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Castello del Valentino a Torino
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Il Castello del Valentino venne edificato, come dimora suburbana per
la famiglia ducale sabauda, presumibilmente fra il terzo e il quarto
decennio del Seicento. È già documentata però l'esistenza, dal XVI secolo,
nel luogo denominato "il Valentino", di una costruzione precedente
dall'incerta fisionomia. Quest'edificio, con i possedimenti circostanti,
subì, nella seconda metà del Cinquecento, diversi passaggi di proprietà e
probabili modifiche e ampliamenti, risultando incluso fra i possedimenti
ducali definitivamente dal 1586. La costruzione occupava un'area esterna ai
confini urbani ed era facile meta di svaghi venatori e di pesca. |
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La stessa destinazione si mantenne nel Castello secentesco, come prova
l'ingresso posteriore dell'edificio, concepito per l'approdo dal fiume. Lo
stretto rapporto tra l'architettura della villa e lo scenario naturale
circostante era evidente, in quest'epoca, nell'ampio vestibolo porticato
allora aperto al centro del corpo principale, che consentiva una libera
visuale sul fiume e sulla collina retrostante. Nella delicata relazione tra
l'edificio e il paesaggio si inserirà, a fine secolo, l'intervento del
francese André Le Notre, architetto di giardini, assai attivo nelle
principali corti d’Europa, tra i principali della stagione barocca e
creatore del Giardino alla francese (tra le sue creazioni anche i
giardini del Castello di
Versailles).
Non si conosce I'esatta data di inizio dei lavori, diretti dall'ingegnere ducale
Carlo di
Castellamonte. Nel I633 essi risultavano a
uno stadio avanzato per la parte architettonica; risalgono a questa data, infatti, i primi pagamenti documentati per
le decorazioni in stucco. Oggi l'edificio, alterato da successivi rimaneggiamenti, si eleva su di una pianta a U.
Il volume centrale, fiancheggiato dalle due
torri quadrangolari più elevate, con il caratteristico "tetto a punta", conserva, sulla fronte in cotto verso il fiume, la sua fisionomia originaria. contraddistinta dalla regolare distribuzione dei volumi e dalla ordinata e simmetrica successione dei finestroni.
Essa conferma la predilezione del Castellamonte per un Classicismo raffinato e severo, di marca ancora tardo manierista, ispirato qui prevalentemente a modelli francesi. Nella facciata antistante l'ampio cortile rettangolare, alleggerita e arricchita da
un'elegante decorazione in stucco, esso appare segnato dalle modifiche apportatevi,tra il I659 e il I660, per volere della reggente Maria Cristina, su progetto di
Amedeo di Castellamonte. Si aggiunse allora un
ultimo falso piano al corpo longitudinale e
si conferì un aspetto scenografico e monumentale all’ingresso, con la costruzione del
frontone sovrastante il loggiato, ornato di
mascheroni, gigli di Francia e statue illustranti, con tutta probabilità, un tema
iconografico ideato dal letterato di corte Emanuele
Tesauro.
I due bracci laterali che, incrociando i due padiglioni anteriori più
elevati fiancheggiano il cortile, sono invece il risultato
delle trasformazioni operate nel secondo
Ottocento su disegno degli ingegneri Ferri
e Tonta. Per un'errata interpretazione del
progetto originario si operò allora la sopraelevazione e la chiusura del
loggiati aperti, terminanti a terrazza, del Castello secentesco.
Dell'originario apparato decorativo. iniziato intorno al I633 e proseguito oltre
la metà del secolo, restano ampie testimonianze negli ornati a stucco
esterni e interni e
nelle pitture che ornano il primo piano del
corpo centrale. Per la decorazione plastica, Che assume qui un ruolo di primo piano, si sono individuate due principali fasi di
intervento: la prima, concentrata negli stucchi esterni all'edificio e interni dell'appartamento
verso Moncalieri, e circoscritta tra
il i633 (o di poco anteriore) e il I642. Tale
momento, segnato dall'attività di Carlo
Solaro e specialmente di Isidoro Bianchi e dei figli Pompeo e Francesco esponenti di
una cultura lombarda ancora interna alle
tematiche tardo manieriste.
Nella seconda fase (1645- 1649), contraddistinta dall'opera di Alessandro Casella
di Lugano e dei due
fratelli Bianchi, si colgono, invece, in un fare più ampio e aggiornato, nelle sale verso
la città, le prime suggestioni della decorazione barocca. Il completamento della decorazione pittorica (realizzata per tanta parte dagli stessi Bianchi in anni precedenti),
che
vede attivi nel 1662 Giovanni Paolo e Giovanni Antonio Recchi, conferma la costante fortuna, presso gli ambienti ducali della
tradizione pittorica lombarda. Tale tradizione coesiste in questi anni — conservando
come sedi privilegiate gli edifici periferici —
con le più aggiornate e culturalmente diverse proposte per una decorazione barocca,introdotte a corte dal
Miel e dal Dauphin.
Il Castello fu destinato, nel secondo Ottocento, a ospitare le Regie Scuole di Ingegneria.
Oggi è proprietà del Politecnico di Torino, ed ospita i corsi di
laurea (triennali e magistrali) in Architettura.
Dal 1997 il castello è inserito nella lista del patrimonio dell'umanità come
elemento parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude.
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