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Ca d'Oro - Venezia
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Il Quattrocentesco
Ca' d'Oro , situato nel sestiere di
Cannaregio, è uno dei palazzi meglio conservati e più impressionanti
tra le centinaia
di palazzi che costeggiano il
Canal Grande. Dopo il
Palazzo
ducale,
è il miglior esempio dello stile gotico veneziano della città. La
facciata era un tempo dorata (da qui il nome) ora è bianca e rosa. All'interno,
i soffitti a travi e le bardature ornate fanno da sfondo alla collezione
dell'ex proprietario barone Franchetti. |
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Il
palazzo venne fatto costruire costruire all'inizio
del XV secolo (i lavori durarono dal 1424 al 1437),
nell'area dove sorgeva un palazzo-fondaco della
famiglia Zen, dal Procuratore di San Marco,
Marino Contarini.
La
Ca' d'Oro — così chiamata per l'impiego di dorature nella
facciata — si affaccia sul Canal Grande a Santa Sofia. Il
Contarini ebbe sicuramente una parte determinante nella sua
realizzazione, come attestano i documenti giunti fino a noi
riguardanti i rapporti da lui avuti con Giovanni e Bartolomeo
Bon e l'intervento del lombardo Matteo Raverti.
Il
palazzo infatti — con la sua irregolare ed asimmetrica facciata,
traforata ed aperta nella parte sinistra, con ampie campiture in
marmo e finestrelle tra le monofore a destra, con fregio a
torciglione, che corre lungo gli spigoli, ed un alto cornicione
ad archetti sormontato dalla slanciata merlatura — rimane un
monumento unico nella storia dell'architettura veneziana.
L'esafora
del primo piano nobile, realizzata da Matteo Raverti nel
1426, si rifà ai motivi decorativi di
Palazzo
Ducale, ma risulta ancora più articolata per
l'apertura di semiquadrilobi sopra l'occhio quadrilobato. Opera
invece di Giovanni Bon è la quadri-fora interna del portico a
piano terra, e così pure l'esafora del secondo piano, nella cui
realizzazione, però, dovette intervenire lo stesso Raverti, come
attestano i raffinati
capitelli
legati all'arte del lombardo. Si può ritenere che le maestranze
lombarde e venete collaborarono, sotto la guida del committente
Contarini, anche per la realizzazione del cortile interno,
sebbene l'apporto del Raverti e della sua bottega, nella
costruzione della scala esterna e del portale d'accesso dalla
calle, sia oggi difficilmente verificabile, in quanto questi
elementi furono rifatti quando il palazzo venne restaurato in
questo secolo dal barone Franchetti.
Appartenuto alla metà dell'800 alla ballerina Maria Taglioni,
l'edificio venne restaurato dall'ingegnere Meduna.
Successivamente —divenuto proprietà del barone Franchetti —
subì, come si è detto, ulteriori rifacimenti. Venne altresì
ricollocata l'originaria vera da pozzo di Bartolomeo Bon;
i locali interni furono adibiti ad ospitare la ricca collezione
di mobili, tappeti, dipinti, sculture, donata nel 1916 allo
Stato e nota come Galleria Franchetti collezionata da
Giorgio Franchetti durante tutta la sua vita.
In seguito alla donazione allo Stato
italiano (1916) alla collezione
Franchetti furono affiancate alcune
raccolte statali da cui provengono la
maggior parte dei bronzi e delle
sculture esposte, oltre a numerosi
dipinti veneti e fiamminghi. Tra le
opere di maggior pregio vi sono il
San Sebastiano di Andrea Mantegna,
la Pietà con due angioletti di
Marco Palmezzano, la Venere alla
specchio e la Giuditta di
Tiziano, vedute di Francesco
Guardi, la Venere dormiente
di Paris Bordone e ampie porzioni
degli affreschi del Giorgione,
provenienti dalla facciata del
Fondaco dei Tedeschi di Venezia. Di
Vittore Carpaccio ci sono tre
teleri con le Storie della Vergine
(1504-1508).
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