Gruppi whatsapp a scuola, aiutoooo!!

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Gruppi whatsapp di classe pro e contro

 

Viviamo in un’epoca in cui è più facile raccontare dettagli della propria vita su Whatsapp che incontrarsi per prendere un caffè insieme. Con Whatsapp ci si organizza creando i famosi " Gruppi". A queste chat partecipano un insieme di persone che condividono una stessa passione o uno stesso impegno: il gruppo della danza, i colleghi di lavoro e poi, il "terrificante" gruppo dei genitori di classe, dove le notifiche abbondano e il buon senso scarseggia. In teoria questo tipo di gruppo dovrebbe aiutare per recuperare i compiti in caso di assenza, organizzare incontri, avvisare in caso di sciopero, supplenze, pidocchi, scarlattina.... e invece...

 

In questo articolo parleremo di cosa ne pensano i genitori, gli insegnanti e i presidi dei gruppi whatsapp di scuola. Vedremo anche, come genitori, qualche spunto su come ci si dovrebbe comportare secondo la netiquette come membri di un gruppo. Per netiquette s'intende l'insieme delle regole di comportamento su internet volte a favorire il reciproco rispetto tra gli utenti.

 

POLEMICHE, FICCANASERIE E NOTIFICHE A RAFFICA

 

I gruppi di classe di scuola/asilo nascono quasi in concomitanza con la formazione della classe, quando si indice la prima riunione e il genitore più hi-tech decide di aprire il gruppo, aggiungendo tutti gli altri. L’intenzione è sempre buonoa, perché il gruppo è uno strumento utile per avere numerose informazioni sulle attività della classe, i compiti da fare quando si manca, le notizie sui materiali da comprare ed in generale per agevolare il rapporto tra la scuola e la famiglia. La data delle riunioni o delle assemblee di classe, in questo modo viene comunicata in tempo reale, ma soprattutto viene comunicato in tempo reale dai rappresentanti di classe ciò che viene detto durante le riunioni. Una vera comodità soprattutto per i genitori che lavorano e che faticano a destreggiarsi tra la famiglia ed i propri impegni!

 

In alcune occasioni il gruppo diventa però il palcoscenico di discriminazioni, allusioni, offese e cattiverie a spese dei bambini (vedi sotto). Talvolta si trasforma in un luogo di polemiche, commenti inopportuni, ficcanaserie. Quello che è certo è che sempre è il luogo delle centinaia di notifiche non necessarie né utili: chiedi se qualcuno sa per caso dove è la felpa di Filippo e ti arrivano 25 notifiche con scritto "non lo so", "mi dispiace non lo so", "nemmeno io" bla bla; chiedi se qualcuno vuole i pattini di Greta che non le stanno più e riecco 25 notifiche "Io no, sono a posto", "anche noi li abbiamo già", "a posto"... e poi.... "smarrito gattino", "chi adotta questo pappagallo", "non andate alle giostre che c'è un caso di tubercolosi", "donate sangue Rh negativo, chiamate questo numero", "questa catena funziona davvero", aiutooooo!

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GENITORI E INSEGNANTI

 

C’è chi raccomanda " Fate il gruppo di whatsapp della 1 F, è tanto utile…" e c’è chi retrocede " si facciamo il gruppo ma non facciamo il gruppo delle mamme pulisci sederini per togliere la responsabilità ai figli di prendersi i compiti e gareggiare a chi è mamma più brava, puntuale, precisa e presente". Il gruppo è utile, per essere a conoscenza delle dinamiche più importanti, ma concordare una specie di "netiquette" sarebbe doveroso. Alla fine siamo tutti tecnologici, potremo certo mettere dei paletti, trovare un punto di equilibrio tra la comodità di essere in contatto con tutti e la negatività di togliere autonomia ai nostri bambini/ragazzi, recuperando noi i compiti, informandoci noi su materiali, avvisi e verifiche. Evitare i post personali e le parolacce. Leggi anche Cellulari ai bambini e dipendenza tecnologica.

 

MA COSA NE PENSANO I PRESIDI?


