
Sivigliae
Lisbona. Nel XV secolo Danzica
divenne a tutti gli effetti uno Stato indipendente, ricco e prospero, con una
propria legislatura e potere giudiziario, vincolata solo all'immediato potere
del Regno. L'unico neo alla sua espansione commerciale era la continua rivalità
della sua nazione, la Polonia, con la vicina Germania, che di fatto tramite la
Lega Anseatica (tedesca) governava gli equilibri del commercio alla foce del
fiume Vistola. Accanto alla maggioranza di abitanti di lingua tedesca, la
città fu anche sede della nativa comunità di lingua polacca, di ebrei polacchi
ed anche di olandesi e scozzesi (questi ultimi per esempio abitavano i quartieri
oggi noti come Stare Szkoty e Nowe Szkoty (Vecchia e Nuova
Scozia). Nel periodo di maggiore espansione economica di Danzica, e cioè tra il
XVI ed il XVIII secolo, fiorirono anche la cultura e l'architettura. Si
noteranno come in città alcuni storici edifici abbiano sembianze olandesi,
questo perché i ricchi mercanti cittadini si fecero progettare i palazzi dai più
importanti architetti ed artisti fiamminghi. Mentre quasi tutta la Polonia
professava il cattolicesimo, Danzica divenne ben presto focolaio per il
protestantesimo, a tal punto che i cattolici divennero una minoranza. Dal
momento che le priorità erano centrate nel commercio e nello sviluppo sociale,
la città si dimostrò comunque sempre molto tollerante in materia di questioni
religiose. L'identità sociale e urbana di Danzica era tale che ben presto
la popolazione s'identificava in un'unica comunità, la stessa che più avanti si
ritrovò a respingere l'esercito svedese nel XVII secolo e tutti gli altri
'invasori' nei secoli successivi.
Durante la prima spartizione della Polonia,
Danzica venne venne annessa alla Prussia. Questo fu un periodo non tanto
felice per il commercio e lo sviluppo generale della città, soprattutto quando
il nuovo re prussiano Federico II decide bruscamente di recidere i legami
con la Polonia con una serie di embargo. Le più importanti fonti di guadagno
della città e gli scambi tra le regioni del Baltico e quelle dell'Europa
Occidentale, e cioè frumento e ambra, furono così cancellati dai registri
doganali dei commercianti, e purtroppo anche dalle tavole dei cittadini.
Nonostante la maggior parte della popolazione avesse origini tedesche, la
resistenza alla 'prussianizzazione' di Danzica incontrò
grandi consensi ed il sostegno alla causa dell'indipendenza divenne più marcato
che mai. Fu Napoleone Bonaparte, dopo aver sconfitto i prussiani, a
ripristinare una relativa indipendenza in città, che tuttavia era ormai già al
centro dei giochi geopolitici delle grandi potenze europee. Con il Congresso
di Vienna, che ripristinava i confini pre-napoleonici, la città ritornò
ancora una volta in mano alla Prussia.
La sorte continuo a non essere tuttavia tanto benevola
con Danzica e in una serie di tira e molla, la città si ritrovò a dover subire
alcuni degli avvenimenti più tristi della sua storia: nel 1919, col Trattato
di Versailles e con la dichiarazione d'Indipendenza della Polonia,
Danzica riottene lo status di città libera, assicurata da una sorta di
semi-autonomia che la poneva al centro del cosiddetto Corridoio Polacco
(in tedesco Polnischer Korridor, in polacco Korytarz gdański) –
che di fatto separava la Prussia Occidentale (in Germania) dalla Prussia
Orientale (in territorio polacco) – e collegava il territorio tedesco con la
Lituania. Fu questa striscia di terra ad offrire il pretesto a Hitler
di invadere la Polonia. L'attacco alla guarnigione della penisola di
Westerplatte, a 5 km dalla città, fu lo spunto per l'inizio della Seconda
guerra mondiale.
