Nulla in televisione

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Nulla in televisione

 

Questo articolo scaturisce dalla visione di una serie di programmi TV e dai pensieri derivati da questa visione e non vuole essere una critica tout court, ma un invito alla riflessione ed alla considerazione dei modelli di comportamento che la TV offre e che tutti noi rischiamo di subire ed accettare senza troppe riflessioni. AVVERTENZA: i programmi descritti decisamente non sollevano lo spirito!

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Uomini e donne

Il Grande Fratello

Buona domenica

Cortesie per gli ospiti

Cerco casa disperatemente

Ma come ti vesti

I soliti idioti

My super sweet sixteen

Jersey Shore

Uomini e donne

Ho iniziato a meditare sull'argomento "il nulla in televisione" qualche anno fa, quando in un passivissimo dopo pranzo casalingo accesi la TV su Canale 5. Mi ritrovai catapultata nel mondo di Maria De Filippi, per la precisione della trasmissione " Uomini e donne", che ho seguito per qualche tempo, essendo ormai perversamente schiava del format, come lo si è dall’osservazione del gatto spiaccicato in autostrada quando si passa in macchina. La capace conduttrice, probabilmente nativa dell’antica Sparta, armata di misteriosa cartellina e di cattivissimi stiletti, gestiva una specie di casa di appuntamenti, in cui un od una " tronista", cioè, una sorta di re o regina posizionati su di Tronistiun’ambiziosa sedia-trono si facevano corteggiare da schiere di uomini o donne, appunto, che si dicevano man mano invaghiti od innamorati del/della tronista in questione. La curiosità mi ha avvinto. In particolare, il perverso meccanismo della " scelta", ovviamente basato principalmente su criteri estetici, mi ha dato da pensare. Il/la tronista inizialmente sgrossava il numero dei pretendenti convenuti, con un simpatico " si" o " no" emesso più o meno a prima vista o un po’ dopo. I pretendenti potevano prendere la parola in modo da attirare l’attenzione del tronista e farsi conoscere, così da essere confermati, quindi rimanere fino alla fine, ma spesso questo non bastava, se l’estetica o il look non assistevano il malcapitato in questione. Poi iniziava un corteggiamento di settimane, in cui il tronista parlava, flirtava, discuteva, ballava con i corteggiatori, e venivano mostrati filmati delle uscite, le cosiddette " esterne", che il tronista aveva girato nei giorni precedenti con alcuni pretendenti prescelti. Tutto questo era condito dai commenti al sapor di vetriolo o di zucchero filato, a seconda della persona del pubblico parlante, uomo o donna, che interveniva, che diceva la sua sul tronista, sul corteggiatore, sulla credibilità o meno del loro essere, sulla probabilità o meno di successo della loro futura potenziale storia. Fino a qui, credevo che non ci fosse molto buon gusto, ma tutto qui. Poi la bionda del pubblico… la bionda prendeva la parola, agguantando il microfono come fosse l’ultima scialuppa di salvataggio sul Titanic, e parlava in romanesco, con tono di voce da perforazione coatta del timpano, apostrofando i tronisti od i corteggiatori, a seconda del momento, con parolacce, insulti, sfottò così pesanti da lasciarmi seriamente turbata. E lì ho iniziato a riflettere. Non sono contro i programmi d’intrattenimento, né mi faccio turbare più di tanto dall’assenza di buon gusto, che è pur sempre una percezione personale, e come tale può essere falsata… Tuttavia il modello di soggetto vincente che emergeva dalla visione del programma era più o meno così formulato: persona di bellezza imbarazzantemente sopra la media, con fisico palestrato e lampadato nel 90 % dei casi, un modo dì fare e di parlare spesso aggressivo, o perlomeno assertivo, ed una certa schiettezza nel dire le cose agli altri, spesso di tipo offensivo e gratuito. Stile di vita dispendioso e soldo facile ogni tanto comparivano come chimere vagheggiate da un po’ tutti i partecipanti al programma, ormai definibile un  reality. Un valore aggiunto, poi, sembrava essere il non dare attenzioni agli altri, dimenticarne il nome, ostentare menefreghismo, mostrarsi superiori, cosa che culminava con la scelta finale, momento in cui il corteggiato prescelto, avendo finto per settimane o mesi di essere interessato alla persona in trono, poteva rifiutare la sua proposta, ribaltando la situazione di mesi e lasciando tutti molto spettacolarmente di stucco. Share alle stelle. L’elogio della sbruffoneria. L’apoteosi della strafottenza. Il trionfo dell’egocentrismo.  E tanto, spaventoso, dilagante, prepotente nulla.

