Bullismo e lessico, il potere delle parole

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Il linguaggio utilizzato dai bulli è spesso volgare e denigratorio. Educare ad un uso responsabile delle parole può essere una forma di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo.

A cura della redazione sociale di Informagiovani-Italia

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Possono le parole essere una delle cause dei fenomeni di bullismo (oltre che frutto di essi ovviamente)?


Le parole stanno perdendo sempre più la loro precisione, come se fosse bello non sapersi spiegare e non saper raccontare. Nel descrivere un fatto, un sentimento, una situazione, una parola non vale l'altra. Sapersi esprimere è fondamentale, per capirsi prima di tutto e per farsi capire.

Il parlare bene, correttamente e con proprietà di linguaggio, i ragazzi lo scopriranno più tardi, rappresenta un bel biglietto da visita, un trampolino per raggiungere i propri obiettivi ed anche per conquistare, una ragazza o un ragazzo, il pubblico, gli amici.


Parlare male talvolta sembra invece essere diventato un vanto. Così come non sapere, essere ignorante, pare essere di moda. Parole usate in modo inappropriato, tempi ballerini, termini aggressivi che, paradossalmente, con la ripetizione perdono la loro forza. Alla fine gli insulti detti e ridetti non fanno più quasi nessun effetto.

 

E i poeti,  i narratori, i giornalisti capaci di dipingere il mondo interiore che tutti ci portiamo dentro, emozionano, ispirano o sono solo quei personaggi piatti e sfigati che i professori delineano a lezione?

 

Tra le grida ed i sussurri, le male parole ed i versi animaleschi che si captano dalla tv, tra il linguaggio volgare e confuso dei tanto seguiti reality show, la minoranza dei normali "parlatori" e "scrittori" è destinata ad avere un seguito sempre più numeroso di "pentiti della volgarità, stufi di essere sfruttati dai media, conquistati dalla voglia di spiegarsi e spiegare"? 

Sperimentare anche con il lessico è costruttivo ma si deve pur stabilizzarsi prima o poi su un linguaggio finalizzato alla reale comprensione ed al rispetto dell'altro.

Ciò che si cerca, a qualunque età, consapevoli o meno, è la "trasparenza", l'accettazione da parte degli altri per quello che si è,  la conferma che si va bene così, che certo ci sono miglioramenti da fare ma dopotutto è bello anche solo pensare di poter migliorare.

La domanda su cui riflettere è: quale "trasparenza" se non si riesce a capire come siamo e non si riescono a trasmettere con le parole e li atteggiamenti messaggi coerenti con ciò che cerchiamo e desideriamo?

 

Una precisazione parole e bullismo non solo riferito ai ragazzi.  Per fare un esempio scottante, i Bobbies inglesi (i poliziotti) danno del "Sir" "Signore" a tutti i loro interlocutori. Anche durante lo sgombro degli alloggi occupati (dagli squatters) i Bobbies continuavano ad utilizzare il "Sir" con gli occupanti. La popolazione inglese ha un atteggiamento rispettoso verso la figura del poliziotto ed il suo educato e distaccato rispetto del cittadino.

I comportamenti pubblici di alcuni elementi delle nostre forze dell'ordine di Polizia non sono esteriormente distaccati ed educati (vedi il dare del tu ai ragazzi o fumare in servizio). La pubblica amministrazione dovrebbe dettare regole e farle rispettare anche e soprattutto in questo settore.

Giuliani a New York ha adottato la "tolleranza zero anche verbale".  Insigni linguisti americani hanno difatti dimostrato che il parlare correttamente e senza tipiche espressioni gergali limita, contiene la violenza, aumenta il rispetto e la comprensione reciproca.

 

Provate a rispondere con autocontrollo e proprietà di linguaggio a chi vi apostrofa male. Si può modificare l'esito di una conversazione a nostro favore in pochi secondi. E questo vale tra coetanei, con gli insegnati e con i genitori. Liberarsi dagli stereotipi negativi si può. Mettete un bookmark su questo articolo e tra qualche anno ne riparliamo.

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