Durante tutto il corso della guerra Danzica rimase in
mano ai tedeschi, la città fu bombardata pesantemente dagli inglesi e
danneggiata ancora di più durante la sua liberazione dalle truppe sovietiche. I
124.000 tedeschi civili furono costretti ad emigrare e la città lasciata alle
proprie macerie. Nel dopoguerra Danzica entrò di nuovo a far parte del
territorio polacco. La città riprese possesso del suo nome polacco, non più la
Danzig, in tedesco, ma nuovamente Gdańsk, in polacco. Il lavoro di
ricostruzione ebbe inizio nel 1946, col restauro delle poche case ancora in
piedi, e venne completato, in linea di massima, nel 1960. Alla metà degli anni
Settanta letracce delle distruzioni belliche non esistevano già più. Anche se l'economia
polacca del dopoguerra fu caratterizzata da una grande debolezza, non venne
mai meno la fiducia che Danzica dovesse risorgere dalle ceneri: il problema era
piuttosto come dar vita a questa rinascita. Una corrente di pensiero sposava la
soluzione della ricostruzione di Danzica su una città ex-novo,
senza tener conto del passato, mentre un secondo gruppo sosteneva la necessità
di ricostruirla così com'era prima della guerra. Vinse questa seconda linea di
pensiero e così la Danzica che vediamo oggi, soprattutto la vecchia città, è
identica a quella dell'anteguerra. La ricostruzione pose agli architetti e ai
pianificatori sfide non facili, soprattutto per quanto riguardava il recupero di
materiali e documentazione. Il primo problema fu quello di fare un accurato
inventario di ciò che restava. Pezzi di muro, pietre e mattoni si ammucchiavano
alla rinfusa per ogni dove.
Gli archivi del catasto erano andati distrutti e
quindi era un problema sapere cosa c'era stato in un determinato posto. Si
lavorò soprattutto in base a vecchie fotografie. Nella chiesa di Santa Maria
di Danzica (Bazylika Mariacka) per esempio, nella via Ulica
Mariacka, che ha fama d'essere la chiesa in mattoni più grande del mondo,
l'unico punto di riferimento rimasto era una scala: fu da essa che gli ingegneri
partirono per ricostruire l'ambiente circostante. Le difficoltà che si dovettero
superare furono immense e la realistica decisione di poter disporre di spazi
adeguati alle esigenze di una città moderna comportò, in una certa misura, il
sacrificio dell'accuratezza storica. Non si ricostruirono, così, alcuni degli
strettissimi vicoli che caratterizzavano la vecchia Danzica. I quartieri
residenziali, un tempo privi di verde, vennero ripensati in chiave moderna, con
aree naturali e centri commerciali. Le facciate dei palazzi (in particolare
quelli del centro cittadino attorno alla piazza del Mercato), sono state
ricostruite rispettando scrupolosamente le forme ed i materiali originali,
lasciando libertà di scelta solo per gli interni. Nel centro della città sono
sorti anche alcuni edifici moderni, come quello delle Poste, la cui facciata
mostra una varietà di stili architettonici più recenti. Nel frattempo vennero
ristabilite e ampliate le università e gli istituti accademici, mentre i
cantieri navali della città divennero fonte di un nuovo sviluppo
industriale.
Gli intensi scioperi operai degli anni '70 furono il
segnale di una nuova realtà storica in arrivo, quella di Solidarność: un
piccolo sindacato autonomo di lavoratori guidato da un giovane Lech Walesa,
un elettricista impiegato nei cantieri navali del porto di Danzica. Le
manifestazioni degli operai contro il regime sovietico in Polonia furono
tali che portarono alla caduta del leader comunista polacco Wladyslaw Gomulka;
da lì a pochi anni, il piccolo sindacato dei lavoratori diventò la forza
politica dominante del Paese. Le lotte sociali accelerarono i negoziati che
sancirono il crollo del regime comunista in Polonia e successivamente in
tutti gli Stati del blocco sovietico (l'Unione Sovietica venne ufficialmente
dissolta nel 1991). Walesa nel 1983 venne insignito del premio Nobel per la
pace e successivamente eletto presidente della nuova Polonia dal 1990 al
1995.
L'aspetto della Danzica odierna è quello di una
città prospera e fiera delle sue tradizioni, uno dei massimi esempi di progresso
economico nel mercato liberalizzato dell'ex Unione Sovietica. La città ogni anno
è visitata da un numero crescente di stranieri, con il turismo diventato
uno dei settori trainanti della città. Nonostante i cantieri navali di
Danzica abbiano diminuito la loro importanza economica, continuano a
rimanere un importante simbolo di libertà e determinazione sociale, a dispetto
anche delle nuove forze occupazionali come l'informatica e le nuove tecnologie
di comunicazione. La popolazione di Danzica, al giugno del 2010, era di 455.830
abitanti (area urbana), circa 800.000 se si considera la sua area metropolitana
(quarta maggiore città della Polonia).
Ostelli Danzica
Ostelli Polonia
Hotel Danzica
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Carte de la Pologne
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