 

Da lì ho iniziato a pensare che il programma diffondesse un’immagine di persona vincente ed un modello di vita da seguire sbagliati, non perché io detenga il segreto di cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma perché la sensazione che mi lasciava l’osservazione e l’ascolto di queste persone era spesso di disagio, di inadeguatezza, di fastidio (ed ho scoperto che, come a me, succedeva ad altri). Da questo programma sono usciti (o fuoriusciti che dir si voglia, come una specie di fluido letale) personaggi come Costantino Vitagliano, Daniele Interrante (che ha coniato in Tv la parola " voluttuabile", suo malgrado) e compagnia bella. Questi personaggi-non personaggi fanno soldi e guadagnano popolarità sfruttando il loro nulla, andando ospiti nelle discoteche o nei programmi TV, facendo spot pubblicitari, vendendo in esclusiva ai giornali scandalistici brani delle loro ormai avvincenti vite, di cui evidentemente tanti vogliono sapere i dettagli. Del resto, questa è la logica di molti realities, rendere la finta quotidianità di questi " eroi per caso" una specie di spettacolo per molti, ragion per cui quello che era spettacolo prima non lo è più; è la verità, invece, che avvince tremendamente.

 

Grande fratelloL’esempio successivo che viene da sé, scaturendo naturale dai tasti della tastiera e dalle cellule del fegato, ormai irrimediabilmente ingrossato, è il " Grande Fratello". Attenzione. So di star citando il jet-set della TV trash del nostro (e non solo) Paese, ma voglio relazionarmi con essa nel modo più scevro possibile da tutti i commenti snob ed intellettualistici che posso aver letto e sentito. Sta di fatto che questi programmi ci sono da anni e sono ancora seguitissimi. Alessia Marcuzzi, presentatrice super-sgonfia apparentemente dotata di un certo garbo, è l’attuale conduttrice del reality show in questione. Le devono aver detto, tuttavia, di cavalcare l’onda del privato più scabroso dei concorrenti, chiusi in casa per tempi ormai biblici, animali in gabbia (ovviamente consenzienti), il cui privato viene presto dato in pasto al pubblico, felice di spulciare nei tradimenti dei genitori di quello, nella dipendenza da droga del padre di quell’altro, nel rapimento infantile del concorrente timido, nel cambio di sesso del concorrente ambiguo. Un moderno Colosseo mediatico. Ancora quel fastidio fa la sua comparsa. Ancora quel senso di violazione del buon gusto, di maleducazione, ma soprattutto qualcos’altro. Una sensazione di violenza. La superficialità, l’aggressività, il soldo facile, la popolarità del nulla di "Uomini e donne" le ritrovo nel "Grande Fratello", ma qui c’è anche la violenza.

