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Articoli sul Bullismo
Crescono le baby gang composte da preadolescenti anche di 11-14 anni. Un
fenomeno preoccupante su cui intervenire prima possibile con percorsi di
recupero educativo e sociale.
A
cura della redazione sociale di Informagiovani-Italia
Tratto da
http://sardegnaoggi.it
Giugno 2006
Nelle ultime settimane sono saliti agli onori della cronaca cittadina
numerosi episodi di violenza e criminalità ad opera di vere e proprie bande
di minorenni comunemente denominate "
baby gang". Ne sono un esempio la
tentata rapina avvenuta in piena notte al distributore dell’Agip sulla SS.131
e il pestaggio avvenuto pochi giorni fa in pieno giorno in Piazza Yenne per
rubare un telefonino a tre quattordicenni. Il fenomeno "
bullismo", che si
traduce poi in un suo sviluppo nelle bande giovanili, affonda le sue radici
nel microcosmo della Scuola, soprattutto nelle media inferiore, in quella
superiore e purtroppo comincia ad affiorare anche alle elementari. È qui che
hanno luogo le prime amicizie, i primi processi di inserimento dei ragazzi
all’interno di un gruppo di coetanei e le prime relazioni con gli
adulti-insegnanti.
CAGLIARI - Spesso però accade che gli incontri si trasformino in scontri,
che il gruppo si trasformi in un branco autonomo con proprie leggi e chi non
è disposto ad accettarle diventa bersaglio di persecuzione e violenza "
Alle
volte capita ci siano atteggiamenti di prevaricazione sul più debole -
afferma Maurizio Megna, Dirigente della Scuola Media "
Giacomo Leopardi" di
Pirri – accade cioè che un ragazzo non avendo a sua disposizione il
linguaggio, usi altre armi come la forza, il ricatto e l’intimidazione.
Spesso dietro questi ragazzi non c’è dialogo familiare, le loro sono
famiglie al vento, il cui nucleo è disgregato. Tutto ciò comporta
instabilità emotiva con una perdita totale di punti di riferimento".
Si
assiste a una sorta di lotta allo stato di natura nella quale il più debole
è destinato a soccombere: ma chi è effettivamente il più debole? Il Dottor
Paolo Follesa, psicologo, chiarisce :"Il debole non è solo colui che viene
attaccato e preso di mira, il debole è anche il "
bullo" il quale presenta
atteggiamenti di estrema fragilità interiore che per un meccanismo
particolare viene capovolta e quindi si trasforma in aggressività "
.
Il
comportamento da bullo - come afferma Follesa - non è necessariamente legato
all’estrazione sociale dalla quale proviene. "
Si può assistere a
comportamenti da bullo sia in ragazzi di famiglie disagiate sia in quelli
che provengono da famiglie di ceto sociale elevato nelle quali i bambini
sono eccessivamente compensati, coccolati, troppo trattati da adulti dalla
coppia familiare: hanno avuto troppo e l’hanno rifiutato. In entrambi i casi
- continua - vi è una scissione tra due parti in conflitto tra loro
all’interno della mente del ragazzo: una eccessivamente fragile e un’altra
parte "
super egoica" eccessivamente forte, tanto da diventare insostenibile
e che proprio per questo viene rigettata sugli altri".
Si
tratta quindi di una mancanza di felicità iniziale, di anaffettività, che il
soggetto ricerca all’interno di un gruppo di suoi pari con i quali possa
sentirsi forte, a suo agio per "
Sentirsi valere" dice Follesa "
Cercano il
gruppo nel quale diventano spaventosamente distruttivi. Questi gruppi si
trasformano in baby gang, definibili come un passo successivo al bullismo.
Tuttavia bisogna capire se sono manipolati da altri: accade infatti che ci
siano bande organizzate da adulti che chiedono di fare quello che loro non
fanno perché troppo rischioso".
Sia il preside della Giacomo Leopardi che dottor Follesa sono d’accordo su
una cosa: la società d’oggi di certo non aiuta il recupero dei ragazzi, anzi
alimenta soprattutto attraverso i mass media il mito effimero della
bellezza, della ricchezza facile, del consumismo. La scuola dunque, come
spiega Maurizio Megna "
Si trova a dover affrontare una lotta impari contro
agenzie educative più potenti della famiglia e della scuola. Alle volte è la
famiglia stessa a difendere a spada tratta, senza dare dei "
no", i propri
figli, l’importante per loro è che non subiscano traumi, che non creino
problemi perché i genitori sono occupati in altro. In altre parole la
famiglia diventa sindacalista dei proprio figli contro la scuola".
Come si vede alla base del fenomeno del bullismo e delle baby gang vi sono
situazioni sociali e familiari complesse, a volte problemi economici,
disgregazione del nucleo familiare, incomunicabilità e in particolare
deprivazione culturale che chiamano in causa le responsabilità degli adulti:
"
se i vostri non sono gigli, sono pur sempre figli, vittime di questo mondo"
per dirla con Fabrizio de Andrè.
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