Per numerosi presidi, queste chat dovrebbero essere degli " Spazi utili per scambiarsi notizie" e non dei luoghi trasformati in " tribunali virtuali" perché affermano i dirigenti " Sono diventati un detonatore di problemi che aumentano i conflitti nelle scuole. Troppo spesso mamme e papà li usano in maniera smodata." Questa affermazione non viene dal nulla, ma proviene dai risvolti di una vicenda abbastanza incresciosa avvenuta a Milano, dove la chat di una classe si è trasformata in un vero e proprio interrogatorio, che aveva lo scopo quello di individuare il bambino che " aveva portato i pidocchi a scuola". Già, proprio così, una mamma-detective, attraverso una chat collettiva, si era data lo scopo di trovare il colpevole dei pidocchi in classe, con un’affermazione da lasciare davvero senza parole : " Perché signori è la terza volta, qui qualcuno ha un chiaro problema d'igiene e voglio sapere chi è". Questa chat è solo la cima di un iceberg; le chat sono diventate il luogo dove si sparla, si fanno battutacce, ci si scambiano informazioni sugli insegnanti, su ciò che hanno spiegato, sul perché siano stati del tempo a parlare con un altro collega ecc. Legittimo informarsi ed essere attenti, ma senza esagerare, essere offensivi e soprattutto rinunciare al dialogo vero.

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Tutti d’accordo sull’utilità di questi gruppi, ma per molti dirigenti scolastici si tratta di " armi a doppio taglio" per tale ragione a Milano, presso l’istituto Comprensivo Maffucci, la preside Laura Barbinato ha convocato una riunione proprio per parlare dell’uso improprio dei gruppi dove " questioni nate dal nulla possono trasformarsi in problemi enormi. Sono una cassa di risonanza micidiale e pericolosa: in tanti scrivono con leggerezza, senza riflettere sulle conseguenze". Sempre a Milano, presso la scuola Giovanni Pascoli il dirigente Mario Uboldi è stato più volte costretto a placare gli animi, che si erano surriscaldati a causa di liti nate online, con i genitori che si sono presentati a scuola esibendo gli screenshot di quanto scritto. Per tale ragione, questo dirigente, tramite circolare ha vietato ai suoi insegnanti di prendere parte a qualsiasi chat con le seguenti parole: " La comunicazione corretta fra insegnanti e genitori avviene tramite diario; lo scambio di mail e telefono cellulare può essere accettato solo fra insegnanti e rappresentanti di classe, per informazioni urgenti".


Ma il problema delle chat su whatsapp non riguarda solo Milano, è un fenomeno globale con casi gravissimi accaduti a Bologna e Bari, dove in un gruppo si era parlato della disabilità di due allievi e del comportamento delle insegnanti nei loro confronti. C’è chi, come il provveditore Busetti propone dei corsi per sensibilizzare i genitori al corretto uso di tali strumenti, per non violare le basilari regole della privacy e tutelare i bambini. Anche le associazioni dei genitori affermano che " Questi gruppi hanno un merito indiscutibile, quello di creare una rete, un senso di appartenenza e nessuno ha il desiderio di criminalizzarli o di censurarli ma conoscerne l’utilizzo corretto è sicuramente importante".


COSA FARE QUINDI, COME COMPORTARSI?


 Scriviamo sul gruppo con moderazione, cercando di non andare "fuori tema";

Cerchiamo di condividere delle regole sulla gestione del gruppo (no messaggi personali, no catene, no annunci ecc.); 

●  Meglio andarci piano con le emoticon appena scaricate;

  Se vi sentite soli e vi riducete a dare il buongiorno ogni santa mattina nel gruppo di classe, riflettete sul vostro bisogno di socialità...  Leggi anche Sei dipendente dal cellulare?

Quando si tratta di cose spiacevoli, valutiamo che spesso le parole possono essere fraintese e si rischia di affermare una cosa, ferendo qualcuno, non volutamente;

Gli screenshot (fotografie dei messaggi sullo schermo) possono catturare quanto detto e " immortalarlo", non si possono cancellare, restano a prova di parole magari superficialmente scritte in pochi secondi senza riflettere;

Sollevare il problema nel gruppo va bene ma le problematiche si devono affrontare in modo diretto, personale, indicendo una riunione vera e propria, all’interno della quale tutti possono parlare, esprimere la propria opinione, affrontare il problema, guardandosi negli occhi e mettendoci la faccia;

Lasciamo ai nostri figli i loro spazi, consideriamo anche che l’uso che noi facciamo di questi gruppi non è poi così indifferente nel loro processo di crescita;

Comportiamoci nel gruppo come vorremo gli altri si comportassero con noi e come vorremmo che un giorno i nostri figli si comportassero con gli altri... presto arriverà il loro turno su whatsapp!


Nel Fedro di Platone, Socrate diceva che la scrittura era una minaccia per la cultura perché a un libro non si possono fare domande. A Socrate mancava Internet. (Luciano De Crescenzo)


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