 

La violenza dei concorrenti che dopo un po’ di clausura cominciano ad urlarsi in faccia, lanciarsi oggetti, venire alle mani. Bestemmiare. E qui però c’è un regolamento. Se si bestemmia niente dubbi. Si esce. Come se tutto il resto non fosse violenza. Ed ecco dell’altra violenza in studio. Quello spulciare nella privacy dei concorrenti e delle loro famiglie. So che loro accettano di essere messi in vetrina, ma sfido chiunque a veder mettere in piazza le proprie cose con totale noncuranza. Il paradosso è che sentiamo parlare di privacy ovunque e sempre. Firmiamo clausole sulla privacy quasi ogni giorno. Rispettiamo la linea di privacy in fila alla Posta, in Banca, in Farmacia. Ci riempiamo la bocca di questa parola che ci piace tanto. E poi ci rimbecilliamo a berci tutte le storie che la conduttrice ci racconta, a frugare nei panni sporchi dei Truman di turno, ad emozionarci per le loro tragicommedie. E poi c’è Signorini. Un direttore di giornale, giornalista, opinionista che rientra perfettamente nel suddetto discorso. Insinua, strilla, allude, ammicca, mette zizzania, aizza il pubblico, tutto per alimentare la gogna mediatica che spesso il voyeuristico programma diventa. Ancora fastidio. Ancora sensazione di violenza. Ed ancora troni, su cui si innalza il nulla, e lo si esalta, lo si omaggia, lo si applaude. Non sto parlando tanto a chi sceglie di vedere quei programmi. I gusti son gusti. Parlo a chi, distrattamente, facendo zapping, o per noia, o per curiosità, si lascia avvincere da questo, e, senza avvedersene, ne diventa schiavo, e in qualche modo si fa influenzare da questi modelli di comportamento vincente, da applauso. E mi ci metto anche io, che scrivo questo articolo per salvarmi, in realtà. Aggredire, sparlare, sminuire, non rispettare l’altro, parlare in faccia e vantarsene, come fosse sempre una cosa giusta, non sono la cosa giusta. E non lo è la maleducazione.

Buona DomenicaE poi c’è "Buona Domenica". Era presentata da Costanzo. C’è stata la D’Urso. Ora c’è la Panicucci. o forse è tornata la D'urso. E negli ultimi due casi la gentilezza è tornata. Si, non mi sbaglio, no? Sorrisi, abbracci, canzoni, lacrime, qui si respira aria di vera umanità, quasi empatia. E invece no. Il rischio di cascarci stava per fare di nuovo capolino. La violenza di cui parlavo si manifesta anche qui, ma ha una faccia più subdola, quella della finta umanità e gentilezza. Intervistare persone che hanno vissuti drammi devastanti sempre con la lacrima pronta, il sorriso di circostanza, e stringere mani e lanciarsi in abbracci e avere lo sguardo fisso alla telecamera: il non plus ultra dell’ipocrisia. La gentilezza artificiale. L’umanità simulata. Una violenza sulla sincerità dei rapporti. Se deve essere show, intrattenimento, spettacolo, che sia. Ma perché continuare a simulare la vita vera in TV, invece che lasciarla vivere ai diretti interessati? Per il Dio share? Per il soldo facile? O semplicemente perché così stiamo diventando, artificiali, filtrati da uno schermo, che di schermo TV, computer, telefono o telecamera si tratti? E’ la TV che riflette i nostri cambiamenti o siamo noi che cambiamo a causa della TV?

Senza continuare ad accanirmi su Canale 5, ultimamente, avendo smesso di guardare questi programmi, avevo l’illusoria sensazione che i tempi stessero cambiando, che ci fosse più voglia di contenuti, di toni più pacati, di personaggi più sensatamente interessanti, di temi più profondi, di maggiore garbo. Insomma, stavo per credere al ritorno dell’educazione e della gentilezza in TV. Poi è esplosa la mania di Real-Time. Con il digitale terrestre questo canale ha raggiunto una popolarità incredibile. Propone una serie di programmi molto settoriali, che però toccano argomenti di interesse talmente generale e con un taglio così leggero da catturare orde di spettatori entusiasti. Non critico gli spettatori. Capisco che molti dei programmi di Real-Time siano un intrattenimento leggero ed apparentemente didascalico che può coinvolgere. Ma… C’è un " ma". Procediamo con ordine.

 

"Cortesie per gli ospiti" è uno dei programmi di questa TV. Cene a scrocco con aggiuntina di veleno.

 

Ci sono tre personaggi, un cuoco, un’architetto donna ed un… " esperto di galateo?" che vanno in giro per case ingaggiando gare tra coppie di " ospiti" sulla loro bravura come padroni di casa. I tre vengono invitati a cena e giudicano, nell’ordine: la casa, la tavola, le abilità culinarie ed il carattere degli ospiti (la piacevolezza, per meglio dire). L’architetto ha un atteggiamento snob, molto critico, super-esigente. Il cuoco si mostra spesso annoiato, deluso, ugualmente iper-critico. L’unico in cui vedo tracce di gentilezza è l’esperto di buone maniere, che tuttavia con una femminea favella fa della leggerezza e superficialità del discorso il suo punto di forza assoluto. Ancora l’arte del pettegolezzo, della critica, del dire le cose in faccia e vantarsene. Cene a scrocco con aggiuntina di veleno. Qui il voyerismo da reality e l’arte del pettegolezzo da talk-show vanno a braccetto. Del resto, visto che non salutiamo neanche più il vicino di casa, così è come se nelle case degli altri ci entrassimo comunque, per spiare, ridacchiare, sbeffeggiare l’altro, codardamente protetti dallo schermo della TV  e dalle pantofole ai piedi.

 

C’è poi " Cerco casa disperatamente". Della serie " ora vi dico io come si vive".

 

E qui ho dovuto ricontrollare il significato dell’avverbio " disperatamente" sul vocabolario. Un milionario che chiama la versione " agente immobiliare" di Crudelia Demon e l’allegro architetto bi-cromo suo braccio destro per spendere qualche milione di euro... non so, è disperato? Però va bene, qui facciamo finta si tratti di pura fantasia, sogno, divertissement, intrattenimento (e probabilmente lo è). Ma questo fare snob dei due " protagonisti", che parlano come se vivere fuori dal centro storico o non avere dieci pareti color tortora in casa fosse assolutamente disdicevole, in questo periodo storico soprattutto, mi sembra pura aberrazione. E poco onesto sicuramente. Però il programma è seguitissimo. E nei forum dedicati molta gente si dice " addicted", c’è chi si confessa super-invidioso, c’è chi ha provato a rifare low-cost le visionarie modifiche dell’architetto. Insomma, fa sognare. Ma l’atteggiamento " ora vi dico io come si vive" lo trovo fastidioso, oltre che assertivo e di una superficialità nociva. Ripeto, non parlo di chi lo guarda per diletto, ma di chi lo subisce, facendone quasi un nuovo modello di vita, di atteggiamento, di comportamento.

 

E concludo la serie su Real Time con " Ma come ti vesti". Come distruggere il morale di una persona e ridicolizzarla.

 

Una platinata esperta di moda ed un simpaticone super-Come ti vestisnob distruggono dei poveracci (finti o veri che siano, non importa) che si rivolgono a loro per cambiare look. E sembra che buttare i vestiti vecchi, per quanto osceni possano essere, e ricomprarsene di nuovi, significhi cambiare vita, migliorare, rinascere. E’ vero che ad una donna spesso basta un taglio di capelli per sentirsi meglio, ma da qui a confondere il parrucchiere con Freud e l’estetista con il parroco, per favore, ditemi che non sto delirando, mi pare che ci passi la Route 66. Ancora superficialità. Ancora pura evasione. E molta poca gentilezza. E l’arte dello sparlare o del massacrare vis-à-vis. E torna il modello del personaggio vincente. Quello che veste in modo costoso, quello che giudica e viene giudicato in base all’apparenza. E se si guarda per ridere ok. Ma che questi siano i nostri nuovi punti di riferimento, vi prego, no. Possiamo fare di meglio. Lo sento. Forse.

 

E concluderei con MTV. TV per ragazzi e giovani, dedicata alla musica, ha ormai un palinsesto piuttosto vario anche a livello di fiction, programmi, simil-realities. 

 

Comincerei da " I soliti idioti". La gigantografia del peggio del nostro quotidiano.

 

Due ex-VJ si sono improvvisati attori ed autori, creando una serie di episodi con personaggi ricorrenti, cui molti giovanissimi, giovani e meno giovani si sono ormai affezionati, tanto che i protagonisti hanno girato un film per il cinema e sono stati ospiti a Sanremo. Questo perché un programma molto sboccato ed irriverente è diventato un cult. Ammetto di aver sorriso anch’io all’inizio davanti ad alcuni tormentoni della serie. Poi di nuovo il fastidio. La donna facile che fa carriera con il sesso; il padre straricco, volgare e strafottente che ridicolizza il figlio preciso e studioso prendendolo continuamente a parolacce, e lo invita a fare il furbo, provarci non proprio delicatamente con le donne, rubare e quant’altro; l’odiosa coppia di gay, l’uno apatico e perennemente attaccato al cellulare, l’altro aggressivo ed " omofobo al contrario"; l’impiegata sciroccata e menefreghista, che fa tutto tranne che lavorare. Capisco che ci siano degli elementi di critica. Può darsi si tratti di satira. In effetti si può sorridere un pò di certi stereotipi. Ma alla lunga, non basta? Vediamo tutti i giorni nella vita quotidiana personaggi e situazioni non troppo lontani da quelli della mini-serie. Dobbiamo rivederli in TV, oltretutto così caricati, volgari, pesanti, ripetitivi? E se un adulto di media cultura riesce a comprendere che di caricature si tratta, un ragazzo un po’ meno strutturato lo fa? O si limita a ripetere quello che vede, citando il tormentone, senza interrogarsi più di tanto? Le parolacce, la volgarità, la bassezza, il nulla… non sono già dappertutto? C’è bisogno che la TV, oltre che farci vedere quello che già subiamo tutti i giorni, lo amplifichi e ce ne mostri un’odiosa gigantografia? Si sentiva davvero il bisogno di altro " vuoto", di altra aggressività, di altro individualismo sfrenato?

 

Continuerei con " My super sweet sixteen". La festa fuori misura del viziatello di turno.

 

My super sweet sixteenIl programma mostra i preparativi per lo svolgimento della festa di sedici anni (e la festa stessa) di teen-ager molto ricchi, americani, canadesi o inglesi, per lo più, che organizzano l’evento come fosse un matrimonio regale, con continui capricci, atteggiamenti da divi/dive, esaltazione del soldo, ostentazione del lusso. Dopo mille " pretendo", " esigo", ecc., il viziatello di turno finalmente celebra la festa, i cui inviti come minimo sono stati distribuiti da Madonna a cavallo di King Kong. E lì ancora tanto nulla. A parte la superficialità e l’effimero, che traboccano da tutte le parti, il divismo del nessuno, che abbiamo già apprezzato in " Uomini e donne", " Grande Fratello" e così via, ritorna. Frotte di adolescenti in visibilio acclamano il festeggiato come fosse Freddie Mercury all’ultimo concerto. Ora, a me dà fastidio e cambio canale, o scrivo un articolo per segnalare un’aberrazione, e già mi sento meglio, ma un adolescente, magari non molto abbiente, ed un po' troppo influenzabile, siamo sicuri che tragga giovamento dalla visione di quest’osceno programma? Odierà i genitori più di quanto non faccia già un adolescente normale perché non gli possono dare tutto quello scintillante nulla? Ed un bambino più piccolo? Chiederà a mamma e papà di vendere la casa, la macchina e qualche organo per pagare il suo decimo compleanno?

 

E concluderei con il peggio del peggio che si sia mai visto (finora), " Jersey Shore" (imitato su Italia 1 dall’altra chicca della TV dei nostri tempi, " Tamarreide").

 

Alcuni personaggi " adorabili", la maggior parte dei quali italo-americani (altra meravigliosa botta positiva all’opinione internazionale sull’italiano medio), convivono in una casa in New Jersey e sono ripresi dalle telecamere tutto il giorno, in casa e fuori, al lavoro, in discoteca, in viaggio. La loro massima ambizione è andare a ballare, farsi la lampada, fare sesso per poi raccontarselo e vantarsene, parlare delle proprie funzioni e disfunzioni corporee. Gli uomini ne escono come delle specie di scimmioni egocentrici e mono-neuronici. Le donne sono perennemente svestite, ubriache, sboccate. E ancora mi chiedo il perché. Un canale per giovani mostra ai giovani questo. Ed i giovani probabilmente lo trovano divertente, perché da sempre si trova divertente la caricatura di noi stessi, la volgarità, la deformazione comica della quotidianità. Ma non c’è ancora una volta il rischio che questi semi nullafacenti vengano divizzati, emulati, idolatrati? In questo tempo senza eroi, vogliamo davvero che il vuoto di modelli che ci circonda sia colmato da simili sottouomini e sottodonne? E anche se li guardiamo e ne pensiamo male, è comunque sano riempire i nostri vuoti, seppure di tempo libero si parla, con altro vuoto?

 

Questo non è moralismo. E’ preoccupazione. E’ senso di disagio. E sono sicura che questo senso di disagio lo hanno provato anche molti dei giovani di cui ho parlato come passivi fruitori di alcuni imbarazzanti programmi TV. Ci sono persone più e persone meno influenzabili, tra i giovani, come tra i non giovani, ma l’allarme va lanciato ugualmente, secondo me. Se vogliamo migliorarci, e credo questa debba essere l’ambizione di ogni civiltà che si rispetti, quello che facciamo nel nostro tempo libero dovrebbe elevarci, non abbrutirci. E non sto parlando di censura pubblica. Sto parlando di scelte che noi possiamo compiere. La frase " Nulla in TV" magari tornerà a significare che non c’è nulla che ci interessi particolarmente, invece di sembrare l’amara descrizione del deprimente palinsesto contemporaneo.

 

Aristotele parlava della tragedia greca come di una forma d’arte che eleva l’uomo, lo porta alla catarsi, alla purificazione, attraverso sentimenti come l’empatia. La tragedia imita la realtà, amplificandola in senso tragico, attraverso la "mimesi", l’imitazione, ed il "pathos". L’uomo, assistendovi, rivive situazioni reali amplificate e, in tal modo, le sublima, purificando e sollevando lo spirito. Lo so, sto chiamando in causa teorie del IV secolo a.C., ma sono convinta che l’arte e l’intrattenimento possano e debbano, se non proprio innalzare lo spirito, almeno non abbrutirlo. E credo che noi possiamo scegliere cosa ritenere degno e cosa no, ma che almeno possiamo e dobbiamo porci in modo critico dinanzi alle bassezze che la TV  (e non solo) ci propina, spacciandole per prodotti d’intrattenimento. Se libertà d’espressione deve esserci, libertà d’opinione deve farle seguito. Ed invito tutti ad averla un’opinione, positiva o negativa che sia, e ad evitare il più possibile di mettere il pilota automatico quando ci si abbandona sul letto o sulla poltrona di casa davanti ad uno dei programmi che ho citato (e non solo, purtroppo). Ci saranno pure i garanti e gli osservatori perché non si travalichino certi limiti, ma se parolacce e oscenità vengono censurate, multate o relegate in fasce orarie da adulti (come se a nessun genitore in nessun momento sfuggisse il controllo sugli ormai sveglissimi figli), la sottile volgarità, la non-gentilezza, la bassezza ed il nulla non sono censurabili. Dilagano. Ci annullano. Ed è solo con cervello e senso critico, oltre che con una spero naturale pulsione verso l’auto-miglioramento, che possiamo combatterli e debellarli. Se lo vogliamo.

 

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